Sinner: Sacrifice for Redemption, nuovo titolo souls like sviluppato dal team cinese Darkstar Games, è finalmente arrivato sulle nostre console e grazie ad un codice arrivato in redazione possiamo dirvi la nostra.
Il titolo non ha goduto di un’elevata copertura mediatica, tanto che risulta sconosciuto per la maggior parte dei giocatori. Sinner non vuole imporsi sul mercato come il classico souls-like, e si presenta con una forma leggermente diversa dai capistopiti di questo genere proponendo una struttura “Boss Battler”, in cui dobbiamo sconfiggere un susseguirsi di boss facendo i conti, ad ogni combattimento, con alcuni depotenziamenti che vanno ad intaccare le nostre statistiche, dandoci parecchio filo da torcere.
Nella nostra recensione vi parleremo proprio di queste differenze che lo distaccano dai classici capostipiti del genere, rendendolo forse un po’ unico. Ovviamente per scoprire se l’obiettivo è stato centrato dovete andare avanti e leggere le prossime righe!

Si torna in un souls-like con la nostra recensione di Sinner: Sacrifice for Redemption

Sinner racconta le gesta di Adam, un viandante, o meglio un cavaliere ignoto, in cerca di redenzione. Per portare a termine la sua missione, il nostro eroe deve affrontare diversi ostacoli che lo mettono alla prova fino alla resa dei conti, che arriva ovviamente nello scontro finale.
Con questo filone narrativo, per niente originale, veniamo catapultati nel mondo di Sinner, dove, prima di arrivare allo scontro finale, siamo chiamati a sconfiggere sette boss, ognuno dei quali è contraddistinto da caratteristiche e moveset differenti.
Il titolo non gode di una longevità elevata; per riuscire nell’impresa, soprattutto se siete degli appassionati o ancora meglio dei veri e propri veterani di questo genere, vi basteranno circa un paio d’ore per arrivare all’epilogo.

Sinner: Sacrifice for RedemptionCome già detto all’inizio della recensione, Sinner non vuole imporsi sul mercato come il classico souls-like, e la formula “Boss Battler”, che impone solo scontri contro  i boss, è l’idea che il team di sviluppo ha avuto per distinguersi dalla massa.
Il gioco ci propone sette boss fight prima di arrivare alla battaglia finale. Prima di immergerci nello scontro, vengono modificate negativamente, ed in modo casuale, alcune nostre statistiche. Ci possiamo ritrovare infatti a dover affrontare uno scontro con la salute del personaggio ridotta, piuttosto che con una dose di cure inferiore rispetto al normale o una potenza d’attacco decisamente più bassa. Si tratta, com’è facile intuire, di una buona soluzione per proporre scontri con variabili sempre differenti, in cui per avere la meglio non va lasciato nulla al caso. Ovviamente le difficoltà non finiscono qui: ad ogni scontro, oltre a nuovi debuff assegnati, si conservano anche i malus accumulati negli scontri precedenti, e questo significa che il giocatore deve mettereci sempre più attenzione per portare a casa la vittoria. Certo, detta così può sembrare che in Sinner si può arrivare ad avere situazioni di svantaggio troppo elevante, ma vogliamo consolarvi dicendovi che abbiamo sempre combattuto scontri molto equilibrati.
Proprio queste particolari variabili rendono Sinner un titolo unico, in cui ancor di più è l’abilità del giocatore nel padroneggiare il personaggio a fare la differenza.
Proprio per quanto sopra detto, possiamo tranquillamente affermare che Sinner ci ha davvero divertiti: abbiamo trovato alcune boss fight davvero impegnative ed altre un po’ più semplici, ma a catturare l’attenzione durante la battaglia è la cura riposta nella realizzazione dei i boss sotto ogni punto di vista, e le varie arene in cui combattiamo.

A differenza della formula proposta, il gameplay di Sinner non si allontana molto da quanto già visto negli altri titoli di questo genere. Troviamo, infatti, i classici attacchi leggero e pesante, la schivata e la parata, insomma lo stretto necessario per affrontare i boss.
Essendo un “Boss Battler”, nel gioco non è possibile aumentare le statistiche o il numero di cure disponibili. Durante gli scontri è possibile avvalersi di due armi, una spada leggera e una pesante, quest’ultima pensata per rompere le corazze dei nemici.
Abbiamo poi l’item preposto alla cura, alcune frecce da lanciare, utili se il nemico è distante o quando rimane in fin di vita; a seguire, il nostro equip è composto anche da bombe incendiare ed un oggetto utiler per infuocare la nostra arma, che permette di colpire con più danno ma consuma anche i nostri punti vita, quindi occhio!
La IA dei boss è ben sviluppata e gestisce a dovere ogni situazione. Ognuno è caratterizzato da un proprio moveset, da scoprire e da studiare attentamente, e mai vi capiterà di sentire quella sensazione di deja-vu.
Il pacchetto offerto da Darkstar è davvero ottimo e valido sotto ogni punto di vista; scontri sempre appaganti, nessuna boss fight monotona o noiosa, scontri sempre equilibrati….peccato solo per la breve durata dell’esperienza.

A chiudere il quadro di Sinner: Sacrifice for Redemption c’è un comparto grafico gestito da una risoluzione a 1080p ed un framerate a 60fps, caratteristiche che troviamo identiche sia per la PlayStation 4 versione Pro che per la “standard”.
Quanto realizzato dal team di sviluppo è assolutamente di altissima fattura, la cura dei dettagli risulta essere maniacale e la realizzazione è dettagliatissima, tanto da rendere ogni ambientazione unica e che cala il giocatore nell’atmosfera cupa del titolo.
Stesso discorso vale per il sonoro, composto da una serie di brani epici e che valorizzano ogni combattimento. Il doppiaggio, invece, è quasi totalmente assente.

RASSEGNA PANORAMICA
Voto
8.0
Appassionato di console sin da bambino, ha cominciato la sua carriera da videogiocatore con l'intramontabile PlayStation One e tanto tempo ci vorrà prima di attaccare il DualShock al muro. Predilige con maestria quasi tutti i generi videoludici, eccezion fatta per i puzzle game. Ha un debole per JRPG e RPG ed è un malato di Final Fantasy e Metal Gear Solid.

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