Hotline Miami 2 – Recensione

Quello che volevamo fin dal principio per Hotline Miami 2 era semplicemente l'ottima base di partenza del primo capitolo, unita ad aggiunte al gameplay, una trama più complessa e una colonna sonora all'altezza. Pur presentando una trama a volte un po' confusa e spezzettata ed alcuni dei difetti già presenti nel primo gioco, ci sentiamo di promuovere Hotline Miami 2 senza remore, visto che risponde tranquillamente alle aspettative che ci eravamo posti, andando anche oltre. Il titolo è disponibile in cross-buy con funzione di cross-save per tutte e tre le piattaforme, quindi non avete scuse per non comprarlo, a meno che siate dotati di poca pazienza o non amanti di un genere che non è effettivamente per tutti.

Dopo un primo capitolo rivelatosi una piccola perla del panorama indie, attendevamo impazientemente Hotline Miami 2: Wrong Number. Jonatan Söderström e Dennis Wedin saranno ancora riusciti a bissare l’ineccepibile qualità del mai troppo decantato Hotline Miami? Scopriamolo assieme nella nostra recensione della versione PlayStation 4.

Un massacro senza fine
Le vicende narrate in questo secondo capitolo si legano in modo indissolubile alla trama del primo Hotline Miami. Jacket, l’assassino di mafiosi russi protagonista del primo capitolo, è stato arrestato, ma non per questo la serie di omicidi nella città americana ha avuto fine. Un gruppo di “fans” di Jacket ne imitano i massacri, mentre un regista sta girando un film sulle vicende avvenute nel 1989. Come se non bastasse, un coraggioso scrittore sta indagando per capire cosa stia succedendo ed un poliziotto va contro i propri principi per venire a capo della situazione.
Senza volervi dire altro, questa è soltanto la superficie del tessuto narrativo che compone i fatti narrati in Hotline Miami 2. Il tutto si dipana in 25 livelli che vi faranno passare continuamente tra tutti i personaggi citati, ognuno con proprie motivazioni e caratteristiche in grado di influenzare il gameplay. Non nascondiamo che spesso tale trama risulti un po’ confusa e spezzettata, ma ci ha soddisfatto, risultando più intrigante, complessa e malata rispetto al primo gioco. Senza aver approfondito la modalità difficile (che disabilita il lock-on, tra le altre cose) e senza aver sbloccato ogni cosa e raggiunto i punteggi massimi, il gioco ci ha tenuti impegnati per circa 10 ore, mai noiose nonostante la struttura trial and error tipica della serie.

Per molti ma non per tutti
Il gameplay di Hotline Miami 2 non si discosta molto da quello che abbiamo amato nel primo capitolo, tranne che per alcune novità di cui vi parleremo. Il titolo propone essenzialmente una visuale dall’alto ed il nostro compito è quello di ripulire ogni stanza dalle decine di nemici presenti, sfruttando le armi e l’ingegno. Se inizialmente il gioco può sembrare facile a chi, come il sottoscritto, ha amato il primo capitolo, da metà trama in poi le cose si complicano a causa di ambienti più grandi e dei limiti e caratteristiche tipiche di alcuni dei personaggi. Sia ben inteso, Hotline Miami rimane comunque un titolo molto difficile, tremendamente vecchia scuola ed in grado di far spazientire la maggior parte dei giocatori a causa di una struttura trial and error che lascia poco spazio alle leggerezze.
L’utilizzo dei già citati Fans ricorda molto lo stile di gioco di Jacket, anche se già qui possiamo sottolineare le prime novità introdotte. Tony combatte a mani nude e non può raccogliere armi, Mark è dotato di default di due mitragliette, e Corey può rotolare per schivare parte dei proiettili. Menzione d’onore per Alex e Ash, due personaggi che operano in simbiosi, uno controllato direttamente dal giocatore e dotato di motosega, l’altro che lo segue armato di pistola per colpire dalla distanza. Inutile dire che quest’ultimo dona un ulteriore malsano tocco di violenza all’intera produzione.
Non vogliamo naturalmente svelarvi ogni personaggio che userete, ma risultano degni di nota lo scrittore che non può uccidere ma si limita a svuotare a terra i caricatori delle armi raccolte ed un soldato che ha operato alle Hawaii nel 1985 assieme a Jacket. Durante questi flashback è necessario scegliere una bocca da fuoco prima della missione e dovremo procurarci le munizioni sul campo senza poter raccogliere le armi altrui, rendendo queste parti spesso frustranti vista l’invulnerabilità agli attacchi corpo a corpo di alcuni nemici.
Pur ritenendoci pienamente soddisfatti del titolo, è giusto sottolineare alcuni difetti che abbiamo riscontrato durante la nostra prova, alcuni già presenti nel primo capitolo e qui riproposti di sana pianta. L’IA dei nemici passa da ineccepibile a ridicola in pochi frangenti, tra nemici che ci vedono e ci colpiscono da distanze siderali, alternati ad avversari che aspettano solo di essere massacrati mentre li attendiamo al sicuro in una stanza. Non mancano avversari che si incastrano o girano di continuo in un punto, spesso impossibili da colpire. Il lock-on sembra funzionare meglio rispetto al primo Hotline Miami, anche se a volte ci è capitato di agganciare nemici più distanti rispetto a quello che stavamo puntando col cursore.

Old school rocks!
Lo stile grafico in 16 bit tipico di Hotline Miami fu la dimostrazione che non è il solo conteggio poligonale o le texture in alta definizione a far sì che un gioco sia bello da vedere. A livello tecnico, Hotline Miami 2 non si discosta molto dal primo capitolo, proponendo una grafica in due dimensioni con visuale a volo d’uccello, questa volta con ambienti più grandi, aperti e curati.
Pur essendo permeato di una violenza giustificata dal contesto e stilizzata, a tanti potrebbe dar fastidio l’enorme quantitativo di sangue che sporcherà gli ambienti ad ogni massacro compiuto dai protagonisti. Questa premessa per dire che l’effetto è garantito, d’impatto e ben realizzato, oltre che rendere ben chiara la visione degli sviluppatori rispetto ai temi trattati senza peli sulla lingua anche sotto il profilo visivo.
Menzione d’onore per la colonna sonora che, pur non raggiungendo le vette del primo gioco con pezzi del calibro di Hydrogen, unisce musica elettronica di qualità realizzata dagli artisti che hanno partecipato alla soundtrack del primo Hotline Miami. I colori acidi, la visuale distorta e la colonna sonora di prim’ordine creano un trip audiovisivo che ha pochi eguali in ambito videoludico.

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Davide Begni
Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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