Biomutant – Recensione

Biomutant è un titolo promettente e dalle grandi ambizioni che, purtroppo, non riesce a sostenere il proprio peso. A cominciare dalla trama insapore, Biomutant non riesce a rendere realmente incisiva nessuna delle moltissime qualità che lo compongono. Molti degli extra inseriti nel titolo non trovano nemmeno una propria ragion d'essere, scadendo nella semplice aggiunta pressoché inutile. Biomutant è un buon titolo che non riesce a risplendere, sommerso da fin troppe meccaniche a tarparne le ali. Se cercate un titolo con cui passare del tempo menando le mani, quasi in stile arcade, Biomutant può sicuramente essere il titolo adatto a voi. Se cercate qualcosa di più profondo, passate oltre.

Con il passare delle generazioni videoludiche, Software House e Publisher hanno iniziato ad annunciare i loro nuovi progetti con sempre più largo anticipo. Nell’ultimo periodo, soprattutto a causa del covid, moltissimi progetti hanno subito un ulteriore rinvio, dovuto alle difficoltà di sviluppo a cui si è ormai obbligati da oltre un anno. Tra i titoli più rappresentativi di questa tendenza di mercato è impossibile non pensare all’Open World di THQ Nordic, Biomutant.

Nonostante sia ben chiaro a tutti quanto un’uscita frettolosa possa generare problemi (vero Cyberpunk 2077?), Biomutant è un titolo che ha subito un rinvio tale da destare non pochi dubbi e preoccupazioni. Parliamo di un lungo e quasi assoluto silenzio durato circa 3 anni, per un progetto che, forse, ha generato un hype troppo grande per essere gestito.

Il 25 maggio, finalmente, il mondo videoludico ha potuto mettere mano all’opera di Experiment 101, un team composto da sole 20 persone. Dopo aver passato una buona quantità di ore sul titolo, eccoci finalmente pronti a recensire il GDR action pubblicato da THQ Nordic.

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Biomutant, il passato genera il futuro.

Biomutant è ambientato in un mondo post apocalittico, nel quale la natura è riuscita a rigenerare la vita sulle scorie di un pianeta completamente inquinato. Le creature che abitano questo nuovo mondo possono essere paragonate alle popolazioni tribali dei secoli passati, suddivise tra clan in guerra tra loro.

L’approccio narrativo proposto da Biomutant risulta diverso dal solito. Il nostro protagonista è cresciuto isolato dal mondo, reintrodotto alla società solo in seguito all’inizio burrascoso di questa nuova avventura. Orfano, solo ed addestrato alla guerra.
Non volendovi anticipare nulla sulle vere scoperte di trama che affronterete col nostro protagonista, egli dovrà essere l’ago della bilancia a determinare il futuro del mondo. Questo poiché l’albero della vita sta morendo, albero da cui ogni essere vivente ha avuto origine (un po’ come Yggdrasill). A dilaniarne le radici sono quattro “Mangiamondo”, creature colossali che potrebbero causare una nuova apocalisse. Sta quindi a noi decidere come portare a termine l’avventura, alleandoci coi clan e sfruttando l’aiuto di altri preziosi alleati.

Per quanto tutto questo, a grandi linee, possa racchiudere l’incipit narrativo da cui ha inizio la storia, non posso che riconoscerne la quasi totale piattezza. Oltre ad essere un connubio di cliché veramente spiazzante, ciò che proprio non riesco a capire è il poco approfondimento a cui va incontro quasi ogni risvolto della trama. Più volte vi troverete a portare a termine una importante azione di trama senza che essa generi alcuna reazione, né dal protagonista (muto) che dagli NPC. A peggiorare la situazione, ogni singola azione di gioco, sia essa principale o secondaria, viene esternata attraverso la voce di un Narratore. Ogni NPC parla utilizzando un idioma inventato, il quale ci viene tradotto e raccontato dal Narratore. Questo porta ad una banalizzazione dei discorsi e ad un susseguirsi di pause tra il dialogo senza senso dell’NPC e la spiegazione del Narratore. Inutile sottolineare come questo, dopo qualche ora di gioco, mi abbia spinto a saltare i dialoghi degli NPC e ad andare immediatamente alla spiegazione, per quanto essa non regali alcuna emozione a prescindere dal contesto. Ciò che più mi lascia perplesso è la possibilità, inoltre, di ridurre al minimo tutte le comunicazioni del Narratore, lasciandomi quindi il dubbio che persino in fase di sviluppo si siano resi conto della sua ripetitività.

Tirando le somme, non posso che ritenermi deluso da quanto narrato in Biomutant. Non volendomi ripetere, trovo che il complesso narrativo non riesca infatti a reggersi su se stesso, lasciando il tempo che trova e non invogliando il giocatore a proseguire nella storia. Il titolo prova inoltre a presentare diversi temi filosofici interessanti, i quali, purtroppo, non riescono a lasciare il segno proprio a causa dell’inadeguatezza di protagonista e comprimari. Un vero peccato, soprattutto considerando una base di fondo che, per quanto non troppo originale, poteva sicuramente dare di più.

Biomutant propone diverse missioni principali, secondarie ed extra, le quali rendono decisamente longeva l’avventura di un completista. Non volendo tirare nuovamente in ballo le missioni primarie, anche per quanto riguarda le restanti ci troviamo dinnanzi ad una infinita quantità di fetch quest, esplorazioni e raccolta di loot. Alcune missioni secondarie paiono inoltre senza un vero senso logico. Aiutando un NPC nel compito assegnatoci, infatti, esso risponderà sempre attraverso uno stesso dialogo preimpostato, rendendo il nostro impegno un mero passatempo. Inoltre, il titolo propone anche la conquista di forti nemici (assimilabili alle missioni primarie) e la lotta nelle arene, extra interessanti ma sempre troppo poco accennati.

L’open world risulta colorato e suddiviso in un buon numero di biomi differenti. La natura ha ricoperto il “MondoCheFu” completamente, rendendo edifici, strade e veicoli un tutt’uno con l’ambientazione. Sebbene il lavoro svolto nella sua realizzazione artistica sia encomiabile, non posso non sottolineare come esso risulti pressoché vuoto. Oltre alle varie aree esplorabili, utili esclusivamente per il loot, il mondo di gioco appare infatti spoglio da praticamente qualunque interazione.

Il nostro eroe peloso

All’inizio dell’avventura è possibile creare il nostro eroe in pieno stile GDR. A partire dalla scelta della specie, che ne modifica esteticamente il viso, si passa attraverso la scelta di statistiche, colore, resistenze e classe. Le statistiche iniziali del personaggio vengono scelte attraverso una ruota a punteggio, nella quale dovremo spostare il cursore in direzione della statistica a cui vogliamo dare più importanza (forza, vitalità, agilità, intelligenza, carisma). Modificando queste statistiche, inoltre, è possibile notare in tempo reale le modifiche fisiche che subirà il nostro personaggio, dall’altezza alla stazza. Per quanto il colore del personaggio (suddiviso in due sfumature) sia completamente a piacere, è possibile modificarne il colore di un braccio in base alla successiva scelta delle resistenze “elementali” (radiazioni, fuoco, ghiaccio, ecc.). Terminata la creazione estetica del personaggio ne rimane da scegliere solamente la classe. Quest’ultima influisce esclusivamente su qualche abilità passiva sbloccabile, nulla che comunque vada ad influenzare considerevolmente l’avventura.

Combattendo e completando le varie missioni, il nostro personaggio sale di livello. Ad ogni passaggio di livello (oltre al poter aumentare una statistica a scelta) otteniamo un punto potenziamento, utile a sbloccare abilità passive o attive che migliorano le nostre prestazioni in combattimento. Esplorando il mondo di gioco, completando determinati extra o trovando speciali santuari, è possibile ottenere Bio-Punti e Punti PSI. I Bio-Punti possono essere utilizzati per sbloccare mutazioni biogenetiche (abilità attive utilizzabili in combattimento) o per potenziare le resistenze elementali del personaggio. I punti PSI, invece, possono essere utilizzati per sbloccare poteri psionici unici da utilizzare in combattimento.

A completare la gestione del nostro personaggio resta solamente l’equipaggiamento. Ogni singolo pezzo di equipaggiamento può essere ottenuto o acquistato esplorando liberamente l’ambientazione di gioco. La quantità di loot è soverchiante, rendendo confusionaria la gestione dell’inventario. Sarà quindi necessario rottamare o vendere tutto ciò di cui non avete bisogno per semplificare il tutto. Questa estrema facilità nel trovare nuovi equipaggiamenti cozza prepotentemente contro la presenza dei mercanti di armi e armature. Sebbene sia possibile fare loro affidamento, non ho mai sentito il bisogno di dover acquistare nemmeno un singolo pezzo di equipaggiamento. Lungo andare ho anche smesso di vendere loro i vari oggetti, dato che il denaro guadagnato mi sarebbe risultato completamente inutile.

Al contrario, invece, rottamare gli oggetti produce una considerevole quantità di materiali utili per il crafting. Infatti, è possibile creare nuove armi ed armature attraverso diverse componenti sempre reperibili nell’ambientazione. Le armi possono essere create componente per componente, scegliendo quella che più si preferisce e creando la migliore combinazione possibile in base al proprio stile di gioco. Le armature, invece, possono essere potenziate attraverso l’innesto di specifici accessori che ne aumentano la corazza.

A terminare il tutto troviamo l’automa, un piccolo robot verde che segue il nostro protagonista sin da inizio avventura. Questo piccoletto, oltre ad aiutare il protagonista con qualche aneddoto sul mondo di gioco, può essere potenziato attraverso missioni opzionali dedicate al nostro passato. Non volendovi anticipare troppo, esso potrà curarci, potenziarci o addirittura attaccare i nemici.

WUNG FU!

Biomutant introduce un sistema di combattimento in terza persona a metà tra l’action classico e lo sparatutto in terza persona. Il nostro protagonista è in possesso di un’arma corpo a corpo e di una a distanza, utilizzabili in sequenza e collegate tra loro da specifiche combo. Lo stile di combattimento del nostro protagonista è chiamato “Wung Fu“, il quale si manifesta attraverso quest’arte marziale acrobatica che varia di movimento in base alle armi equipaggiate. Sbloccando nuove abilità di Wung Fu otteniamo combo più o meno complesse, le quali diversificano il gameplay seppur siano sempre limitate alle armi in utilizzo. Ogni tipologia di arma ha lo stesso numero di combo, per cui potrete sostituirle semplicemente in base al vostro indice di gradimento.
Utilizzando 3 combo diverse in sequenza è possibile attivare il “Super Wung Fu“, un potenziamento che rende il protagonista praticamente inarrestabile per una manciata di secondi. Le tecniche del Super Wung Fu sono sempre le stesse, ma riescono comunque a farsi apprezzare per la loro efficacia in battaglia.

Avanzando nell’avventura e completando i numerosi extra del gioco, il nostro personaggio ottiene punti “Karma” che ne valutano la bontà d’animo. Potrete gestire il vostro personaggio nella maniera che più vi aggrada, compiendo azioni sia buone che malvagie. Il Karma influisce attivamente sia sull’incedere della narrazione (nonostante sia sempre ostacolata dai problemi elencati in precedenza), sia sui poteri psionici utilizzabili. In ogni caso, essere buoni o malvagi non vi impedirà di eseguire azioni in senso opposto. I punti karma sono infatti cumulativi in entrambi i sensi, mostrando in ogni momento quante azioni buone o malvagie avete compiuto.

A concludere le varie proposte di gameplay di Biomutant troviamo una buona quantità di enigmi. Nonostante siano praticamente tutti opzionali e dedicati a meccaniche extra, devo ammettere che il loro utilizzo è stato ben studiato. Ottimi per accendere il cervello e fare una piccola pausa dall’esplorazione. In ogni caso sono tutti molto semplici, legati soprattutto al girare correttamente alcune manopole o al trovare una giusta combinazione di elementi a schermo.

La fine del mondo

Raggiunto il termine di questa recensione, non posso che concludere parlandovi degli aspetti prettamente tecnici di Biomutant.
Come già anticipato in precedenza, il titolo di Experiment 101 appare graficamente curato e sicuramente di piacevole impatto visivo, soprattutto nei confronti dell’ambientazione. I personaggi principali risultano unici e dal design ricercato, nonostante esso si perda negli NPC sparsi per il mondo di gioco. Buona invece la varietà di nemici proposta.

Per quanto Biomutant rimanga un titolo facile da padroneggiare, i comandi potrebbero apparire confusionari e non sempre reattivi, specialmente in combattimento. Allo stesso modo risulta il “lock” sui nemici, automatico ed impossibile da gestire.

Le musiche risultano ben orchestrate ed integrate al meglio alle varie fasi di gioco. Il titolo risulta inoltre completamente localizzato in italiano, sia nei testi che nel doppiaggio. Quest’ultimo risulta nel complesso ben fatto, con anche la presenza di voci ben riconoscibili (Emanuela Pacotto – Bulma di Dragon Ball). Per quanto la gestione del Narratore sia opinabile, essa non sminuisce di certo la qualità stessa del doppiaggio.

Concludendo, Biomutant presenta qualche problemino grafico non eccessivamente invadente. Oltre al pop up, visibile soprattutto sulle lunghe distante, sono incappato in diversi cali di frame rate ed a qualche rallentamento nell’esplorazione. I caricamenti, invece, risultano veloci e mai invadenti, anche in caso di morte. Ottima la stabilità del software e la totale assenza di crash dell’applicazione.

GUIDE TROFEI

Mirco Neri
Nato già vecchio, Mirco entra nel mondo dei videogiochi fin dalla tenera età, passando le giornate a guardare il fratello giocare su computer. Non appena le mani divennero abbastanza grandi da impugnare un pad, nulla lo ha più allontanato dai videogiochi. Appassionato di quasi ogni genere videoludico, Mirco cerca di testare con mano ogni gioco che gli capita sotto tiro, dalle corse automobilistiche ai giochi di ruolo. Nonostante l'età avanzi inesorabile continua a pensare che il pad lo seguirà nella tomba.

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