Disintegration – Recensione

Reinventare è solitamente l’obiettivo che molti sviluppatori si pongono quando decidono di riscrivere un genere ludico. Negli anni, abbiamo visto come i videogiochi siano cambiati non soltanto nei contenuti, nelle tematiche affrontate ed a livello tecnologico, ma anche nella nascita nuovi generi e sottogeneri i quali definiscono un mercato sempre più variopinto. Dagli action-rpg sono nati i soulslike, dagli shooter i looter e dai titoli multigiocatore i game as a service. L’unione di più generi in un unico prodotto han portato a soluzioni ludiche interessanti, alcune fallimentari ed altre che si sono rivelate un successo. Ricordiamoci che, oggi, saper reinventare non è affatto semplice e l’originalità di un prodotto si ricerca soprattutto nelle meccaniche di gioco che esso offre, come delle particolari interazioni, sistemi di progressione, battle system e così via. Specie in un periodo infiammato dalla next-gen, la voglia di innovazione è palpabile e i giocatori desiderano vedere qualcosa che i loro occhi non hanno mai visto. Pertanto, sono gli sviluppatori indipendenti o i nuovi arrivati che  cercano di irrompere in un mercato così competitivo  con una ventata d’aria fresca, sfidando gli AAA delle rinomate case di produzione con idee e formule che potremmo definire rischiose. Tuttavia, i rischi sono sempre apprezzati.

Ed è tra questi spicca V1 Interactive, fondato da qualche anno da Marcus Letho, co-creatore di Halo, il quale insieme a Private Division ha dato vita alla prima iterazione videoludica di questo giovane team di sviluppo: Disintegration. Disponibile dal 16 giugno su console e PC, abbiamo avuto modo di giocarlo in maniera approfondita, analizzando la peculiarità di questo titolo: uno sparatutto in prima persona con elementi strategici. Dopo averlo portato a termine, siamo pronti per parlarvene in sede di recensione.

Disintegration: la nuova sfida di Marcus Letho!

V1 Interactive è un piccolo team di sviluppo composto da circa una trentina di membri, tra i quali si contano perlopiù universitari, diplomati e infine qualche veterano dell’industria. Capitanati da Marcus Letho, questi ragazzi hanno imbastito un nuovo universo narrativo alquanto distopico, nel quale l’umanità viene inscatolata avviando un processo di “post-umanizzazione“. Nell’immaginario di Disintegration, l’essere umano abbandona il proprio corpo mortale per trasferire la propria conoscenza – il cervello – all’interno di un androide. Si tratta di un fenomeno che punta a trascendere l’evoluzione umana, meccanizzando gran parte della razza che popola il pianeta Terra in una dittatura robotica. L’essere umano, però, continua ad esistere nei cervelli di coloro che resistono, di coloro che, in un modo o nell’altro, si sono sottratti a questa post-umanizzazione conservando le proprie fattezze umane.

L’integrazione in questo futuro distopico viene ostacolata da Romer Shoal, il protagonista, non il classico eroe di cui si vantano le classiche storie. Egli infatti conserva un passato burrascoso e rinomato come pilota di gravicicli, in una guerra dove vede l’ultimo baluardo della resistenza umana contro le forze della Rayonne. Proprio qui Romer cerca la sua redenzione, la sua seconda occasione. Nella narrazione proposta in Disintegration, il giocatore abbraccerà il concetto di fratellanza in una modalità giocatore singolo, la quale esplorerà varie location e personaggi in una lotta alla sopravvivenza del genere umano. La storia raccontata attraverso le varie missioni della campagna non ci ha stupiti del tutto, seppur è possibile apprezzarne il contesto. Il legame stretto con i comprimari non si limita soltanto ad un fattore ludico: tra Romer e i fuorilegge, i quali conservano tutt’ora dei sentimenti umani, si instaurerà un rapporto d’amicizia che li porterà sui campi di combattimento più pericolosi.

Azione e strategia

Il primo videogioco sviluppato da V1 Interactive non vuole incastonarsi nei canoni degli sparatutto in soggettiva moderni. L’elemento FPS rimane pur sempre marcato all’interno di Disintegration, ma è la componente strategica a gettare una ventata d’aria fresca ad un genere ludico ormai quasi saturo. Infatti, le basi dell’FPS non mancano, poiché queste vengono canalizzate attraverso l’utilizzo del graviciclo, mezzo di trasporto con cui ci muoveremo sul fronte di guerra, attraverso il quale si potrà comandare le unità di terra. Tale velivolo è la nostra arma principale, la cui potenza di fuoco cambia nel corso della campagna. Proprio per questo è possibile avere un assaggio del multi giocatore attraverso gli armamenti utilizzabili durante la storia, permettendo in questo modo di trovare il futuro equipaggiamento adatto al nostro stile di gioco. Unendo l’FPS allo strategico in tempo reale, il gameplay obbliga il pilota a gestire le proprie unità attraverso dei semplici comandi, ognuno dei quali corrisponde ad un’abilità di ciascun membro dei fuorilegge.

Le abilità sono variegate sufficientemente, seppur la quantità non sia tale da imporre al giocatore l’imbarazzo della scelta. Esse sono fondamentali in combattimento e permettono di aumentare la potenza di fuoco dell’equipaggio. Dalle semplici granate stordenti, a dei campi di forza capaci di rallentare il nemico, le unità che vengono impiegate in battaglia – a seconda della missione in atto – aiuteranno il pilota a superare gli scontri più ardui del livello. Questi compagni di battaglia seguono gli ordini da noi impartiti, spostandosi di posizione, attaccando un nemico indicato o interagendo con gli obiettivi. È dunque efficace scegliere con cura un approccio più accurato in combattimento, soprattutto alle difficoltà più elevate. Il nostro ruolo di comandante, inoltre, viene spalleggiato da delle meccaniche di supporto come la possibilità di rianimare e curare i propri alleati, evitando in questo modo anche un possibile game over. Nella modalità campagna troviamo diversi elementi destinati a potenziare i fuorilegge: i rottami raccolti simboleggiano i punti esperienza, mentre i chip raccolti nelle casse di scorte rappresentano i punti con cui è possibile migliorare le unità, in modo così da incontrare sempre meno ostacoli durante il proseguimento della storia.

Un multi giocatore un po’ tiepido

A fornire supporto alla campagna single-player, ci pensa un multi giocatore alquanto tiepido. Fatte poc’anzi le dovute premesse sul team di sviluppo, l’esperienza online di Disintegration non ci ha particolarmente colpiti, se non per apprezzare lo sforzo compiuto dai ragazzi di V1 Interactive. Difatti, troviamo tre modalità diversificate tra loro: Controllo Zona, Collezione e infine Recupero. Entrambe le modalità si ispirano a quelle già intraviste in altri sparatutto online, condividendone alcune meccaniche di gioco. Infatti, Controllo Zona si avvicina molto al classico Dominio che troviamo nei vari capitoli della serie Call of Duty, con tre obiettivi da conquistare per ottenere del punteggio. Il multigiocatore vede inoltre due squadre da cinque giocatori affrontarsi in mappe di gioco tratte dalla modalità campagna, riprendendone soprattutto le ambientazioni. In ogni partita è possibile scegliere una tra le varie fazioni disponibili, dove l’equipaggiamento installato sui gravicicli ed unità da controllare variano a seconda della scelta. E’ importante dunque saper trovare una fazione che rispecchi il nostro modo di giocare, trovando una via d’accesso integrativa al comparto online di Disintegration.

È possibile personalizzare le fazioni disponibili in Disintegration. Ciò avviene mediante l’acquisto di oggetti cosmetici o compimento delle sfide giornaliere, le quali spingono il giocatore a mettersi alla prova. Eppure, non mancano anche le microtransazioni con cui sbloccare, con immediatezza, i vari oggetti disponibili nel negozio, sottraendo possibili ore di gioco al multigiocatore.

Una prestazione non proprio elegante

L’operato svolto in Disintegration ci ha lasciato sensazioni piuttosto tiepide. Nonostante il lavoro compiuto da un team che tutto sommato è ricco di papabili talenti, la prestazione tecnica del titolo ci ha colpiti e non in maniera positiva. Infatti, su PlayStation 4 standard abbiamo riscontrato diversi problemi nei caricamenti, soprattutto quanto concerne le texture, impattando negativamente sulla qualità visiva del prodotto. Inoltre, parliamo di uno sparatutto ibrido che non oltrepassa i trenta fotogrammi per secondo, un dettaglio che farà storcere il naso agli appassionati degli sparatutto in soggettiva. Anche l’intelligenza artificiale, che guida autonomamente le unità, sporadicamente riesce ad incastrarsi in ostacoli facilmente superabili. Durante la nostra prova, si son verificati diversi problemi legati alla sincronizzazione dell’audio con il labiale dei dialoghi, generando anche un leggero sgomento nella situazione creatasi. Dal punto di visto grafico il titolo è privo di mordente, risultando a tratti quasi datato, così come il level design stucchevole in diverse missioni. Il titolo, infine, supporta una localizzazione italiana dei testi e dei menù, mentre il doppiaggio è in lingua originale.

Commento:

Disintegration è il primo passo di V1 Interactive nel fiume dell’industria video ludica. Esso cerca di proporre l’azione di uno sparatutto in soggettiva unito ad una strategia in tempo reale, creando una strana alchimia tra due generi contrapposti. Sicuramente, l’esperienza di gioco non saprà soddisfare tutti i palati e i trenta fotogrammi in uno sparatutto in soggettiva non sono un buon incentivo per l’acquisto da parte di un appassionato del genere. Ciononostante, il connubio stipulato da Marcus Letho e il suo team è piuttosto riuscito in termini ludici, seppur risulti ancora poco accattivante dinanzi a chi mastica FPS.

Voto: 6.5

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Matteo Murri
Matteo Murri
Appassionato di videogiochi e anime sin da tenera età, il suo primo videogioco fu Super Mario 64 per Nintendo 64, col tempo si affezionò alle console di Sony partendo appunto dalla prima Playstation. Oggi è un cacciatore di trofei su Playstation 4, predilige gli sparatutto, i titoli di corse e i picchiaduro, ma gioca veramente di tutto!

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