Rise Of The Tomb Raider 20 Year Celebration – Recensione

Sulla vetta della montagna alla fine della scalata, Lara si riconferma ancora una volta la regina delle tombe antiche, ripresentandosi con un titolo estremamente affascinante, divertente ed appassionante fino all'inverosimile. Già il reboot ci aveva soddisfatto come pochi altri titoli, ma Rise of The Tomb Raider riesce addirittura a superarlo a tavoletta, in curva e con il vento a sfavore. Una storia intrigante, un viaggio fisico e psicologico, ed un filone emotivo che difficilmente potrà non influenzarvi, si uniscono al già citato mix di generi di cui il titolo si fa portavoce, e sfociano in un capolavoro bello e buono che, forse peccando di superbia, era quasi annunciato. Certo qualche problemino grafico qua e là non manca, ma l'impatto generale è senza ombra di dubbio strepitoso. La versione del ventesimo anniversario ci offre l'occasione di mettere le mani direttamente su tutti i contenuti usciti in precedenza per il titolo durante la sua esclusiva temporale, ed aggiunge alcune cosine interessanti tra cui vi segnaliamo delle skin particolarmente "vintage" per la nostra eroina, che ci riporteranno mentalmente a quei giorni del 1996, in cui da bambini facevamo i primi passi in oscure caverne piene di pericoli. Inoltre, nuove modalità arricchiscono i contenuti a disposizione del giocatore, aumentando in maniera considerevole la già alta longevità del titolo. Ovviamente, pienamente soddisfatti, ci mettiamo comodi per una ulteriore run del gioco, ed aspettiamo con ansia di vedere un terzo titolo di questa nuova serie, che dovrebbe avvicinarsi sempre di più a quella Lara che è stata per anni nei nostri sogni...

Vent’anni. Eppure sembra solo ieri che per la prima volta facevamo partire sui nostri pc di quell’epoca il primo Tomb Raider.
Nonostante fosse solo quella che oggi definiremmo un’accozzaglia di poligoni e textures, già non era difficile innamorarsi di Lara a quei tempi, e non solo perché la scelta tra le protagoniste di titoli interessanti era veramente esigua, ma perché c’erano ragioni più profonde. Quelle forme spigolose riuscivano ad affascinarci, accompagnandoci in luoghi dimenticati da Dio, ed a scoprire chissà quale tesoro o manufatto nascosto.
Vent’anni. Venti lunghissimi anni e siamo ancora qui seduti, chi a scrivere, chi a leggere, ma anche a guardare video o proprio a giocare, con un altro Tomb Raider. Siamo ancora alle prese con un’altra avventura che ci permette di rivedere la signorina Croft in tutto il suo splendore. Più adulta di quando l’abbiamo rivista tre anni fa, ma più giovane rispetto a quando nel 1996 si apprestava ad affrontare uno dei più grandi misteri del mondo. Non siete curiosi quindi di scoprire cosa dovrà affrontare la più bella archeologa del mondo videoludico? Perché noi non stiamo più nella pelle…

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Rise of the Tomb Raider è il secondo capitolo del reboot della serie, che da un bel po’ di tempo era stato reso disponibile per PC e per Xbox One in esclusiva temporale. Arriva ora anche su PlayStation 4 nell’edizione per il ventesimo anniversario della serie, e come ogni GOTY Edition che si rispetti, si porta dietro tutti i DLC fino ad ora rilasciati per il titolo. Ma non solo, perché la nuova edizione per la console Sony infatti, ha al suo interno anche dei nuovi contenuti aggiuntivi che non sono stati ancora distribuiti sulle altre piattaforme.
Il successo della versione rilasciata precedentemente per la piattaforma concorrente comunque non lascia dubbi, e pare infatti che il reboot che vi citavamo poco fa abbia trovato un più che degno seguito. La nostra bella Lara sarà di nuovo alle prese con impervie condizioni climatiche, pericoli nascosti e manufatti perduti, nonché orde di nemici che probabilmente non sanno ancora quanto sia tosta la nostra archeologa. Ma bando alle ciance ed arriviamo subito alla sezione narrativa del nostro pensiero, ovvero cosa abbiamo trovato accompagnando Lara in questo suo nuovo percorso.
Gli eventi del capitolo precedente non sono passati da molto tempo, e la giovane Lara è in piena attività. La ragazza sembra non conoscere riposo, e incanala tutte le sue energie nell’intento di riportare il degno lustro al nome di suo padre.
Intraprenderà così un viaggio di ricerca verso la città perduta d Kitež, dall’esistenza leggendaria, ed in cui si narra sia vissuto un profeta che era riuscito ad accedere ad un potentissimo dono, quello dell’immortalità. Ma quello che ci si dovrebbe aspettare da tali segreti, è che siano più conosciuti di quanto uno possa immaginare, ed infatti, la nostra eroina non è a sola ad andare alla ricerca del profeta e della sua immortalità, ma c’è anche la Trinità, un’organizzazione decisamente meglio attrezzata, che da tempo è su queste antiche tracce.

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Chi conosce gli standard narrativi della saga, sa già che rimarrà sempre più affascinato dalla storia man mano che si avanzerà nella trama, ed infatti è proprio per queste che, per non rivelarvi troppo, preferiamo non andare oltre nel raccontarvene i successivi avvenimenti.
Parlando da un punto di vista esclusivamente “sonaro”, il confronto con Uncharted 4 è praticamente inevitabile. Ed oltre a qualche vaga somiglianza, dobbiamo dire che la battaglia tra i due è decisamente ben combattuta.
A livello tecnico, come si era già visto sulle altre piattaforme, il nuovo titolo è un upgrade generale di tutto il pacchetto, un livello successivo in pratica per tutti i comparti del gioco. Il lavoro di Crystal Dynamics è stato senza dubbio alcuno molto evidente, e noi, da timidi amanti della serie, non possiamo che apprezzare i loro sforzi. Come il primo titolo di questa nuova saga, anche Rise of the Tomb Raider mixa alla perfezione vari generi. E’ un po’ come una sofisticata ricetta preparata da un grande chef, in cui si prende una manciata di open world, una di action/adventure, un pizzico di esplorazione ed una punta di gdr, e quello che viene fuori è quello splendido prodotto finale che siamo riusciti ad avere tra le nostre mani qualche tempo fa, e che ora ritroviamo migliorato, esteticamente superiore, ed ancora più solido del precedente. A livello di gameplay non ci sono troppe differenze rispetto al vecchio capitolo, ma quell’esperienza è sicuramente servita ai ragazzi di Crystal Dynamics per capire dove intervenire per andare a migliorare un prodotto che era già ad un livello oggettivamente alto.

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Alla fine della fiera, è normale ritrovarsi con l’aver giocato non solo una semplice avventura con protagonista la nostra bellissima Lara, ma anche di essere stati testimoni di una crescita del personaggio, della sua caratterizzazione e del suo cammino per diventare la donna e l’archeologa che abbiamo conosciuto tanti anni fa. Un viaggio sia fisico che psicologico quindi, con risvolti che i più accaniti fan potranno certamente apprezzare. Oltre al lato psico-narrativo però, c’è anche quello pratico-tecnico, che ci porta in un vero e proprio open world con tanto di filone principale e con un contorno di missioni secondarie che non sarà strettamente obbligatorio portare a termine, ma che di certo non ci dispiacerà poter affrontare. Non avremo limitazioni nell’ordine di completamento, né saremo costretti a completarle tutte, ma i premi che potremo ricevere in compenso potrebbero di certo farci comodo nel corso della nostra avventura. Tra questi di sicuro spiccano i completi che donano particolari abilità o boost nelle nostre caratteristiche.
Oltre alla missioni secondarie affidateci dai vari png (personaggi non giocanti) presenti nel titolo, potremo incappare in alcune sfide, di vario genere ad essere onesti, e che se superate rimpingueranno gradevolmente le nostre tasche. Interagendo inoltre con alcuni elementi che troveremo in giro per le location, Lara sarà anche in grado di apprendere altre lingue, rendendo così più semplice seguire gli indizi e le piste che la porteranno verso l’obiettivo corrente.
A completare il quadro, tornano anche le Tombe, ovvero pseudo-livelli leggermente più impegnativi che se completati porteranno a dei manoscritti che conterranno dei segreti dal valore inestimabile per la nostra eroina, che altro non sono che delle particolari abilità eccezionalmente utili.

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La controparte gidierristica che vi abbiamo citato funziona sempre allo stesso modo, le azioni generano esperienza, l’accumulo di determinate quantità di esperienza genereranno livelli, ed i livelli faranno guadagnare punti abilità da poter spendere nei tre rami disponibili, ovvero Combattimento, Caccia e Sopravvivenza. Più semplice e diretto invece il crafting, nel quale dovremo andare a “caccia” di materiali da trasformare in equipaggiamento, upgrade et similia. Per quello che riguarda la categoria dei proiettili o in genere dei “consumabili”, la scelta sarà anche piuttosto varia, in quanto, con l’aggiunta di qualche variante alla “ricetta” base, si potranno creare oggetti utili come le frecce avvelenate, incendiarie, esplosive e così via, ma che sono solo la punta dell’iceberg di tutto quello che sarà possibile realizzare nel corso del gioco.
L’esperienza principale della main quest del titolo vi potrebbe tenere occupati per qualcosa come meno di quindici ore, che salgono oltre la ventina se invece si punta a portare a termine il gioco al 100%. La normale difficoltà di gioco non dovrebbe darvi grossi grattacapi, ma se siete degli amanti delle sfide sappiate che fa la sua comparsa la difficoltà Sopravvivenza Estrema, modalità in cui dovrete affrontare il gioco senza poter ricorrere a checkpoint intermedi, e contro nemici nettamente più agguerriti ed organizzati.
Ad aumentare però ulteriormente la longevità del titolo, ci pensano poi anche le modalità accessorie, che vanno a comporre per altro il comparto online del gioco. Una di queste è per esempio Spedizioni, in cui si affronteranno alcuni livelli della storia, perseguendo però un obiettivo più pratico in base alla tipologia di gioco selezionata (Attacco a Punti, Rigioca Capitolo, Rigioca Capitolo Elite, Resistenza dei Discendenti). A movimentare ulteriormente questi livelli, ci pensano poi le carte speciali che è possibile “giocare” prima dell’inizio di ciascuna sessione, e che è possibile acquistare in classici pacchetti nel negozio del gioco. Altri non sono che i modificatori delle partite, che aggiungeranno quel pizzico di pepe in più che potrebbe tenervi incollati ore ed ore a queste modalità secondarie. I punteggi ottenuti parteciperanno quindi a delle classifiche globali, su cui potrete poi confrontarvi con amici ed emeriti sconosciuti.
Oltre a queste, per questa edizione marchiata Sony, arrivano dietro forte richiesta dei fan anche Legami di Sangue, L’Incubo di Lara e Stoicismo Co-op. Sono ovviamente altre tre modalità, in cui potrete sollazzarvi con della sana esplorazione, con avvincenti cacce al tesoro, ed anche in sfide cooperative al limite dell’impossibile.

rise_of_the_tomb_raider_5Graficamente parlando, non si può oppugnare nulla al lavoro di Crystal Dynamics, sia i modelli poligonali dei personaggi principali che le ambientazioni sono decisamente impressionanti, e sembrano immergerci in posti che sembrano letteralmente in procinto di sbucare fuori dal video e riempirci la stanza di manufatti, neve, sabbia e della flora più disparata. Viene quasi naturale fermarsi nel bel mezzo di un livello ad ammirare le meraviglie create digitalmente dai ragazzi di Redwood City, ma non sempre ciò è possibile visto le sessioni “movimentate” in cui è possibile incappare durante il gioco.
Per quello che riguarda i personaggi, non si può negare che Lara ed i comprimari principali godano indubbiamente di un trattamento speciale, ed infatti la cura nella loro realizzazione è stata decisamente maggiore rispetto a tutti gli altri. Occhio però, ciò non significa che quelli meno importanti siano stati solo abbozzati, anzi, sono comunque ben fatti, ma la nostra eroina (principalmente) ha quei particolari in più che fanno la differenza (come se già non avessimo abbastanza motivazioni per non staccarle gli occhi di dosso…).
In questo mondo di meraviglie, non mancano ovviamente i problemini tecnici, è normale che ci siano, ma se dovessimo paragonarli a quelli dell’ultimo Uncharted, saremmo costretti ad ammettere che sono leggermente più evidenti (nel senso che ci sono anche in Uncharted 4, la gravità è la medesima, ma lì si notano un pochino di meno). Parliamo chiaramente delle collisioni, o meglio ancora delle compenetrazioni tra i corpi, che in alcuni momenti hanno letteralmente storpiato la sezione tra gambe e bacino della nostra protagonista, facendole assumere conformazioni che di umano hanno ben poco.
Per il comparto audio infine, non si può dire nulla se non che tutto è al proprio posto, quasi perfetto, in cui è compreso anche un doppiaggio d’eccezione che riporta con grande piacere alle nostre orecchie la voce di Benedetta Ponticelli, già doppiatrice di Lara nel titolo precedente, e che giustamente è stata riconfermata anche in questo delizioso seguito.

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