Tomb Raider – Recensione

Tomb Raider si è dimostrato un titolo controverso, che ha avuto il coraggio di osare e di provare nuove strade, senza stravolgersi in toto; gli enigmi hanno lasciato posto al sandbox, i salti millimetrici sono stati scavalcati dalla spettacolarizzazione della scena, ma l'anima esplorativa del titolo è forte e si sente anche in questo nuovo capitolo. Il gameplay è interessante e ben realizzato, l'esplorazione risulta sempre piacevole ed invitante e la longevità si attesta su livelli di eccellenza per il genere, superando abbondantemente le dieci ore, ammesso di dedicarsi alla ricerca dei collezionabili. Le novità e le variazioni del gameplay non vi faranno annoiare e la trama vi darà uno spunto ulteriore a portare a completamento il titolo, che purtroppo esaurisce la sua magia una volta concluso, finendo sullo scaffale in tempi brevi a causa di un multiplayer si piacevole, ma non così coinvolgente da spingervi a sviscerarlo.

Lo confesso, ero dubbioso su questo reboot di Tomb Raider; la deriva action, gli elementi scriptati, i QTA, il taglio più cinematografico e le affermazioni di Square Enix e Crystal Dynamics mi avevano da un lato incuriosito, dall’altro inquietato. Molti dubbi, anche dopo aver giocato il titolo, sono rimasti inalterati, alcuni sono sorti durante il gioco ma la maggior parte sono spariti. Andiamo a capire insieme cos’è oggi Tomb Raider.

A survival is Born
Il cambio di rotta della saga lo si nota fin dalle prime battute di gioco. Ci troviamo ad assistere ad una spedizione nella quale Lara ricopre un ruolo marginale, accompagnata da una trouppe televisiva e da un archeologo già affermato. Ben presto le cose volgeranno al peggio, portandoci a naufragare su una delle isole dell’arcipelago del Drago, meta della spedizione. Da qui prenderemo il controllo di una Lara molto più giovane, inesperta ed umana ed intraprenderemo un viaggio in cui la vedremo maturare, uccidere per la prima volta ed affrontare l’ambiente in un modo del tutto ignoto alla serie.
Il gameplay si rivela ben presto molto simile a quello che abbiamo già apprezzato in Uncharted, apprezzatissima saga di Naugthy Dog, anche se qui viene espanso dall’utilizzo di alcune trovate. La prima è il fatto che in Tomb Raider sarete chiamati ad utilizzare maggiormente l’ambiente per sopravvivere, dovendovi nascondere, creandovi percorsi mediante l’utilizzo di attrezzi ed armi particolari et simila; la seconda novità, che abbiamo già apprezzato in Hitman Absolution, è l’istinto, una sorta di sesto senso che, una volta attivato, propaga un’onda gialla attorno a Lara, evidenziando tutti i nemici e tutto ciò che c’è di interessante nella zona. Questo non piacerà ai puristi, anche perchè il suo utilizzo è infinito e presto vi troverete a spammarlo ovunque solo per trovare i collezionabili, sopratutto dopo aver sbloccato l’abilità relativa.
Le abilità infatti, non sono altro che nuove capacità che Lara acquisisce durante il proseguo dell’avventura, mediante l’uccisione dei nemici e la raccolta di tesori di vario tipo e genere e spaziano dall’incremento dell’inventario a contromosse da utilizzare in combattimento, per arrivare ad evidenziare tutte le mappe del tesoro presenti nel gioco.

Un’isola selvaggia
Appena avvierete il gioco vi renderete subito conto di come i programmatori abbiano cambiato radicalmente stile dal capitolo precedente; abbiamo un ambiente lussureggiante, con un ottimo orizzonte visivo ed un ottimo colpo d’occhio, graziato da personaggi e nemici perfettamente proporzionati e realistici, salvo alcuni casi voluti di personaggi di dimensioni generose ed irreali. La palette di colori utilizzata è viva ma mai troppo sgargiante, sopratutto se si utilizzano i settaggi consigliati dagli sviluppatori, restituendo una scena che lascia a bocca aperta per molti aspetti. Le mappe di gioco si rivelano ampie, ottimamente dettagliate e con un design convincente, con uno sviluppo sia in orizzontale che in verticale; queste sono piene di tesori e segreti da recuperare, sia per aumentare i punti esperienza della buona Lara, sia per recuperare oggetti e potenziamenti con cui potenziare il nostro arsenale. Le animazioni sono di ottima fattura, risultando per la maggior parte del tempo fluide e coerenti con quanto succede a video, anche se il salto rimane molto più ampio di quanto non ci si aspetterebbe.
Impressionante la mole di effetti applicati spesso alla scena, che fanno impallidire la maggior parte dei titoli della concorrenza; ci troviamo costantemente immersi in tempeste, con tanto di gocce che si posano sulla telecamera, polvere, particelle di cenere incandescenti che si librano nell’aria, effetti di luce ed ombra e molto altro ancora; la realizzazione delle fiamme è meravigliosa, presentando uno dei migliori effetti visivi mai utilizzati per il fuoco, anche se si scopre presto essere completamente statico. Ottimo l’effetto di esplosioni, acqua e pericoli sulla povera protagonista, che si ritrova bagnata, insanguinata, sporca e ferita sia in relazione agli script sia in base al nostro comportamento in game.

Tutto questo ha un costo, essendo il titolo un multipiattaforma? La risposta, com’è ovvio aspettarsi, è si.
Se non si va a cercare e ad osservare attentamente questi difetti passano in secondo piano, ma all’occhio attento non scapperanno; parlo ovviamente di un comparto texture che va dal meraviglioso (per gli ambienti) all’appena sufficiente per quanto riguarda nemici, oggetti distruttibili e personaggi (sia comprimari che nemici) ed alcune texture del terreno o di oggettistica in giro per le mappe di qualità inferiore rispetto al resto. Il framerate rimane ancorato ai 30 frame al secondo senza la benchè minima incertezza, presentando anche una mole bassissima di aliasing. Le ombre, grande problema della generazione, si rivelano ben delineate e prive di seghettature o di altri sgradevoli effetti, non castandosi su ogni oggetto presente purtroppo. Da notare anche come gli elementi interattivi risultino presto ben distinguibili dal resto, sia perchè reattivi all’istinto, sia per la diversa colorazione e texturizzazione. Sono anche presenti alcuni bug di compenetrazione durante alcuni salti ed altri piccoli difetti visivi, ma mai invadenti. Tutte queste piccole sbavature non incidono minimamente sul quadro complessivo, consegnandoci un titolo veramente pregevole dal punto di vista tecnico; purtroppo in tutto questo ben di dio, le animazioni di alcuni salti, come dicevo poc’anzi, risultano false e guidate, andando ad interrompere la magia che si crea giocando.

Tomb Raider : Il covo dei ladri? Ah no, ho sbagliato titolo…
Come dicevo poco sopra il titolo prende spunto dalla saga di Uncharted espandendone le dinamiche; troveremo quindi elementi e momenti pesantemente scriptati in favore della spettacolarità, inseguimenti a perdifiato, fughe su ponti che crollano e chi più ne ha più ne metta; a questi si vanno ad associare anche eventi in Quick Time, detti più comunemente QTE, che puntano ad enfatizzare la spettacolarità o la drammaticità di alcuni punti del gioco.
L’ambiente simil sandbox
va ad ampliare le possibilità di approccio, permettendoci di giocare sia come se fossimo dei predatori silenziosi, sia massacrando a colpi di pistola e fucile come in un classico TPS; il problema è che qualunque sia l’approccio da noi utilizzato, ci troviamo sempre a dover terminare ogni singola minaccia presente nell’area di gioco per poter proseguire, trasformando le fasi non esplorative in fasi da Stealth Game/TPS. Inizialmente questa scelta mi aveva divertito e stimolato in maniera smodata, ma con il proseguo del gioco ci si trova troppo spesso invischiati in fasi prettamente shooter, che stonano un po’ con la personalità ed il design della protagonista. Inoltre l’elemento survivol, tanto chiaccherato e pubblicizzato, in realtà non esiste; non saremo mai a corto di munizioni, ed anzi ci troveremo sempre con tutte le armi praticamente a piena capienza. I nemici si rivelano ben meno problematici di quanto ci si aspetterebbe, risultando ostici solo per il volume di danni che riescono ad infliggerci più che per l’IA, anche se quest’ultima mette in atto tattiche elementari per accerchiarci e stanarci di continuo.

Altra nota dolente è la difficoltà del titolo, settata tremendamente verso il basso; risulta infatti quasi impossibile morire per errori nei salti, visto che la protagonista può cadere da altezze vertiginose senza farsi un graffio; anche gli enigmi risultano facilitati, tanto che se rimarrete bloccati per più di mezzo minuto Lara inizierà a darvi suggerimenti su come agire. L’unico stimolo è dato dai nemici che, come dicevo prima, ci danneggiano e ci abbattono con tutta facilità, sopratutto giocando il titolo alla massima difficoltà disponibile (cosa che vi consigliamo caldamente).


Multiplayer? In Tomb Raider? Ma scherziamo???
Anche Tomb Raider si è dovuto piegare alle tremende leggi che governano il mercato, inserendo una modalità multiplayer che, tutto sommato, si rivela discretamente divertente, almeno sul breve termine. La struttura del reparto multigiocatore si rivela ben presto molto simile a quella di Uncharted, sia per le modalità presenti sia per il fatto che si sbloccano e potenziano gli armamenti e gli equipaggiamenti mediante l’acquisizione di fondi dati da uccisioni e completamento dei vari obiettivi. Si potranno anche potenziare le armi con modifiche strutturali che incideranno su rateo, danni, gittata e quant’altro e sarà anche possibile acquistare dei perk che modificheranno il nostro approccio agli scontri, rendendoci più veloci, precisi o dandoci maggiri quantità di punti esperienza.
Le mappe multiplayer riprendono ambienti che si visitano durante il proseguimento della trama ma presentano un design proprio e ben realizzato; l’ampiezza delle stesse non è enorme, dato anche il basso numero di giocatori contemporanei, limitato ad 8, ma si dimostrano ottimamente verticalizzate. Il netcode si dimostra ottimo, almeno dalle nostre prove, privo di lag e con un matchmaking abbastanza celere, anche se siamo lontani dalla velocità di un Call Of Duty qualsiasi.

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Loris
Loris "Asmodeus_Psycho" Mattiolo
Da sempre appassionato di Videogames ed affini, ha iniziato a giocare sull'ormai lontano Commodore 64 con mangiacassetta, passando poi per le varie console SEGA e Nintendo, approdando infine sulle console più recenti. Ama il buon gaming, i titoli single player, gli shooter e gli RPG, ma non disdegna nemmeno gli altri generi, purchè sempre strutturati attorno a delle trame coinvolgenti e che sviluppino principalmente il Single Player. Poco avvezzo al multiplayer per natura, con le dovute esclusioni, ed ancora estremo sostenitore dello Split Screen e delle partite tra amici.

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