Rainbow Six Siege – Recensione

Alla fine della fiera, Rainbow Six Siege risulta essere un buon titolo considerando l'andamento del mercato attuale degli fps. Il nuovo episodio della saga cerca di proporre ai suoi utenti qualcosa di differente, con un uso più superficiale del lato social, ma che richiede comunque e necessariamente un bel po' di lavoro di squadra. Senza il supporto di qualche compagno umano al proprio fianco infatti, il gioco in solitaria rischia di esaurirsi in un tempo piuttosto breve, anche e soprattutto in visione della mancanza di una vera e propria modalità campagna in single player (pecca che di certo fa diminuire il giudizio complessivo del titolo). Il multiplayer competitivo e cooperativo, seppur apprezzabili, soffrono di limitazioni piuttosto marcate, come per esempio il non aver concesso ai giocatori la possibilità di scegliere mappe e tipologia di missioni durante le sessioni non private. A posare la ciliegina sulla torta, ci sono poi le problematiche grafiche, che tra compenetrazioni, stuck e compagnia cantante, di sicuro non migliorano la situazione. L'unica boa di salvataggio pare essere la particolare gestione "realistica" delle partite, in cui il giocatore è costretto a valutare maggiormente le proprie scelte, per non ritrovarsi in quattro e quattr'otto fuori dai giochi. La parola d'ordine è quindi "gioco di squadra", che è praticamente quello che mantiene insieme tutta l'impalcatura di questo nuovo capitolo della serie Rainbow Six. E' chiaro quindi da quanto detto fino ad ora, che prima di procedere all'acquisto consigliamo ad ogni possibile acquirente di dare un'accurata occhiata a quanto offerto dalle nuove meccaniche della saga.

E’ dall’ormai lontano 1998 che la serie Rainbow Six è entrata nei cuori degli amanti degli fps, e più precisamente dalla prima incarnazione del libro di Tom Clancy, che in quei tempi era in fase di scrittura proprio mentre il titolo veniva sviluppato. Dalle sua mani sono nati infatti numerosi capolavori sia in campo letterario che videoludico, perché essendo anche sceneggiatore era sempre preferibile occuparsi di persona delle proprie opere. O almeno era preferibile, nel tempo in cui era ancora in vita… Sì, perché l’autore di queste pietre miliari fatte di pixels e poligoni ci ha lasciato poco più di due anni fa, a soli 66 anni di vita, ma con innumerevoli best sellers alle spalle.

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Non-single per scelta…
Una doppia sfortuna quindi quella che ha accompagnato gli ultimi anni di questa saga, che non solo ha visto susseguirsi alcuni “imprevisti” nelle fasi di sviluppo di ipotetici titoli precedenti, ma si è ritrovata improvvisamente a perdere il proprio papà. Forse è anche a causa di questa perdita che la serie è sì tornata nuovamente alla ribalta con Siege, ma consapevole del suo nuovo status di orfana esce con un titolo privo di una modalità storia vera e propria, o meglio ancora privo di una duratura campagna in singolo come il decantatissimo episodio Vegas, che sicuramente molti di voi avranno gustato sulla passata generazione di console.
Asciugandoci le lacrime però, è giunto anche il tempo di mettere effettivamente le mani su questo nuovo titolo della serie Rainbow Six, ed il primo impatto col gioco che ci viene proposto, in teoria, è il tutorial. Usiamo le parole “in teoria” perché di tutorial puro e semplice sono presenti giusto tre video, che ci “insegneranno” le basi delle tecniche di attacco e difesa che saranno poi il fulcro del gioco. A questi, in maniera un po’ separata, si affiancano una serie di circa dieci simulazioni, che i giocatori potranno completare in singolo e senza bisogno del supporto multigiocatore (inteso sia come aiuto pratico di altri giocatori, che proprio come supporto di rete).
Queste sono bene o male le uniche attività che si potranno svolgere se non si è in possesso di una connessione internet, a cui si va ad aggiungere anche l’impossibilità di guadagnare punti fama, che altri non è che la moneta di scambio usata all’interno del titolo per sbloccare contenuti come gli operatori, le skin per le armi e così via.

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No story, no party
Una volta online però le cose cambiano, almeno un pochino… Le simulazioni dovrebbero aver dato le istruzioni per comprendere i meccanismi delle varie situazioni che si andranno ad affrontare, e di conseguenza l’unica incognita che rimane sarà il nemico che ci troveremo di fronte. Come vi abbiamo già accennato, non ci sono trame complesse e/o complicate da dover seguire, non ci sono intricati complotti che mineranno pesantemente le nostre/vostre scelte, ci saranno solo i nostri contatti dal quartier generale, aka la vocina che ci impartirà le istruzioni via radio, e tutto sarà basato esclusivamente su quello che ci accade intorno e sull’adrenalina del momento. Non ci sono conseguenze a lungo termine, non ci sono ripercussioni, o si vince o si perde, ed alla fine della missione tutto torna come prima.
Un’impostazione di gioco quindi che premia forse un po’ troppo i giocatori meno misantropi, che sono avvezzi al gioco online, sia di tipo PvE che di tipo PvP, e che non disdegnano le collaborazioni tra emeriti sconosciuti. Questo però non significa che il titolo sia eccessivamente immediato per tutti, perché comunque una buona dose di esperienza in situazioni di gioco stealth/tattico è un prerequisito quasi indispensabile per poter essere “utili”, se ci passate il termine. Allacciarsi infatti una fascia rossa in testa e buttarsi tra i nemici in perfetto stile Stalloniano non pagherà molto in termini di risultati, soprattutto se dall’altra parte della barricata ci sono team organizzati ed esperti. Gli avversari possono essere ovunque, perciò è sempre preferibile portare pazienza, andare con calma e ragionare su qualsiasi strategia e tattica si voglia usare per portare a casa l’obiettivo.

R6Siege_3Coop for dummies…
E’ chiaro che qui le situazioni da affrontare possono essere differenti, ed è necessario scegliere correttamente gli operatori in base alle necessità. Suddivisi tra le varie forze militari anti-terrorismo come i SAS, la SWAT o gli Spetsnaz, potrete scegliere tra 20 operatori differenti, di cui metà specializzati come Difensori e metà come Assaltatori, perché come avrete capito il gioco si basa sul semplicissimo meccanismo che vede una squadra in difesa ed una in attacco fronteggiarsi per la vittoria. Ognuno di questi operatori ha le proprie caratteristiche ed un proprio equipaggiamento, che con i punti fama può essere migliorato ma non completamente stravolto. Avendo delle specializzazioni infatti, gli operatori possono contare solo sulle armi e sugli equipaggiamenti in dotazione dalla loro forza armata, e questo li rende più adeguati solo in determinate tipologie di missione piuttosto che in altre.
Come vi abbiamo accennato prima, il titolo fornisce sia modalità di gioco PvE che PvP… Quello che però non vi avevamo ancora detto, riguarda invece la quantità e la qualità di codeste modalità… Le note dolenti arrivano soprattutto per la prima tipologia, ovvero quella cooperativa, che consta praticamente di un’unica modalità che mette una squadra di giocatori umani contro l’IA. Qui l’obiettivo verrà deciso in maniera randomica dal sistema, che riproporrà semplicemente delle situazioni simile a quelle viste nelle simulazioni precedentemente citate, senza però dare la possibilità ai giocatori di selezionare la mappa preferita. Il riciclo di location (leggasi il ripresentarsi delle stesse mappe) è quindi dietro l’angolo, e con esso anche la possibilità che l’esperienza di gioco possa col tempo diventare ripetitiva e tediosa. Qui, ci sarebbe da dire che l’IA del titolo non può essere definita il punto forte del pacchetto, perché gestita in maniera che potremmo classificare in alcuni casi come aleatoria. Può capitare infatti che il portare a casa la “missione” significhi avere la fortuna nell’incontrare avversari non totalmente con tutte le rotelle al posto giusto, o che semplicemente hanno fatto l’addestramento nei reparti culinari delle giovani marmotte (sia chiaro, stiamo parlando sempre di PvE eh).

R6Siege_4Only one try…
Non è però tutto semplice come si possa pensare, perché a compensare un’IA a tratti claudicante, c’è da tenere in considerazione la nota di “realismo” che il titolo porta con sé. All’interno del gioco infatti, non esistono seconde opportunità, non ci sono modi per recuperare energia vitale, e soprattutto non ci sono respawn. Se si sbaglia, si paga, e se si muore, se ne riparla alla missione successiva.
Un cosa di cui ancora non avevamo fatto menzione, è che nelle partite multiplayer non sono permessi due operatori uguali nella stessa squadra. Ciò porterà chiaramente ad una corsa/lotta/gara alla selezione dell’operatore preferito, che è una cosa che penalizza soprattutto i giocatori che non hanno ancora sbloccato tutto.
Bisogna comunque ammettere che anche con tutte queste limitazioni, se si è in compagnia di una squadra organizzata, formata magari da alcuni amici con cui si condivide una certa coordinazione, le soddisfazioni non tardano a venire ed è anche possibile attingere ad una buona dose di divertimento.
Sul gradino più alto delle modalità svetta ovviamente il multiplayer competitivo, come ormai di consueto in quasi tutti i titoli fps degli ultimi anni. A grandi linee, non ci sono grosse differenze sulle meccaniche di gioco, anzi è praticamente la stessa identica roba vista fino ad ora. L’unica cosa che cambia, è il valore dell’incognita avversari, che questa volta saranno giocatori umani, e pertanto imprevedibili e/o meglio organizzati. Qui si potrà dare il meglio di sé nel mettere in pratica le nozioni imparate per difendere ed attaccare durante le partite, come fortificare muri ed ingressi per evitare incursioni, oppure infiltrarsi da posti poco sorvegliati e seminare morte e terrore tra gli avversari. In questa modalità più che nelle altre, sarà necessario ponderare bene le situazioni, comprendere le strategie nemiche, e prevedere le mosse degli avversari, perché come vi abbiamo già detto, anche un solo errore può far terminare la partita. Perlomeno ci consoliamo pensando al fatto che il netcode sembra piuttosto stabile, e che raramente ci sputerà fuori da una partita.

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