Assassin’s Creed Chronicles Trilogy – Recensione

Le vie degli Assassini e quella dei Templari non sono sempre dritte e tranquille, ma stavolta pare proprio che siano andate malamente fuoristrada. Oltre a passare ad una prospettiva orizzontale in 2.5D, Assassin's Creed Chronicles si butta nel mezzo di due stili di gameplay e di gioco senza mai eccellere in nessuno dei due, risultando forse qualcosa di mai veramente completo. Il problema principale di questa mini-saga non è tanto quello di voler creare una grande, gigantesca connessione con il mondo pre-esistente, quanto il farlo senza la dovuta anima a sostenerne la fatica. Nello specifico poi, se guardati esclusivamente dal punto di vista del gameplay e del risultato tecnico, i tre titoli sono quasi praticamente uguali. Non ci sono grosse differenze se li si mette a confronto, ed a parte ambientazioni, protagonisti e stile grafico, le azioni da compiere convergono tutte nel giocare allo stesso gioco. Cosa che significa alla fine che se non vi è piaciuto il primo difficilmente amerete gli altri due o potrete trovarci qualcosa di interessante all'interno. Onestamente sono rimasto un po' deluso dalla realizzazione finale di questi piccoli spin-off, che in ogni caso contengono un indubbio potenziale, che adeguatamente migliorato in una futura seconda serie, potrebbe dare molte più soddisfazioni.

Dopo un quasi sorprendente Assassin’s Creed Syndicate, ma prima dell’incredibile annuncio di non pubblicare un altro titolo della serie nel corso del 2016, la saga degli assassini di Ubisoft cambia momentaneamente ritmo e tipo di gameplay, avvicinandosi ad un altro parecchio più datato e di cui il primo Prince of Persia fu praticamente uno dei migliori, se non proprio il primo in classifica.
Precedentemente distribuito in tre singoli episodi ambientati rispettivamente in China, India e Russia, Assassin’s Creed Chronicles arriva adesso in edizione Trilogy, offrendo in un unico pacchetto tutti e tre i titoli sia in digital delivery che in edizione retail.
Ma come sono stati questi tre “esperimenti”? Saranno riusciti a dare le stesse emozioni e sensazioni degli originali capitoli della serie di Assassin’s Creed? Beh, facciamo subito un paio di conti…

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Ricordi del passato
Tre titoli, tre personaggi dell’universo che ruota intorno alla confraternita degli Assassini, tre storie legate ad un filo conduttore comune, che mette nuovamente in campo Assassini contro Templari. Roba che detta i questo modo sembra anche una cosa figa, ma che alla fine dei conti è un po’ la solita minestra riscaldata della saga…
Anche se ambientati in luoghi ed epoche differenti, i tre titoli di Assassin’s Creed Chronicles sono, come si suol dire, tutti della stessa pasta. Come anticipato poco fa, invece del classico action game in terza persona ci troviamo di fronte ad una specie di platform orizzontale in 2.5D, con un gameplay molto simile a quello di cui furono esponenti appunto il primo Prince of Persia (quello del 1989), ed anche il famoso Another World.
Ci sono quindi piattaforme da scalare, interruttori da premere, porte da aprire, nemici da superare, e punti in cui è sempre bene stare attenti a non fare il minimo rumore. Ma a differenza dei nomi altisonanti citati poco sopra, Chronicles aggiunge anche un sistema di combattimento leggermente differente, che unito allo stile “stealth” già visto nei titoli della serie principale di Assassin’s Creed, dona al giocatore più approcci possibili. I tre episodi possono essere infatti affrontati a seconda del proprio metodo di gioco preferito. E’ possibile usare quindi un approccio stealth appunto, oppure uno che invece ci fa correre a testa bassa contro il nemico, o ancora, è possibile mixare le due vie in base alla situazione ed ai nemici da affrontare.
Ma prima di addentrarci a fondo sul lato tecnico del titolo, andiamo a conoscere i protagonisti di queste storie provando a capire chi sono e da dove provengono…

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An old man, an old story
Il primo di questi episodi è ambientato in Cina intorno al 1526, l’Assassino di turno, questa volta di sesso femminile, è Shao Jun, ex-concubina dell’imperatore, che liberata dal suo mentore ha poi dedicato tutta sè stessa alla Confraternita. Ma il destino degli Assassini in Cina era sfortunatamente già segnato, e ben presto furono sterminati per mano delle Tigri, un gruppo di Templari capitanati da Zhang Yong. Shao Jun ed il suo maestro, scampati al massacro, decisero di andare alla ricerca di Ezio Auditore, e chiedere il suo aiuto. Ma da Ezio riuscirà ad arrivare solo Shao Jun, ed a questo punto, a quelli più attenti di voi, dovrebbe suonare un bel campanellino, perché proprio da qui partono le vicende di Assassin’s Creed: Embers, il cortometraggio del 2011 che ha visto la luce insieme ad Assassin’s Creed: Revelations, di cui Ezio Auditore era ovviamente il protagonista. Dopo gli eventi di Embers, Shao Jun tona in Cina con la Scatola dei Precursori, un frutto dell’Eden in grado di tradurre gli antichi scritti. Qui parte il piano di vendetta della donna (ed anche la trama del primo episodio di Assassin’s Creed Chronicles), che facendosi catturare di proposito, si lascia portare via la scatola solo per avere un’occasione per vendicare i suoi confratelli.

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An english man in Amritsar
Nel secondo episodio, ambientato in India, facciamo la conoscenza con Arbaaz Mir’. Anche lui, come Shao Jun, è una vecchia conoscenza per chi segue il brand Ubisoft in maniera un po’ più estesa. Arbaaz infatti, il cui nome tra l’altro vuol dire aquila, è il protagonista di Assassin’s Creed: Brahman, fumetto edito da Panini Comics praticamente due anni fa, nel febbraio del 2014. Egli si avvicinò all’ordine degli Assassini in gioventù, e durante una delle missioni affidatagli da Hamid, il maestro dell’ordine indiano, venne in contatto con una mappa legata ai Frutti dell’Eden, da cui apprese del diamante Koh-i-Noor. Su questo gioiello pare fosse legata una maledizione, che solo un essere divino o di sesso femminile avrebbe potuto evitare. Ovviamente loro non erano i soli a conoscenza del diamante, ed il cospicuo arrivo di truppe inglesi evidenziava che anche i Templari si stessero muovendo per recuperare quanto prima il gioiello. Ma nella mente di Arbaaz Mir’ un gioiello ancora più prezioso si fece strada nel suo interesse, la bella principessa Pyara Kaur, nipote del maharaja che lui avrebbe dovuto proteggere, e che invece gli inglesi, i Templari, stavano cercando di assassinare…

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Russians
Quello ambientato in Russia è l’ultimo del trio. E’ ambientato nel 1918, ed il protagonista è l’assassino Nikolai Orelov, anche lui già visto nei fumetti Assassin’s Creed The Fall ed Assassin’s Creed The Chain, che come Brahman sono stati entrambi editi in Italia da Panini Comics rispettivamente nel 2011 e nel 2012. Nikolai rivive nei ricordi di Daniel Cross, dalla ricerca del Bastone dell’Eden detenuto come scettro dalla famiglia imperiale russa, fino al ritiro dall’ordine e la fuga in America, dove per sfortuna non riuscì comunque a trovare pace. Gli eventi del gioco si collocano praticamente tra la missione di uccidere lo zar Nicola II, e gli eventi che in America lo separarono da moglie e figlia durante le espulsioni degli immigrati russi. La scatola dei Precursori sembra quindi essere arrivata nella città di Ekaterinburg, in cui Nikolai si dovrà avventurare per recuperarla e per liberare la famiglia imperiale tenuta prigioniera dai Templari.
Arrivati a questo punto però, nonostante le premesse varie e differenti derivanti dalla genesi dei tre Assassini, il fatto che i tre titoli siano quasi praticamente identici resta ovviamente la delusione principale.

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L’occhio dell’aquila…
Guardando il titolo dal punto di vista del gameplay, è logico dire che China sia il punto di partenza di tutta la mini-serie, quello che praticamente ha dettato le prime regole di base applicate poi ai restanti titoli, ma questo ne fa anche di conseguenza il più povero dei tre. I due titoli successivi infatti possono vantare, oltre ad una modalità in più, le Stanze delle Sfide, anche alcuni gadgets particolarmente interessanti, come per esempio il rampino o il fucile di Nikolai, che sono sicuramente di supporto per attuare particolari strategie sul campo.
In tutti e tre gli episodi, l’inventario dei vostri assassini sarà pieno di oggetti ed abilità utili per distrarre i nemici dalle proprie ronde, per ucciderli in silenzio, o anche solo per aprirvi la via di fuga più ovvia e veloce. Le epoche differenti forniranno attrezzatura diversa ai tre protagonisti, ma che alla fine saranno solo modi alternativi di fare le stesse identiche cose, ed infatti fischiare, usare le piccole bombe o anche far squillare i telefoni, non sono altro che azioni atte a distrarre una guardia dal proprio percorso di sorveglianza. Entrare in combattimento a volte sarà una necessità, ma affrontare qui il vostro nemico non darà le stesse sensazioni di quando ci si ritrovava accerchiati dalle guardie in uno qualsiasi dei vecchi Assassin’s Creed. Tutto è molto più lento, asettico e privo di potenza, e dubito che possa emozionare più di tanto un giocatore navigato della saga. Non mancano inoltre l’occhio dell’aquila ed ai punti di sincronizzazione, che vanno a completare quasi del tutto le risorse e le dotazioni a disposizione di ogni assassino che si rispetti, a cui in alcuni casi sono da aggiungere anche particolari abilità che ogni tanto potrebbero consentirvi qualche fuga o uccisione quasi a gratis. Nel corso del gioco infine, in base alla prestazione ed ai punti guadagnati sarà possibile sbloccare potenziamenti per le abilità e le attrezzature, o recuperare in giro per i livelli i frammenti Animus, azioni qui praticamente molto marginali, che nulla aggiungono in termini di qualità.
Le main story vi terranno occupati per un totale di quasi venti ore (anche qualcosa in più se siete nabbi come il sottoscritto o se siete particolarmente meticolosi), più altre per terminare eventualmente anche le modalità + e le Stanze delle Sfide, a patto però di resistere tanto a lungo alle meccaniche descritte sopra.

ACCTrilogy_6…ed il salto della Fede
Concludendo con quello che è il lato puramente estetico del pacchetto, possiamo ammettere che le tre ambientazioni differenti possono ad un primo impatto, non dico sorprendere, ma almeno affascinare leggermente il giocatore. Il tocco artistico che si intravede soprattutto nei tratti e nei colori dei primi due episodi è decisamente gradevole, ed è una cosa di cui in un certo qual modo si sente la mancanza in quello conclusivo, effetto forse voluto di proposito per sottolineare ulteriormente l’ambientazione un pochino più rozza e spartana “di madre Russia” (o almeno preferiamo pensare che sia solo per quello e non per fretta di chiudere gli sviluppi…).
Al terzetto non mancano comunque i classici problemi visivi (tra cui citiamo in particolare una strana patina presente nel terzo episodio), né tanto meno quelli di input, che in sezioni magari veloci e concitate rischiano di mandare a donne usate tutto l’impegno e la concentrazione in un nanosecondo.
L’audio probabilmente è l’unica componente ad uscire quasi a pieni voti, ma del resto, con tanti titoli ed esperienza alle spalle sarebbe stato di sicuro un problema il contrario. I titoli infine sono localizzati in italiano solo per quello che riguarda i testi, mentre il doppiaggio dei pochi dialoghi presenti resta in lingua inglese.

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