Predator: Hunting Ground – Recensione

A quasi un anno di distanza dal suo annuncio ufficiale avvenuto tramite uno State of Play, Predator: Hunting Ground è finalmente arrivato, in esclusiva console su PlayStation 4. La figura del Predator e, in più generale, l’intero franchise creato attorno all’alieno è stato capace, nel corso degli anni (con una serie di film, con annessi spin-off e reboot) di imporsi ed appassionare intere generazioni di spettatori.

Lo sviluppatore Illfonic deve saperlo bene e per questo motivo ha cercato con Predator: Hunting Ground di riproporre, in salsa videoludica, l’epica atmosfera ed il fascino trasmesso dalle pellicole. Il gioco, senza mezzi termini, prende ampiamente spunto dal recente reboot, uscito nel 2018, cercando di calare i giocatori in ambienti e situazioni quasi “iconiche”, come quella rappresentata dalla giungla messicana e dallo scontro del Predator contro i Marines.

La nostra recensione di Predator: Hunting Ground!

Entrando più nello specifico, Predator: Hunting Ground è un multiplayer asimmetrico 4vs1 molto classico che vede un team di 4 giocatori umani scontrarsi in diverse situazioni contro un solo giocatore (e vari bot controllati dall’IA) nei panni di Predator.
Questo genere di giochi negli ultimi anni sta decisamente prendendo piede, basti pensare a titoli come Dead By Daylight o al più recente Resident Evil Resistence. Anche lo studio di sviluppo, Illfonic, non è nuovo a questa tipologia di gioco. Lo sviluppatore ha infatti già lavorato, in precedenza, su Friday the 13th: The Game, altro titolo multiplayer asimmetrico ottenendo però risultati a dir poco altalenanti.

Con la realizzazione di Predator: Hunting Ground lo sviluppatore sarà riuscito questa volta a correggere il tiro ed a sfruttare appieno l’importanza di questo franchise? Chi vi scrive vuole essere chiaro fin da subito. Purtroppo, allo stato attuale, questo prodotto ha veramente molti, moltissimi difetti ed alcuni ne limitano e rovinano completamente la qualità. Non fraintendetemi. L’idea alla base del gioco è funzionale, il problema semmai è come tutto il “pacchetto” è stato realizzato.

Ma andiamo con ordine e parliamo di cosa accade una volta avviato il gioco. Il primo “problema” (piuttosto comune a dir la verità in tutti i giochi di questo genere) è la mancanza di modalità di gioco. Una volta nel menù i giocatori hanno di fronte tre diverse opzioni, ossia Partita Veloce, Partita Privata e Tutorial. Fine. Questo è pressoché tutto quello che c’è. Selezionando il tutorial (brevissimo ma nonostante tutto curato) imparerete a prendere dimestichezza con i particolari comandi del Predator, utilizzando alcuni dei gadget iconici dell’alieno, e a sfruttare l’ambiente per muovervi silenziosamente. Fatto ciò potrete giocare una partita veloce, scegliendo quale fazione utilizzare (appunto Umani o Predator) o, se preferite, potrete giocare una partita privata con un gruppo di amici.

La modalità di gioco è molto classica. Vi troverete di fronte al canonico Shooter 4 vs 1 con presenza di Bot controllati dall’IA intenti a dar fastidio ad entrambi gli schieramenti. Giocando nei panni del Predator, il vostro obiettivo principale sarà quello di eliminare i 4 giocatori umani prima della loro fuga. Nei panni del “fireteam”, invece, dovrete completare una serie di obiettivi, difendendovi dalle ondate dei bot e dal Predator, in modo da poter raggiungere un punto di estrazione, attendere l’elicottero e fuggire per terminare la partita. Ogni partita ha un tempo limite di 15 minuti e, allo stato attuale, sono disponibili soltanto 3 mappe di gioco. Per via delle particolari abilità del Predator (arrampicata sugli alberi) le mappe risultano essere piuttosto anonime e fin troppo simili l’una all’altra.

Se da un lato abbiamo una serie di contenuti decisamente carenti, dall’altro troviamo un gameplay indubbiamente più curato da parte degli sviluppatori, almeno per quanto riguarda l’utilizzo del Predator. Quest’ultimo infatti può contare su un moveset interessante e su dei gadget tratti direttamente dalle varie pellicole cinematografiche. Sarà facile quindi riconoscere alcune caratteristiche ed abilità iconiche del personaggio. La meccanica più importante per chi utilizza il Predator è sicuramente la camminata sugli alberi. Muoversi a piedi potrebbe essere spesso controproducente; per quello, nei panni dell’alieno, si consiglia un approccio stealth con attacchi dagli alberi veloci e mirati. In questo senso vengono in aiuto un paio di strumenti chiave: la visione termica e l’occultamento. Il giocatore, grazie allo scanner termico, potrà facilmente individuare giocatori avversari e bot in modo da pianificare con calma una strategia d’attacco. Con l’occultamento invece i giocatori potranno diventare momentaneamente invisibili, rendendo la vita agli avversari umani ancora più difficile. Restando immobili, inoltre, l’occultamento sarà decisamente più efficace.
Tenente in considerazione però che Le abilità del Predator (così come i colpi del lanciamissili che ha sulla schiena) consumeranno parecchia energia. La potrete tenere sotto controllo in qualsiasi momento guardando la barra celeste in basso a destra. Per ripristinarla vi basterà attendere qualche secondo senza utilizzare nessun gadget/arma. Nelle situazioni invece di corpo a corpo il Predator potrà contare sulle sue iconiche lame retrattili; una volta atterrato un avversario umano con una serie di fendenti, si potrà passare ad una vera e propria mossa finale, molto scenografica, che servirà ad eliminare del tutto il giocatore avversario, non permettendogli di essere rianimato da un compagno.

Se il Predator è sicuramente ben realizzato, quando si utilizza la fazione umana si iniziano a vedere tutti i limiti del gioco, che portano ad un netto sbilanciamento a favore dell’alieno. Per riuscire a portare a casa la vittoria dovrete infatti avere molta fortuna nel trovare un buon team di giocatori, che giochino davvero di squadra non perdendo di vista l’obiettivo finale. Il gameplay in generale però, per quanto riguarda gli umani, è decisamente meno esaltante rispetto al Predator per via di alcuni problemi piuttosto fastidiosi. Nonostante la buona quantità di armi a disposizione dei giocatori, il gunplay è probabilmente il punto più critico. Esso infatti risulta essere veramente basico, grezzo e non dà minimamente l’impressione di avere tra le mani delle bocche da fuoco. Pure il sistema di mira generalmente risulta piuttosto approssimativo ed impreciso. Più di una volta mi è stato conteggiato erroneamente un headshot seppur stessi mirando in tutt’altra direzione.
Lodevole e ben implementata invece la possibilità per gli umani di sfuggire al rivelatore termico dell’alieno cospargendosi il corpo con il fango. Abilità decisamente utile e ben implementata.

Ciò che rovina veramente l’esperienza ed il gameplay in generale però riguarda l’IA dei bot. A memoria fatico a ricordare un’intelligenza artificiale peggiore di quella vista in questo Predator: Hunting Ground. Aspettatevi di vedere in continuazione nemici che resteranno immobili nel prendere i vostri colpi o che, molto spesso, proveranno addirittura a suicidarsi da soli. Terribile.

Alla fine di ogni partita (sia che utilizziate gli umani, sia il Predator) otterrete dei punti esperienza, che aumenteranno il grado giocatore, e del Veritanio, la valuta di gioco che potrete utilizzare per ottenere delle “casse premio”. Queste casse, chiamate “Armadietti da campo”, vi permetteranno di ottenere i più svariati elementi estetici. Per aprirle vi basterà tornare al menù principale e selezionare la sezione apposita. Aprendole potrete trovare innumerevoli skin, accessori, pitture facciali e vestiti per modificare gli umani e l’alieno a vostro completo piacimento. Tenete a mente che sarà inoltre possibile ottenere il Veritanio anche durante il corso delle partite (esclusivamente con la fazione degli umani) raccogliendo vari oggetti luminosi, simili a frammenti, sparsi nelle varie zone.

Dal menù Personalizzazione si possono cambiare quindi sia l’aspetto dei propri personaggi, che gli equipaggiamenti a loro associati. Da qui inoltre potrete sbloccare, previo raggiungimento del livello giocatore richiesto, diverse classi sia per il Predator che per il team umano, ciascuna con un diverso bonus per quanto riguarda salute, vigore, velocità di movimento e attrezzatura (corazza). Dalla personalizzazione dell’equipaggiamento fate particolare attenzione ai vantaggi. Questi non sono altro che utilissimi perk, abilità passive che potrebbero davvero rivelarsi utili e cambiare l’esito delle partite.

Cosi come il profilo giocatore anche le armi, con il loro prolungato utilizzo saliranno di livello. Questa funzionalità, vi permetterà di modificarle con diversi accessori, previo il raggiungimento di un certo livello.

Nonostante la personalizzazione sia un fattore ben integrato e piuttosto profondo, che rende quantometo strutturato Predator: Hunting Ground, ciò non può sopperire all’ennesimo, enorme problema del gioco: il suo comparto tecnico. Il motore di gioco utilizzato sembra essere preso di peso da un titolo della passata gen, con una miriade di texture in bassa risoluzione e, spesso, fin troppo sgranate.
Siamo consapevoli che il team dietro lo sviluppo del gioco non abbia le risorse per poter realizzare un gioco “all’avanguardia”, ma ciò che rende il titolo “arretrato” non è soltanto la sua resa grafica. Texture sgranate, in bassa risoluzione e che si caricano in ritardo sono ampiamente ricorrenti. Anche le animazioni sono davvero mediocri e, più in generale, il gioco sembra davvero mal ottimizzato, con evidenti (seppur rari) cali di frame e crash improvvisi dell’applicazione.

Anche il comparto audio è decisamente scarno, con suoni ambientali poveri, quasi impercettibili durante le partite. Salvabile invece il suono legato all’effettistica, con i vari colpi delle armi da fuoco e dei versi del Predator, riprodotti fedelmente.

Inoltre, nel momento in cui sto scrivendo, il gioco soffre di gravi problemi di matchmaking. Gli sviluppatori però hanno fatto sapere di essere già al corrente della situazione e che sono duramente al lavoro per sistemare, almeno questo problema, il più velocemente possibile. Infine, è interessante sapere che il gioco dà la possibilità di attivare e disattivare a proprio piacimento il crossplay tra utenti PC e PlayStation 4 dal menù delle opzioni.

Spezziamo una lancia in favore del gioco almeno per quanto riguarda il doppiaggio italiano che, seppur limitato, risulta essere un’aggiunta piacevole.

Luca Farnesi

Luca Farnesi

Amante dei videogiochi fin dalla tenera età, cresciuto insieme a Nintendo e Playstation, considera il videogioco come la forma di intrattenimento perfetta. Nutre un profondo interesse verso il Giappone e spera di tornarci il prima possibile. Oltre ai videogiochi coltiva la passione per gli Anime e Manga, un completo nerd praticamente!

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