Resonance: A Plague Tale Legacy – Recensione

Asobo Studio prende quanto di buono fatto nei capitoli precedenti e lo ripropone in maniera efficiente e arricchita in questo prequel alquanto inaspettato. Resonance: A Plague Tale Legacy è una buona avventura, intrigante e coinvolgente sin dal primo momento, la quale mostra il fianco nell'unica vera componente nuova introdotta nella serie: il combattimento. Il tutto rimane comunque piacevole e appagante, senza annoiare mai e mantenendo sempre alto l'interesse del giocatore.

Quella formata da Amicia e Hugo è indubbiamente una delle coppie videoludiche che più è riuscita a conquistare ed emozionare la community nell’ultimo decennio. Il primo A Plague Tale arrivava sugli scaffali ben otto anni fa, facendoci conoscere la storia tumultuosa di due fratelli immersi nella brutalità della peste nera e braccati spietatamente dall’Inquisizione.

Resonance: A Plague Tale Legacy si presenta come uno spin-off decisamente inaspettato, uno di quei progetti su cui pochi avrebbero scommesso. Infatti, la nuova protagonista non è altri che Sophia, personaggio secondario molto apprezzato nel secondo capitolo, Requiem, che aveva chiuso con straordinaria intensità emotiva le vicende dei due giovani De Rune.

Dopo aver accompagnato Sophia in questo intenso prequel ed aver vissuto in prima persona gli eventi che ne hanno plasmato il passato, mi trovo qui oggi a parlarvi della mia esperienza. Buon proseguimento!

resonance a plague tale legacy

Resonance: A Plague Tale Legacy, il fardello di Sophia

Ambientato molti anni prima delle vicende di Amicia e Hugo, il titolo si apre con la giovane Sophia, una ragazzina rapita dalla Chiesa e sottoposta a terribili esperimenti all’interno di un convento italiano. Tratta in salvo dal padre, capo di una banda di predoni, Sophia non riesce a dimenticare le torture subite dalle suore, continuando a soffrire di visioni ed incubi che esprime unicamente attraverso il disegno. Questi schizzi mostrano nero su bianco al padre, Alec, ciò che tormenta le notti della figlia: una strana figura raffigurante un toro umanoide ed un’isola sperduta di cui nessuno conosce la storia.

Dopo mesi di ricerche, Alec parte insieme al suo migliore amico Faro e ad una squadra di uomini alla volta dell’isola misteriosa, determinato a scoprire cosa affligga la figlia e come liberarla da tale fardello. Purtroppo la spedizione si rivela un tragico fallimento: solo Faro riesce a far ritorno, raccontando della presenza di una spietata Bestia che ha massacrato l’intero equipaggio, compreso Alec. Faro prende così Sophia sotto la propria ala protettiva, crescendola come una piratessa e addestrandola a sopravvivere. Sophia è amata ed apprezzata da tutta la banda, ma per lei esiste un unico, invalicabile divieto: l’isola è un tabù a cui le è severamente proibito avvicinarsi. Nonostante Faro continui a guidare nuove spedizioni alla ricerca del tesoro nascosto, sfruttando proprio le illustrazioni che la giovane continua a tracciare su carta, a Sophia non è concesso farne parte.

Ormai cresciuta, la ragazza inizia a partecipare alle razzie del gruppo, ora sulle tracce di una “Chiave” in grado di aprire le camere più interne del tempio sull’isola. L’esplorazione del luogo è ormai diventata un’ossessione per Faro, al quale Sophia ha smesso di rivelare la verità, mentendo sul fatto che le sue visioni siano cessate. L’equilibrio si spezza quando Faro annuncia di aver finalmente individuato la Chiave, tenuta sotto stretta sorveglianza dall’esercito veneziano. Sophia prende parte alla missione di recupero ma l’incursione, pur riuscita, scatena la dura reazione delle forze veneziane, che mettono a ferro e fuoco il covo dei predoni. Costretta a fuggire insieme all’amica Leni e senza più Faro a sbarrarle la strada, Sophia decide finalmente di far rotta verso l’isola misteriosa, ripercorrendo i passi del padre e affidandosi esclusivamente ai propri disegni e alle proprie visioni.

Questo lungo incipit dà il via a tutte le vicende narrate in Resonance, uno spin-off che espande l’universo narrativo di A Plague Tale in maniera viscerale e coinvolgente. Nel corso dell’avventura ho ritrovato tutti gli elementi che hanno reso celebri i capitoli precedenti: una trama ricca di pathos, suspense e momenti di autentico dramma, bilanciata da sprazzi di gioia. Un miscuglio di emozioni dolceamaro che mi ha accompagnato per le circa 15-20 ore necessarie a completare l’opera, conducendo ad un’autentica e potente conclusione, tipica delle produzioni firmate Asobo Studio.

Pirata all’avventura

Resonance: A Plague Tale Legacy accoglie il giocatore come un titolo d’altri tempi. Non ci troviamo di fronte al tipico videogioco moderno che tenta di abbracciare troppi generi senza eccellere in nessuno, bensì a quel tipo di produzione che preferisce concentrarsi su poche cose, cercando di farle al meglio. Il titolo recupera infatti tutto ciò che aveva elevato i capitoli precedenti, arricchendolo con alcune novità mirate.

L’opera si presenta come un’avventura lineare e ben strutturata, intervallata dalle classiche fasi stealth tipiche della serie e da inediti scontri action. L’esplorazione rimane il punto cardine dell’esperienza, spingendoci a perlustrare gli anfratti dell’isola per scoprirne i segreti. L’unico appunto che si può muovere sul fronte strutturale riguarda proprio l’eccessiva linearità: le ambientazioni sono composte prevalentemente da lunghi “corridoi”, con solo sporadiche aree più ampie a celare qualche extra. Questa struttura classica è, che dir si voglia, un po’ datata, ma non intacca la bontà della scrittura né l’efficacia del complesso narrativo che accompagna il viaggio di Sophia.

A scandire le varie aree del mondo di gioco troviamo diversi enigmi ambientali, che richiederanno l’utilizzo del diario di Sophia e del vostro intuito per essere risolti. È anche possibile attendere che il gioco fornisca degli aiuti per la risoluzione, ed ho apprezzato particolarmente che questi suggerimenti vengano mostrati solo su richiesta del giocatore, senza automatismi invadenti.

I classici sciami di ratti e la peste nera lasciano spazio alla Bestia, una creatura misteriosa e letale che cercherà di eliminare Sophia a ogni occasione. Senza incappare in spoiler sull’essenza vera e propria di questo nemico, vi basti sapere che anche in questo caso l’uso strategico di luce e oscurità farà da giudice e boia durante le esplorazioni.

La vera novità ideata da Asobo Studio in questo prequel risiede nell’integrazione del combattimento corpo a corpo. Tra un corridoio e l’altro incontrerete spesso i soldati dell’esercito veneziano pronti a sbarrarvi la strada. Basato su attacchi semplici, colpi caricati e schivate, il sistema affida a calci volanti e parate tempestive il compito di dare un minimo di varietà all’azione. Si tratta di un impianto senza troppe pretese, in cui spetta alla varietà dei nemici il compito di differenziare gli scontri. Le poche tipologie di avversari presenti si rivelano ostacoli da superare senza troppe difficoltà, anche durante le bossfight. Sebbene alle difficoltà più elevate il sistema diventi decisamente più punitivo, non offre mai un tasso di sfida tale da stimolare realmente a mettersi alla prova.

Durante l’avventura potrete raccogliere numerosi “Punti risonanza”, utili per sbloccare alcune abilità di combattimento all’interno di un essenziale albero delle abilità, pensato per aggiungere qualche piacevole extra a un sistema altrimenti scarno. Questi punti vi verranno assegnati anche al completamento di determinati scontri.

Esplorando il mondo di gioco troverete infine diversi oggetti collezionabili: tra questi spiccano armi uniche con abilità passive dedicate, manufatti che approfondiscono la lore attraverso brevi descrizioni testuali, e amuleti in grado di conferire bonus utili a sostenere Sophia in battaglia.

Le isole del mediterraneo

Esteticamente c’è ben poco da dire: Resonance: A Plague Tale Legacy è un vero e proprio gioiellino visivo. Ambientazioni e personaggi principali appaiono estremamente curati, credibili e ricchi di personalità. Al netto di qualche piccolo e trascurabile glitch grafico, l’intera esperienza si rivela uno spettacolo per gli occhi, regalando scorci suggestivi creati ad hoc per deliziare la vista a ogni nuova area raggiunta.

Provato su PlayStation 5 Pro, il titolo si è comportato in maniera impeccabile, senza mostrare il fianco a cali di frame-rate o ad altre incertezze di sorta. L’esperienza si è dimostrata estremamente solida e fluida, priva di crash o problemi tecnici in grado di interrompere l’avventura.

Onesto e funzionale l’utilizzo del DualSense: le funzioni del controller accompagnano bene l’azione, anche se l’integrazione di grilletti e feedback aptico non propone nulla di particolarmente inedito.

Un plauso finale merita il lavoro svolto sull’accessibilità, aspetto in cui il titolo compie un deciso passo in avanti rispetto ai capitoli precedenti offrendo opzioni di assistenza visiva molto più avanzate. Il gioco mette a disposizione diverse personalizzazioni per l’interfaccia utente, una Modalità ad Alto Contrasto e un’opzione per il daltonismo. Quest’ultima risulta particolarmente intuitiva, in quanto può essere interamente regolata attraverso l’interfaccia della Modalità Foto, permettendo di avere un’anteprima in tempo reale delle variazioni cromatiche applicate. Infine, per venire incontro alla sensibilità di ogni tipologia di utente, è possibile gestire liberamente gli effetti sanguinolenti, abilitandoli o regolando a piacimento la quantità di sangue mostrata a schermo.

Sul fronte audio, il titolo offre una localizzazione in italiano per i testi, affiancata da un doppiaggio in lingua inglese eccellente e viscerale nei momenti chiave della narrazione. Memorabile infine la colonna sonora (OST), a partire dal tema del menu principale, capace di incantare fin dal primissimo ascolto.

GUIDE TROFEI

Mirco Neri
Mirco Neri
Nato già vecchio, Mirco entra nel mondo dei videogiochi fin dalla tenera età, passando le giornate a guardare il fratello giocare su computer. Non appena le mani divennero abbastanza grandi da impugnare un pad, nulla lo ha più allontanato dai videogiochi. Appassionato di quasi ogni genere videoludico, Mirco cerca di testare con mano ogni gioco che gli capita sotto tiro, dalle corse automobilistiche ai giochi di ruolo. Nonostante l'età avanzi inesorabile continua a pensare che il pad lo seguirà nella tomba.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci qui il tuo nome

Asobo Studio prende quanto di buono fatto nei capitoli precedenti e lo ripropone in maniera efficiente e arricchita in questo prequel alquanto inaspettato. Resonance: A Plague Tale Legacy è una buona avventura, intrigante e coinvolgente sin dal primo momento, la quale mostra il fianco nell'unica vera componente nuova introdotta nella serie: il combattimento. Il tutto rimane comunque piacevole e appagante, senza annoiare mai e mantenendo sempre alto l'interesse del giocatore.Resonance: A Plague Tale Legacy - Recensione