The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel 3 – Recensione

The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel 3 è il capitolo che i fan della saga di Falcom stavano sicuramente aspettando. Il team di sviluppo ha maturato l'esperienza accumulata con i suoi predecessori ed ha apportato migliorie non da poco, perfezionando ulteriormente il pregevole sistema di combattimento. Una trama corale, che necessita l'approfondimento della saga, ed un comparto tecnico e grafico che rientra negli standard qualitativi, danno vita ad un'altra piccola gemma del mercato JRPG.

Dal mercato nipponico si sa, non tutte le produzioni che possiamo definire interessanti arrivano in Europa. Basti pensare che un prodotto come Gintama: Rumble sia tutt’ora rimasto confinato nei territori asiatici e, nonostante ciò, vanti anche di una localizzazione in lingua inglese. Spesso, questo è dovuto all’impossibilità da parte di un’azienda di poter esportare il proprio videogioco in tutto il mondo. Ciò avviene per due principali motivi: fattori economici ed interesse da parte del pubblico di quella determinata regione. Sia chiaro, al pubblico giapponese piacciono titoli un po’ particolari ed il loro modo di intendere il videogioco è ben differente dalla concezione occidentale. Esempi pratici sono i musou, i dating sim e le visual novel, anche se queste ultime non sempre sono attribuibili al mercato nipponico. Tutti questi generi impazzano in Giappone, mentre nel resto del mondo si fatica anche solo a giocarli per una manciata di ore o minuti. Proprio per questo motivo, molti titoli validissimi faticano ad approdare in occidente. Cosa dire, d’altronde, dell’impossibilità di localizzare una produzione nelle principali lingue occidentali, tra cui l’italiano. Un fattore che rende difficile, all’utente medio, seguire ciò che viene detto e fatto all’interno di un videogioco, motivo per cui molti si astengono dall’acquisto. Ecco perché una serie come The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel ha faticato ad arrivare nelle nostre case, in occidente. Sia perché si tratta di una saga JRPG, dalle meccaniche estremamente complesse, sia per la mole di dialoghi che siamo chiamati a leggere; i quali, al tempo stesso, inficiano sulla godibilità e sui ritmi del prodotto stesso.
Il soggetto dell’analisi di oggi è, appunto, l’ultima iterazione della saga: Trails of Cold Steel 3. Esso è approdato finalmente su PlayStation 4 lo scorso 22 ottobre, precedendo uscite del calibro di Call of Duty: Modern Warfare, MediEvil e The Outer Worlds. Non ci resta dunque che proseguire con la nostra review.

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The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel 3 The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel 3 Nessuna recensione 59,89 EUR

The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel 3 – Recensione

The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel 3 è parte integrante di una tetralogia stratificata. Un titolo che non vuole essere al passo con i tempi del videogiocatore e si prende tutto il tempo necessario per presentare personaggi e narrativa. Infatti, eventi e protagonisti  si riferiscono a fatti accaduti nei capitoli precedenti, di cui, per ovvi motivi, ne consigliamo il recupero. Sicuramente questo rappresenta uno scoglio da non sottovalutare, soprattutto per chi desidera avere una più che totale concezione di ciò che sta accadendo, oltre al pieno accesso al gameplay stratificato che vedremo in seguito. Fortunatamente, gli sviluppatori hanno provveduto al problema inserendo dei riassunti in grado di spiegare a grandi linee ciò che è accaduto. Questi riescono a portare su binari ben specifici coloro che non hanno avuto modo di mettere mano a tutti i capitoli.
Fatte dunque le dovute premesse, come procede la storia di Rean Schwarzer? Il protagonista, dopo gli eventi del secondo capitolo e le varie onorificenze ottenute in battaglia, diventa ufficialmente un professore, il quale ha l’arduo compito di addestrare le nuove reclute nel corso della loro vita scolastica. Infatti, la situazione politica mondiale è piuttosto tesa ed un conflitto tra potenze militari potrebbe insorgere da un momento all’altro. Proprio per questo motivo è giunto il momento di mettere in campo le giovani promesse.

Il titolo, dal canto suo, non si preoccupa dei ritmi di gioco, i quali si intervallano tra lunghe scene di dialogo e gameplay. Prendendosi tutto il tempo necessario per introdurre personaggi e trama, fino a calare il giocatore nella giusta situazione. Ovviamente, come anticipato in apertura, Trails of Cold Steel 3 è figlio di una lunga saga, perciò luoghi, fatti e personaggi sono inevitabilmente legati ad essa. Intorno a questi instancabili dialoghi, però, viene costruito un mondo di gioco complesso ed altrettanto affascinante da esplorare. Così come viene creata una sorta di empatia verso i nuovi personaggi, i quali, poco a poco, impareremo a conoscere come le nostre tasche.
Insomma, Falcom ha prestato massima cura nel lavoro di costruzione dei dialoghi, creando un seguito ben architettato nella narrativa. Un capitolo che sicuramente verrà apprezzato dai fan più agguerriti della saga.

E’ il momento di combattere

Il titolo vanta un combat system a turni, classico del mondo JRPG. Si contraddistingue, però, per le sue caratteristiche quasi uniche, figlie di una costante evoluzione della serie che ha raggiunto il suo momentaneo apice in questa produzione. Nonostante un sistema di combattimento già di suo abbastanza solido, il team di sviluppo ha voluto comunque gettare una ventata d’aria fresca con due fondamentali aggiunte: gli Ordini e il Break System (ripreso a piene mani dalla serie di YS). Gli Ordini, in particolar modo, sono dei buff temporanei la cui durata viene data dal numero di turni specificato. Essi possono variare dal miglioramento dell’attacco o della difesa, ad una rigenerazione della vita o della magia. Ciò avviene in cambio della spesa dei cosiddetti “brave points”, i quali sono fondamentali anche per l’esecuzione di attacchi speciali. Di conseguenza, si consiglia una saggia gestione nell’utilizzo dei suddetti punti e, soprattutto, di sfruttare al meglio le tempistiche degli Ordini. L’introduzione di una barra di stordimento del nemico è un’altra delle novità introdotte in questo Trails of Cold Steel 3. Tramite questa meccanica, oltre a bloccare un nemico per un turno, è possibile causare ingenti danni alla sua salute facendolo ritrovare con le difese notevolmente abbassate.

In sostanza, la tattica può effettivamente fare la differenza in questo capitolo, soprattutto se la difficoltà è stata impostata a livelli molto alti. Inoltre, è possibile sfruttare un incremento della velocità di gioco, in modo da velocizzare i tempi del sistema a turni. Tutto è nelle mani del giocatore dunque, dallo sfruttamento dei brave points, per realizzare attacchi di gruppo, all’utilizzo degli ordini, per massimizzare le prestazioni dei membri del party. Il tutto avviene attraverso un combat system complesso, che lascia ampia libertà d’azione al giocatore nell’adozione di una propria strategia, in grado anche di sopportare lunghe battaglie. Una produzione la cui longevità vi terrà incollati allo schermo per circa sessanta ore di gioco, almeno per quanto riguarda il solo compimento della storia.

Comparto tecnico e grafico quasi incerto

Nonostante la moltitudine di pregi che incentivano al godimento di trama e combat system, bisogna fare i conti con un comparto tecnico e grafico non proprio all’altezza della concorrenza. La produzione di questo titolo ha visto il coinvolgimento di un team di sviluppo composto da una cinquantina di persone, con un budget a disposizione tutto fuorché cospicuo. Proprio per questo, nonostante tutto, il titolo dal punto di vista visivo non è poi così malaccio, anzi. Avremmo preferito una maggior cura nella realizzazione delle animazioni, così come anche nelle ambientazioni, le quali soffrono di una certa ripetitività nelle texture. Trails of Cold Steel 3 mette in scena dei modelli poligonali dettagliati, che fanno da spalla a delle animazioni facciali piuttosto accettabili. Non possiamo dire lo stesso per i fondali, i quali risultano veramente poveri di dettagli. Con una colonna sonora di tutto rispetto, abbiamo gradito l’inserimento del doppiaggio originale, sicuramente più orecchiabile di quello inglese. Stessa lingua in cui sono stati localizzati testi e menù del gioco.

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Matteo Murri
Appassionato di videogiochi e anime sin da tenera età, il suo primo videogioco fu Super Mario 64 per Nintendo 64, col tempo si affezionò alle console di Sony partendo appunto dalla prima Playstation. Oggi è un cacciatore di trofei su Playstation 4, predilige gli sparatutto, i titoli di corse e i picchiaduro, ma gioca veramente di tutto!

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