Townsmen: A Kingdom Rebuilt – Recensione

Townsmen: A Kingdom Rebuilt, sicuramente, non è il miglior gestionale in circolazione, poiché proprio questa azione si limita ad un ricollocamento della popolazione in ambito lavorativo e ad una gestione dell'economia poco approfondita. Tutto sommato, il titolo fa bene ciò che deve fare e non arranca nel disporre di una discreta varietà di scenari su cui fondare il proprio regno. Cosa che, però, non si ripete per quanto concerne le costruzioni e la formazione della città.

Townsmen: A Kingdom Rebuilt è un titolo che lascia poco spazio all’immaginazione, esso si annovera tra i gestionali, riconosciuto nel sottogenere dei city builder. In tale ambito regnano sviluppatori come Paradox Interactive oppure Kalypso Media, anche se strizzano l’occhio più da vicino all’impostazione ludica degli strategici in tempo reale. Quest’oggi vi parleremo nel dettaglio, in sede di recensione, della nuova opera di HandyGames, meglio conosciuti per Lock’s Quest e porting per dispositivi mobili come This is the Police 2 e Rebel Cops. Townsmen: A Kingdom Rebuilt, come citato poc’anzi, si unisce a quella trafila di titoli i quali affidano nelle mani dei giocatori le chiavi di una città (o di un castello, data l’impostazione del titolo). Essi hanno il compito di costruire, espandere e gestire il proprio regno. Partire da zero per arrivare a gestire un qualcosa di molto, molto, complesso. Vi raccontiamo com’è andata in questa nostra nuova recensione.

Townsmen: A Kingdom Rebuilt, la dura vita di un Re – censore

Townsmen ci porta indietro nel medioevo, teatro di leggende, grandi miti ed Age of Empires. Egli struttura la sua campagna principale in vari scenari, ognuno dei quali propone una main quest e tante missioni secondarie capaci di farci accumulare esperienza e corone (che approfondiremo più avanti), in modo tale da progredire di livello sbloccando, infine, nuove possibilità di gameplay. Insomma, nulla di così complesso fondamentalmente, poiché il tutto consiste nel completare gli obiettivi legati allo scenario per raggiungere la fatidica conclusione. Sta al giocatore scegliere con quale tipo di gestione arrivare al traguardo. A seguire troviamo dei semplici scenari, diversificati tra loro a seconda degli obiettivi da portare a termine, la cui difficoltà e dimensioni della mappa cambiano, in modo tale da offrire un pizzico di varietà anche per il regno che andremo a costruire.

Passando finalmente all’atto pratico, come si governa un regno in Townsmen? Nulla di così estremamente unico nel suo genere, infatti la gestione del regno si presenta piuttosto semplificata. In primis, in qualità di sire, bisogna tenere alto il morale dei sudditi per impedire che quest’ultimi possano replicare una sorta di rivoluzione francese. Per farlo, il titolo mette a disposizione diversi strumenti, primo tra tutti le tasse. Aumentare e diminuire la quantità di tributi che i cittadini devono pagare al re, determina in gran parte l’umore dei sudditi: esagerare con l’aumento genera un malcontento tale da elevare torce e forconi come strumenti di democrazia popolare, diminuendole al minimo storico, invece, influenzerà i vostri ricavi e le spese che potrete effettuare per la gestione del regno. È importante dunque trovare l’equilibrio tra tasse e felicità del popolo per ottenere due benefici necessari: fedeltà e ricavi sempre positivi. Senza moneta gli scambi commerciali vengono meno e sopperire alla mancanza di alcune materie prime, vitali per la produzione, diventa un compito sempre più arduo. Fortunatamente, le tasse non sono l’unico strumento a nostra disposizione: possiamo monitorare, ogni volta che lo desideriamo, quali sono i desideri del popolo, assieme alle loro necessità ovviamente.

Costruire, espandere e sviluppare!

Eccoci giunti finalmente al cuore medievale di Townsmen: A Kingdom Rebuilt. Un regno, per potersi avviare verso la costruzione di nuovi edifici, ha bisogno pur sempre di risorse a cui attingere. Innanzitutto, avere dei falegnami e dei cacciatori per procurare legname e cibo è sicuramente un buon punto di partenza. Da esso arrivano costruzioni come case, fattorie e miniere, in modo tale da avviare un reperimento automatizzato di materie prime. Da qui seguirà un’espansione a pieno regime, occupando il territorio a nostra disposizione con abitazioni ed edifici vari per poter incrementare l’economia del regno. Man mano che aumenteranno le costruzioni, parallelamente, aumenteranno le materie prime necessarie e, di conseguenza, anche il deposito si riempirà del tutto. Avere il deposito pieno può creare degli svantaggi, primo tra tutti la possibilità di non poter depositare e successivamente utilizzare determinate materie prime. In tale situazione sarete costretti a costruire nuovi depositi. Ogni volta che un operaio costruirà un edificio adibito alla produzione, esso verrà integrato automaticamente come lavoratore al suo interno, così da facilitare a grandi linee la gestione del popolo e il modo in cui viene impiegato.

Costruire ed espandere il proprio regno è la base di Towmsmen, ma anche lo sviluppo necessita della sua attenzione. Ogni struttura ed apparato della città potrà  essere evoluta in due modi: il primo è il normale upgrade dell’edificio, il quale trarrà dei bonus tra cui un lavoratore extra, una maggiore durabilità e tempi di produzione ottimizzati, l’altra, invece, è la ricerca. Ad ogni livello raggiunto dal giocatore si sbloccheranno dei punti ricerca che, a loro volta, potranno essere spesi in quattro categorie: costruzioni, finanze, popolazione ed infine guardia. Potenziando ognuno dei quattro aspetti fondamentali del regno si ha accesso a dei bonus passivi, ognuno dei quali è capace di ridurre alcuni tempi, come il deterioramento delle strutture, o vantaggi negli affari commerciali, in modo tale da poter governare senza troppi indugi.

Preservare e difendere!

In Townsmen non mancheranno di certo gli attacchi da parte dei barbari, pronti a saccheggiare e distruggere il vostro regno. Tale offensiva necessita di una concreta risposta e l’unico mezzo a vostra disposizione sono delle costruzioni speciali, come la caserma e le torri di guardia. Costruendole, non solo il vostro regno potrà possedere un esercito, ma con le torri ben disposte sarà possibile individuare ed eliminare eventuali minacce le quale verranno combattute dall’IA del gioco. Gestire le costruzioni militari richiede un grande dispendio di risorse, prime tra tutte armi e armature che potranno essere acquistate dal mercato o prodotte dai fabbri. Possedere una buona linea difensiva limita i danni, ma il rischio di perdere una battaglia entro i confini della vostra città è onnipresente.

Come già menzionato poco fa, le costruzioni deteriorano man mano che il tempo passa. Mantenere ottime le condizioni degli edifici non solo manterrà alto il morale del popolo, ma permetterà a quest’ultimo di poterne fare uso comodamente, sia esso un luogo di lavoro o un’abitazione. Il deterioramento sarà uno dei vostri principali nemici, poiché la velocità con cui essi cadono a pezzi, soprattutto se abiliterete la velocità “cinque per”, è pressoché incredibile e stare dietro alle condizioni delle strutture a volte può essere complicato. Ebbene, ristrutturare un edificio richiede denaro e risorse, le quali normalmente non sono un problema da reperire. Se però le condizioni lavorative del popolo riverseranno in una situazione poco favorevole, recepire denaro e legname utile potrebbe incontrare qualche ostacolo.

Inoltre, ciascun scenario percorre le quattro stagioni, le quali avranno una grande influenza sulla produzione di materie prime. Un esempio pratico sono le coltivazioni, le quali non cresceranno durante la stagione invernale, il ché produrrà un danno economico che andrà sopperito con altre produzioni oppure mandando a caccia i propri cittadini. A tutto ciò si aggiungono le calamità naturali come valanghe o temporali, le quali possono danneggiare o distruggere gli edifici coinvolti.

Nulla da aggiungere sul fronte tecnico. A parte un glitch grafico presentatosi durante la nostra prova, il titolo si comporta piuttosto bene. Le musiche ad accompagnare la gestione del regno sono calzanti e l’aspetto grafico animato si fa apprezzare ben volentieri.

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Matteo Murri
Matteo Murri
Appassionato di videogiochi e anime sin da tenera età, il suo primo videogioco fu Super Mario 64 per Nintendo 64, col tempo si affezionò alle console di Sony partendo appunto dalla prima Playstation. Oggi è un cacciatore di trofei su Playstation 4, predilige gli sparatutto, i titoli di corse e i picchiaduro, ma gioca veramente di tutto!

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