DOOM – Recensione

Vorremmo scusarci pubblicamente con id Software per aver dubitato del ritorno di DOOM. Il titolo si è fatto attendere, tra i numerosi rinvii ed i "sarà rilasciato quando sarà pronto" ma non ci ha deluso, anzi. Il nostro entusiarmo è dovuto essenzialmente ad una campagna e ad un multiplayer basati su un gameplay vecchia scuola che qui ritorna in tutto il suo splendore. Se ciò non bastasse, l'aspetto tecnico ci ha deliziati sia per la grafica che per come viene gestita, ossia a 60 solidi fotogrammi al secondo. La pochezza di contenuti multiplayer ed alcuni piccoli difetti non vanno ad intaccare in modo considerevole la qualità del pacchetto, che rimane assolutamente di ottima fattura. Pur essendo un prodotto indirizzato principalmente ai vecchi giocatori, consigliamo caldamente DOOM anche ai più giovani, anche solo per aprir loro uno squarcio verso un passato che torna vivo grazie a mamma id Software.

Lo abbiamo atteso per 12 lunghi anni, ma finalmente DOOM è qui, più in forma e cattivo che mai. Ebbene sì, abbiamo avuto il piacere di testarlo in ogni sua parte, sviscerando quindi per bene campagna, multiplayer e quant’altro. Bando alle ciance, continuate a leggere per sapere cosa ne pensiamo dell’ultima fatica di id Software nella nostra recensione!

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Trama? A che serve?
E’ proprio questa la prima domanda che ci si pone approcciandosi ad un gioco come DOOM. Ed è soprattutto per questo che non staremo qui ad annoiarvi su questo aspetto che, fidatevi, non è il fulcro di una produzione del genere. L’unica cosa che ci interessa è che pur essendoci delle motivazioni che hanno portato il nostro personaggio a compiere determinate azioni vogliamo parlarvi unicamente del gameplay. Giusto una nota sulla longevità, ossia che la durata della campagna di DOOM si può stimare attorno alle 10-11 ore in modalità normale.
Ebbene sì, è sempre un’emozione tornare piccoli, riprendere in mano un titolo “da vecchi”, la stessa emozione che abbiamo provato con l’ultimo Wolfenstein e con il bistrattato Duke Nukem Forever, per citarne due a caso. Per chi non è esattamente stagionato come il sottoscritto, il periodo che si pone indicativamente tra la prima metà degli anni ’90 e la fine dello stesso decennio, ha goduto di una serie di FPS che hanno letteralmente cambiato la storia dei videogiochi.
Questi sparatutto in soggettiva erano essenzialmente basati su un gameplay ignorante e frenetico, mappe enormi, articolate e piene di segreti con chiavi utili a proseguire, un numero esagerato di nemici e via di questo passo. Ecco, DOOM riprende a piene mani da questa base che, pur contando l’introduzione di alcune meccaniche moderne, rimane la stessa dei giochi appena citati.
DOOM è quindi a tutti gli effetti un FPS vecchia maniera il quale, oltre alle cose già dette, conta su un feeling favoloso delle armi da fuoco, il ritorno della motosega e del BFG (assegnati a dei tasti appositi) ed una IA aggressiva e piuttosto convincente. Tanti di voi non potranno capire cosa voglia dire sentirsi a casa imbracciando il fucile a pompa, i cui colpi rilasciano morte, emozione e nostalgia a livelli assurdi.
Prima ancora di parlare delle meccaniche specifiche aggiunte in questo quarto capitolo della saga, vogliamo solo darvi un paio di rassicurazioni. Non date troppa importanza alle cose che si sentono dire, DOOM si gioca alla grande anche con il pad, grazie ad un’ottima personalizzazione dei comandi e della velocità della visuale. Tempo qualche minuto e sarete in grado di fare numeri da circo, specialmente se, come il sottoscritto, imposterete il salto su L1.
Ah, ci stavamo scordando di dirvi che l’energia del nostro personaggio non si ricarica in automatico stando al riparo, bensì sarà necessario raccogliere medkit, rifornirci presso delle apposite stazioni o terminare i nemici con le uccisioni epiche. Infatti, premendo il tasto dell’attacco corpo a corpo sugli avversari morenti (segnalati in modo evidente), verranno attivate animazioni speciali e rilasciati bonus salute. E no, lo sottolineamo, ciò non rende il gioco facile, visto che già a difficoltà media, i nemici ci faranno tanto male, specialmente se saremo spalle al muro o circondati.
Le aggiunte più moderne alla formula collaudata di id Software sono essenzialmente da ricondurre a potenziamenti e sfide strettamente legati tra loro attraverso la formula dei punti sblocco. Il gioco ci proporrà infatti delle sfide ad ogni livello, come uccidere nemici in un determinato modo durante il livello o cose simili. Se completate, ci verranno dati punti utili a potenziare le armi, dopo aver assegnato dei moduli agli appositi slot. Non solo, oltre alle sfide dinamiche, ce ne sono alcune più particolari, chiamate Rune. Attivandole, verremo portati in delle aree chiuse con degli obiettivi simili a quelli delle sfide, ma a tempo.
Anche l’armatura è potenziabile a piacimento, potremo infatti dar priorità alla salute massima, piuttosto che ad abilità particolari o alla capacità di trasportare più munizioni. A proposito delle munizioni, scordatevi il tasto di ricarica dell’arma, non serve. Anzi, non esiste proprio. E fidatevi, è una piccola scelta che, seppur anacronistica, rende DOOM quello che è stato e quello che è, ossia un titolo che verrà amato in particolare dai nostalgici giocatori d’annata.

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Fraggare come ai vecchi tempi!
Anche la componente online di DOOM strizza l’occhio ai bei tempi andati, al periodo del leggendario scontro tra Quake 3 ed Unreal Tournament. Il panorama attuale vede invece scontrarsi Call of Duty e Battlefield, due brand con un multiplayer basato principalmente su classi, serie di uccisioni, sblocco di armi potenti in base al livello e via dicendo. Questi due titoli sono infatti basati più sul time spending e sulla configurazione ottimale del proprio avatar, piuttosto che sulla bravura effettiva a breve termine.
DOOM punta su un’approccio più immediato rispetto agli FPS più recenti, basandosi quindi unicamente sui semplici riflessi e sulla pura abilità. Certo, anche qui ci è possibile configurare un set di armi iniziali, ma tutte sono disponibili praticamente sin da subito ed il bilanciamento delle stesse è assolutamente approvato. Le armi sono sei, ossia doppietta, fucile al plasma, fucile d’assalto, fucile vortex, lanciarazzi e mitragliatrice, modificabili solo a livello estetico, così come l’armatura del nostro personaggio.
Gli unici perk configurabili riguardano solo delle abilità impostabili al rientro del nostro personaggio, come la possibilità di poter vedere gli avversari oltre le pareti per qualche secondo. Fortunatamente questi sprazzi di modernità non sono né eccessivi e né invasivi, anzi, sono piuttosto ben integrati e bilanciati tra loro, così come tutto il resto.
Le modalità sono piuttosto classiche, anche se non è mancata qualche variante in grado di mettere più carne al fuoco. Non mancano il classico deathmatch a squadre più due varianti dello stesso, ossia una ispirata a Uccisione Confermata e l’altra dove non esiste il respawn. Oltre alla classica conquista a zone, Via della Guerra ci mette di fronte ad un’area da conquistare perennemente in movimento e che segue un percorso predefinito, rendendo davvero dura la vita al camper di turno. Piuttosto simpatica anche la modalità Congelamento, dove il nostro obiettivo è quello di congelare i nemici e scongelare gli alleati.
Le poche mappe presenti nel pacchetto base sono realizzate in modo quasi impeccabile, grazie all’ottimo design ed alla grandezza delle stesse, più che adeguate per un multiplayer 6 contro 6. Le stesse sono farcite con bonus vari come quad damage, velocità aumentata, Berserk ed armi uniche con proiettili limitati (qualcuno ha detto BFG?). Purtroppo, anche DOOM si appoggia all’odiata politica dei season pass, dandoci quindi relativamente pochi contenuti ad ora e promettendone altri, naturalmente pagando.
Già eravamo soddisfatti dopo le fasi di alpha e beta test, ma anche nella versione completa il netcode ed il matchmaking sono risultati assolutamente impeccabili. Nessuna disconnessione, zero latenza, nessun tipo di problema, tutto è filato perfettamente liscio durante la nostra prova.
Il menu principale del gioco presenta, oltre che alla campagna ed al multiplayer, una terza opzione, ossia la modalità SnapMap. Sinceramente, non abbiamo avuto modo di testarla per bene, sappiate che si tratta di un potente e pratico editor per creare e condividere mappe con gli altri utenti, oltre che potervici naturalmente giocare. Non crediamo che servirà molto tempo per veder pubblicati dei piccoli capolavori creati dagli utenti, un po’ come è successo con altri giochi simili.

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Fluidità senza compromessi?
Potremmo riassumere l’analisi tecnica di DOOM con un “60 fps col graficone”, ma sarebbe poco professionale, quindi andiamo con ordine. Sì, la prima cosa che si nota avviando il gioco è sicuramente la sua impressionante fluidità che, anche dopo parecchie ore, non perde assolutamente un colpo. Dopo aver appurato che, in barba a tanti altri sviluppatori, id Software è riuscita tranquillamente a realizzare un titolo in 1080p a 60 fps granitici, la domanda successiva è naturalmente se ciò è stato reso possibile diminuendo dettagli e quan’altro.
La risposta è “no”, infatti, pur notando qualche texture secondaria piuttosto slavata, tutto il resto è estremamente dettagliato, dalle ambientazioni ai mostri, grazie anche ad un design malato da far invidia ai più blasonati titoli horror. Anche l’effettistica non è da meno, grazie ad ottimi effetti di luce, all’esemplare realizzazione di fuoco e particellari e tutto il resto. Nelle opzioni è inoltre possibile personalizzare alcuni settaggi, tra cui l’intensità del motion blur (effetto scia) e l’ampiezza del campo visivo, per gli amici chiamato anche FOV.
Se proprio dobbiamo trovare un difetto piuttosto antipatico, non possiamo non citare i caricamenti piuttosto lunghi anche nel caso di morte prematura e relativo riavvio del checkpoint.
Nella media il doppiaggio in italiano, fuori parametro la colonna sonora, densa di azzeccatissimi pezzi metal in grado di darci la carica durante la frenesia dei combattimenti.

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Davide Begni
Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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