Saints Row IV: Re-Elected & Gat Out of Hell – Recensione

In definitiva, nonostante le molte ore di divertimento offerte e l'introduzione dei poteri, non possiamo eleggere Saints Row IV (e relative espansioni incluse) come paradigma dei giochi free roaming. Il titolo originale aveva già il sapore di un DLC del terzo capitolo e qui l'effetto “minestra riscaldata” è ancora più evidente. Tutto questo, unito allo svogliato lavoro di rimasterizzazione, finisce per decretare Saints Row IV: Re-Elected & Gat Out of Hell una mezza delusione. L'intero pacchetto viene salvato dal fatto che è venduto a prezzo budget e lo consigliamo soltanto ai veri fan della saga.

La moda delle rimasterizzazioni di titoli recenti ormai sta diventando incontrollabile e nemmeno Saints Row IV fa eccezione in tal senso. Non avendo avuto modo di recensire il titolo originale su PlayStation 3, in questo articolo tratteremo in modo approfondito sia quest’ultimo che il DLC stand-alone incluso nella versione inviataci da KochMedia, ossia Gat Out of Hell.

Il cucchiaio non esiste!
Nato come espansione del terzo gioco della serie, Saints Row IV narra le vicende dei Saints dopo che hanno salvato il mondo alla fine del gioco precedente. Il protagonista, in qualità di nuovo presidente degli USA, viene interrotto in uno dei suoi discorsi da un evento da non sottovalutare. Pare infatti andare tutto fin troppo bene, almeno fino a quando degli alieni decidono di invadere la capitale. Capitanati da Zyniak, questi alieni intrappolano i Saints in un’astronave e vengono costretti a vivere le loro vite in una Steelport virtuale in puro stile Matrix.
I colpi di scena non mancano di certo, ma l’impressione di avere in mano un mero contenuto aggiuntivo di Saints Row: The Third è davvero forte. Non solo, anche l’atmosfera e i personaggi demenziali che hanno sempre contraddistinto i predecessori sono stati soppiantati da un’impronta più seriosa e cupa. Non che questo sia un male in senso assoluto, però viene a meno una delle caratteristiche che hanno reso celebre la serie. Non possiamo lamentarci della longevità: le numerose (anche se un po’ ripetitive, a dire il vero) missioni principali ci hanno portato via circa 15 ore di gioco, senza contare che potete aumentare questo valore affrontando i molteplici incarichi secondari o raccogliendo gli immancabili collezionabili.
Non mancano i DLC rilasciati diverso tempo fa, tra i quali spicca Enter the Dominatrix, sicuramente un’aggiunta ben gradita ma capace soltanto di aumentare la longevità di poche decine di minuti e che non aggiunge molta carne al fuoco.

Una città (virtuale) tutta per noi!
Il gameplay di base è lo stesso che abbiamo imparato ad apprezzare nei capitoli precedenti, con l’aggiunta di alcune particolari novità di cui vi parleremo a breve. La struttura è chiaramente quella di un free roaming in terza persona, con tutti i pregi e difetti del caso. È ancora ovviamente possibile guidare i numerosi veicoli presenti nella città ma qui è stata data più centralità ai superpoteri del protagonista, quest’ultimo personalizzabile come sempre. Potremo così fare salti possenti per scalare palazzi, correre più velocemente, lanciare sfere in grado di congelare i nemici, oltre che provocare onde d’urto in grado di spazzare via gli alieni di turno. Non manca anche la telecinesi, utile a lanciare oggetti ingombranti contro i nemici più possenti o per risolvere alcuni basilari enigmi ambientali. Il tutto risulta inizialmente ben strutturato, con il gameplay che diventa più verticale, anche grazie alla presenza di oggetti da collezionare su molti degli edifici presenti.
Tutto questo fa però sì che si perda l’utilità di guidare i mezzi, visto che tra salti potenziati e supercorsa risulta più facile percorrere l’intera città. Non solo, i poteri rendono anche meno utile il ricorrere all’utilizzo delle armi da fuoco, a parte in alcune sessioni dove è d’obbligo. Insomma, si ha l’impressione che questi poteri siano stati inseriti a forza in un contesto apparentemente fuori luogo, imitando quindi con risultati altalenanti giochi come inFamous o Prototype. Inoltre, come accennato in precedenza e nonostante queste aggiunte, la varietà ed il divertimento degli incarichi sono sotto alle aspettative, anche per quanto riguarda le missioni opzionali.
Non solo, la già accennata atmosfera più seriosa rende meno demenziali situazioni che di per sé avrebbero potuto anche esserlo. Non mancano i classici potenziamenti e personalizzazione del personaggio, il tutto funzionale come sempre, seppur privo di novità sostanziali. In ultima analisi, vogliamo dire che il gioco guadagna qualche punto grazie alla presenza dell’immancabile modalità cooperativa, divertente e priva di qualsivoglia problema di latenza. Modalità da giocare preferibilmente con un amico, se possibile.

Questo matrimonio non s’ha da fare!
Come accennato in precedenza, la novità di rilievo contenuta in questo pacchetto è il DLC stand-alone Gat Out of Hell. Iniziamo col dire che non comprendiamo come mai tale contenuto aggiuntivo non sia incluso nel disco, nonostante lo stesso riporti la dicitura Saints Row IV: Re-Elected & Gat Out of Hell”. Il tutto ha ancora meno senso se consideriamo che siamo costretti a scaricare 7 GB aggiuntivi che ci sarebbero stati tranquillamente in un Blu-ray a singolo strato (assieme al gioco originale). Essendo noi in possesso di una review copy mandata direttamente da KochMedia, non sappiamo se anche nella versione venduta in negozio sia la stessa cosa.
Dopo questa lunga ma dovuta introduzione, parliamo dell’espansione vera e propria, iniziando dalla trama, che parte da un “innocente” gioco. Mentre i Saints giocano con una tavola ouija, viene posta una domanda riguardante chi sposerà il Presidente. La risposta arriva presto, ossia Jezebel (la figlia del diavolo) e in un batter d’occhio il Presidente viene scaraventato negli inferi. Gat e Kinzie si mettono subito alla sua ricerca per impedire che questo matrimonio avvenga e per riportare indietro il boss dei Saints.
L’intera avventura, oltre che essere ancora più seriosa del gioco originale, è completabile in 3-4 ore ed è sostenuta da una struttura parecchio noiosa e ripetitiva. Per farla breve, nei panni di Gat dovremo completare una moltitudine di missioni secondarie al fine di attirare l’attenzione di Satana, per poi fronteggiarlo. Sì, avete capito bene, il DLC è soltanto un insieme di incarichi (tra l’altro praticamente identici a quelli visti in Saints Row IV), utili per arrivare a svolgere l’unica missione principale presente, ossia lo scontro con il demonio.
Oltre ai poteri già visti nel gioco originale, la novità di spicco nel gameplay di Gat Out of Hell è il volo, in grado di rendere ancora più verticale il gameplay. L’unica cosa ben riuscita è l’atmosfera, resa più cupa tra anime vaganti al posto dei civili, lava al posto dei fiumi e via di questo passo.
Come potete ben immaginare, Gat Out of Hell non ci ha convinto quasi per nulla, tanto da inficiare pesantemente la valutazione finale di questo pacchetto, visto che si trattava del motivo principale per cui tanti avrebbero ricomprato questa remaster.

Miglioramenti tecnici non pervenuti?
Il lavoro di rimasterizzazione fatto su Saints Row IV purtroppo non è dei migliori
, specialmente se messo in paragone con quello svolto su altri titoli, come ad esempio i due Metro, per restare in casa Koch Media.
Se su PlayStation 3, considerati i limiti della console, il quadro complessivo era buono, in questa riedizione non abbiamo notato miglioramenti tali da considerare riuscito il lavoro da parte dei ragazzi di Volition. Indubbiamente notiamo una maggior pulizia video, meno aliasing ed un miglioramento della qualità delle texture, nulla però in grado di far gridare al miracolo. Anche la fluidità è migliorata, seppur si notino ancora dei rallentamenti nelle fasi più concitate. Il conteggio poligonale è però sempre lo stesso di un anno e mezzo fa e già piuttosto povero allora, lasciando intravedere in modo evidente la natura old-gen del prodotto. Anche se giustificata dalla già citata atmosfera, troviamo poco condivisibile la scelta cromatica degli ambienti, troppo dark ed alla lunga fastidiosa per gli occhi, sia per quanto riguarda Saints Row IV che per Gat Out of Hell.
Buoni sia il doppiaggio che la colonna sonora, quest’ultima molto varia ed in grado di accontentare i palati musicali di tutti. Distruggere navicelle aliene con “What is Love” come sottofondo musicale è una delle cose più epocali che si siano mai viste in un videogioco

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Davide Begni
Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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