Presentato come Survival-RPG, Fade to Silence è il nuovo videogioco di Black Forest Games. Grazie alla partnership stretta con THQ Nordic, il titolo si appresta ad uscire da un lungo accesso anticipato su PC per giungere finalmente anche su PlayStation 4 e Xbox One il 30 aprile. Il titolo, dal canto suo, promette un’interessante esperienza di sopravvivenza e di gestione delle risorse in un mondo post-apocalittico colpito da un inverno perenne. In questo mondo i sopravvissuti, ormai ridotti ad uno stato primitivo, lottano per la propria vita riparandosi dal freddo, dalla fame e dai pericoli che minacciano l’umanità. Grazie ad un codice review gentilmente fornitoci, abbiamo potuto provare sotto embargo Fade to Silence, cercando di sopravvivere in quell’inferno di ghiaccio alla ricerca della verità. Ve ne parliamo in questa nostra recensione.

Recensione del Survival RPG di Black Forest Games

Fade to Silence vede come protagonista Ash, uno dei pochi sopravvissuti rimasti. L’uomo è tormentato da un’entità superiore la cui origine è sconosciuta, la quale viene presentata come nemico della civiltà. Il mondo, condotto alla rovina per mano dell’uomo, è una distesa innevata il cui freddo glaciale mette a dura prova le capacità del nostro protagonista, già martoriato mentalmente dai ricordi che riaffiorano durante le ore di sonno. Proprio dai sogni e ricordi di Ash è possibile intuire cosa sia successo al mondo, seppur in modo confusionario. La fine del mondo ci viene raccontata quindi attraverso dei brevi filmati accompagnati da alcune illustrazioni, i quali ci permettono di far luce su come sia stato possibile mettere fine alla civiltà umana.
Il compito di Ash è quello di dare una nuova linfa vitale all’umanità ripartendo da una civiltà allo stato primitivo, confinato all’interno di palizzate, per riprendere possesso di una terra sottratta all’uomo dai mostri. Ash non è da solo, infatti vi è anche la sua piccola figlia, Alice. Il suo sostegno verso il padre permette a quest’ultimo, emotivamente parlando, di rafforzarsi.
Proseguendo con lo sviluppo del villaggio (che analizzeremo tra non molto), è possibile accogliere altri sopravvissuti al suo interno, ovviamente dopo aver appurato le loro intenzioni. Ogni sopravvissuto che incontreremo nelle lande innevate, o che si presenterà al villaggio, avrà una specifica caratterizzazione dettata sia da un piccolo background narrativo che dalle sue abilità di sopravvivenza. In base a queste ultime potremo assegnargli un ruolo da compiere. Dalla caccia alla raccolta di materiali, come legname e minerali, o addirittura costruire e creare nuovi oggetti.
Il pianeta è caduto nelle grinfie di un’entità superiore, la stessa che alberga nel corpo di Ash e che lo ha condannato a un ciclo di morte e reincarnazione. Questo entità minacciosa è la stessa che comanda i mostri che popolano il territorio, scatena tormente  e manipola l’Eclisse, un essere che vaga nel cielo limpido e attacca dall’alto. Questa entità farà di tutto per ostacolare l’avanzata dell’umanità verso la salvezza.

Fade to Silence presenta un gameplay prettamente survival-RPG con alcuni elementi gestionali, il tutto amalgamato in un titolo con forti limitazioni.
Ciò che salta subito all’occhio è il combat system all’arma bianca, negativamente influenzato dalla forte macchinosità con cui si attaccano i bersagli. Sia chiaro, il combattimento del titolo di Black Forest Games è una delle cose meno entusiasmanti finora provate, colpa soprattutto dei ritmi molto lenti con cui gli attacchi vengono effettuati, sia dal nostro personaggio che dall’intelligenza artificiale dei mostri. Sicuramente, oltre dalle forti limitazioni tecniche, il combattimento viene influenzato anche dal terreno prevalentemente ricoperto da neve, il quale sì appesantisce il movimento di Ash, ma avremmo comunque preferito qualcosa di più rapido. A maggior ragione poiché siamo chiamati diverse volte, se non quasi sempre, a dover combattere contro queste mostruose entità per sopravvivere.
La progressione viene dettata dalla conquista degli avamposti, i quali vanno obbligatoriamente ripuliti. Conquistati questi ultimi viene reso disponibile il viaggio rapido da zona a zona, il quale garantisce un risparmio notevole di risorse consumate per muoversi al di fuori del nostro villaggio. Oltre ai viaggi rapidi, conquistare avamposti concede generose ricompense costituite da risorse utili al nostro villaggio ed ai suoi abitanti.
Il villaggio richiede una grande cura. Per riempire le pance e riparare dal freddo i nostri abitanti, dobbiamo mantenere un certo fabbisogno in cibo e legname. È necessario dunque raccogliere abbastanza risorse sia per soddisfare il fabbisogno che per sviluppare il villaggio.
Il mondo al di fuori delle palizzate è vasto ed ha molto da offrire. Esplorando è possibile imbattersi in zone di caccia o di raccolta dalle quali possiamo prelevare cibo, legname e minerali da trasportare alla base. Attraverso l’utilizzo della percezione ci vengono segnalate le risorse a noi più vicine. Ogni zona, però, presenta risorse in quantità limitate. Una volta terminate, infatti, saremo costrette a spostarci in una nuova zona. È dunque necessario costruire nel nostro villaggio le capanne che permettono di lavorare le risorse corrotte. Queste ultime, disponibili in ingenti quantità, ci permettono di sfruttare al massimo ogni cervo o albero abbattuto prima di passare ad una nuova zona di raccolta.
Lo sviluppo del villaggio passa attraverso l’impiego dei sopravvissuti che abbiamo accolto tra le nostre fila. È consigliato quindi assegnare tale compito a coloro che sono abili nella costruzione, cosicché essi possano ultimare i lavori nel minor tempo possibile.
Costruire, ovviamente, significa consumare risorse ed energie. Dobbiamo dunque tenere d’occhio le condizioni fisiche di ogni sopravvissuto, in modo che riesca sopravvivere senza problemi. Per fare ciò, costruire delle capanne per ogni membro del villaggio sarà molto utile per risparmiare ulteriore legname e cibo ma, soprattutto, ogni sopravvissuto potrà recuperare le energie in tempi minori.

Il crafting gioca un ruolo primario per la nostra sopravvivenza. Tramite questa componente, infatti, abbiamo la possibilità di creare l’equipaggiamento adatto ad affrontare le spedizioni di ricerca delle preziose risorse. In Fade to Silence tale sistema risulta piuttosto basilare, privo però di una rapida accessibilità per quanto concerne la creazione di oggetti base come pozioni, erbe medicinali, legname o frecce primitive. Anche per produrre la risorsa più insignificante saremo costretti ad aprire il menù di gioco, il tutto considerando che ciò non fermerà la partita. Di conseguenza mi pare scontato sottolineare che sia sconsigliato aprirlo durante un combattimento.
Anche l’utilizzo dell’arco riporta grandi limitazioni. Qualora finissimo le frecce equipaggiate saremo costretti a tornare nel menù dell’equipaggiamento per equipaggiare nuovamente le frecce. Un procedimento macchinoso, che poteva sicuramente essere evitato, il quale limita ancora di più le fasi di combattimento, spezzandone il ritmo.
Attraverso il crafting è solamente possibile creare oggetti di base. Per elaborare oggetti migliori dobbiamo necessariamente affidarci alle abilità dei sopravvissuti da noi reclutati, impiegandoli nelle strutture dedicate. Solo in questo modo, infatti, sarà possibile affrontare le aree più avanzate del gioco.
In Fade to Silence è presente il permadeath. Di conseguenza, una volta esaurite tutte le fiamme della speranza (le vite a disposizione), saremo costretti a ricominciare da capo l’intera avventura perdendo tutto ciò che era in nostro possesso. Il permadeath, però, permette di sbloccare dei benefici da poter utilizzare nella nuova partita. Questi ultimi possono variare la quantità di risorse disponibili o dei bonus sin dall’inizio, così da rendere meno ostica la partenza.
Le fiamme della speranza possono essere ottenute sia attraverso la conquista di nuovi avamposti che tramite la creazione presso la capanna medica, in modo da avere le spalle coperte in caso di morte.
Fortunatamente, al di fuori delle mura possiamo farci accompagnare da un sopravvissuto, oppure da un amico attraverso la modalità cooperativa online. Qualora il nostro compagno dovesse morire in combattimento, potrà essere rianimato sacrificando una piccola porzione di vita, quest’ultima recuperabile riposando presso un falò.
Il mondo di gioco è afflitto da dei “nidi”, i quali corrompono le zone circostanti. Ripulendoli si ottengono delle ricompense tra cui i lupi. Questi possono essere impiegati come traino per la slitta, utilizzabile nel villaggio solo se verrà costruito un canile al suo interno.

Il comparto tecnico di Fade to Silence purtroppo risulta obsoleto. I limiti tecnici rappresentano la maggior parte dei problemi presenti nella produzione del team di sviluppo tedesco.
Il titolo presenta una massiccia presenza di bug: dissolvenze in nero quasi interminabili dopo aver dormito, misteriose scomparse dei sopravvissuti da noi reclutati, NPC invisibili o, a volte, compenetrati in muri invisibili.
Durante la prova siamo incappati in diversi crash dell’applicazione su PlayStation 4, oltre a numerosi cali di frame rate anche nelle situazioni più pacifiche.
La gestione della slitta può riservare momenti tragicomici. La compenetrazione dei lupi permette a quest’ultima di volare come meglio crede; per non parlare dell’onniscenza degli NPC, capaci di scovare ed attaccare i nemici anche oltre pareti e barriere.
Il titolo non è minato solo da pecche tecniche, anche i testi riescono a strappare qualche sorriso. La localizzazione italiana di testi e menù non è propriamente corretta (specie quando si scrive “All’armi” invece che “Allarmi”). I sottotitoli sono stati introdotti come pop up, disposti a finestra a fianco personaggio con cui state parlando. Di conseguenza, se non siete rivolti verso l’NPC, non potrete leggere ciò che vi sta dicendo.
Anche il comparto sonoro non riesce a regalare qualche sensazione positiva. La maggior parte delle volte l’audio appare ovattato, con alcune frasi ripetute più volte e sovrapposte.
Infine, graficamente il titolo non propone scorci interessanti. L’inverno perenne che affligge il mondo di gioco crea un’atmosfera monotona dall’inizio alla fine.

RASSEGNA PANORAMICA
Voto
5
Appassionato di videogiochi e anime sin da tenera età, il suo primo videogioco fu Super Mario 64 per Nintendo 64, col tempo si affezionò alle console di Sony partendo appunto dalla prima Playstation. Oggi è un cacciatore di trofei su Playstation 4, predilige gli sparatutto, i titoli di corse e i picchiaduro, ma gioca veramente di tutto!

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