Dark Souls III: The Ringed City – Recensione

Dopo la delusione avuta in seguito ad Ashes of Ariandel, possiamo ritenerci soddisfatti di The Ringed Souls. Una buona longevità, un'ottima ambientazione e dei boss epocali sono gli ingredienti che ci hanno permesso di affermare ciò. Dobbiamo purtroppo segnalare come la scelta di inserire alcuni nemici e situazioni particolari, abbia reso artficiosamente difficile l'espansione. Oltre a questo, i difetti storici della serie sono ancora ben evidenti, ma almeno sono stati posti in essere dei miglioramenti riguardo al framerate. Insomma, possiamo considerare The Ringed City una più che valida conclusione dell'esperienza iniziata un anno fa con Dark Souls III.

Essendoci già occupati di Dark Souls III e di Ashes of Ariandel, non potevamo non recensire anche il secondo DLC dell’ultimo titolo di From Software. The Ringed City è infatti disponibile da qualche giorno su PlayStation Store, eventualmente incluso nel Season Pass. Dopo averlo testato per bene, ecco a voi la nostra recensione!

Buona la seconda?

Come prevedibile, la seconda ed ultima espansione di Dark Souls III è ambientata nella Città ad Anelli. Ambientazione e contesto “storico” vanno a collegarsi sia al terzo che al secondo capitolo, con un fan service piuttosto marcato. Non mancano infatti numerosi riferimenti agli ultimi due capitoli della serie, per la gioia degli amanti della pura lore. Abbiamo terminato The Ringed City in circa 6 ore, sconfiggendo i quattro boss presenti nell’avventura, longevità decisamente meglio rispetto a quella di Ashes of Ariandel.
Possiamo dire che abbiamo trovato impegnativo questo secondo DLC, sia per quanto riguarda i boss che il resto. Ricordiamo infatti che uno dei motivi per cui abbiamo storto il naso con Dark Souls III era proprio l’eccessiva facilità dei boss. Anzi, potremmo dire che il bilanciamento delle fasi esplorative ci è parso non proprio ottimale ed infatti possiamo affermare che la parte iniziale e alcune fasi successive ci hanno quasi portato alla frustrazione, a causa della scelta di inserire nemici evocati apparentemente immortali, nemici talmente fastidiosi da non lasciarci nemmeno muovere, ma non vogliamo dirvi altro.
Un livello di imprecazioni quasi pari all’Incubo di Mensis visto in Bloodborne, tanto per intenderci. Comunque, a parte la scelta di aver calcato troppo la mano con questa tipologia di situazioni, troviamo nel complesso soddisfacente questa espansione ambientata nella Città ad Anelli. I citati boss, oltre ad essere molto più impegnativi rispetto a quelli del gioco base, sono stati protagonisti di battaglie a dir poco epocali. Siamo naturalmente distanti dai risultati visti nel primo Dark Souls, ma non possiamo assolutamente lamentarci da questo punto di vista.

Parlando di grafica…

Vogliamo infine dedicare quest’ultima parte della recensione alla parte audiovisiva e artistica di The Ringed City. Come previsto, il lato tecnico del titolo è rimasto tale e quale a quello visto nei due precedenti articoli. Il level design è ottimo, seppur piuttosto lineare, e visivamente il titolo rimane più che buono. Artisticamente non possiamo dir nulla sul lavoro svolto da From Software, oltre che ai soliti complimenti.
Abbiamo apprezzato il fatto che i rallentamenti presenti nel gioco base e nella prima espansione siano qui ridotti quasi a zero. Insomma, nonostante i dettagli e la grandezza della nuova ambientazione, non sono presenti i cali di framerate a cui eravamo abituati. Inutile dirvi, però, che esistono ancora i tipici problemi della serie, che speriamo vengano risolti in un eventuale nuovo capitolo.
Come da copione, la colonna sonora di The Ringed City è magistrale, punto. Le musiche di accompagnamento dei boss sono infatti vicine alla perfezione e assolutamente epiche. Effettistica e doppiaggio in inglese sono in linea con il gioco base e quindi più che accettabili.

GUIDE TROFEI

Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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