Attack on Titan: Wings of Freedom – Recensione

Inutile dirlo, Attack on Titan: Wings of Freedom è naturalmente un titolo il cui acquisto deve essere preso in considerazione soltanto dagli amanti dell'anime e/o da chi ama i musou in generale. Grazie a una trama appassionante e momenti epici, il titolo riesce a tenerci incollati allo schermo per tutta la durata dell'avventura. Nonostante ciò, non consigliamo ad occhi chiusi l'acquisto, a causa dei numerosi problemi strutturali e tecnici riscontrati in recensione. La nostra idea è di attendere un calo di prezzo prima di procedere all'acquisto, a meno che non siate i fan che abbiamo appena citato e che troveranno quindi un prodotto molto divertente e fedele all'anime da cui è tratto.

Attack on Titan, da noi conosciuto come L’attacco dei Giganti, sta appassionando milioni di fan in tutto il mondo. Partito come manga e approdato prima sul piccolo e poi sul grande schermo, della fortunata serie ne è stato tratto anche un videogioco, chiamato appunto Attack on Titan: Wings of Freedom. Dopo averlo testato per bene, ecco la nostra recensione della versione PlayStation 4.

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Giganti all’attacco!
La trama di Attack on Titan: Wings of Freedom si collega direttamente agli eventi narrati nel manga/anime. Chi già conosce di cosa stiamo parlando non avrà alcun problema a immedesimarsi nella storia, per gli altri facciamo un breve riassunto.
Gli eventi narrati in Attack on Titan ruotano attorno a queste enormi creature, chiamate appunto “giganti”, che non sembrano far altro che divorare le persone. I non molti esseri umani sopravvissuti decidono di barricarsi in una città-fortezza talmente alta da tener lontani i temuti giganti. Questo però non basta perché all’improvviso iniziano a comparire giganti sempre più grandi e temibili, costringendo i superstiti a studiare un modo per combatterli.
I soldati vengono così muniti di una speciale attrezzatura utile ad abbatterli sfruttando l’unico punto debole, ossia la nuca. Trattasi di un sistema a propulsione atto innanzitutto a raggiungere l’altezza desiderata, unito a delle lame in grado di decapitare i giganti una volta a tiro.
L’intera storia è completamente basata sulla prima stagione dell’anime, offrendo pochi eventi paralleli alla stessa. Questo comporta naturalmente il fatto che ogni singolo evento mostrato è già ben noto a chi segue dagli albori la saga. Insomma, apprezziamo la fedeltà con l’anime ma avremmo preferito più coraggio da parte degli sviluppatori nel proporre qualcosa di nuovo.
Il gioco offre due modalità, ossia Attack Mode ed Expedition Mode: la prima è la classica modalità storia, mentre la seconda è una variante che offre praticamente le stesse identiche missioni ma giocabili anche in coop online. Insomma, una struttura che gli amanti dei musou conoscono a menadito, quindi non dilunghiamoci e parliamo del gameplay.

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Decapitiamo giganti in allegria!
Come intuibile, il gameplay di Attack on Titan: Wings of Freedom ruota attorno ai combattimenti contro i temibili giganti, usando appunto l’attrezzatura di cui vi abbiamo appena parlato. La cattiveria e la frenesia delle nostre azioni è resa piuttosto bene a video, grazie alla buona realizzazione dei combattimenti. Certo, il sistema di controllo non è dei migliori, ma con la pratica non è difficile eseguire ogni manovra desiderata.
La fine di abbattere i giganti, è importante prendere confidenza con i rampini e col sistema di aggancio. Pur non funzionando sempre a dovere, premendo il tasto R2 è possibile agganciare gambe, braccia e testa dei malcapitati, puntando a indebolire gli stessi prima di passare alla nuca e porre fine alle loro sofferenze. Una volta agganciato un nemico, tramite il tasto quadrato si sfruttano i rampini per ottenere uno slancio verso il punto debole desiderato, per poi infliggere il colpo al momento giusto, usando magari X per agire più velocemente tramite un pratico scatto.
Detto così pare tutto semplice e poco profondo, ma con i nemici più forti non basterà premere i pulsanti a caso, ma servirà una buona dose di strategia per aggirare il titano di turno e scoprire i relativi punti deboli. Se poi consideriamo anche che il nostro equipaggiamento si usura costringendoci a rifornirci da NPC e cadaveri degli alleati, il gameplay non è così banale come sembra. Possiamo dire che, alla lunga, le azioni da fare risultano le stesse, rendendo il titolo piuttosto ripetitivo alla lunga, ma nulla di grave.
Colpire alcuni punti deboli dei giganti può essere utile anche per ottenere oggetti per il crafting, permettendoci di potenziare l’equipaggiamento tra una missione e l’altra. Nulla di trascendentale ma sufficiente a garantire quel pizzico di varietà che non guasta.

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Anime style
Se sulla trama e il gameplay abbiamo sottolineato qualche difetto, è però sulla parte tecnica che ci tocca muovere lamentele ben più pesanti. Se lo stile visivo e artistico ci è parso di buona qualità, non possiamo dire lo stesso nei riguardi della componente grafica nel complessivo.
Innanzitutto, il conteggio poligonale e la qualità delle texture non ci sono parsi assolutamente al passo coi tempi, anche se possiamo capire che il titolo sia stato pensato anche per essere eseguito da PS3 e PS Vita. Per non parlare della poca fantasia nella costruzione dello scenario, fatto di strutture ripetute o comunque troppo uguali tra loro.
Chiuderemmo tranquillamente un occhio di fronte a tutto ciò se la fluidità fosse impeccabile, ma nemmeno in questo ambito possiamo ritenerci soddisfatti. Il titolo perde infatti colpi in più di un’occasione, facendo venir meno il senso di frenesia che abbiamo elogiato nel paragrafo precedente.
Non solo, abbiamo notato una presenza massiccia di bug e compenetrazioni poligonali, per non parlare della telecamera che non sempre riesce a star dietro alle nostre azioni a video. Un’altra cosa che non ci è andata del tutto giù è la mancanza delle dose massicce di gore e sangue a cui ci aveva abituato l’anime. Capiamo la volontà degli sviluppatori nel mettere in commercio il gioco senza grosse restrizioni, ma avremmo preferito avere un’opzione per attivare o disattivare i contenuti violenti.
Il doppiaggio in giapponese è assolutamente di qualità, stesso discorso per testi e sottotitoli, presenti purtroppo soltanto in lingua inglese e non in italiano.

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Davide Begni
Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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