Song Of Horror – Recensione

Nonostante il gioco non brilli sul lato tecnico e nel sistema di movimento del personaggio, Song Of Horror è senza dubbio un ottimo survival per chi cerca un'esperienza vecchia scuola. Molti enigmi, porte da aprire ed un'attenta osservazione per l'ambiente circostante. Il suo non avere un protagonista principale e la meccanica del permadeath, rendono l'esperienza un senso di ansia davvero appagante. Consigliamo il titolo a tutti coloro che cercano un survival horror che li tenga incollati allo schermo per tutta la sua durata.

Rilasciato originariamente sotto forma episodica nel corso 2019, Song Of Horror approda sulle console di attuale generazione con una versione completa di tutti gli episodi rilasciati. Attualmente è quindi possibile accedere all’intero prodotto senza intoppi ed interruzioni.

L’obiettivo dei ragazzi di Protocol Games, piccolo team indipendente, consiste nel voler offrire ai giocatori una vera e propria esperienza “vecchia scuola” a tema survival horror. Al tutto viene aggiunto un leggero tocco di difficoltà, come ne è da esempio il “permadeath” dei personaggi. Da qui nasce la presenza di un gruppo di 4 personaggi ad episodio, ognuno dei quali intenzionato a scoprire i misteri dietro agli scenari che andremo a visitare.

Terminata questa breve introduzione, mettetevi comodi e partite insieme a noi in questa nuovissima recensione di Song Of Horror.

La maledizione del Carillion!

Il titolo è ambientato nel 1998, con le vicende di “Daniel Noyer” a sancire il prologo della storia. Questo primo protagonista è un impiegato di una casa editrice, il quale è stato incaricato di indagare sull’improvvisa scomparsa di “Sebastian Husher”, noto scrittore che vanta milioni di copie vendute.

Raggiunta la prima tappa del nostro viaggio, il presunto luogo della scomparsa, Daniel scoprirà che la casa di Husher è infestata da una Presenza maligna, pronta ad intrappolare chiunque osi avvicinarsi ad essa. Apparirà in seguito chiaro che l’artefice di questa situazione è uno strano carillon realizzato a mano.

Senza voler scendere troppo nei particolari, prende così vita la trama di Song Of Horror. Una trama suddivisa in ben cinque episodi, nella quale dovremo risalire alla causa di tutto ciò.
Una delle particolari meccaniche che più abbiamo apprezzato è proprio l‘assenza di un vero e proprio protagonista. Infatti, il team di sviluppo ha messo a disposizione del giocatore una serie di personaggi unici, ognuno diverso dall’altro, con caratteristiche e abilità differenti. Ognuno di essi si distingue per capacità, come stealth, velocità e molto altro. Adatti per accompagnare l’avventura di ogni genere di giocatore.

Come anche già anticipato in apertura, una delle meccaniche chiave del gioco è senza dubbio la “permadeath“, il quale può però essere disattivato dal giocatore. Alla morte di ogni personaggio, infatti, sarà necessario scegliere un altro individuo con cui tentare il completamento del livello. Nel caso dovessero morire tutti i personaggi, sarete costretti a ricominciare dal principio.

Fear of the dark!

Dal punto di vista del gameplay, Song Of Horror prende moltissima ispirazione dal primo Resident Evil. Oltre ad ereditarne lo stile di movimento e le movenze stesse del personaggio – purtroppo molto legnose, il ché rende il muoversi in spazi stretti o il correre via da una Presenza un compito abbastanza difficile -, ne eredità anche gli enigmi. Porte chiuse, chiavi ed altro ancora, tutti molto ispirati e obbligatori per avanzare nel livello e raggiungerne il termine. Infatti, all’interno di ogni livello ci sarà moltissimo da esplorare, incitando i giocatori più curiosi a scandagliare da cima a fondo i vari scenari proposti dal team di sviluppo.

All’interno dei vari livelli sono presenti le già citate Presenze, pronte ad uccidervi in qualsiasi momento. Queste, oltre a manifestarsi sotto forma di persona in qualche angolo buio dello scenario, creano un’atmosfera davvero da brivido. Il tutto reso ancor migliore dall’ottima cura nella realizzazione dei suoni ambientali, i quali riescono a trasmettere un intenso e continuo senso di ansia nel giocatore.

Le Presenze non sono mai le stesse ed appaiono in maniera casuale ed improvvisa. È possibile che la loro frequenza venga accentuata o mitigata se il personaggio in utilizzo è avvantaggiato nello stealth, ma i loro improvvisi attacchi vi coglieranno sempre di sorpresa. Il titolo non permette di difendesi in alcun modo dalle Presenze, ma bensì si dovrà scappare al riparo. Una volta nascosti sarà inoltre necessario superare un minigioco, il quale consiste, tendenzialmente, nel chiudersi dentro ad un armadio e nel regolare il battito cardiaco per non farsi sopraffare dalla paura. Un’aggiunta davvero carina che abbiamo apprezzato particolarmente.

Per concludere, lo stile di gioco proposto da Protocol Games si sposa benissimo con quello che hanno voluto creare con Song Of Horror. Un’esperienza horror vecchia scuola, che fa di enigmi, puzzle ed una attenta analisi il suo punto di forza. Al netto del sistema di movimento alquanto frustrante, abbiamo comunque apprezzato moltissimo il non poterci difendere dagli eventuali attacchi delle entità e la totale casualità con cui appaiono in ogni partita.

Non ho paura del buio!

Song Of Horror arriva sulle console di attuale generazione con una risoluzione in 1080p e 60fps, sia per la versione PS5 in retrocompatibilità che per i possessori di PS4 Pro.

Anche se il titolo non brilla particolarmente sul lato tecnico – vista anche la scarsa cura nella realizzazione dei diversi personaggi -, abbiamo però ben apprezzato i diversi luoghi che compongono i vari episodi della produzione. Molto ispirati e vari.

Abbiamo trovato un comparto sonoro davvero di ottima fattura, vista anche l’attenta cura nel trasmettere un senso di ansia al giocatore. Nulla da aggiungere sul doppiaggio, poiché assente la lingua nostrana.

GUIDE TROFEI

Francesco Suozzo
Appassionato di console sin da bambino, ha cominciato la sua carriera da videogiocatore con l'intramontabile PlayStation One e tanto tempo ci vorrà prima di attaccare il DualShock al muro. Predilige con maestria quasi tutti i generi videoludici, eccezion fatta per i puzzle game. Ha un debole per JRPG e RPG ed è un malato di Final Fantasy e Metal Gear Solid.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci qui il tuo nome