Hunt: Showdown – Recensione

Hunt: Showdown rimane un esperienza multiplayer diversa dal solito, in grado di imporsi in un mercato davvero competitivo. Il titolo di Crytek vanta una realizzazione davvero straordinaria, questo anche grazie al Cryengine e all'ottimo lavoro svolto, in grado di regalare un esperienza che unisce l'hunting al survival. Consigliamo caldamente il titolo se avete intenzione di giocarlo insieme ad un vostro amico, data la natura del gioco. Non vediamo l'ora di scoprire i piani di futuri del gioco, grazie anche alla partnership con Koch Media!

A distanza di mesi dall’uscita su PC e Xbox One, Hunt: Showdown è finalmente arrivato anche sulle nostra amate PlayStation 4. Questo grazie ad una incredibile partnership con Koch Media, la quale ha anche promesso nuovissimi contenuti totalmente gratuiti.

Per chi non avesse avuto modo di leggere informazioni sul titolo in questione, Hunt: Showdown non è altro che un esperienza PvP e PvE sviluppata da Crytek. Gli stessi autori del leggendario Crysis, un fps che ancora oggi mette a dura prova le prestazioni delle nostre console e PC.

Bando alle ciance. Mettetevi comodi, ricaricate le vostre armi e partite insieme a noi in questa nuova recensione!

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Benvenuto cacciatore!

Se avete letto la nostra introduzione avrete già capito che Hunt:Showdown è un esperienza principalmente multiplayer. Di conseguenza, il gioco non vanta di una modalità storia o a giocatore singolo. Al limite è possibile avvalersi di brevi missioni tutorial, utili per prendere familiarità con il titolo e suddivise per difficoltà.

Il titolo ci mette nei panni di un pistolero (maschio o femmina) del 1800, equipaggiato di armi prevalentemente a lungo raggio, armi corpo a corpo ed un revolver, quest’ultimo utile soprattutto nelle situazioni più semplici da gestire.

Il nostro compito è quello di sopravvivere, in solitaria o in squadra, nelle vastissime lande infette offerte da Crytek. Ognuna di esse è piena zeppa di insidie e di nemici pronti a “fermarvi” in tutto e per tutto. Di questo, però, ne parleremo nel prossimo paragrafo.

Feel the Fear!

Superato il tutorial, presa familiarità con il gioco e scelto il nostro pistolero siamo finalmente pronti per entrare in azione.

La modalità principale del gioco, chiamata appunto “Cacciatore di Taglie“, ci vede coinvolti in una battaglia, da soli o in squadra con un altra persona, contro altri 12 giocatori.
Tale modalità riesce ad unire perfettamente l’hunting alla sopravvivenza, dato che dovremo girare per la mappa in cerca degli indizi utili ad uccidere i boss presenti nell’area. Al momento sono disponibili solamente tre boss: il ragno gigante, un assassino e un enorme macellaio.

La ricerca degli indizi risulta abbastanza semplice. Tutti i giocatori possono utilizzare una speciale visione la quale ci guida verso gli indizi, delle piccole tracce azzurre. Una volta trovati tutti possiamo finalmente andare ad incontrare il boss di turno, prestando attenzione a non morire e soprattutto agli altri giocatori. Infatti, potrebbe capitare di incontrare altri giocatori all’interno dell’arena, potendo quindi decidere di giocare d’astuzia. Nel caso ci trovassimo all’interno di un arena con boss ed altri giocatori, possiamo aspettare il termine della battaglia nascondendoci, facendo ovviamente attenzione all’ambiente circostante, oppure provare a fare irruzione, cercando di uccidere i giocatori ed il boss in questione, per poi raccogliere la taglia e scappare via.

Inoltre, il gioco non ci obbliga ad uccidere tutti i boss all’interno di una partita. Nel caso non ci sentissimo al sicuro, potremo ucciderne solamente uno, raccogliere la sua taglia e scappare via subito.

Che dire, Crytek è riuscita a confezionare un prodotto estremamente valido. A cominciare dal sound design, giocare con un headset migliora di gran lunga l’esperienza, soprattutto nel poter sentire precisamente gli spari degli altri giocatori. Inoltre, anche la varietà dei nemici risulta ottima, con semplici zombi, streghe, mostri marini ed altri ancora.

Occhio a dove metti i piedi!

Breve ma importante paragrafo, anche in Hunt: Showdown è presente un sistema di “permadeath”. Esso viene gestito, però, in maniera particolare.

Una volta superata la prima fase, chiamata “Apprendista” che si conclude una volta raggiunto il rango 11, dovremo prestare davvero parecchia attenzione. Questo perché se in una partita ci capiterà di morire, potremo dire per sempre addio al nostro pistolero e a tutti i progressi fatti con esso. Da non confondere assolutamente con i progressi generali, quelli non verranno minimamente toccati. Per intenderci, non ritornerete per nessun motivo al livello 1.

Detto questo, da quel momento in poi sarà fondamentale giocare con criterio e, magari, in gruppo. Sopratutto per coordinarsi nelle varie cose da fare, visto che pagherete un buon prezzo ad ogni vostro piccolo errore.

Le basi della sopravvivenza!

Veniamo dunque all’ultimo punto della recensione, dove andremo ad analizzare il gunplay, punto fondamentale quando si tratta di giochi multiplayer.

Come vi abbiamo già illustrato, le armi principali che useremo saranno quasi tutte armi a lungo raggio. Essendo armi prese direttamente dal 1800, molte di esse richiedono molto tempo per essere ricaricate. Di conseguenza, fate sempre molta attenzione a scegliere quali utilizzare.

Una cosa che abbiamo testato molte volte in partita, il “time to kill” contro altri cacciatori è davvero basso. Basterà semplicemente un proiettile ben piazzato per mandarvi al tappetto.
Inoltre, le hitbox sono sempre ben calcolate. Stando alla community, può capitare molte volte che esse siano in ritardo. Personalmente, però, mi è capitato raramente.

Un ultima caccia!

Hunt:Showodwn arriva sulle console di attuale generazione a 1080p e 30fps su PlayStation 4 standard, mentre i possessori di una Pro potranno avvalersi di una risoluzione in 4K upscalato, mantenendo sempre i 30fps fissi.

Dal punto di vista tecnico e grafico, ancora una volta il Cryengine si conferma nuovamente come un motore grafico impressionante. Il team è stato capace di regalare una cura nei dettagli maniacale, non sono per armi e mostri, ma anche per l’ambiente circostante.

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Francesco Suozzo
Francesco Suozzo
Appassionato di console sin da bambino, ha cominciato la sua carriera da videogiocatore con l'intramontabile PlayStation One e tanto tempo ci vorrà prima di attaccare il DualShock al muro. Predilige con maestria quasi tutti i generi videoludici, eccezion fatta per i puzzle game. Ha un debole per JRPG e RPG ed è un malato di Final Fantasy e Metal Gear Solid.

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