RIDE 2 – Recensione

RIDE 2 è un passo avanti innegabile, ma che manca della rifinitura necessaria per fare il salto di qualità, forse a causa della grande mole di titoli sviluppati nel corso dell'anno dalla Software House milanese. Purtroppo un motore grafico ormai obsoleto unito ad alcune scelte non del tutto comprensibili lo relegano ai titoli "da provare ma non a prezzo pieno". Uno showroom ed un'ode alle moto ed al motociclismo sicuramente, ma un'ode un po' stonata in certi punti. Un vero peccato per un'occasione sprecata da parte di Milestone, che avrebbe potuto fare molto di più con un lavoro di pulizia generale migliore.

La passione per i motori ha sempre contraddistinto i ragazzi di Milestone, studio milanese di grande talento salito alla ribalta grazie al grandioso SBK2001 targato EA. Questa passione per i motori, e per i motocicli in particolare, è giunta all’apice con RIDE, insipido predecessore del titolo che andremo a valutare. Sarà il Gran Turismo delle moto come sponsorizzato dagli sviluppatori?

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Concessionaria…
Uno dei punti forti del primo RIDE risiedeva nella cospiqua quantità di materiale offerto ad ogni appassionato di moto, con una vasta scelta di mezzi sia di case europee che d’oltre oceano, spaziando tra innumerevoli segmenti delle stesse. In questo secondo episodio troviamo un ancor più ampio roaster di moto, che vanno a coprire quasi tutti i segmenti attualmente sul mercato. Mancano ovviamente le motocross, che poco hanno a che spartire con i circuiti da gara e stradali, ma i ragazzi di Milestone sono riusciti ad inserire circa 170 modelli, oltre a quelli venduti a parte con i DLC. La scelta dunque non manca e non mancano neanche i tracciati, presenti in gran numero e con anche varianti meteorologiche, spaziando tra circuiti realmente esistenti e percorsi ambientati in alcune città o in percorsi più rurali.
I contenuti dunque non mancano ma non è finita qui. Troveremo nel titolo Milestone tutti i più grandi marchi di abbigliamento da moto, atti a personalizzare il nostro pilota come meglio crediamo, partendo da Alpinestar, passando per Dainese ed arrivando a Revit. Infine troveremo anche le elaborazioni, che fanno sempre gola agli appassionati, anch’esse prese dai noti marchi di Akrapovich, Arrow e compagnia bella.

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Si ma la qualità?
Come succede fin troppo spesso, la quantità non va a braccetto con la qualità, ed anche RIDE dimostra questa problematica. Con una tale mole di contenuti è difficile riuscire a rifinire ogni singolo aspetto del titolo, ed infatti qualcosa è sfuggito. L’aliasing è ancora piuttosto presente, anche sulle moto che denotaono una realizzazione praticamente perfetta ma afflitta da questo problema, e troviamo un comparto texture che in alcuni frangenti non regge il passo con la generazione corrente. A questo si aggiunge un quadro d’insieme sicuramente migliorato rispetto al predecessore ma con un senso di velocità che si avverte solo ad alti regimi (250Km/h o più) o nei passaggi rapidi. La pioggia risulta un elemento poco incidente a livello giocoso, se non in modalità simulativa, ed il motore grafico denota una stanchezza ormai palese sotto quasi ogni aspetto.
Anche il comparto audio del titolo purtroppo non risulta essere all’altezza, utilizzando campionamenti diversificati e piuttosto verosimili ma che danno costantemente una sensazione di ovattato e fittizio (e da motociclisa con una moto presente all’interno del titolo ve lo posso confermare senza problemi). Le tracce audio non spiccano certo per dinamismo o bellezza e ben presto vi risulteranno più fastidiose che altro.

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Si ok, ma il gioco?
Arriviamo dunque a parlare, pad alla mano, di cosa ci fa fare questo RIDE 2. Le modalità seguono il filone della quantità
, presentando un world tour diviso in ben quattro categorie principali, a loro volta suddivise in tre difficoltà e composte ognuna da diversi eventi multipli, nei quali si accede in base alla moto ed ai PP della stessa. Questi PP, che altro non sono che Punti pPrestazione, indicano la potenza effettiva della nostra moto e, nei campionati iniziali, ci troveremo a partecipare ad eventi con un limite di PP veramente alto rispetto al bolide che utilizzeremo. Chi dovesse scegliere la KTM Duke, tra le moto iniziali, si prepari a sentirsi costantemente frustrato, visto che con tale moto potremo accedere ad eventi con un PP cap di ben 520, ma la povera Duke potenziata al massimo si fermerà a soli 380 circa.
Gli avversari, sopratutto nelle prime fasi di gioco, sverniciano letteralmente il giocatore, relegandolo alla seconda metà della classifica. Purtroppo questa scelta porta con sé una serie di conseguenze poco piacevoli, tra le quali la lentezza nella progressione. Per acquistare nuovi mezzi dovremo sborsare quantitativi piuttosto consistenti di crediti, che potremo accumulare piazzandoci tra i vincitori delle gare, ma noterete sin da subito che questi premi non sono poi così ricchi. Ciò, oltre a comportare la suddetta lentezza nella progressione, ci costringe a ripetere continuamente gli stessi eventi per giungere ad un quantitativo di crediti tale da permetterci l’acquisto di una moto migliore, per poi potenziarla e, finalmente, poter iniziare a fare sul serio.

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Il sistema di guida si difende piuttosto bene riprendendo quanto di buono fatto con Valentino Rossi: The Game. E’ possibile rendere la guida molto accessibile ad un neofita settando gli aiuti al massimo, ma se decidiamo di intraprendere un approccio totalmente simulativo il titolo andrà a calcolare anche i pesi del pilota in frenata, con tutte le regolazioni di aiuti possibili nell’intermezzo.
Purtroppo le collisioni risultano piuttosto semplici e concessive e gli avversari spesso si comportano in modo troppo aggressivo e scorretto, costringendoci a riavvolgere una curva solo perchè vi sono venuti addosso ribaltandovi. Oltre al World Tour avremo a disposizione le classiche gare rapide e gli eventi ad invito, che permetteranno di vincere sia nuove moto che quantitativi più consistenti di crediti. Purtroppo questi eventi si “sbloccheranno” solo avanzando nel gioco e risulteranno essere presto la parte più interessante dell’esperinza.

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Loris "Asmodeus_Psycho" Mattiolo
Da sempre appassionato di Videogames ed affini, ha iniziato a giocare sull'ormai lontano Commodore 64 con mangiacassetta, passando poi per le varie console SEGA e Nintendo, approdando infine sulle console più recenti. Ama il buon gaming, i titoli single player, gli shooter e gli RPG, ma non disdegna nemmeno gli altri generi, purchè sempre strutturati attorno a delle trame coinvolgenti e che sviluppino principalmente il Single Player. Poco avvezzo al multiplayer per natura, con le dovute esclusioni, ed ancora estremo sostenitore dello Split Screen e delle partite tra amici.

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