Dead Nation: Apocalypse Edition – Recensione

Dead Nation rimane ancora un ottimo e divertente shooter, tattico ed allo stesso tempo immediato come pochi. Se siete già in possesso di un abbonamento PlayStation Plus il nostro consiglio rimane quello di provarlo o rigiocarci qualora già lo abbiate fatto in precedenza. Il problema sta nel fatto che il titolo era stato già proposto gratuitamente da Sony nel 2011 per scusarsi degli attacchi avvenuti al PlayStation Network, facendo sì che in tanti ci abbiano già giocato. Siamo al corrente del fatto che attualmente non vi sono alternative da proporre sul Plus vista la scarsità di software, ma avremmo apprezzato almeno un miglior lavoro sul fronte tecnico. Occasione sprecata per dare nuova linfa vitale al titolo ma rimaniamo in attesa di un atteso seguito per lo shooter di Housemarque.

Dopo Outlast, rilasciato lo scorso mese come titolo incluso nel PlayStation Plus su PS4, è la volta di Dead Nation: Apocalypse Edition. Vediamo, nella nostra recensione, assieme se il titolo risulta effettivamente meritevole di attenzione o meno. Non ci soffermeremo più del dovuto sul titolo in sé, bensì metteremo in evidenza tutte le aggiunte rispetto al titolo originale.

Apocalisse non-morta!
In un titolo del genere la trama è soltanto un pretesto per massacrare migliaia di zombie, ma vogliamo lo stesso accennarvi il contesto nel quale si svolge il tutto. L’intero pianeta è stato infettato da un virus in grado di trasformare tutti gli umani in zombie. Tutti tranne due persone, ossia i protagonisti Jack McReady e Scarlett Blake, i quali saranno fondamentali per lo sviluppo di un vaccino per porre fine alla pandemia.
Non vi diciamo altro ma non aspettatevi nulla di particolarmente innovativo da questo punto di vista. Sappiate che il titolo è ancora in grado di donare grande divertimento nelle circa cinque ore necessarie per terminarlo in difficoltà normale. È anche possibile aumentare la longevità del titolo attraverso i livelli di difficoltà più alti, ai quali si aggiunge anche una modalità aggiuntiva di cui vi parleremo poi. Non solo, il titolo è completo dell’espansione Road to Devastation rilasciata in origine su PlayStation 3, qui rinominata come modalità Arcade. Qualora non siate stanchi di giocarci, potrete sempre affrontare nuovamente la campagna e le altre modalità per scovare centinaia di segreti disseminati nei livelli.

Via alla distruzione!
Ci sembra giusto dirvi già da ora che il gioco è essenzialmente lo stesso che avete amato/odiato su PlayStation 3, qui nella sua forma più completa e rifinita. I più ricorderanno infatti che inizialmente il gioco era sprovvisto di molte opzioni e correzioni sul bilanciamento, mentre qui ogni cosa è giustamente al proprio posto.
Dead Nation
è uno sparatutto twin-stick con visuale isometrica ma si differenzia molto dagli altri due recenti lavori di Housemarque, ossia Super Stardust HD e Resogun. L’ambientazione è una città devastata dall’epidemia di cui vi parlavamo in precedenza e dovremo farci strada tra zombie, abomini vari ed armi biologiche create per contenere il contagio. La difficoltà del titolo è sicuramente più alta della media, grazie al numero elevatissimo di nemici a video e al level design che, per quanto lineare, lascia spazio a numerosi modi per essere accerchiati in pochi secondi.

Per poter proseguire, avremo a disposizione armi da fuoco e da lancio, unite alla possibilità di attaccare corpo a corpo gli infetti e scattare per prendere le distanze in caso di emergenza. Queste armi ed abilità possono essere potenziate nei checkpoint presenti in ognuna delle dieci missioni, usando i punti guadagnati ed assegnando i pezzi d’armatura nascosti nei livelli. Anche la stessa ambientazione è importante ai fini ludici: tra macchine, barili e recinti elettrificati, pianificare ogni mossa è la chiave di volta per non terminare la partita in pochi attimi.
Il titolo guadagna molti punti se giocato in cooperativa locale o online
con un amico e non abbiamo avuto problemi di sorta nelle partite che abbiamo affrontato in rete. L’unica novità di rilievo presente in questa versione di Dead Nation è la modalità Broadcast+, nella quale possiamo trasmettere la nostra partita con il tasto Share ed il pubblico può interagire per aumentare zombie, potenziamenti ed inserire malus di varia natura.

Migliorie tecniche non pervenute?
Fino a questo punto non abbiamo avuto nulla di particolare da segnalare in negativo, anche perché il sottoscritto ha apprezzato il titolo nella sua versione originale rilasciata nel 2010.
A livello tecnico il gioco non ha subìto miglioramenti
tali da giustificare questa nuova reincarnazione di Dead Nation. Per carità, il tipo di gioco, unito alla visuale isometrica propria del titolo, non richiedono un dettaglio elevato, ma ci avrebbe almeno fatto piacere l’implementazione dei 60 fotogrammi al secondo. Ebbene sì, pur avendo praticamente la stessa grafica presentata anni fa su PlayStation 3, gli sviluppatori non si sono impegnati a migliorare nemmeno la fluidità, limitandosi soltanto a portare la risoluzione a 1080p nativi.

Per il resto, artisticamente Dead Nation si difende ancora bene, sia durante il gioco che durante le cutscene, disegnate ed animate in maniera piuttosto convincente. Nulla da segnalare invece riguardo l’audio, coerente ed immersivo al punto giusto.
Abbiamo inoltre da segnalare che quando il gioco è in esecuzione, almeno nella nostra console, rallenta vistosamente la velocità di reazione dell’interfaccia di PlayStation 4, cosa inspiegabile e ingiustificabile vista la non pesantezza del titolo stesso.

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Davide Begni
Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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