Call of Duty: Modern Warfare – Recensione

Modern Warfare raggiunge gli scaffali con importanti passi in avanti. Il ritorno della modalità campagna accresce il valore dell'opera, soprattutto se pensiamo ai temi trattati e all'ottima rappresentazione di crudeltà, risentimento e terrorismo. Ottimo sotto il profilo tecnico, avremmo preferito una gestione diversa delle modalità coop, nonostante il multiplayer rimanga divertente, coinvolgente e dinamico. Sicuramente il miglior Call of Duty di questa generazione, complimenti!

Call of Duty è, senza dubbio alcuno, uno tra i più grandi esponenti degli sparatutto a livello globale. Questa serie di titoli ha segnato importantissimi passi avanti nella storia del Medium, contribuendo a portare i videogiochi ad un pubblico sempre maggiore ed accrescendone, di conseguenza, l’importanza sia mediatica che culturale.
La saga Modern Warfare nasce nel lontano 2007, trasportando con estremo entusiasmo milioni di persone alla conoscenza di Soap, del capitano Price e della squadra. Dopo ben 12 anni dal primo capitolo, la saga è pronta a tornare sui nostri schermi più in forma che mai. All’annuncio, però, non ho potuto che focalizzare tutte le mie attenzioni sulla trama; ben a conoscenza di cosa avrebbe potuto causare riesumare certi personaggi tanto amati.
Ebbene, dopo aver passato diverse ore sul titolo, mi sento finalmente pronto a parlarvene in questa mia recensione. Il capitano Price è tornato e non ha alcuna intenzione restarsene in disparte!

La recensione di Call of Duty: Modern Warfare

Diciamoci la verità, quanti videogiocatori di Call of Duty sono interessati alla trama? Anno scorso, con l’uscita di Call of Duty: Black Ops 4, Activision ha lanciato un chiaro messaggio col quale, forse, ha lasciato intendere quanto questa modalità fosse facoltativa. All’annuncio del ritorno del capitano Price, ho avuto un sobbalzo. Mai mi sarei aspettato il ritorno di questa saga e, altrettanto, di ritrovarmi ad applaudire al suo termine.
Activision ed Infinity Ward portano sulle nostre console una delle migliori storie di guerra che abbia mai avuto modo di giocare. Questo, ovviamente, non per le varie sparatorie, ma piuttosto per il modo in cui essa viene narrata. Modern Warfare racconta la guerra, il terrorismo e le forze armate in maniera profonda, quasi viscerale. Anche gli eserciti di Stati Uniti e Russia, per quanto stereotipati, non pesano affatto su questo racconto fittizio ma estremamente attuale. Credo, infatti, che Infinity Ward sia riuscita a trasmettere la crudeltà e la profonda disperazione instillate dal terrorismo senza ricadere nel banale o nell’esagerato.
Call of Duty: Modern Warfare racconta una storia spietata e brutale. Ho personalmente interrotto la mia esperienza più volte per riflettere su quanto mostrato, specialmente in un paio di missioni. Non fatico a credere che ciò possa dare nuova linfa ad un genere che, ultimamente, vive le storie come schematici cliché ripetuti. Non volendovi anticipare assolutamente nulla, questo Call of Duty merita il PEGI 18 più di quanto possiate immaginare. Cosa che il gioco stesso ricorda ogni volta che si prova ad avviare la campagna.
Modern Warfare e l’intera serie Call of Duty hanno dimostrato, oggi, di poter parlare della guerra alla pari con il cinema. Di poter raccontare una storia fluida e credibile. Complimenti, complimenti davvero.

La modalità campagna può essere portata a termine in circa 5-6 ore, molto variabili in base al livello di difficoltà selezionato. Essa, infine, non offre un’elevata rigiocabilità, nonostante siano presenti diverse leggerissime scelte morali a modificarne qualche dialogo.

Quando si inizia a sparare?

Classico sparatutto in prima persona, Call of Duty rinnova la propria formula rendendo le sparatorie molto più fisiche e “reali”. Il gioco rimane nel complesso abbastanza arcade, ma le sensazioni trasmesse pad alla mano mi sono sembrate decisamente soddisfacenti. Come probabilmente avrete già intuito, Modern Warfare struttura i movimenti in maniera realistica e studiata. Restiamo dunque sul classico, niente salti o corse sui muri a rendere caotico il campo di battaglia. Movimenti, in ogni caso, ben realizzati e con un’ottima risposta agli imput di comando.

L’equipaggiamento del soldato

Anche in questa nuova iterazione della serie, Infinity Ward concede al giocatore una grandissima varietà di accessori e “skin”, con cui personalizzare sia le armi che l’operatore con cui scendiamo in battaglia.
Per quanto riguarda le armi, ogni bocca da fuoco tiene conto di quanti “punti esperienza” guadagnate con essa. Aumentandone il livello vengono sbloccati dei gadget con cui modificare l’arma, potendone innestare un massimo di 5 alla volta. Tra questi vi sono mirini, lanciagranate, impugnature frontali, caricatori maggiorati e così via. Tutto quanto possa servire al giocatore per rendere la propria arma unica ed efficiente al proprio stile di gioco. La scelta dell’operatore, invece, risulta essere semplicemente un fattore estetico del soldato con cui decidiamo di combattere. Questi operatori sono semplicemente “skin” e non incidono minimamente sul gameplay.
Sono inoltre personalizzabili anche i “Potenziamenti da campo”, oggetti (a ricarica graduale) utili a dare supporto al giocatore in battaglia. Tra questi troviamo droni, munizioni speciali, ripari mobili ed altro ancora.
Come già visto durante le varie fasi di Alpha e Beta, Call of Duty: Modern Warfare reintroduce (finalmente) le Kill Streak. Per chi, casualmente, non sapesse di cosa stia parlando, le kill streak consistono i bonus donati al giocatore dopo un determinato numero di uccisioni consecutive senza morire. Tra questi bonus troviamo mezzi di supporto come l’UAV ed armi letali come l‘elicottero d’assalto ed i missili Cruise.
Tutto estremamente personalizzabile ed intuitivo, per non parlare della completa assenza di micro-transazioni al lancio. Nota forse marginale ma tutt’altro che scontata.

Warfare

Componente assolutamente principale di ogni Call of Duty è, senza ombra di dubbio, il Multiplayer. Amata da milioni di giocatori, la competizione online di Modern Warfare raggiunge gli scaffali con 3 “modalità” distinte e separate: il multiplayer classico, lo Scontro e la Guerra terrestre. Per quanto riguarda la parte classica troviamo tutte le modalità già testate durante le fasi di beta, ossia DeathMatch, Attacco informatico, Dominio, Quartier generale e, infine, Cerca e Distruggi. Considerando ovviamente anche il “Tutti contro tutti” ed il “Realismo” (modalità “Veterano” dei vecchi capitoli).
Lo “Scontro” propone, invece, battaglie 2vs2 con armi casuali ma uguali per ogni giocatore. Giocare di squadra e adattarsi alle proprie risorse è fondamentale al successo, non datevi mai per sconfitti!
Infine, la Guerra terrestre prende spunto dalla modalità “Conquista” di Battlefield, portando il conflitto in mappe più ampie e dando possibilità ai giocatori di utilizzare i veicoli.
Tralasciando il fattore divertimento, estremamente soggettivo, ho però constatato una scarsa quantità di mappe disponibili. Non che le mappe presenti siano mal costruite, ma avrei comunque preferito una maggiore varietà negli ambienti. Un vero peccato.
Ottima invece la gestione del cross play tra le piattaforme. Ho giocato personalmente con un amico su PC senza avere alcun tipo di problema!

Coop? Spec Ops?

La modalità Coop è stata la mia unica vera delusione. Tanto decantata in precedenza al lancio ufficiale, pensavo (forse ingenuamente) ad un fantastico ritorno alle Spec Ops di Modern Warfare 2. Come potrete immaginare ciò non è successo, portando ad un risultato pratico ma non veramente appetibile.
Venendo a parlare concretamente di questa cooperativa, essa si divide in due tipologie: la Sopravvivenza, autoesplicativa, e le vere e proprie missioni Coop (o Spec Ops). Queste ultime paiono un ricordo sbiadito e poco coinvolgente di un Playerunknown’s Battlegrounds PvE. In pratica, i giocatori vengono lasciati in un’area molto grande nella quale dover ottemperare a numerose richieste. Queste si susseguono l’una all’altra fino al completamento della missione. Ciò che non ho assolutamente gradito è la completa randomicità con cui esse sono gestite. Equipaggiamenti bonus casuali in delle “casse” sparse per la mappa, nemici infiniti ed onniscienti, impossibilità di modificare l’equipaggiamento al respawn ed obbligo nella raccolta di armi dai nemici. Insomma, un massacro interminabile di NPC letali ma stupidi.
A queste si aggiungono le (al momento una) Operazioni Speciali Classiche. Questa missione risulta essere una sorta di sopravvivenza, nella quale i nemici, di volta in volta, aumentano di numero e pericolosità. Già dalla seconda carica lo scontro si trasforma in un “cerca di sopravvivere”, piuttosto che in qualcosa di strutturato ed avvincente.
Non voglio sembrare troppo negativo o pedante, però mi sarei aspettato ben altro. Già il solo pensare alle missioni della campagna mi fa venire in mente moltissime missioni coop, decisamente più strutturate ed immersive rispetto al “vai e combatti”. In ogni caso, anche queste modalità riescono a divertire, soprattutto se non si ricerca altro che un buon shooting e delle sparatorie serrate.

Bello come il capitano Price

Giunto alla conclusione di questa mia recensione, non posso esimermi dal parlare dell’aspetto tecnico e grafico dell’ultima fatica distribuita da Activision.
Call of Duty: Modern Warfare appare impressionante sotto l’aspetto grafico. La qualità di ambientazioni e personaggi è incredibile, soprattutto per quanto riguarda il singleplayer. Ragguardevole il lavoro svolto sui video di gioco, tanto incredibili da avvicinarsi a scene tratte da un film. Ottimo lavoro svolto anche nella riproduzione di animazioni fisiche e facciali, con un capitano Price capace di far trasparire ogni emozione con una semplice occhiata o sorriso.
Coinvolgente ed appassionante la colonna sonora che ci accompagna durante l’intera modalità campagna. Ben gestita anche durante le sequenze più particolari e cruente.
Il titolo di Infinity Ward risulta completamente doppiato in italiano, con voci azzeccate e ben sincronizzate al lip-sync.
Stabile sotto ogni profilo, non ho riscontrato né bug né cali di frame rate.

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Nato già vecchio, Mirco entra nel mondo dei videogiochi fin dalla tenera età, passando le giornate a guardare il fratello giocare su computer. Non appena le mani divennero abbastanza grandi da impugnare un pad, nulla lo ha più allontanato dai videogiochi. Appassionato di quasi ogni genere videoludico, Mirco cerca di testare con mano ogni gioco che gli capita sotto tiro, dalle corse automobilistiche ai giochi di ruolo. Nonostante l'età avanzi inesorabile continua a pensare che il pad lo seguirà nella tomba.

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