Dying Light – Recensione

Dying Light si rivela essere un ottimo titolo, che prende e sviluppa quanto di buono fatto con Dead Island su Old Gen. L'aspetto tecnico di primissimo piano, unito ad un mondo di gioco ampio ed ottimamente realizzato lo rendono un titolo molto appetibile ed interessante e la longevità, unita al continuo supporto fornito ed al Coop, aumentano di non poco la longevità già più che generosa. Sicuramente non siamo di fronte ad un titolo privo di difetti, tutt'altro; in primis, troviamo alcuni infetti ed alcuni ostili umani troppo potenti, agili o resistenti, in secondo luogo la sindrome da fattorino si fa sentire in maniera molto pesante, inficiando l'immedesimazione e, parzialmente il divertimento. Un ottimo passo in avanti da parte di Techland, che sta affinando sempre più le sue opere.

Cosa succederebbe se Dead Island incontrasse Mirror’s Edge? Semplice, nascerebbe Dying Light, nuovo titolo di Techland edito da Warner Bros, che oltre a fondere i due gameplay appena citaticerca di portare una ventata di aria fresca. Andiamo a scoprire come.

Una città infetta
Harran, una piccola cittadina, si trova a dover affrontare una colossale minaccia, un’epidemia che trasforma le persone in zombie (ma che novità), mediante i canonici morsi. Noi vestiremo i panni di un agente del GDC, corporazione che ci invia in loco per recuperare una sequenza genetica per sviluppare una cura, in mano ad uno dei sopravvissuti all’epidemia, tutto questo finchè la città è in completa quarantena e sostentata mediante il lancio di rifornimenti aerei per dare una speranza a chi vive all’interno della zona contaminata.
Noi arriveremo in scena proprio grazie ad uno di questi lanci e ci troveremo da subito a dover fare i conti con alcuni superstiti ben poco amichevoli, ma nel tentativo di metterli in fuga attireremo le attenzioni di molteplici infetti che, come è logico, ci morderanno ed infetteranno. Qui entrano in scena i primi umani socievoli, che ci salvano da morte certa e ci trasportano al punto zero delle nostre avventure, La Torre, rifugio di quello che scopriremo essere uno dei gruppi più nutriti di superstiti. Qui verremo addestrati alla sopravvivenza e scopriremo che, anche se non esiste una cura, esiste un farmaco che ritarda lo sviluppo dell’infezione, l’Antizin, che viene lanciato dal supporto aereo e che, neanche a dirlo, è la cosa più ricercata e bramata da tutti i superstiti. L’incpit, per quanto banale e scontato possa apparire, rivela ben più di qualche piccola sorpresa e qualche colpo di scena che ci farà apprezzare lo sforzo narrativo degli sviluppatori, ma siamo ben lungi dall’essere di fronte ad una trama che tiene incollati al monitor.

Fattorini si diventa, non si nasce
Come dicevamo in apertura, Dying Light fonde sapientemente due gameplay: quello di Dead Island e quello di Mirror’s Edge. La nostra mobilità, infatti, è ben superiore a quella che avevamo avuto nei precedenti lavori Techland, e grazie al Parkour avremo anche un’ottima mobilità verticale. Per il resto, il titolo prende a piene mani da Dead Island sia le situazioni che le dinamiche principali, invogliando il giocatore ad affrontare i nemici o ad evitarli a seconda del numero e dalla varietà degli stessi. Come in Dead Island le nostre armi non sono infinite, ed anzi durano piuttosto poco, costringendoci ad un ricambio abbastanza frequente degli strumenti di morte a nostra disposizione. Si rivela anche ben presto chiaro che le armi da fuoco, oltre che ad essere rarissime, sono controproducenti alla nostra sopravvivenza, così come tutto ciò che emette forti rumori,che attirano infetti più potenti e particolari. In tutto ciò trova spazio un sistema a quest preso pari pari dai titoli precedenti, con missioni principali e secondarie facoltative ma che ricompensano adeguatamente i nostri sforzi e lunghe e snervanti peregrinazioni a piedi per l’ampia mappa di gioco. Infine, trova spazio anche lo sviluppo del personaggio suddiviso in tre alberi abilità che salgono indipendentemente ed esclusivamente in base al nostro comportamento; uccideremo e picchieremo ogni singolo nemico che incontreremo? Arriveremo ad avere un livello di forza molto alto, con un aumento delle nostre doti combattive, resistenza ai colpi, punti ferita e vigore aumentati; ci arrampicheremo come in un Assassin’s Creed, evitando gli scontri? Aumenteremo la nostra mobilità, l’agilità e le capacità evasive. L’ultimo albero è quello relativo alla sopravvivenza, legato al completamento degli incarichi e alla sopravvivenza nel mondo esterno durante la notte.

Purtroppo, il titolo soffre terribilmente della “sindrome da fattorino”, ossia quel gameplay strutturato e studiato per far si che il giocatore si trovi a dover ripercorrere la mappa di gioco in lungo ed in largo per completare incarichi spesso anche banali, il tutto per soddisfare richieste spesso del tutto superflue. Nonostante l’ottima atmosfera, questa struttura porta ben presto alla noia, sopratutto se ci si stanca di affrontare schiere di zombie sempre più numerose e variegate da varianti fin troppo letali.

Good night….good luck
Mai slogan fu più azzeccato di quello utilizzato per promuovere Dying Light. La notte è parte integrante dell’economia di gioco ed alcune quest devono forzatamente essere affrontate in questa fascia oraria, che ci elargisce punti sopravvivenza e punti combattimento doppi durante le fasi al di fuori dei rifugi.
Tutto bello, ma purtroppo c’è uno scotto da pagare, ossia la presenza di nemici ben più pericolosi durante le ore notturne, chiamati appunto “Notturni. Questi simpaticoni girano per la mappa di gioco, e se allarmati accorrono in gruppo a dare il benvenuto al fortunato giocatore che ha ben poche speranze di sopravvivenza; in questi casi, la fuga è il miglior modo per salvare la pelle e raggranellare un buon volume di punti esperienza.

Dead Island 2.0
L’aspetto tecnico del titolo si rivela sin da subito in linea con quanto ci si aspetterebbe da una produzione PS4.
Ottimo colpo d’occhio, buona modellazione dei personaggi, buone texture, orizzonte visivo ampio, un numero di nemici a video in certi casi veramente spaventoso ed una fluidità totale e senza incertezze, anche nei momenti più caotici. Completa il già ottimo quadro una texturizzazione pregevole ed un’illuminazione di sicuro impatto.

La notte è realizzata in maniera superba, con giochi di luci e ombre ottimi, campo visivo ridotto all’osso ed un buio tale che rende difficile orientarsi tra le vie della città.
L’aspetto sonoro risulta anch’esso di ottima fattura, presentando un’ottima effettistica ed un doppiaggio di sicura qualità, per di più completamente in italiano.

 

Cooperativo e competitivo
Tutto il titolo è affrontabile in cooperativa, mediante l’accesso alle sessioni di gioco presenti nei vari rifugi. Purtroppo, non abbiamo potuto approfondire troppo questa opzione a causa della gestione degli ingressi alle stesse, che spesso risultano chiuse, piene o semplicemente fallisce l’ingresso per altri motivi che ignoriamo; non siamo stati in grado di capire se il problema riguardi la nostra (mia nella fattispecie) connessione o se sia un problema dovuto alla gestione non ottimale del Matchmaking.

Abbiamo anche potuto provare il primo pacchetto scaricabile, Be The Zombie, una modalità Cooperativa/Competitiva che ci permette di vestire i panni di un’infetto, con lo scopo di difendere i nostri nidi ed impedire agli umani di distruggerli. Anche qui non abbiamo avuto particolare fortuna, trovando solo partite in cui i giocatori nei panni degli umani si rintanavano all’interno di un rifugio ed attendevano pazienti l’arrivo dell’alba. Il netcode, in questo caso, ci è parso ottimo, senza lag di sorta e con tempi di accesso accettabilissimi.

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Loris "Asmodeus_Psycho" Mattiolo
Da sempre appassionato di Videogames ed affini, ha iniziato a giocare sull'ormai lontano Commodore 64 con mangiacassetta, passando poi per le varie console SEGA e Nintendo, approdando infine sulle console più recenti. Ama il buon gaming, i titoli single player, gli shooter e gli RPG, ma non disdegna nemmeno gli altri generi, purchè sempre strutturati attorno a delle trame coinvolgenti e che sviluppino principalmente il Single Player. Poco avvezzo al multiplayer per natura, con le dovute esclusioni, ed ancora estremo sostenitore dello Split Screen e delle partite tra amici.

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