Trials of the Blood Dragon – Recensione

Trials of the Blood Dragon è stata in fin dei conti una piacevole sorpresa, grazie alla fusione dei due brand di Ubisoft. Nonostante qualche imprecisione nei controlli ed alcuni difetti tecnici, lo sviluppatore RedLinx è riuscito ad unire le due formule senza rovinarne le fondamenta di ognuna di esse. Non è un titolo che possiamo consigliare a tutti, ma la maggior accessibilità rispetto a Trials Fusion ed il prezzo al quale è venduto questo gioco sono indubbiamente due buoni biglietti da visita. Ora siam solo curiosi di sapere cosa combinerà successivamente Ubisoft con il brand Blood Dragon.

Annunciato a sorpresa durante la conferenza Ubisoft all’E3 2016, abbiamo potuto metter mano su Trials of the Blood Dragon. Avendo apprezzato sia Trials Fusion che Far Cry 3: Blood Dragon, le speranze di trovarci di fronte ad un buon titolo sono più che giustificate. Di seguito la nostra recensione!

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Uno strano mash-up
Diciamocelo, chi onestamente si aspettava un titolo del genere? Certo, ipotizzavamo lo sviluppo di un seguito del mai troppo decantato spin-off di Far Cry 3, ma non di certo con una formula di questo tipo. Prima di addentrarci nel gameplay di questo improbabile gioco, vogliamo illustrare velocemente il contesto nel quale si svolgono gli eventi narrati.
La palla passa questa volta in mano ai figli di Rex, il protagonista dello spin-off di cui abbiamo appena parlato. Roxanne e Slayter si trovano nell’ingrato compito di sconfiggere una nuova minaccia che incombe. I comunisti stanno infatti utilizzando i Blood Dragon ed il loro sangue per creare una nuova arma estremamente distruttiva. Il compito dei nuovi protagonisti è naturalmente quello di evitare la catastrofe, in un susseguirsi di eventi e nemici improbabili.
Può un incipit così banale ed essurdo creare i presupposti per tenerci incollati allo schermo? Decisamente sì, anche perché le situazioni che abbiamo affrontato ci sono parse talmente folli che da sole sono valse il prezzo del biglietto.
Il gioco è composto da 30 missioni ed il completamento delle stesse ci ha impegnato per circa 5 ore. La difficoltà, sottolineamolo, è ben inferiore a Trials Fusion, nel nome di un maggior grado di accessibilità. Certo, solo i più bravi possono puntare ai punteggi migliori ed a trovare tutti i segreti, con la longevità che ne giova di conseguenza.

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Trials…
Il primo impatto con Trials of the Blood Dragon ci ha subito ricordato la serie Trials e per questo ci siamo sentiti subito a casa. Le meccaniche di base sono infatti le stesse che abbiamo elogiato nella recensione di Trials Fusion, definito all’epoca come un gioco di motocross con meccaniche platform basato sulla fisica. Di base, il nostro obiettivo è quello di andare da sinistra verso destra in un percorso più o meno lineare, cercando di non cadere dal nostro mezzo ed evitando che il tempo a nostra disposizione scada.
Queste meccaniche si portano appresso tutti i pregi ed i difetti riscontrati in Trials Fusion. Il gameplay è infatti più che godibile grazie al sistema di controllo che, pur presentando qualche leggera imprecisione, ci è parso assolutamente di ottimo livello. Insomma, basta prenderci la mano per far propria la padronanza del mezzo ed evitare rovinose cadute ed ottenendo quindi il tanto ambito grado A+.
Come già detto, la curva di difficoltà è ben più morbida rispetto a Trials Fusion, al fine di venire incontro alle esigenze di tutti. Mentre in quest’ultimo le fasi finali erano praticamente impossibili da portare a termine, in Trials of the Blood Dragon abbiamo avuto sicuramente meno filo da torcere, tranne che per le zone facoltative bonus.

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… of the Blood Dragon!
Leggendo fino a qui la recensione, vi sarete posti una domanda del tipo “cosa cambia da Trials Fusion?”. Quesito più che legittimo, visto che non abbiamo ancora parlato delle novità introdotte nel titolo che stiamo analizzando.
Innanzitutto, le sezioni a bordo di veicoli contano l’introduzione di nuovi mezzi, come carrelli da miniera, veicoli blindati e macchine radiocomandate. Ognuno di questi veicoli è caratterizzato da una fisica ben differente rispetto alla moto da cross, ripercuotendo il tutto nella sensibilità del sistema di controllo. Non solo, tanti dei livelli di guida presentano nemici umani ai quali sparare usando la levetta destra, oltre che avversari ben più grossi dai quali fuggire. In altri percorsi l’analogico di destra ci servirà per azionare un pratico rampino col quale agganciarci ad apposite superfici per superare salti più impegnativi.
La vera novità di Trials of the Blood Dragon sono le missioni a piedi, strutturate come il più classico degli action-platform bidimensionali. Potremo infatti muoverci e saltare, risolvendo piccoli emigmi ambientali e sparando sempre con l’ausilio della levetta destra. Inizialmente queste parti sembrano stonare con il resto della produzione, ma poco dopo risultano ben amalgamate con le sezioni sui mezzi.
In generale ci siamo trovati a nostro agio con il controllo dei personaggi, tranne che per alcune varianti di esse, come le fasi con il jetpack. Queste ultime ci sono parse frustranti proprio a causa dell’impreciso sistema di controllo, specialmente quando ci siamo trovati a trasportare una pesante sfera in una delle missioni avanzate.

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VHS Style
L’aspetto tecnico e la complessità poligonale di Trials of the Blood Dragon sono essenzialmente gli stessi di Trials Fusion ma la texturizzazione e la palette cromatica riprendono tutto ciò che c’era di buono in Far Cry 3: Blood Dragon.
I modelli sono generalmente di buona fattura, gli script ben congegnati e gli effetti di luce fanno il loro dovere in maniera più che dignitosa. Rispetto a Trials Fusion non vi sono problemi nel caricamento delle textures, mentre permane un po’ di aliasing a sporcare il quadro complessivo.
Come detto poco fa, i colori tendono molto all’acido ed allo psichedelico e lo stile in generale richiama molto la cultura anni ’80. Stesso discorso per i filmati cartoon tra una missione e l’altra, davvero ben riusciti. Non mancano citazioni a videogiochi, film o gruppi dell’epoca, che di cui non vogliamo dire nulla per non rovinarvi la sorpresa.
Assolutamente buona la componente audio, sia se parliamo degli effetti sonori che della colonna sonora, volutamente retrò e carica di nostalgia. Il doppiaggio in inglese è nella media, anche se avremmo preferito un’adattamento completo in italiano. Essendo una produzione di Ubisoft i menu ed i sottotitoli sono stati completamente tradotti nella nostra lingua, con un buon risultato complessivo.

GUIDE TROFEI

Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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