Remothered: Broken Porcelain – Recensione

Nonostante le nostre ben più rosee aspettative, Remothered: Broken Porcelain è un seguito alquanto tragico, che necessitava di ulteriore tempo per compiere quegli ultimi ritocchi per rendere l'esperienza di gioco più godibile, anziché ritrovarsi a rincorrere in maniera affannata il rilascio di patch correttive tanto per metterci una pezza. Eppure, la promettente trama e l'inquietante aspetto dell'Ashmann Inn, salvano in calcio d'angolo una produzione che, adesso più che mai, necessita del suo tempo per essere giocata come merita. Il nostro consiglio dunque è quello di aspettare che gli accorgimenti apportati risolvano quanto meno la maggior parte dei problemi che affliggono la produzione.

Spesso e volentieri vi abbiamo parlato di titoli indipendenti, recensiti e presentati sulle nostre pagine. Quando li analizziamo siamo curiosi del prodotto, poiché queste produzioni offrono degli spunti interessanti sia ludicamente parlando, che sotto il profilo narrativo. Quando poi il videogioco in questione è stato sviluppato da un team italiano, il nostro interesse ad esso rivolto non può che aumentare. Non è un segreto che nel nostro bel paese la concezione di videogioco sia da ricondurre ad una consueta perdita di tempo, d’altronde sono pensieri dettati da una cultura e linea di pensiero d’altri tempi. Le potenzialità economiche di questo mercato, nel nostro paese, vengono spesso trascurate e, in un momento come questo in cui vi è in atto una pandemia globale, saper puntare su settori “alternativi” potrebbe essere un’ancora di salvataggio per il nostro paese.

Ma non sono qui per impartire una lezione di economia, né tanto meno ho le competenze per farlo, ma è giusto sottolineare come un mercato sinora trascurato possa effettivamente contribuire allo sviluppo del paese. Per questo, ogni volta che esce un videogioco sviluppato in Italia provo personalmente due sensazioni: soddisfazione, nel vedere che esiste qualcuno capace di dare speranza a tale mercato nel nostro paese, e rammarico, poiché l’industria del videogioco è ancora troppo debole a causa di una cultura fin troppo conservativa. Questa sensazione, però, l’ho provata anche nel momento in cui mi sono interfacciato con Remothered: Broken Porcelain, seguito del survival horror di successo Remothered: Tormented Fathers, sviluppato dallo studio catanese di Stormind Games. Le potenzialità di un eccellente horror, purtroppo, sono state annientate a causa di problemi legati a tantissimi aspetti della produzione, i quali hanno infierito su un prodotto dalle grandi promesse. Ve ne parliamo in questa nostra nuova recensione.

Remothered: Broken Porcelain, qualcosa si è rotto

Prima degli eventi di Tormented Fathers, i quali vengono riassunti con un breve filmato una volta avviata la storia, ci ritroviamo nella tenuta degli Ashmann, dove il giocatore vestirà i panni di una ragazza di nome Jennifer, la quale svolge il compito di attendente nella struttura. Remothered: Broken Porcelain ha una narrazione frammentata, la quale si districa su salti temporali, flashback del passato e, all’occorrenza, salta dei passaggi che avrebbero potuto aiutare in una maggiore comprensione della narrazione. A penalizzare tale tecnica, ci pensa un taglio netto dei dialoghi e dei filmati, un’opera di regia decisamente pessima, poiché il tutto avviene all’improvviso senza far terminare la scena in atto, avviando in un battito di ciglia la transizione da video a giocato. Ciò nonostante, la trama trova dei guizzi interessanti attraverso la caratterizzazione di alcuni personaggi chiave, seppur alla fine diventi un miscuglio di rivelazioni scioccanti verso le battute finali, confondendo al punto giusto da chiedersi “Che succede?“.

La narrazione inoltre offre due chiavi di lettura, una horror, allegando fattori psicologici e sovrannaturali che scombussoleranno la vita di Jennifer, ed una umanistica, la quale approfondisce i sentimenti, la caratterizzazione, i legami di ciascun personaggio, prima che tutto finisca ad impazzire. Come se non bastasse, il giocatore si ritroverà ad utilizzare più personaggi nel corso della storia, frammentando ulteriormente un racconto sofferente, che nonostante tutto mette in campo dei temi importanti che riguardano la società odierna. Eppure, tutto ciò non basta per farsi apprezzare come dovrebbe, pur essendo uno dei pochissimi fattori positivi di questa produzione e riprendendo alcune caratteristiche dall’ottimo Tormented Fathers.

Remothered Broken PorcelainSquadra che vince non si cambia, anche se perde

Nonostante un’atmosfera horror invitante, che trasuda Shining da tutte le pareti, l’Ashmann Inn e coloro che vi abitano al suo interno diventano meno spaventosi di fronte ad un gameplay che, tenendo conto del discreto potenziale, si ritrova a soffrire delle problematiche più disparate. Nonostante si possano reputare “curiose” meccaniche, come il crafting e le falene (potere sovrannaturale della protagonista), queste finiscono per scontrarsi contro le limitazioni sia tecniche che meccaniche della produzione. Infatti, la realizzazione di oggetti per sfuggire agli inseguitori può essere considerata una mossa saggia, eppure nelle situazioni più concitata rappresenta un vero e proprio tentativo suicida. Tant’è che, a volte, risulta più saggio rimanere nascosti e proseguire per la propria via. Anche l’utilizzo delle falene, accompagnate da un discreto sistema di progressione dettato da abilità sbloccabili (grazie ad un bug, ottenibili tutte quante nei primi dieci minuti della storia), esse risultano quasi fini a sé stesse, seppure siano utili per osservare la scena da un punto di vista strategico.

Come se non bastasse, i comandi tediosi sul pad rendono l’esperienza alquanto frustrante, non tanto per la loro mappatura, ma più per una questione di tempi di risposta agli input, i quali a volte non sono reattivi come siamo spesso abituati. L’esperienza di gioco inoltre diventa ancor meno spaventosa di fronte alla goffaggine con cui agiscono gli stalker, spesso pilotati da un’intelligenza artificiale non proprio rosea, specie quando il gameplay si basa nella sua totalità nello sfuggire dai loro sguardi. Il giocatore soffrirà del fatto di impersonare una ragazzina, poiché non potrà reagire alle prese dei suoi nemici, obbligato a subire ferite oppure costretto a rispondere con una pugnalata (qualora si abbia un coltello nel proprio inventario). L’utilizzo degli oggetti trova usi più disparati, così come lo sfruttare gli ambienti come un armadio o un baule per nascondersi.

Remothered Broken PorcelainE nonostante tutto, la sua uscita era stata anticipata

Non vi neghiamo che siamo stati molto critici riguardo alla valutazione degli aspetti che contraddistinguono Remothered: Broken Porcelain, ma riteniamo che siano dovuti al fatto che il gioco sia uscito con una settimana d’anticipo. Con questo presupposto, eravamo decisamente ottimisti riguardo la produzione di Stormind Games, Darrils Arts e Modus Games. Un anticipo di buon auspicio lo potremmo definire ma, nonostante tutto, il titolo meritava sicuramente di più tempo per ulteriori ritocchi. L’esperienza di gioco viene assolutamente penalizzata dal suo tremendo comparto tecnico, che su console è un completo disastro. Si parte dalla mancanza di polishing sui modelli, dettagli poco rifiniti, texture che faticano a caricarsi, lasciando queste ultime in bassa definizione, tutto ciò in un ambientazione suggestiva, inquietante al punto giusto.

Non bastano le numerose patch rilasciate subito dopo il lancio ufficiale, i problemi che condizionano la produzione sono così tanti che gli sforzi compiuti al momento non sono sufficienti per migliorare l’esperienza. A tutto ciò si aggiungono problemi alla regia, con tagli – già menzionati prima – che troncano di netto la scena in corso, lasciandoci con uno stupore tutt’altro che positivo. Anche l’intelligenza artificiale rende il tutto ancor più goffo, incastrando più volte gli stalker in compenetrazioni degne di nota, rompendo quell’atmosfera horror che con tanta fatica è stata costruita. Bug a piovere e glitch grafici continuano ad intaccare un promettente gameplay, già di per sé spezzato dalle meccaniche poco curate.

Nonostante i suoi numerosi difetti, l’Ashmann Inn è un luogo affascinante da esplorare, le luci soffuse che illuminano appena le stanze dell’hotel donano quell’aspetto inquietante che ci si aspetterebbe di norma in un gioco horror, nonostante sia proprio questo aspetto a venire a mancare a causa dei problemi sopracitati.

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Matteo Murri
Matteo Murri
Appassionato di videogiochi e anime sin da tenera età, il suo primo videogioco fu Super Mario 64 per Nintendo 64, col tempo si affezionò alle console di Sony partendo appunto dalla prima Playstation. Oggi è un cacciatore di trofei su Playstation 4, predilige gli sparatutto, i titoli di corse e i picchiaduro, ma gioca veramente di tutto!

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