Shenmue 1 e 2 HD Collection – Recensione

Yu Suzuki debutta finalmente nel grande pubblico con la serie di Shenmue, riproposta in una collection su Playstation 4, Xbox One e PC. Giocare questa serie nel 2018 permette al videogiocatore di conoscere le fondamenta dell'attuale tendenza del mercato videoludico, ossia gli Open World. Shenmue ha un'importanza culturale che non va ignorata e a questo punto non possiamo nemmeno ignorare l'attesa che ci separa da Shenmue 3, previsto per il 27 agosto 2019.

Shenmue 1 e 2 Collection approda finalmente su PlayStation 4 e Xbox One  grazie all’operazione di porting compiuta da SEGA. Disponibile a un prezzo di 34,99€, l’opera magna di Yu Suzuki nata nel 1999 su Sega Dreamcast torna in una raccolta che racchiude i due capitoli finora pubblicati, in attesa del terzo capitolo in arrivo il 27 agosto 2019 su PlayStation 4.
Abbiamo giocato e completato i due titoli e non vediamo l’ora di introdurvi, con questa nostra recensione, in quella che è una delle opere più importanti della storia videoludica, da cui nasce anche il concetto di Open World a cui siamo tutt’ora abituati.

AnteprimaProdottoVotoPrezzo
Shenmue 1 e 2 (PS4) Shenmue 1 e 2 (PS4) 43 Recensioni 19,98 EUR

Il grande ritorno dell’opera magna di Yu Suzuki

Che cos’è Shenmue? Shenmue è l’opera magna di Yu Suzuki approdata col primo capitolo nel 1999 su Sega Dreamcast e successivamente, nel 2001, col secondo capitolo sempre sulla console di casa SEGA e su Xbox. Al tempo la serie non ebbe modo di farsi conoscere al grande pubblico: con la nascita della prima PlayStation seguita da un successo spropositato, il già non tanto fortunato SEGA Dreamcast si trovava sulla via del tramonto, ma ciò che aggiunse maggior valore a quella console fu proprio la serie di Yu Suzuki.
Ciò che costituisce Shenmue è un’idea visionaria mai realizzata completamente oggi giorno in altri prodotti a cui siamo abituati a giocare, ma soprattutto tale idea risulta ancora preservata e mai invecchiata male. Giocarlo nel 2018 assume una primaria importanza, soprattutto per un mercato che offre spesso e volentieri titoli che propongono massima libertà d’azione ed esplorazione al giocatore, cercando di immergerli il più possibile all’interno di un mondo vasto solo all’apparenza. Shenmue è il precursore di quello che oggi definiamo Open-World, il cui gioco non è pensato per essere finito ma per perdersi al suo interno, in tutto quello che ha da offrire, dalle attività secondarie ai minigiochi, ma di questo ve ne parleremo più avanti.
La storia ha inizio il 29 novembre 1986 a Yokosuka, una città nella prefettura di Kanagawa situata nella baia di Tokyo, dove il nostro protagonista, Ryo Hazuki, sta correndo verso casa perché la sua famiglia è in pericolo. Appena arrivato al dojo, la scena si apre con l’assassinio del padre Iwao, ucciso da Lan Di, quest’ultimo alla ricerca di un tesoro dal valore inestimabile che possiede la vittima. Da qui inizia il viaggio del giovane protagonista, appena diciottenne, che trova la volontà di vendicare suo padre.
Partendo dal primo capitolo, la trama ha un inizio piuttosto lento, in cui ci ritroveremo ad interagire con qualsiasi persona del luogo in ricerca di qualche informazione che apra la pista sull’assassino la cui identità, oltre al nome, rimane ancora sconosciuta al ragazzo. Ed è proprio da questo continuare a cercare informazioni che faremo la conoscenza di vari personaggi, esplorando maggiormente alcune sfaccettature delle loro storie, tra cui Nozomi che si rivelerà essere un’amica d’infanzia di Ryo che studia all’estero. In seguito, però, Ryo si troverà costretto a dover partire per Hong Kong, luogo dove il viaggio entrerà nel vivo.
Con Shenmue 2 la storia proseguirà con sviluppi ancor più interessanti, dove la tematica del Kung fu verrà approfondita  sensibilmente, esplorando alcuni miti e tradizioni che compongono questa antica arte marziale cinese. Arrivato nella città, il protagonista farà la conoscenza di ben cinque maestri che gli insegneranno i 4 Wude, un insieme di regole etiche a cui il praticante di Wushu deve sottostare; proprio grazie a questo che in Shenmue 2 avremo una crescita esponenziale di Ryo non solo nell’arte del combattimento ma anche nell’animo.
Per tutta la durata del suo viaggio, Ryo non è mai da solo: spesso e volentieri vi saranno nuovi personaggi che lo affiancheranno e lo aiuteranno nella ricerca di Yuanda Zhu, colui che sa per quale motivo sia morto realmente Iwao Hazuki. Tale ricerca porterà Ryo a Kowloon, in cui ancora una volta si ritroverà a dover salutare coloro che lo hanno aiutato fino a quel momento, ma nonostante questo sarà sempre più deciso a scoprire la verità.
E anche qui, una volta trovato Yuanda Zhu con non poche difficoltà, Ryo è pronto nuovamente a ripartire, questa volta verso Guilin, un piccolo paese dove suo padre si allenava con Lan Di. Ed è forse da questo momento in poi che emerge il vero tema principale di Shenmue, rimasto nascosto fino a questo punto, dove la narrazione cambia completamente, ma soprattutto, questo è il momento in cui Ryo conoscerà Shenhua, la ragazza che le appariva sempre in sogno. Proprio nelle battute finali di Shenmue 2, si presenta il filo rosso del destino, rimasto nascosto finora sotto gli occhi di tutti, un elemento che assume il ruolo primario e che in un modo o nell’altro, ha permesso a Ryo di incontrare la ragazza.

La serie di Shenmue tra il 1999 e il 2001, periodo in cui uscirono i due capitoli, ha delle peculiarità che ancora oggi sono rimaste conservate e mai invecchiate male. Non a caso, come vi abbiamo detto prima possiamo definire la saga Yu Suzuki come il precursore degli attuali Open World, questo grazie all’idea di base su cui si fonda la serie.
Shenmue nasce con la sigla FREE, acronimo di Full Reactive Eyes Entertainment, indicando la tipologia di gioco che la serie doveva essere; l’obiettivo posto infatti non era quello di permettere al giocatore di completare la storia, bensì doveva permettere a quest’ultimo di immergersi completamente all’interno del mondo di gioco, questo grazie anche ad alcune chicche che sono rimaste preservate nel tempo. La peculiarità della serie infatti era un’idea visionaria per gli inizi del nuovo millennio: il titolo sfrutta un’intelligenza artificiale programmata per dare una routine ai personaggi non giocabili, mentre la geografia del luogo è identica a quella presente nel 1986, dove il sistema meteorologico dinamico riprende le condizioni meteorologiche reali dei giorni in cui si svolge la storia del gioco. Ed avere tutto ciò non poteva che essere una rivoluzione all’interno del medium videoludico al tempo, dati anche i limiti degli hardware, ma a quanto pare tutto ciò è stato reso possibile.
Continuando, Shenmue si annovera tra gli adventure game e simulatori di vita, proponendo un mondo di gioco piccolo solo all’apparenza dato che le aree di gioco non sono propriamente interconnesse tra loro attraverso dei passaggi, bensì con dei brevi caricamenti in cui l’orario di gioco avanza di qualche minuto. L’idea del mondo di gioco costruito ha un’evoluzione tangibile nel secondo capitolo, in cui troveremo una Hong Kong viva e ricca di contenuti secondari, tra cui tanti mini giochi che ci permetteranno di racimolare un po’ di soldi che potranno essere spesi acquistando nuove mosse oppure oggetti collezionabili, tra cui i gashapon. I collezionabili non hanno una particolare utilità se non quella di sbloccare qualche trofeo del gioco.
Passando invece per le mosse da acquistare presso alcuni punti vendita, come negozi di antiquariato, esse serviranno ad espandere il nostro combat system ispirato ad un’altra produzione di Yu Suzuki, ossia Virtua Fighter. Il sistema di combattimento, infatti, pescherà a piene mani alcuni elementi tratti dal picchiaduro citato poc’anzi, proponendo quello che è un gameplay piuttosto arcade condito da una libertà di movimento concessa al videogiocatore, che potrà muoversi nell’area delimitata dello scontro ed approcciare come meglio crede i nemici, grazie alle varie tecniche d’arti marziali disponibili. A tal proposito, vi sarà anche un sistema di progressione delle mosse, qualora non fossimo in grado di padroneggiarle direttamente durante l’allenamento con il maestro, potremo farlo durante i combattimenti successivi utilizzando ripetutamente la mossa desiderata, per poterla utilizzare al meglio. Un’altra meccanica che qui trova la sua definizione sono i Quick Time Event, presenti in alcuni spezzoni di gioco, in cui spesso e volentieri ci troveremo a premere anche una lunga sequenza di tasti.
Tornando invece alle attività secondarie, sia nel primo che nel secondo capitolo troveremo alcune sale arcad, dove ad attenderci vi saranno alcuni cabinati di Space Harrier, Outrun ed Afterburner, che si presentano nelle loro versioni originali come mini giochi usufruibili in qualsiasi momento.
Alcune piccole menzioni da fare sono la presenza dell’agenda di Ryo, utile per mantenere sempre le informazioni ricevute dai vari NPC per quanto riguarda la main quest e le gare di muletto nel primo capitolo, dove il sistema di guida puramente arcade sicuramente non è uno degli aspetti più affascinanti del titolo.

I due capitoli della saga tornano su PlayStation 4, Xbox One e PC grazie al porting delle versioni originali ed è possibile optare per un formato 4:3, per rendere il tutto più vintage, oppure possiamo modernizzare il tutto attraverso i 16:9.
E’ possibile cambiare anche il doppiaggio, da quello inglese a quello originale giapponese, ma non è presente la localizzazione italiana come accade di consueto nei titoli di SEGA. L’HUD di gioco è identico alla versione originale, anche se i comandi sono stati rimappati piuttosto bene. Anche la qualità delle texture è stata rifinita in occasione del lancio su current-gen.
La qualità audio, invece, è rimasta quella di allora, così come la colonna sonora che a distanza di vent’anni è ancora affascinante.

GUIDE TROFEI

Sid Meier’s Civilization 6 – Recensione

Uscito originariamente su PC nel 2016, il sesto capitolo della saga di Civilization è approdato anche su PlayStation 4 proprio il 22 Novembre di...

Shenmue 3 – Recensione

Shenmue, Yu Suzuki e FREE, tre nomi che hanno rivoluzionato l'industria videoludica. La serie di Shenmue, rimasta orfana di un seguito per 18 lunghi...

Narcos: Rise of the Cartels – Recensione

Quanti di voi hanno giocato, almeno una volta, ad un Tie-in? In quanti ne siete rimasti soddisfatti? Con l'approssimarsi della nona generazione di console,...

Blacksad: Under the Skin – Recensione

Ricordo abbastanza bene il teaser di annuncio di Blacksad: Under the Skin. Parliamo del 2018 e, per quanto non conoscessi le origini del brand,...
Matteo Murri
Appassionato di videogiochi e anime sin da tenera età, il suo primo videogioco fu Super Mario 64 per Nintendo 64, col tempo si affezionò alle console di Sony partendo appunto dalla prima Playstation. Oggi è un cacciatore di trofei su Playstation 4, predilige gli sparatutto, i titoli di corse e i picchiaduro, ma gioca veramente di tutto!

1 commento

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci qui il tuo nome