Killzone: Shadow Fall – Recensione

Killzone Shadow Fall rappresenta un ottimo biglietto da visita per la nuova console casalinga di casa Sony, minato soltanto dall'aver perso quell'atmosfera e personalità proprie della serie. Grazie ad un'ottima ed impegnativa campagna e un buon multigiocatore (quest'ultimo però da migliorare nei contenuti e bilanciamento) siamo di fronte probabilmente al più bel capitolo della serie. Inutile poi spiegarvi come sia bello da vedere, grazie al motore proprietario di Guerrilla Games. Mentre restiamo in attesa di nuovi titoli possenti per PS4, Killzone Shadow Fall è già un ottimo gioco, peccato per alcune pecche che non lo fanno elevare a capolavoro assoluto.

Annunciato a sorpresa all’evento PlayStation di febbraio, ecco che abbiamo tra le mani il nuovo capitolo della serie sviluppata dai ragazzi di Guerrilla Games. Stiamo parlando chiaramente di Killzone Shadow Fall, titolo di lancio per PlayStation 4 in grado di far mostrare i muscoli alla nuova console Sony. Basterà la sola grafica a far si che sia un capolavoro? Scopriamolo assieme nella recensione a seguire!

Una nuova guerra?
Siamo nel 2390 e sono passati circa 30 anni dai fatti narrati in Killzone 3. Gli Helghast, sopravvissuti al devastante attacco che ha reso inabitabile il pianeta Helghan, condividono il pianeta Vekta con gli ISA. Le due civiltà sono separate da un muro e sembra essere tutto finalmente tranquillo, in un periodo di pace e prosperità. Ovviamente non tutto va come dovrebbe, ecco che infatti un non ben noto gruppo di terroristi sfrutta un momento di tensione tra le due fazioni per attaccare gli ISA. Il protagonista Lucas Kellan, in qualità di Shadow Marshall, avrà il compito di fermare tutto ciò ed evitare che inizi una nuova guerra con gli Helghast.
Non vogliamo naturalmente svelarvi altri dettagli sulla trama ma, a partire da questo aspetto, è da dire che sono stati fatti enormi passi in avanti rispetto ai predecessori. O meglio, fino a metà gioco circa la storia farà fatica ad impennare a dovere ma poi ne vedrete delle belle specialmente nelle ultime fasi, al cardiopalma. È stata resa ancora meglio la sensazione di non sapere mai chi sia il vero nemico e ci si domanderà spesso se le nostre azioni siano davvero giuste.
Tutto ciò in aggiunta al fatto che la campagna vi terrà incollati allo schermo per 10 ore abbondanti alla difficoltà già impegnativa in normale, rendono Killzone Shadow Fall il migliore della serie da questo punto di vista. Non mancano ovviamente i soliti collezionabili e trofei, per la gioia dei completisti compulsivi come il sottoscritto.

Shadow Marshall a rapporto!
Killzone Shadow Fall
è essenzialmente un FPS di stampo classico, anche se per alcuni aspetti è molto più evoluto rispetto ai capitoli precedenti. Già con il terzo episodio si erano persi sia la pesantezza del personaggio che l’atmosfera dark e ora la trasformazione è completa. Siamo di fronte ad un gameplay più frenetico che avvicina questo Killzone ad un Call of Duty o ad un Halo, ma questo non è necessariamente un male. Questo voler essere “vecchia scuola” si riflette anche nella complessità delle mappe, nelle quali ci si perde facilmente, oltre alla possibilità di usare approcci diversi per ogni situazione. Come accennato poco fa anche la difficoltà è maggiore rispetto al passato grazie ad un’ottima IA e resistenza degli avversari, alla mancanza di compagni che ci rianimano infinitamente ed all’assenza delle casse con munizioni a volontà.

Il gameplay è stato anche arricchito dalla presenza di Owl, un robottino volante multiuso che ci permetterà di essere rianimati, a patto d’aver raccolto dei pacchetti di adrenalina nei livelli. Non solo, Owl potrà essere usato per generare uno scudo di energia o per distruggere gli scudi nemici, oltre che per lanciare una fune utile a superare alcuni ostacoli. Le quattro funzioni di Owl possono essere selezionate con il touchpad ed attivate con L1, mentre la croce direzionale serve a selezionare modalità di fuoco, obiettivo, scansione dell’area e adrenalina. Molto limitante il fatto di poter tenere solo due armi nell’inventario, di cui una fissa in base alla missione e della quale non si trovano sempre munizioni. Anche lo stoccaggio delle granate è limitato, potremo infatti solo un tipo di granata alla volta, a scelta tra quelle a frammentazione, ad impulsi e mine.
Non mancano alcune fasi stealth piuttosto riuscite, tra cui l’ultima del gioco che rappresenta uno dei picchi maggiori raggiunti dalla serie. In queste fasi abbiamo la possibilità di usare delle cimici per sabotare telecamere e simili, oltre al fatto di poter ammirare al meglio il lavoro fatto nel rendere la brutalità delle uccisioni corpo a corpo. Ottimo anche lo studio per sfruttare le funzioni del nuovo DualShock 4: la barra luminosa del pad assume un colore diverso in base allo stato di salute del protagonista, mentre il piccolo speaker viene sfruttato per riprodurre gli audiolog raccolti nelle missioni.

Killzone Online!
La modalità online di Killzone Shadow Fall è una naturale evoluzione di quella del terzo capitolo, qui resa ancora più frenetica e simile al già citato COD. Le mappe non sono grandi ma ben realizzate dal punto di vista del level design, anche se tendono a spingere verso troppe situazioni “ad imbuto”. Capita infatti spesso che le battaglie si concentrino in alcuni punti specifici, aspetto reso ancora più frequente dai punti di respawn non sempre ottimizzati a dovere.
A parte questo, è bene dire che l’online di questo Killzone risulta parecchio divertente, pur mantenendosi piuttosto classico sia nelle modalità che nelle classi. Come modalità principali vi sono ad ora soltanto deathmatch a squadre e Warzone, presenti in alcune varianti in base alle regole e limitazioni imposte nelle partite. Se il deathmatch non ha bisogno di presentazioni, la Warzone è una modalità a squadre con obiettivi dinamici casuali, come proteggere un compagno o assaltare la base nemica, un po’ come nel precedente capitolo. Non manca una modalità offline per allenarsi con i bot e trovare la miglior classe in base ai propri gusti ed esigenze.
A proposito, qui abbiamo tre classi, ossia ricognitore, assaltatore e supporto, ognuna con le proprie peculiarità. In qualità di ricognitore si utilizzano armi da cecchino, rilevatori ed abilità di occultamento, il tutto per un gameplay più silenzioso e tattico. Come assaltatore abbiamo invece fucili d’assalto, scudo e drone d’appoggio, per chi vuole un gioco incentrato sull’azione brutale senza fronzoli. La classe supporto usa armi pesanti, può posizionare torrette fisse e dispiegare droni medici per aiutare i compagni feriti, oltre che richiedere il supporto aereo. Ognuna delle categorie può essere personalizzata sia come abilità che come innesti per le armi e granate, anche se le scelte son molto più limitate riepstto ad un qualsiasi Battlefield.
In definitiva, ci sentiamo di promuovere anche il multigiocatore di Killzone Shadow Fall, anche se con riserva vista la penuria di modalità e personalizzazioni e l’aver lasciato per strada quella personalità che aveva contraddistinto i capitoli precedenti per dar spazio ad un gameplay più “commerciale” e per tutti. Nulla da segnalare riguardo a matchmaking e netcode, tutto funziona infatti a meraviglia e senza particolari intoppi.

Per la gioia degli occhi!
Premettiamo che Killzone Shadow Fall rappresenta a nostro parere l’unico gioco nextgen a livello tecnico sia per la grafica che per come sfrutta al meglio tutte le caratteristiche proprie del pad. Se consideriamo poi che il gioco è stato concepito usando solo metà degli 8 GB di ram offerti dall’hardware non possiamo che elogiare il grande lavoro fatto da Guerrilla Games.
Il primo impatto con la grafica del gioco è davvero da lasciare a bocca aperta, sia per la bellezza e grandezza delle ambientazioni che per come viene tutto mosso senza alcuna incertezza, a parte in una manciata di situazioni. Abbiamo infatti un frame rate che viaggia tra i 30 ed i 40 fotogrammi per secondo in single player e che rimane quasi sempre ancorato sui 60 in multigiocatore. Tutta questa fluidità è impressionante se si considera tutto quello che abbiamo a video, tra effetti particellari, esplosioni di edifici, luci, ombre, lens flare e post processing. Se proprio vogliamo essere pignoli, qualche texture risulta fuori posto e non propriamente definita ma non è nulla rispetto alla magnificenza di tutto il resto.
Anche in questo ambito vogliamo sottolineare come sia cambiato lo stile di gioco anche rispetto alla resa dei colori e al fatto che sia venuta a meno l’atmosfera oscura che aveva reso celebre il secondo capitolo. Gli ambienti sono infatti più colorati ed alla luce del sole e pure le fasi al chiuso sono più asettiche rispetto a prima. Gli occhi ringraziano ma spiace vedere un abbandono di quello stile quasi monocromatico che faceva distinguere la serie nella marea di FPS tutti uguali.
Ottima la parte audio
, sia riguardo gli effetti delle armi e degli ambienti che nelle musiche coerenti ed incalzanti ad accompagnare le fasi di gioco. Essendo un titolo Sony, anche il doppiaggio in italiano è decisamente buono, anche se non ai livelli di altre produzioni.

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Davide Begni
Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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