Ghost of Yotei, l’ultima fatica di Sucker Punch, approda su PlayStation 5 a concludere un 2025 denso di uscite. Questa nuova iterazione del franchise si allontana dalla Tsushima di Jin Sakai per fare un balzo in avanti di più di 300 anni.
Dopo il successo del Ghost of Tsushima, era inevitabile che la produzione di un nuovo capitolo sarebbe stata solo questione di tempo. Coerentemente, Ghost of Yotei arriva sulle nostre console come una vera e propria evoluzione del predecessore, mantenendo intatte tutte le peculiarità che ci hanno fatto apprezzare l’originale.
Dopo aver completato il titolo, mi trovo qui oggi a parlarvi della mia esperienza, un viaggio indimenticabile tra duelli spietati e momenti di quiete, con qualche piccola partita a Zeni Hajiki a farmi provare l’ebbrezza del “gioco d’azzardo”. Buon proseguimento!
Ghost of Yotei, la vendetta ci porta ad Ezo
Buio, un albero in fiamme. A terra dei corpi e una bambina. Sei uomini la osservano, i loro visi coperti da maschere. La bambina guarda i propri cari morti, impotente, mentre il capo degli assassini, Lord Saito, le dice che sarebbe stata “un esempio”. Inchiodata la ragazzina all’albero in fiamme con la propria spada, gli uomini si dileguano, lasciando solo fumo e macerie alle loro spalle.
Data per morta per 16 anni, Atsu, la ragazzina sopravvissuta ai “Sei di Yotei“, è cresciuta e si è allenata senza sosta. Divenuta una mercenaria e cacciatrice di taglie, la nostra protagonista ha finalmente deciso di tornare a casa, ad Ezo (l’attuale Hokkaido), cercando la vendetta che tanto ha bramato per tutti questi anni.
Il gioco vero e proprio si apre così, con l’arrivo di Atsu in un villaggio nel quale è situata “La Serpe“, il primo dei Sei di Yotei sul nostro cammino. Lo scontro è duro, spietato e all’ultimo sangue. Un duello non semplice che trova la vittoria di Atsu in extremis. Qui ha inizio la storia di Atsu, la “Onryo” in cerca della sua rivalsa, a qualunque costo.
Sebbene il tutto sia esposto e spiegato in maniera perfetta, ammetto di non essere rimasto completamente soddisfatto da questa introduzione. Quanto scritto finora avviene infatti in pochissimo tempo, con dettagli minimi e atti solamente a dare un contesto alla storia. Una scelta decisamente in controtendenza con quanto visto in Ghost of Tsushima. Quest’ultimo, pur non avendo un incipit narrativo estremamente originale, offriva comunque un’introduzione più approfondita e, personalmente, più emozionante al contesto della storia.
Il titolo prosegue quindi senza troppe sorprese, accompagnando Atsu nella ricerca degli altri Sei di Yotei per portare a compimento la propria vendetta. Ulteriori dettagli sul passato di Atsu vengono pian piano rivelati, aiutandoci a comprendere maggiormente le sue motivazioni e permettendo al giocatore di provare empatia per le terribili vicissitudini vissute dalla protagonista. Raggiunto il finale, non posso quindi che elogiare l’esposizione e la messa in scena di una storia che, per quanto telefonata, riesce comunque a coinvolgere ed emozionare.
L’Onryō
Nonostante siano passati ben 5 anni dall’uscita di Ghost of Tsushima, l’impatto grafico che il team di sviluppo era riuscito a trasmettere con la maestosa estetica del gioco su PlayStation 4 rimane ancor oggi ineguagliato. Per questo motivo, Ghost of Yotei era atteso con aspettative ben superiori a quanto di solito viene considerato un livello grafico “accettabile” per un titolo first party di Sony.
Beh, Ghost of Yotei impiega all’incirca 10 minuti per cancellare ogni dubbio. Il titolo è assolutamente incredibile. L’ambientazione è davvero meravigliosa, dalle distese fiorite alle risaie, passando per spettacolari scorci montani e radure di fiori di pesco semplicemente mozzafiato. Una foto non basta a descrivere la magnificenza delle ambientazioni create da Sucker Punch, che continueranno a rimanere indelebili nella mia memoria per molto tempo.
Passando all’esplorazione, l’interazione ambientale è pressoché nulla se non per qualche arrampicata. L’esplorazione del mondo di gioco è infatti esclusivamente legata ai moltissimi extra sparsi per l’ambientazione. La mappa è densa e piena di cose da fare, come il ritorno degli Spezza-Bambu, delle Sorgenti Termali e degli accampamenti nemici da liberare. Tra una canzone suonata allo Shamisen ed un dipinto sumi-e, molti incontri casuali renderanno ancora più vivo il mondo di gioco.
Così facendo, mentre attraversiamo tutta Ezo per porre fine alla vita di assassini e truffatori come cacciatrici di taglie, le missioni secondarie ci terranno compagnia, rendendo ancora più efficace la nostra immersione in questo Giappone feudale.
Il combattimento è ancora una volta il vero fulcro dell’esperienza di Ghost of Yotei. Oltre alle solite meccaniche tipiche del genere Action, la nostra Atsu deve prestare attenzione a un sistema di parata ed attacco piuttosto specifico e articolato.
Innanzitutto, i nemici possono attaccare in tre modi distinti. Gli attacchi semplici possono essere parati mantenendo il comando di parata senza particolari problemi. Gli attacchi con bagliore azzurro devono essere parati all’ultimo, superando la difesa se non effettuata con tempismo. Gli attacchi con bagliore rosso, invece, vanno assolutamente schivati. Inoltre, la parata perfetta interrompe immediatamente il nemico lasciandolo scoperto a un contrattacco.
Questo sistema di attacchi e parate è fondamentale per comprendere la difesa dei nemici, la quale va indebolita con attacchi pesanti e parate fino a sfondarne la difesa e rendendo il nemico vulnerabile. Questo sistema va ad articolarsi ulteriormente grazie alle numerose armi primarie disponibili in questo nuovo capitolo. Infatti, oltre alla Katana, Atsu potrà apprendere l’utilizzo dello Yari, della Kusarigama, della Odachi e delle doppie Katana. Ogni arma è efficace contro una determinata arma nemica, rendendo i vostri attacchi più adatti nello sfondare le loro difese. Ad esempio, lo Yari è estremamente utile contro chi utilizza le doppie Katana o la Kusarigama.
Come in Ghost of Tsushima, anche in questo capitolo sconfiggere più nemici di seguito senza essere colpiti ci permetterà di utilizzare l’Urlo dell’Onryō. Questo attacco terrorizza i nemici, rendendoli momentaneamente vulnerabili a qualunque nostra offensiva.
Esplorando il mondo di gioco troverete inoltre diversi santuari, pregando i quali otterrete punti abilità necessari a sbloccare nuove tecniche per Atsu o per il suo arsenale.
Nonostante io non abbia particolari critiche riguardanti il gameplay, non posso infine tacere su di una singola meccanica che proprio non ho apprezzato: il Lupo. Oltre al fatto che la sua presenza nella narrazione sia assolutamente superflua e per lo più filosofica, il suo utilizzo nel gameplay si riduce a una semplice “ultima chance” pressoché casuale che si attiva in caso di sconfitta. Aggiungo, senza voler mancare di rispetto agli sviluppatori, che il modello è oggettivamente sgraziato e non all’altezza della cura maniacale del resto del comparto visivo.
Lo splendore tecnico di Ezo
Come già anticipato, Ghost of Yotei è graficamente incredibile. Sotto l’aspetto tecnico non è possibile muovere critiche sincere al titolo, rendendo l’ultima produzione di Sucker Punch un vero gioiello visivo. Di ottimo livello anche i modelli di personaggi primari e secondari, nonostante la tipica ripetizione dei modelli per gli NPC e, soprattutto, per i nemici.
Su PlayStation 5 Pro il titolo appare rifinito sotto ogni punto di vista, con un frame-rate stabile a una risoluzione invidiabile. La sporadica presenza di qualche bug visivo non altera minimamente la qualità complessiva dell’opera.
Ottima anche l’implementazione del Dualsense all’interno dell’esperienza, con moltissimi suoni trasmessi tramite lo speaker del controller e una vastissima gamma di vibrazioni aptiche ad amplificare le sensazioni pad alla mano.
Il titolo è localizzato in italiano sia nei testi che nel doppiaggio. Ottime le ost, accompagnate dalle canzoni suonate con lo shamisen di Atsu.