Peaky Blinders: Mastermind – Recensione

Pur non convincendomi a pieno, se siete fan della serie britannica di Steven Knight non potete perdervelo. Da un titolo con licenza ufficiale ci si sarebbe aspettati di più. Pur avendo meccaniche di gioco particolari, il tutto si riduce ad un gameplay breve e ripetitivo, con dialoghi poco convincenti e un comparto tecnico che sfiora la sufficienza.

Come spesso accade, il successo di una pellicola comporta quasi sempre la trasformazione di quest’ultima in una vasta gamma di merchandising. Abbigliamento, giochi da tavolo e videogiochi. Talvolta le cose non vanno come dovrebbero – basti ricordare E.T del 1982 per Atari – e, seppur si parli di film o telefilm pluripremiati, il videogioco sviluppato non è mai realmente soddisfacente, fatte le dovute eccezioni. Come per molte altre serie di successo, anche Peaky Blinders raggiunge le console, non riuscendo appieno a portare con sé il fascino della serie.

Peaky Blinders: Mastermind è il primo gioco basato sulla pluripremiata serie tv con licenza ufficiale. Il titolo, sviluppato da Future Lab e pubblicato da Curve Digital, arriva sulle console di attuale generazione il 20 agosto 2020. Seppur con colpevole ritardo, dopo aver giocato le circa 5-6 ore necessarie al completamento del gioco, siamo pronti ad indossare il nostro berretto foderato di lamette per iniziare questa recensione!

L’ascesa di Tomas Shelby

Non preoccupatevi se non avete ancora visto la serie, questa recensione sarà priva di qualsivoglia spoiler relativi alle stagioni andate in onda. La storia narrata in Peaky Blinders: Mastermind ha luogo immediatamente prima degli eventi della prima stagione. Nella Birmingham postbellica del XX secolo ci uniremo all’organizzazione criminale della famiglia Shelby, i Peaky Blinders appunto. A seguito della misteriosa morte di uno dei componenti della banda, la famiglia Shelby scoprirà che è in atto un sinistro complotto per sovvertire il dominio degli Shelby sulla città e far fallire l’ascesa al potere del leader Tomas.

La trama è lineare e priva dei colpi di scena tipici della serie. Conoscendo la serie, personalmente mi sarei aspettata uno strategico con sparatorie per quanto concerne il gameplay. Ciò avrebbe permesso ai giocatori di godere appieno della mente strategica di Tommy, sulla quale infatti si concentra l’intera serie. Ma vediamo più approfonditamente il gameplay.

Un viaggio nel tempo continuo

Peaky Blinders: Mastermind è un puzzle game con visuale isometrica. La campagna è composta da 10 missioni, decisamente irrisorie e brevi, che si susseguono l’un l’altra. Assumeremo il controllo diretto dei membri chiave della famiglia Shelby e, utilizzando le loro abilità, dovremo pianificare strategie, creare ed eseguire scenari complessi spostando ogni singolo personaggio simultaneamente e sulla stessa linea temporale. Il fattore fondamentale per il completamento dei singoli scenari sarà la nostra capacità di coordinare le azioni e/o lo spostamento dei singoli personaggi. La meccanica centrale che gira intorno a tutto il gameplay è la possibilità di riavvolgere il tempo avanti o indietro. Mentre saremo intenti a spostarci nella mappa con Tommy, a picchiare delle bande rivali con Arthur oppure a distrarre i nemici con Ada, il tempo passa e ogni nostra azione verrà registrata sulla linea temporale presente al centro in basso. Ciò ci permette di coordinarci con gli altri personaggi in modo da portare a termine i diversi obiettivi presenti per ogni livello. Inizialmente questa meccanica può sembrare confusionaria, ma dopo un po’ ci si prende la mano ed il tutto risulta molto semplice anche se ripetitivo.

Passiamo ad analizzare le “skill” dei protagonisti. Tommy può, grazie alla sua abilità di persuasore, prendere il controllo di un NPC per qualche secondo e persuaderlo ad effettuare azioni al posto suo, come alzare un interruttore o aprire una porta. Diversamente, i fratelli Arthur e John sono gli “addetti” alle risse ma, rispettivamente, il primo può aprire alcune porte con un calcio, mentre il secondo è capace di aprire dei passaggi dandogli fuoco con la lampada ad olio. Ad un unirsi alla banda c’è anche il piccolo Finn, capace di intrufolarsi nei più piccoli passaggi o di derubare i nemici. Infine, non meno importante, ci sono Ada e Polly, la prima capace di distrarre i nemici con il suo fascino, la seconda capace di scassinare con una forcina alcuni cancelli e di corrompere i nemici.

Una passeggiata nelle strade dell’Inghilterra del XX secolo..

Nota dolente, oltre alla non longevità del gioco, sono i filmati o, per meglio dire, la parte narrata della storia che, a mio parere, non è ben curata e facilmente trascurabile. Risulta infatti molto breve e composta esclusivamente da illustrazioni statiche e prive di doppiaggio. Non è presenta la localizzazione in italiano, né per quanto concerne i dialoghi né per i testi che sono presenti esclusivamente in lingua inglese. Per quanto riguarda al colonna sonora, ho apprezzato la presenza di un brano dei Feverist, rock band inglese autori della OST della prima stagione. Invece, per le fasi di gameplay il risultato è molto anonimo a causa della completa assenza di musica, sono presenti esclusivamente i rumori di fondo della città, come ad esempio l’acciaieria. Nota positiva, invece, la capacità di Future Lab di aver replicato perfettamente le ambientazioni e l’atmosfera inglese, ricca di palazzi dai mattoni rossi tipici dell’Inghilterra del ventesimo secolo.

Peaky Blinders: Mastermind rece img

Infine il comparto tecnico, anche quest’ultimo non mi ha colpito particolarmente. Le texture risultano slavate e anche le animazioni non sono degne di nota. I caricamenti sono rapidi. Durante le mie ore di gioco non ho riscontrato alcun bug o crash di gioco.

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Roberta Avella
Roberta Avella
Nata arrabbiata. Inizia la sua carriera videoludica con la PlayStation One (quando il fratello permetteva). Cresciuta mangiando frutti wumpa tra un jumpscare e l'altro nella tetra Silent Hill. Con il tempo si appassiona alle vicende dei guardiani della Luce che segue come filosofia di vita ”May your heart be your guiding key”. Gioca a di tutto ma predilige il genere RPG e FPS. Nel tempo libero ama leggere romanzi fantasy sorseggiando vino nella colorata e non troppo tranquilla Toussaint.

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