Mafia: Definitive Edition – Recensione

Mafia: Definitive Edition è un remake ben confezionato, capace di riportare in auge un brand come quello di 2K Games. La storia di Tommy D'Angelo e della famiglia di Don Salieri è ancor più coinvolgente grazie al restyling grafico che ne rinnova i modelli, rendendoli ancor più realistici ed espressivi sotto ogni punto di vista. Anche il gameplay, svecchiato, trae beneficio da questo restauro avvenuto da zero. Graficamente, il prodotto risulta estremamente adatto per supportare la tecnologia Ray Tracing, da cui può solo trarre beneficio.

Nel corso di questa generazione abbiamo imparato termini come remastered, reboot e remake, ai quali veniva affiancato il nome di un franchise sparito da diverso tempo. Specie con i remake, il significato e valore del tempo sono cambiati drasticamente, soprattutto grazie ad opere di ricostruzione di vecchie glorie del passato con le tecnologie moderne. Remake infatti, in ambito videoludico, è quel prodotto che dalla sua versione originale è stato ricostruito da zero, sfruttando le nuove tecnologie per riportare in auge un’opera corrosa dal tempo. A volte ben invecchiata come un buon vino d’annata oppure, come accade spesso, mal invecchiata fino ad ammuffire.

Ricreare da zero un’opera non è affatto semplice, infatti a volte bisogna ricostruire il codice da zero perché perduto o irrecuperabile. Il team di sviluppo deve inoltre saper restituire le sensazioni di un tempo tramite la colonna sonora, comparto artistico, doppiaggio, narrazione e, infine, saper svecchiare un gameplay che spesso sente il peso degli anni. Gli esempi coinvolti in questo tipo di operazioni sono tanti e variegati, basti pensare alla N.Sane Trilogy di Crash, a Final Fantasy VII, Tony Hawk’s Pro Skater e così via. Eppure, ogni occasione è servita per rivivere un classico con la filosofia moderna del videogioco. Di recente anche un classico di PlayStation 2 si è unito alla fila di remake di questa generazione. Mafia: Definitive Edition è il rifacimento del primo capitolo della celebre saga firmata 2K Games, tornando sulle attuali console con una nuova veste grafica da leccarsi i baffi. Abbiamo giocato, completato ed esplorato ogni angolo di Lost Heaven, per cercare di portarvi una recensione quanto più curata possibile. Ora, finalmente, siamo pronti per parlarvi del ritorno di Tommy D’Angelo.

Mafia: Definitive Edition, l’arte dello sporcarsi le mani

Conosciamo perfettamente la trama del primo Mafia: l’ingresso di Tommy D’Angelo nella famiglia di Don Salieri, l’inizio della vita da mafioso, il percorso che lo porterà a scalare le gerarchie, il rendersi conto che tale vita non è più sostenibile e, infine, il desiderio di una vita migliore. Tutto ciò porterà in seguito al passaggio del testimone a Vito Scaletta ma, per il momento, soffermiamoci qui. Perché, ad oggi, una narrazione come quella di Mafia: Definitive Edition riesce ancora a colpirci? Ebbene, lo dobbiamo soprattutto all’opera di restauro compiuta da Hangar 13, che ha dato vita ai volti dei vari protagonisti coinvolti. Rivedere il caro Tommy in questo remake, così ben caratterizzato dall’espressività del suo volto il quale regna sovrano nei primi piani dei deliziosi filmati, ci ha permesso di apprezzare maggiormente quell’impostazione cinematografica che ne abbellisce la narrazione. Il racconto in Mafia è preponderante, si prende i suoi tempi prima di lasciare il giocatore in balia delle sparatorie di Lost Heaven. Lo fa con stile ed una leggera raffinatezza, riportandoci magicamente nell’era del proibizionismo e delle innovazioni. Ricordiamoci infatti che automobili e cinema erano appena nati.

Come se non bastasse, il titolo diventa ancor più coinvolgente non appena sentiamo quell’accento siciliano, tra un Sam che spizzica la lingua italiana e Paulie che ha un bisogno urgente di ripassare il dizionario, grazie ad un voice acting rinnovato con un nuovo doppiaggio, capace di trascinarci nello schermo e farci ritrovare – in qualche modo – seduti al tavolo con Don Salieri. Sotto questo punto di vista, il lavoro svolto nel rinnovo narrativo, tra una regia magnetica e un’interpretazione  coinvolgente – seppur il dialetto siciliano venga enfatizzato un po’ troppo – , la modalità storia di Mafia: Definitive Edition si mostra come un’esperienza ludica sopra le righe, narrando egregiamente la storia di un sol uomo che si districa nel decennio degli anni trenta.

Mafia: Definitive Edition img receL’abito giusto per accoppare i nemici del Don

Anche il gameplay è stato svecchiato a dovere, per avvicinarlo ad un’esperienza simile a quella vissuta in Mafia 3. Nel remake del primo capitolo, in primis, il sistema di shooting risulta imperfetto, con un reticolo di tiro impreciso, sottolineando l’inesperienza che ha Tommy con le armi da fuoco, a cui il giocatore dovrà metterci mano per dare all’ex tassista quell’abilità necessaria per puntare la pistola contro gli uomini di Morello. Nel contesto ludico di Mafia: Definitive Edition non vi sono molte meccaniche che intervengono sul gameplay, aldilà di un gunplay essenziale, caratterizzato dalle poche armi che delineano vari approcci durante le sparatorie. Ad esse viene affiancato anche un combattimento corpo a corpo semplificato fatto di pure scazzottate da rissa. Alle fasi più frenetiche vengono intervallati spezzoni di stealth con cui sorprendere i nemici alle spalle, talvolta obbligatorio per rispettare gli obiettivi posti in ciascuna missione della modalità storia. Tutto va a sommarsi in un gameplay shooter in terza persona alla portata di tutti, facile da padroneggiare ma decisamente più ostico alle difficoltà più elevate. Specie in modalità Classica, nella quale dovremo fare attenzione ai colpi nel caricatore. Sempre alla difficoltà più alta il titolo diventa ancor più complicato, con vari handicap a condizionare l’esperienza di gioco.

Lost Heaven è completamente esplorabile nella modalità “Fatti un giro”, permettendo al giocatore di assaporare liberamente la suggestiva città nei panni di Tommy. Ciò permette una maggiore godibilità di un open world poco interattivo, ma che al tempo stesso è pregno di vita al suo interno. L’esplorazione diventa ancor più affascinante a bordo di una quattro ruote, il cui aspetto bombato ci rimanda al periodo storico in atto in quel di Mafia: Definitive Edition. Eppure, viaggiare su ciascun bolide nella città è un piacere che si gusta attraverso un sigaro cubano, il cui sistema di guida – se impostato in modalità arcade – regala dei giri affascinanti. Il tutto rispettando rigorosamente i limiti di velocità consentiti nei centri abitati, la cui violazione farà intervenire la polizia per multarvi. Il vostro garage potrà essere arricchito rubando tutte le auto disponibili nel gioco, tramite rottura del finestrino o scassinamento della portiera. Ve ne sono comunque diverse ben nascoste all’interno del mondo di gioco. Inoltre, il giro libero permette al giocatore di interfacciarsi con delle missioni secondarie, le quali mettono alla prova l’abilità di pilota del buon Tommy con dei time trial da completare a bordo di bolidi speciali.

Un remake a dir poco soddisfacente

Sotto il profilo tecnico, Mafia: Definitive Edition risulta sbalorditivo, senza però soffrire di qualche inciampo. Sicuramente, vedere i modelli ricreati da zero dei vari protagonisti, con le loro espressioni rese ancor più umane e catturate da una regia capace di avvalorarne i risultati compiuti, lascia senza fiato. Un aspetto che va sottolineato soprattutto per Tommy D’Angelo, la cui caratterizzazione riuscita deve gran parte ai meriti al comparto grafico, il quale è pressoché predisposto per ospitare un papabile Ray Tracing. Infatti, Lost Heaven è stata caratterizzata da un’atmosfera incredibilmente suggestiva, con pozzanghere e carrozzerie delle vetture capaci in parte di riflettere la luce tra la condensa e i vapori sprigionati nei luoghi più affollati, il tutto con una densità di dettagli che ci ha pienamente soddisfatti. Sono le animazioni a risultare piuttosto ingessate, il portamento con cui Tommy cammina a volte appare decisamente goffo.

Il titolo purtroppo soffre di attese piuttosto prolisse nelle schermate di caricamento e, infatti, ogni checkpoint ricaricato diventa una sofferenza. In termini prestazionali, l’operato di Hangar 13 può dirsi promosso, dato che abbiamo un frame rate stabile, bloccato ai consueti trenta fotogrammi, e nessun problema legato fortunatamente alle texture. Se non altro, troviamo diversi modelli poligonali meno curati per gli NPC. Ad avvalorare questo remake inoltre ci pensa la colonna sonora, con brani capaci di immergerci nell’atmosfera degli anni 30′. A maggior ragione, però, ci sentiamo di premiare il doppiaggio, la cui interpretazione italiana ci ha colpiti nei dialoghi in dialetto siciliano, senza contare delle ottime voci che hanno impersonato i vari protagonisti della trama.

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Matteo Murri
Matteo Murri
Appassionato di videogiochi e anime sin da tenera età, il suo primo videogioco fu Super Mario 64 per Nintendo 64, col tempo si affezionò alle console di Sony partendo appunto dalla prima Playstation. Oggi è un cacciatore di trofei su Playstation 4, predilige gli sparatutto, i titoli di corse e i picchiaduro, ma gioca veramente di tutto!

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