Persona 5 – Recensione

Non giriamoci troppo intorno, Persona 5 si candida di diritto come uno dei probabili GOTY di questo 2017. Un anno che è iniziato divinamente per quanto riguarda i titoli nipponici e che non può che continuare così. Persona 5 è un titolo con un'ottima e coinvolgente trama, un gameplay che fa della dualità il suo principale punto di forza. Ma che, cosa secondo noi importantissima, è dannatamente divertente. Nonostante la ripetitività di alcune fasi, l'aspetto tecnico non eccellente e la non presenza della localizzazione in italiano, promoviamo il titolo sviluppato da Atlus quasi a pieni voti.

Persona 5 si è fatto parecchio attendere, inutile negarlo. Uscito a settembre 2016 in Giappone, noi europei abbiamo dovuto aspettare fino ad oggi per poterci mettere le mani sopra. Un’attesa che è valsa sicuramente la pena, vista l’eccellente qualità del prodotto. Vediamo insieme il perché nella nostra recensione!

Ladri… di cuori!

È davvero difficile raccontarvi la trama di Persona 5 senza incorrere in spoiler pesanti, ma noi ci proviamo lo stesso. Nei panni del ladro Joker, viviamo inizialmente i momenti nel presente. Durante una missione, il protagonista viene catturato e interrogato dalla polizia e da quel momento inizierà a raccontare tutto ciò che lo ha portato a quel punto.
Dai flashback del passato inizia l’avventura vera e propria. Dopo essere stato accusato per un crimine mai commesso, il nostro giovane alter ego viene trasferito in una nuova scuola. Questo non mette a tacere le voci su di lui, infatti si troverà spesso a fare i conti col proprio passato.
Il protagonista si rende ben presto conto di possedere uno speciale potere, che gli permette di entrare in una sorta di dimensione parallela. In questo “Metaverse”, Joker può vedere la vera forma di persone apparentemente tranquille e pacifiche. Persone che naturalmente non sono quello che sembrano e che agiscono sul mondo reale in maniere che non stiamo qui a descrivervi.
Il protagonista, assieme ad altri studenti con i quali condivide questo potere, forma quindi i Phantom Thieves. Il loro scopo è esplorare questo mondo oscuro, rubare i cuori di queste persona malvagie (rappresentati da dei tesori), portandole al pentimento e alla confessione dei loro peccati.
Il tutto è condito da tematiche piuttosto profonde, come maltrattamenti, corruzione, prostituzione e tutto ciò che affligge la nostra società. Immaginate che tutto quello che vi abbiamo appena raccontato rappresenta solo le prime 5 ore di gioco. Ora pensate al fatto che Persona 5 richiede almeno 50-60 ore per essere portato a termine e capirete quanto è imponente l’opera imbastita da Atlus.

Giorno…

Il gameplay di Persona è chiaramente duale e conta le fasi di vita quotidiana del protagonista, unite alla componente classica da JRPG. Pur sembrando due componenti apparentemente separate una dall’altra, alcune azioni svolte in una dimensione vanno ad influenzare l’altra e viceversa.
Durante l’arco della giornata, il nostro compito è quello di mantenere una vita tranquilla guadagnandoci da vivere in modo onesto e migliorando il nostro rendimento scolastico. Ma anche mantenendo vivi i rapporti interpersonali con gli altri Phantom Thieves, con gli studenti, gli insegnanti, i negozianti e via dicendo. Ogni azione, dialogo e scelta influenza alcune statistiche utili come rendimento, conoscenza, ecc.
Queste innumerevoli attività servono naturalmente per nascondere il nostro vero fine, che ha delle basi anche nella dimensione “normale”. I soldi spesi nei dungeon notturni (tranquilli che ne parliamo a breve) possono essere infatti spesi per acquistare armi, vestiti e oggetti di cura da usare nei combattimenti. Le due realtà sono anche interconnesse in quanto i legami posti in essere nella vita quotidiana, influenzano anche i rapporti con le versioni oscure degli stessi personaggi e viceversa.
Importantissimo è il calendario, utile a cadenziare i nostri impegni quotidiani e a metterci in guardia da scadenze che, se non rispettate, portano al game over. Senza entrare troppo nel dettaglio, ci viene sempre dato un tempo limite per rubare il cuore del cattivo nel dungeon di turno. Tempo che però è condiviso con quello scolastico, quindi è nostro compito organizzare le giornate a piacimento, ottimizzandole al meglio. Di conseguenza, se non ci sentiamo troppo sicuri delle nostre capacità ed equipaggiamento, possiamo ad esempio abbandonare il dungeon e tornarci il giorno successivo.
Potremmo andare avanti per ore descrivendovi ogni singolo aspetto che rende ottimo il gioco, come la possibilità di abbellire la nostra stanza, ma finiremmo comunque per dimenticarci qualcosa. Se proprio dobbiamo evidenziare un difetto, è la ripetitività dei dialoghi e di alcune attività svolte, nulla di così grave da minare la qualità complessiva del titolo.

… e notte!

Pur avendovi dato un’infarinatura generale sulla struttura del titolo Atlus, vogliamo ora entrare nel dettaglio della componente JRPG. Come già detto, parte fondamentale del gioco è quella svolta nei dungeon, qui definiti Palazzi. Il tempo speso nella dimensione parallela fa avanzare anche il tempo nella realtà, limitandone quindi l’accesso a massimo una volta al giorno.
I Palazzi, strutturati come dei veri e propri labirinti, contengono delle stanze di salvataggio, nelle quali saremo al sicuro dai nemici e nelle quali potremo teletrasportarci per ottimizzare i tempi nelle esplorazioni successive. Oltre a combattere, nei Palazzi ci è dato modo di aprire scrigni, risolvere piccoli enigmi ambientali e scoprire chiaramente il lato oscuro del cattivo di turno.
Prima di affrontare il boss del palazzo e rubargli così il cuore, dovremo naturalmente farci strada combattendo contro i nemici di turno. Differentemente da molti JRPG di stampo classico, in Persona 5 abbiamo quasi sempre modo di vedere i nemici coi nostri occhi, potendoli così attaccare alle spalle e avviando il combattimento in posizione di vantaggio. Lo stesso possono fare gli avversari, rendendoci così inermi per uno o più turni e facendoci subire inizialmente più danni.
I combattimenti sono a turni e ci danno modo di agire in base alla situazione. Possiamo così attaccare in corpo a corpo, con armi da fuoco, usare oggetti di cura o metterci in posizione di difesa tattica. Ogni nemico ha forze e debolezze, con i più classici degli elementi a influenzarle, come fuoco, ghiaccio fulmine. Sta quindi a noi individuare i punti deboli e fare il possibile per sfruttarli a nostro vantaggio.
Non solo, in alcuni casi ci sarà dato modo di ridurre i nemici allo sfinimento, che potranno essere risparmiati per un nostro tornaconto. Ci sarà quindi dato modo di ottenere oggetti, informazioni e i famosi Persona che danno il nome ai titoli della serie.
Il fulcro dei combattimenti è rappresentato dai Persona, ossia delle evocazioni utili non poco in battaglia. Esattamente come i personaggi base, anche i Persona possono salire di livello, ma non solo. Tramite un’apposito luogo, è possibile combinarli tra loro, ottenendo forme speciali e inedite. Sta naturalmente a noi sperimentare e scoprire tutto ciò che i Persona possono offrire.

Cel shading, mon amour

Come nel caso di NieR: Automata, anche in Persona 5 l’aspetto più debole della produzione è indubbiamente quello tecnico. Differentemente dal titolo sviluppato da Platinum Games, giustifichiamo maggiormente il caso che stiamo analizzando a causa del fatto che il titolo è stato pubblicato anche sull’immortale PlayStation 3. Sia ben inteso, non stiamo dicendo che l’aspetto visivo di Persona 5 sia da buttare, anzi. È chiaro però che sono presenti alcune limitazioni che ci hanno fatto inizialmente storcere il naso.
Iniziamo col dire che il titolo Atlus non muove sicuramente un numero esorbitante di poligoni, ma va bene così. Lo stile grafico scelto sfrutta infatti il cel shading, il quale rende la grafica molto cartoon. Viene naturale quindi pensare che, non puntando al fotorealismo, l’aspetto visivo del gioco abbia decisamente un buono stile così come è. I colori, i contorni marcati e tutto il resto, contribuiscono a farci pensare che il Giappone sia tornato alla grande, dopo un fin troppo lungo periodo di dominio da parte dei giochi occidentali.
Ed è proprio nello stile che Persona 5 non è secondo a nessuno, grazie anche a dei menu e a un’interfaccia davvero ben realizzati, oltre che ad animazioni degne di nota. Abbiamo affermato però che il lato tecnico è l’unico neo del titolo sviluppato da Atlus e non solo per quanto riguarda il conteggio poligonale. Abbiamo infatti storto il naso vedendo la ripetitività dei modelli dei PNG e la loro “inconsistenza”. Nulla di grave e dettato da una precisa scelta, sia inteso, ma avremmo preferito una maggior cura in tal senso.
Molto validi anche gli intermezzi in stile anime che servono a raccontarci alcuni momenti di gioco. Il titolo è (parzialmente) doppiato in inglese e, previo download di un DLC gratuito, in giapponese. Sottotitoli, testi e menu sono unicamente in inglese ma, a parte qualche sporadico slang di difficile comprensione, non abbiamo avuto problemi a seguire la storia. Il gioco ci permette infatti di leggere i dialoghi in tutta calma, facilitando quindi il compito a chi è meno pratico con la lingua d’Albione.

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Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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