Trovandomi qui a scrivere la recensione del nuovissimo Marvel’s Wolverine di Insomniac Games, non ho potuto fare a meno di ripensare alla quantità di titoli sfornati da questo talentuoso studio di sviluppo negli ultimi anni. Nonostante il mio animo brami il ritorno di storiche IP come Resistance, accantonando i giochi Marvel per un po’, è impossibile negare l’efficacia del team nel trasportare i supereroi sui nostri schermi in maniera sorprendente.
Non essendo un appassionato di fumetti e avendo vissuto gli X-Men e la Marvel principalmente attraverso film, cartoni animati e videogiochi, non posso sicuramente definirmi un esperto del genere. È però palese che questa nuova versione di Wolverine si discosta dall’ormai iconica interpretazione di Hugh Jackman nei film, presentandosi come una vera e propria ventata d’aria fresca per il personaggio. Cosa che, a mio parere, rende ancora più interessante immedesimarsi e capirne il punto di vista.
Con colpevole ritardo rispetto all’uscita del gioco, mi sento finalmente pronto a parlarvi della mia esperienza. Buon proseguimento!
Marvel’s Wolverine, un eroe senza ricordi
Allontanandoci dalle ragnatele di New York, la storia ha inizio tra le verdeggianti alture canadesi. Alla ricerca di un gruppo di mutanti rapiti, Logan si lancia all’inseguimento dei Reavers, una banda di mercenari potenziati ciberneticamente. La squadra è stata assoldata da Bolivar Trask, scienziato a capo delle Trask Industries deciso a sradicare la razza mutante dalla Terra. Non pago delle brutali esecuzioni e degli esperimenti sui prigionieri, Trask ha catturato anche Nathaniel Essex: mutante dotato di poteri psichici, guida del Team X (di cui facevano parte Wolverine, Mystica e Sabretooth) e figura chiave nel passato dello smemorato protagonista.
Nella spericolata caccia ai rapitori, il nostro supereroe artigliato incappa in un’altra figura dotata di poteri psichici: Jean Grey, abbastanza potente da affrontare i sottoposti di Trask per salvare i propri amici. Grazie al suo aiuto, Wolverine raggiunge il covo dello scienziato, trae in salvo i prigionieri e individua la struttura in cui viene tenuto recluso Essex.
Senza addentrarci troppo nei dettagli della trama, sappiate soltanto che Trask e i Reavers rappresentano solo la punta dell’iceberg, all’interno di un susseguirsi di eventi dal ritmo sempre azzeccato per il tipo di racconto. La narrazione scorre via bene e il nucleo principale dei personaggi – Logan, Jean Grey, Sabretooth, Mystica ed Essex – funziona, riuscendo a mostrare e ad approfondire i loro complessi legami.
Il vero punto debole risiede invece nella gestione delle figure secondarie. Molti personaggi minori vengono trattati come comparse a tempo: diventano improvvisamente fondamentali per una singola missione, vengono completamente dimenticati in quella successiva e infine ripescati a distanza di ore solo per dar loro una conclusione spesso frettolosa. Un’altalena che impedisce di costruire la stessa continuità emotiva vista negli Spider-Man di Insomniac, lasciando la sensazione che diverse sotto-trame siano state gestite con troppa superficialità.
Affilate gli artigli…
Come anticipato, la suddivisione in missioni rende la nuova avventura Marvel di Insomniac un susseguirsi di eventi collegati tra loro da corridoi e piccole aree esplorabili. Questo metodo anacronistico rende fin da subito l’incedere nei livelli piuttosto banale: corri, segui un odore, raggiungi un suono, risolvi qualche Quick Time Event e, infine, ti lanci in combattimenti all’ultimo sangue. A volte pare quasi che la struttura dei livelli non fosse stata pensata così in origine, come se gli sviluppatori avessero dovuto raddrizzare il tiro in corsa per cause ahimè ignote.
L’esperienza di gioco si regge infatti interamente sul combattimento: un action brutale, sanguinolento e un po’ classico, in cui si nota tutta la ragione del PEGI 18 impresso sulla copertina. Smembramenti ed esecuzioni spietate fanno parte dell’essenza di Wolverine, all’interno di uno scontro dinamico fatto di attacchi base, affondi in salto per ingaggiare i nemici lontani, tecniche speciali e la Furia. Quest’ultima rappresenta una delle meccaniche chiave capaci di distinguere il titolo da un action qualsiasi: parliamo di una barra ricaricabile suddivisa in tre segmenti con cui aumentare la potenza d’attacco di Logan o sfruttare un’ultima chance per rigenerare la salute ed evitare il game over.
Le tecniche si sbloccano tramite un menù dedicato in cui spendere i punti abilità ottenuti salendo di livello. Oltre alle mosse attive, delle quali potrete equipaggiarne soltanto quattro alla volta, è possibile sbloccare varie abilità passive pensate per incrementare la letalità di Logan sotto diversi aspetti.
Per spezzare la monotonia dell’avanzamento, il team di sviluppo ha inserito un paio di tipologie di collezionabili e alcune sfide arcade. Le bottiglie di whisky, individuabili seguendone l’odore una volta che sarete nelle vicinanze, arricchiscono la lore attraverso descrizioni che raccontano aneddoti sul passato di Logan con gli altri membri del Team X. Le casse di rifornimenti offrono invece materiali con cui sbloccare nuovi costumi e artigli per personalizzare il protagonista. Infine, le Prove dell’Incubo propongono arene a ondate, scontri specifici o corse contro il tempo con punteggi a livelli. Completare queste sfide permette di sbloccare alcuni ricordi di Wolverine, aiutando a scoprirne le origini; inoltre, sia le bottiglie che le Prove ricompensano il giocatore con filamenti di DNA, utili a riscattare ulteriori abilità passive.
Tirando le somme, la sensazione è che Marvel’s Wolverine avesse bisogno di più tempo. Il sistema di combattimento, per quanto spettacolare, scivola rapidamente nella ripetitività e non convince sul piano della varietà. Sebbene la diversificazione dei nemici sia apprezzabile man mano che si prosegue nell’avventura, all’atto pratico qualsiasi scontro finisce per essere affrontato sempre nella stessa identica maniera. Un vero peccato: la base di partenza era buona, ma il risultato finale resta ben lontano dalle aspettative della vigilia, soprattutto considerando quanto Spider-Man fosse riuscito a trovare un loop di gameplay decisamente più appagante.
… e lucidateli a dovere!
Facendo un confronto con le ultime uscite di casa Sony, Marvel’s Wolverine non appaga la vista come sperato. Nonostante la visione d’insieme sia di buon livello, il titolo perde colpi nei dettagli e nella rifinitura dell’esplorazione. Canada, Giappone e Madripoor offrono ambientazioni affascinanti e ben realizzate, ma l’impatto grafico generale è decisamente sottotono, soprattutto per quanto riguarda la resa degli effetti particellari e luminosi come fuoco ed esplosioni.
Il discorso cambia radicalmente per i personaggi principali: Wolverine è reso in maniera impeccabile, con la sua iconica capigliatura e la cura per la peluria corporea a fare da padrone. Anche Jean Grey, Essex e Sabretooth mantengono altissimo lo standard visivo della produzione, che perde purtroppo accuratezza ogni qualvolta compaiono a schermo i comprimari e i nemici secondari, decisamente meno curati.
Giocando su PlayStation 5 Pro non ho riscontrato alcun calo di frame rate né bug di sorta: l’esperienza è rimasta granitica per tutta la durata dell’avventura, senza mai un crash. L’utilizzo del DualSense si rivela invece sufficiente ma poco ispirato, con la sola vibrazione aptica a farsi notare senza però spingere l’immersione a un livello superiore. Ricco e ben strutturato, inoltre, il pacchetto legato all’accessibilità, in linea con gli ottimi standard a cui ci ha abituato Sony.
Sul fronte audio, il titolo è completamente localizzato in italiano, sia nei testi che nel doppiaggio. L’interpretazione degli attori nostrani è di ottimo livello e riesce a non far sfigurare il gioco rispetto al cast originale, impreziosito da un sontuoso Troy Baker nei panni di Essex. A chiudere il quadro trova spazio una buona colonna sonora, ricca dei brani evocativi tipici delle produzioni Marvel.



