Con una campagna marketing partita in pompa magna durante l’E3 2018, i talentuosi ragazzi di Avalanche Studios, con il contributo di Square Enix, hanno finalmente rilasciato Just Cause 4! Entriamo nuovamente nei panni di Rico Rodriguez, intento, come al solito, a rovesciare un regime dittatoriale che, questa volta, opprime l’isola di Solìs.
Con tutto ciò che è stato detto prima del lancio, non vedevo l’ora di sperimentare in prima persona le nuove meccaniche di distruzione, una fra tutte il tornado, che il gioco aveva da offrire.
Che dire, non tutto quello che immaginavo si è poi dimostrato tale all’interno del titolo. Ma andiamo con calma ed iniziamo!

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Just Cause 4 (PS4) Just Cause 4 (PS4) 48,77 EUR

La nostra recensione di Just Cause 4

Metto subito le mani avanti, la trama, in Just Cause, non è mai stata la punta di diamante della serie. Ciò che ha portato al successo il titolo è stato il gameplay dinamico e “ignorante”, garanzia di divertimento per ogni giocatore che non pensava ad altro che veder esplodere i “cattivi”.
Anche in questo quarto capitolo rimaniamo sugli stessi livelli. Rico Rodriguez, ex membro dell’Agenzia, dopo aver lasciato l’isola di Medici (nello scorso capitolo), decide di continuare a combattere la Mano Nera, un’organizzazione criminale che opprime milioni di persone in giro per il mondo. Arriva dunque sull’isola di Solìs, un’isola tropicale dominata da Oscar Espinoza. Qui, anni prima degli eventi narrati, il padre di Rico, insieme ad altri scienziati suoi colleghi, stava lavorando ad un progetto decisamente importante, di cui non parlo per non fare troppi spoiler, sotto il controllo di Oscar. Rico decide quindi di destituire Oscar e porre fine al suo regno di terrore con l’aiuto di Mira Morales, una donna locale piuttosto organizzata, e dell’Armata del Caos (di cui parlerò meglio in seguito).
Portare a termine la storia richiederà intorno alle 10 ore circa, che possono prolungarsi per ragioni di gameplay per un totale di altre 25-30 or, utili per completare tutto ciò che l’open world ha da offrire.
Insomma, come avrete capito nulla di veramente originale o innovativo. Un semplice espediente per giustificare la morte e devastazione che porteremo a Solìs. Non prendetela a male, il gioco è basato sul gameplay. L’assenza di una forte componente narrativa può sicuramente deludere, ma credo sia palese che questo non sia un titolo in cui sperare di trovarne una.

I caraibi di Solìs

L’isola di Solìs è veramente enorme, rigogliosa e variegata per ambientazioni. Sicuramente non regge il confronto di altri open world blasonati usciti quest’anno, soprattutto a livello tecnico, ma anche in Just Cause 4 sono riusciti a creare un’ambientazione degna di tale nome.
L’intera isola è suddivisa in quattro ecosistemi differenti: un’area pianeggiante e piena di cittadine, una vasta giungla, un’area rocciosa al limite del desertico e, infine, un’area montuosa ed innevata. Lasciando in sospeso l’aspetto puramente tecnico ed estetico, di cui tratterò nel finale, sono rimasto abbastanza soddisfatto dell’insieme.
Solìs è in grado di regalare diversi scorci davvero niente male.

Solìs non è solo un grande e variegato terreno di distruzione. Oltre alla trama principale, infatti, il mondo di gioco è ricolmo di missioni secondarie, alcune delle quali espandono la trama dell’isola, e da moltissime, per quanto semplici, sfide.
Le missioni secondarie vi verranno assegnate da tre personaggi comprimari: Garland King, una regista che vi farà viaggiare in lungo e in largo per registrare azioni spericolate, Javi Huerta, uno storico intento a scoprire la vera storia di Solìs, e Sargento, un soldato dell’Armata del Caos che chiederà il vostro aiuto nell’addestrare le nuove reclute.
Le sfide, invece, sono veramente un’infinità. Quando si dice “il troppo stroppia”. In questo caso bisogna proprio dire che qualche sfida in meno, o un po’ di varietà in più, non avrebbe guastato. Tutte le sfide, infatti, sono molto simili. Cambia solamente il luogo della mappa in cui dovrete eseguire l’azione. Ve ne sono di tre tipi: volo con la tuta alare, in ognuna delle quali dovrete entrare dentro 3 anelli entro un certo tempo limite, prova di velocità, in cui dovrete entrare dentro un determinato anello ad una determinata velocità con un veicolo qualunque, e le richieste su veicoli specifici, nelle quali dovrete entrare in un anello con un determinato veicolo (barca, auto o velivolo che sia). Oltre ad essere moltissime, queste sfide non garantiscono nemmeno un premio adeguato al loro completamento, se non l’ottenere qualche trofeo, delle skin per il personaggio e qualche veicolo/arma da chiamare coi rifornimenti.

Il Risiko dei poveri

Just Cause 4 inserisce una nuova meccanica di gestione della mappa e delle risorse.
Come anticipato qualche paragrafo sopra, all’interno del gioco è stata inserita l’Armata del Caos, un esercito di rivoltosi comandato da Rico e Mira Morales. A livello di gameplay vero e proprio, durante i combattimenti in poche parole, questo “esercito” non sarà mai veramente impiegato, il vero utilizzo dell’Armata del Caos avviene nel menù principale.
Molto velocemente, ottenendo punti Caos, ossia distruggendo veicoli nemici o strutture della Mano Nera sparse per la mappa, farete salire di livello la vostra Armata. Aumentando di livello avrete a disposizione più “riserve”, con le quali potrete liberare dalla Mano Nera le sotto-regioni in cui è suddivisa la mappa, ognuna di queste regioni richiederà un determinato numero di “riserve” per essere liberata.
Ogni regione può essere conquistata solamente dopo aver completato una missione al suo interno, nella quale dovremo liberare un porto, disabilitare dei cannoni nemici o liberare dei prigionieri. Tutte missioni identiche tra loro con le stesse scene d’intermezzo.
Liberare le regioni, oltre a togliervi dai piedi la Mano Nera, sbloccherà anche le missioni principali all’interno di esse. Impedendovi quindi di proseguire nella trama fino alla loro liberazione.
Anche qui, insomma… Ho gradito l’inserimento di una meccanica che giustificasse la distruzione che perpetriamo contro i nemici, però un pochino di varietà in più non avrebbe fatto che bene.

Fuoco e fiamme!

Arrivati, dunque, a parlare dei combattimenti, c’è ben poco da dire. Ci troviamo di fronte al tipico sparatutto in terza persona, con armi e veicoli (civili e da guerra) di vario genere.
Ciò che differenzia Just Cause dalla concorrenza è l’immancabile rampino. Già presente nei passati capitoli, il rampino, oltre ad essere estremamente utile negli spostamenti per la mappa, può essere anche molto efficace in combattimento. Potrete utilizzarlo per lanciare via i nemici, lanciarvici contro, appenderli ad un pallone aerostatico e spedirli in orbita. L’immaginazione sarà la vostra arma più potente. Agganciate un container ad un elicottero e utilizzatelo come palla da demolizione, utilizzate i booster per far volare qualunque cosa vi capiti a tiro, insomma il limite a ciò che potrete fare esiste solamente nella vostra testa!
Ottima anche la distruzione garantita dall’arsenale a cui avrete accesso. Uno su tutti il “Cannone a vento”, arma in grado di spazzare via nemici e strutture della Mano Nera in un battito di ciglia.

Vorrei soffermarmi un secondo sul fattore “distruzione” e sull’enorme pubblicità fatta sul tornado ed altri elementi atmosferici.
Ricordo che, durante la campagna marketing, gli effetti atmosferici legati alla distruzione ambientale fossero stati esaltati come qualcosa di innovativo e veramente interessante. Ed effettivamente la presenza di questi “elementi” è del tutto nuova all’interno della serie e, visti da vicino, hanno un impatto notevole nell’immersione del momento.
Ciò che mi ha lasciato perplesso, nonostante l’ottimo espediente di trama con il quale sono stati inseriti, è la staticità di tali eventi. Per fare l’esempio più semplice e lampante, il tornado è isolato ad un’unica parte della mappa veramente ridotta, praticamente rimane fermo nello stesso luogo, e si ha un’interazione diretta con esso solamente durante una missione principale. Stessa cosa con tutti gli altri eventi atmosferici. Mi sarei aspettato di avere più occasioni per poter anche solo sfruttare questi elementi a mio vantaggio, oppure anche solo l’essere colto alla sprovvista da uno di essi. Tutto questo rende molto marginale il loro impatto sull’esperienza di gioco, lasciando l’amaro in bocca per le potenzialità non sfruttate di tale potere distruttivo.

La tecnica dietro al videogame

Eccoci infine giunti all’aspetto tecnico del titolo, che purtroppo non ha nulla a che spartire con gli ultimi open world sul mercato. Il tutto testato sulla mia PS4 Pro.
Nonostante la visione d’insieme sia piacevole, la ricerca del dettaglio ci porta a notare molte texture ripetute ed a bassa risoluzione e a un pop up esagerato fin troppo presente. Ho anche riscontrato problemi nel regolare la luminosità, soprattutto con l’HDR attivo, la quale creava aloni fastidiosi nelle aree buie.
I modelli dei personaggi principali sono abbastanza curati
, Rico e Mira sono ben dettagliati come anche molti altri comprimari. Nulla a che vedere con gli NPC sparsi per la mappa, semplici comparse tutte uguali, esattamente come i membri della Mano Nera, pedine mandate al massacro. Non che sia una critica, in un gioco del genere non mi aspettavo nulla di più! Ottima, invece, la resa a schermo delle esplosioni!
La telecamera è ben personalizzabile,
potendo anche selezionare il tipo di visuale da utilizzare mettendosi alla guida di un veicolo. Ho avuto qualche problema solamente nell’utilizzo dei velivoli, specie i caccia, ma riconosco che potrebbe essere stata colpa della mia incompetenza nel loro utilizzo.
Le musiche sono ben realizzate e inserite adeguatamente in base a ciò che sta accadendo a schermo. Qualche problema, invece, è presente nel doppiaggio. Nonostante l’intero titolo sia stato localizzato in italiano, Just Cause 4 soffre di terribili problemi di Lip-Sync, tali da avere alcuni video con intere sezioni di dialogo desincronizzate.
Un applauso ad Avalanche per la gestione dei caricamenti.
È presente solo un leggero caricamento all’apertura del gioco, al termine del quale potrete entrare in partita in un istante. Pure in caso di morte o di viaggio rapido dovrete attendere non più di qualche secondo per riprendere a giocare!
È da sottolineare la quantità di glitch presenti all’interno del gioco.
Geo-data invisibili, morti del tutto improvvise e quant’altro. Nulla che incida negativamente sull’esperienza, anzi, molti di essi sono esilaranti. Però, data la quantità di glitch riscontrati, mi è parso doveroso scriverlo, in quando ripetute morti “ingiuste” o fallimenti potrebbero infastidire il giocatore.
Infine, giusto un accenno al frame-rate, stabile per quasi tutta la durata del titolo, salvo rari casi nelle azioni più concitate. Comunque con rallentamenti minimi.

RASSEGNA PANORAMICA
Voto
7.5
Nato già vecchio, Mirco entra nel mondo dei videogiochi fin dalla tenera età, passando le giornate a guardare il fratello giocare su computer. Non appena le mani divennero abbastanza grandi da impugnare un pad, nulla lo ha più allontanato dai videogiochi. Appassionato di quasi ogni genere videoludico, Mirco cerca di testare con mano ogni gioco che gli capita sotto tiro, dalle corse automobilistiche ai giochi di ruolo. Nonostante l'età avanzi inesorabile continua a pensare che il pad lo seguirà nella tomba.

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