Little Nightmares 2 – Recensione

Pur senza osare veramente troppo, anche in questo secondo capitolo Tarsier Studios ha creato un prodotto eccellente al pari del primo. Dal gameplay vario, alla fantastica direzione artistica caratterizzata da giochi di luci e ambientazioni spaventose, e passando da un sound design non troppo eccessivo, Little Nightmares 2 risulta essere un titolo da giocare assolutamente. Se non avete giocato in passato il primo capitolo non preoccupatevi, Little Nightmares 2 si pone come il prequel. Non avete più scuse per non recuperare questo piccolo, spaventoso capolavoro svedese.

Da sempre ci si domanda quale sia l’origine degli incubi. Un tempo considerati manifestazioni demoniache e/o di stregoneria, successivamente, con l’avvento della psicologia, si è arrivati alla comprensione di come questi ultimi siano espressione della volontà, dei desideri e della manifestazione del nostro subconscio. Raffigurati nei dipinti, nei romanzi, nei film e sì, anche nei videogiochi, ci troveremo ad esplorare le mille sfaccettature della nostra mente.

Abbiamo conosciuto ed apprezzato in passato lo stile narrativo proposto dagli sviluppatori svedesi di Tarsier Studios, i quali sono riusciti a conquistarci totalmente anche con questo secondo capitolo del brand. Senza perdere altro tempo, prendiamo la nostra fidata torcia e, un passo alla volta, snoccioliamo le nostre paure nella nostra recensione di Little Nightmares 2, disponibile dal 11 febbraio.

Little Nightmares 2 rece imgPiccoli incubi

Inizialmente non ci vengono svelati molti dettagli sulla trama, in quanto, seguendo la traccia del predecessore, il titolo propone una narrazione “show don’t tell”, ovvero priva di dialoghi e testi, rivelando al videogiocatore le vicende che affronteranno i protagonisti passo per passo. Questo è il motivo principale per cui non mi dilungherò molto nel raccontarvi della trama, lasciandovi il piacere di scoprirla in tutta calma.

In Little Nightmares 2 impersoneremo Mono, un bambino dal volto coperto che si ritroverà in una tetra foresta, imprigionato in quella che sembra una dimensione corrotta da un segnale trasmesso perennemente da una colossale torre. Questo segnale sconosciuto richiama e ipnotizza gli inquietanti adulti che la abitano, attraverso schermi tv che consentono la diffusione di un malessere generale poco chiaro. Nel corso della nostra breve (in quanto una partita si riduce a circa 6 ore di gioco) ma intensa avventura incontreremo Six, la bambina dall’impermeabile giallo che abbiamo già imparato a conoscere nel primo capitolo della serie. Ciò pone questo capitolo come un prequel del precedente (difatti potrete, se non lo avete già fatto in passato, giocare prima il secondo capitolo e successivamente il primo senza alcun problema).

In questo “Piccolo incubo” esploreremo un mondo cupo, tetro e grottesco, capace di dar vita a terribili incubi con cui, tutti noi, abbiamo imparato a convivere.

Il pericolo è dietro l’angolo

Little Nightmares 2 segue l’impianto ludico proposto dal primo capitolo, proponendo al giocatore un platform a scorrimento orizzontale che, però, permette di esplorare anche la profondità degli ambienti. Ammetto di aver apprezzato particolarmente il gameplay nel suo complesso, soprattutto grazie alla varietà di situazioni, tra fasi stealth nelle quali occorrerà correre e nascondersi dal nemico e fasi di maggiore riflessione in cui spremersi le meningi per superare gli enigmi che si parano d’innanzi a noi. Questi ultimi, purtroppo, non brillano particolarmente per la loro difficoltà, nonostante un passo falso ci costringerà a ritentare.

Seppur si stia parlando di un’esperienza single player, saremo accompagnati per tutta l’avventura da una Six mossa da un’incredibile intelligenza artificiale. Six è indispensabile non solo per il proseguimento nei livelli, in quanto ci aiuterà nei combattimenti e nel superare zone non accessibili in altro modo, ma indirizzandoci verso la soluzione dei rompicapo esplorando e interagendo autonomamente con l’ambiente circostante. Ciò la rende essenziale all’esperienza complessiva, elevandola a molto più che a un semplice NPC.

Il gioco è composto da cinque livelli, suddivisi a loro volta in più camere o aree che danno l’illusione di essere in una zona molto più vasta. Difatti, in diverse fasi di gioco ci troveremo ad andare avanti e indietro tra le stanze sbloccate da nostre determinate azioni. Inoltre, tutte le ambientazioni sono ben realizzate e caratterizzate, ricche di oggetti con cui è possibile interagire, coerenti nel contesto e piene di pericoli che dovremo affrontare. Tra questi troviamo tagliole nascoste tra le foglie o trappole realizzate dai nemici. Per difenderci dalle trappole abbiamo a disposizione, oltre al nostro ingegno, anche alcune “armi”. Ci troveremo, ad esempio, ad utilizzare un lungo e pesante bastone per far attivare le tagliole e liberare cosi il passaggio.

Ma non solo. Talvolta ci troveremo a dover combattere in prima persona contro nemici molto più piccoli, in fasi action in cui sarà fondamentale cliccare col giusto tempismo. Infatti, la scarsa rapidità di Mono pone un grosso limite al gioco, in quanto limita l’esito dello scontro ad una sola azione che non ammette errori. Allo stesso modo, anche quando ci troveremo a dover fuggire da un boss molto più grande di noi il nostro tempismo sarà l’ago della bilancia, separando la nostra fuga da una violenta sconfitta.

Affascinante e lugubre atmosfera

A fare da contorno all’intero gioco, ma non per questo meno importante, è il sound design assolutamente perfetto. In alcuni casi è completamente assente, lasciandoci percepire esclusivamente i passi dei piedini dei protagonisti sulle varie superfici. Ad esso si aggiunge una giusta colonna sonora, capace di generare un’atmosfera davvero opprimente ed ansiogena. Mai troppo invadente ma che fa bene il suo dovere.

Un plauso va sicuramente alla cura maniacale riposta nelle lugubri e affascinanti ambientazioni, dai colori sempre molto freddi e tendenti al blu, e alla realizzazione, decisamente riuscita, dei disturbanti e macabri nemici che popolano la Città Pallida. Inoltre, anche il il gioco di luci e profondità rende la direzione artistica pregevole, lasciandoci più e più volte a bocca spalancata.

Ho giocato Little Nightmares 2 su PlayStation 5 in retrocompatibilità a 30fps e, anche se la versione next gen arriverà nel corso dell’anno, non ho riscontrato alcun glitch o bug invalidante, oltre a caricamenti estremamente veloci. Forse, l’unica vera critica che posso muovere risiede nella reattività non sempre tempestiva dei comandi nelle fasi action, la quale potrebbe sfociare nella frustrazione e nel conseguente trial & error.

Infine, ho apprezzato la presenza dei “glitch children“. Dei collezionabili nascosti che danno spessore alla lore dell’intero gioco e che, se collezionati tutti, sbloccano una scena bonus al termine del gioco.

GUIDE TROFEI

Roberta Avella
Nata arrabbiata. Inizia la sua carriera videoludica con la PlayStation One (quando il fratello permetteva). Cresciuta mangiando frutti wumpa tra un jumpscare e l'altro nella tetra Silent Hill. Con il tempo si appassiona alle vicende dei guardiani della Luce che segue come filosofia di vita ”May your heart be your guiding key”. Gioca a di tutto ma predilige il genere RPG e FPS. Nel tempo libero ama leggere romanzi fantasy sorseggiando vino nella colorata e non troppo tranquilla Toussaint.

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