The Last of Us – Recensione

The Last of Us è senza ombra di dubbio un titolo imperdibile, indimenticabile e degno di entrare nell'Olimpo delle esclusive per cui acquistare PlayStation 3. Dopo il mezzo passo falso del terzo Uncharted (a vedere del sottoscritto inferiore al secondo capitolo), Naughty Dog si riprende a pieni titoli il diritto d'essere definita una delle software house migliori in circolazione, grazie alla maturità raggiunta in ogni aspetto con The Last of Us. Come in Uncharted, anche questa produzione non aggiunge innovazioni a formule di gioco già collaudate, ma crea un'amalgama perfetta di generi vari, con l'aggiunta una storia matura, profonda ed in grado di tenere tremendamente incollato il giocatore fino ai titoli di coda, senza dimenticare il buon multiplayer. A livello audiovisivo, a parte qualche piccola magagna tecnica, vi è soltanto da lodare il lavoro certosino di Naughty Dog, capace di lasciare a bocca aperta qualsiasi giocatore. In conclusione, avrete capito che abbiamo tra le mani uno dei probabili giochi dell'anno, oltre che dell'intera generazione, uno dei motivi per cui il sottoscritto non sente la necessità impellente della next-gen. E scusate se è poco.

Lo abbiamo provato circa un mese fa nel corso dell’evento stampa organizzato da Sony a Milano, estasiati dal mondo creato da Naughty Dog nei tre anni e mezzo necessari allo sviluppo. Ora è tra le nostre mani, certi che videogiochi del genere non se ne vedono tutti i giorni e con la conferma che l’ottima impressione avuta provandolo in anteprima rimane inalterata. Perché prendere ad occhi chiusi il nuovo titolo PlayStation 3 firmato dai creatori di Uncharted? Scopriamolo assieme nella recensione di The Last of Us!

Il viaggio della vostra vita…
Siamo nel 2033. Sono passati vent’anni da quando in tutto il pianeta si è diffusa una piaga mortale, nella fattispecie un fungo assassino in grado di trasformare gran parte dell’umanità in rabbiosi esseri simili ai classici zombie. Il protagonista Joel, dopo aver vissuto in prima persona l’inizio del focolaio infettivo, vive facendo il contrabbandiere nella zona di quarantena di Boston, capitale del Massachusetts. In questo mondo devastato dall’infezione non manca un gruppo di ribelli contrari alle autorità e al loro regime, chiamati Luci, che posseggono della merce di qualità che interessa al buon Joel e che potrà prenderne possesso ad una sola condizione: scortare la piccola Ellie presso una particolare zona degli Stati Uniti dove sono presenti altri membri delle Luci, senza conoscere (inizialmente) il motivo di questa operazione. Ellie è una quattordicenne nata in una delle zone di quarantena ad infezione già avvenuta e non conosce il “vecchio” mondo, cosa che la metterà inizialmente in forte contrasto con il protagonista.
Lasciamo a voi il gusto di scoprire cosa succederà poi, non vogliamo ovviamente rovinarvi questa esperienza, una storia dannatamente cruda e cattiva pur non essendo particolarmente innovativa ed imprevedibile. Questa violenza può dare fastidio a molti, ma in realtà risulta essere ben contestualizzata e coerente con il mondo di gioco, specialmente nei sanguinosi scontri di cui parleremo poi. Ciò che differenzia The Last of Us e lo rende unico nel suo genere è il modo in cui la stessa trama viene raccontata, rendendo il giocatore veramente parte degli eventi, facendolo sentire dentro alla storia e facendolo preoccupare in ogni istante per le sorti di Joel ed Ellie, tra i quali si svilupperà un rapporto quasi paterno. Sembra banale ma non sono stati affatto rari i momenti in cui la tensione ha raggiunto picchi inaspettati, specialmente nell’ultima parte di gioco.
Il sottoscritto ha terminato l’avventura in circa venti ore a difficoltà normale (per inciso, senza mai annoiarmi), giocandola tenendo ben a mente i consigli dati dagli sviluppatori in fase di anteprima, godendo quindi di ogni aspetto del gioco ed esplorando ogni angolo in cerca di provviste, appunti, piastrine delle Luci, manuali d’addestramento e quant’altro. A completare gli elogi sulla longevità, si aggiunge pure la sempre ben accetta modalità “Nuova Partita +”, che permette di ricominciare il gioco con tutti i potenziamenti ed oggetti raccolti nella prima partita, a parità di livello di difficoltà. A proposito, per i più esperti è presente la difficoltà Sopravvivenza, la sfida definitiva e capace di mettere in serio pericolo la pazienza di chiunque, alla faccia di chi dice che tutti i videogiochi moderni sono fin troppo facili.

Vivere o sopravvivere?
Il gameplay di The Last of Us riprende stile, visuale in terza persona e alcune meccaniche dalla serie Uncharted, aggiungendo l’elemento survival e mettendo il piede sull’acceleratore per quanto riguarda l’esplorazione in cerca di risorse per poter procedere in modo più sereno. Rispetto all’appena nominata serie di Naughty Dog, in The Last of Us le munizioni scarseggiano, l’energia non si ripristina in automatico e molti scontri sono parecchio impegnativi persino in difficoltà normale. In questo titolo non è consigliato l’approccio a viso aperto ma tanta tattica e l’eliminazione dei nemici nel modo più silenzioso possibile, cercando di tenere sempre a mente la scarsità delle provviste.
Il sistema di inventario, richiamabile con il tasto Select, permette in primis la gestione delle risorse e la creazione di armi, kit medici e via dicendo, a patto d’avere i giusti oggetti. Per fare un esempio, il kit medico e le molotov richiedono lo stesso quantitativo di risorse per essere “fabbricati”, pertanto è sempre bene valutare come procedere in base alla situazione ed allo stile di gioco. Un altro esempio è il coltello: oltre che essere inizialmente monouso, può essere usato sia per eliminare i nemici in modo silenzioso che per aprire serrature verso stanze spesso piene di oggetti utili per la sopravvivenza. È anche necessario valutare il momento giusto per effettuare queste operazioni di crafting, considerato che il tutto avviene in tempo reale e senza pause, con tutta la tensione che ne consegue, specialmente in certe situazioni un po’ scomode.
Oltre a permettere la visione delle classiche note, l’inventario permette anche la gestione delle abilità di Joel utilizzando degli integratori raccolti durante l’avventura. Anche in questo caso è sempre bene assegnare questi derivati dei punti abilità con parsimonia, aumentando la salute massima, la stabilità della mira e via dicendo, sempre chiaramente in base al proprio modo di giocare. Non mancano i banchi da lavoro già visti in altri titoli più o meno simili e che permettono di potenziare le armi tramite componenti ed attrezzi trovati nel corso della storia. Sono presenti anche armi corpo a corpo che si deteriorano e non possono essere riparate, ma all’occorrenza si possono potenziare per farci infliggere colpi critici al nemico.

A proposito di nemici, come probabilmente saprete, sono presenti tre categorie di avversari contro cui ci si scontra durante il gioco, ossia umani, Runner e Clicker, questi ultimi presenti con una rara variante di cui non vogliamo svelarvi i particolari. Gli umani sono in grado di attaccarci con armi da fuoco e corpo a corpo, oltre che capaci di prendere di sorpresa il giocatore con tattiche degne dell’ottima IA che gestisce i loro comportamenti, pur non essendo quest’ultima sempre perfetta. I Runner sono essenzialmente delle persone al primo stadio dell’infezione, rabbiosi e spesso difficili da gestire, in particolar modo se presenti in gruppi più o meno numerosi. I Clicker rappresentano invece il nemico con cui non vorrete mai avere a che fare e che è bene eliminare silenziosamente, visto che non è in grado di vederci ma può sentirci grazie al suo udito sopraffino. Anche uno soltanto di questi esseri può essere molto pericoloso in quanto in grado di infettare ed eliminare Joel in un singolo istante, a meno d’aver potenziato l’abilità relativa all’uso dei coltelli molto utili contro questa tipologia di antagonisti. Tutti i nemici possono essere attirati lontano usando bottiglie e mattoni, utili anche come armi bianche d’emergenza. Gli scontri sono davvero crudi e Naughty Dog ha lavorato molto sulla resa degli impatti relativi ad armi bianche e da fuoco, rendendo il tutto cattivo e coinvolgente allo stesso tempo.
Un ultimo aspetto di cui vogliamo parlarvi è la cosiddetta modalità ascolto: tenendo premuto il tasto R2 il protagonista si accovaccerà concentrandosi unicamente su rumori e sulle voci emesse dal nemico, permettendoci così di visualizzarli come sagome anche oltre i muri per capirne la loro esatta posizione. Fortunatamente questa abilità, pur essendo utilizzabile senza limiti, non sbilancia il livello di sfida verso il basso, in quanto i nemici silenziosi o eccessivamente lontani non vengono rilevati da Joel, pertanto è anche bene non affidarsi sempre a tale funzione.

Una rete infetta!
Naughty Dog
non ha rivelato (fino a qualche giorno dall’uscita) alcun dettaglio sulla modalità multiplayer presente in The Last of Us, il tutto per mantenere focalizzata l’attenzione sull’avventura principale. Tanto per confermare la cura riposta dagli sviluppatori riguardo alla modalità storia, abbiamo avuto conferma che il multigiocatore non è stato creato dai ragazzi che si sono occupati della modalità a giocatore singolo, bensì da un team esterno. Ciò non significa che la qualità non sia degna di uno dei migliori team di sviluppo sulla piazza, ma è bene dire che qui il multiplayer rappresenta una piacevole aggiunta e poco più alla meravigliosa storia di cui abbiamo parlato prima.

Dopo aver scelto la nostra “carriera” tra Cacciatori e Luci, dovremo affrontare una lunga sfida di sopravvivenza di ben dodici settimane e nella quale ogni partita giocata indica il passare di un giorno. Riprendendo elementi dalla campagna single player, il fine ultimo è accumulare risorse rubandole agli avversari o raccogliendole nelle mappe, in modo da far crescere il numero di membri della fazione e mantenere un certo numero di sopravvissuti, valore limitato alle quaranta unità.
Le modalità di gioco sono soltanto due, ossia Caccia ai Rifornimenti e Sopravvissuti: altro non sono che semplici deathmatch limitati dalle regole ferree viste nella campagna, cioè energia non ricaricabile in automatico, necessità di fabbricare oggetti per la sopravvivenza e via andare. La differenza tra i due tipi di partita è nel fatto che, mentre nella prima si gioca ad oltranza fino all’esaurimento dei ticket di rigenerazione del team, nella seconda la morte comporta il dover attendere il round successivo. Inutile dire che il gioco di squadra è quindi a dir poco fondamentale e correre a casaccio per le sette mappe di gioco è naturalmente controproducente, in particolare nella modalità Sopravvissuti. Il menu permette la personalizzazione delle abilità del nostro alter ego, nonché il settaggio delle armi predefinite più quelle speciali acquistabili durante le partite.
Pur non essendo innovativa o in grado di far gridare al miracolo, ci sentiamo di promuovere anche il multiplayer di The Last of Us, anche in virtù del fatto che lo sviluppo dello stesso non ha in alcun modo minato la qualità o la durata della storia, cosa che ultimamente avviene troppo spesso nella maggior parte degli FPS più rinomati e venduti.

Naughty God!
Il motore grafico che muove The Last of Us è lo stesso ammirato nei tre giochi della serie Uncharted, ovviamente rifinito per l’occasione in modo da poter offrire ambienti più grandi ed un livello di dettaglio che spreme fino all’ultimo bit l’hardware PlayStation 3.
Le ambientazioni godono di una cura maniacale per i dettagli, sia negli esterni che negli interni, facendoci sentire veramente dentro al gioco come raramente accade. Naughty Dog ha ben reso la sensazione di degrado dove, a causa della non curanza dovuta alla pandemia, la natura si è ripresa ciò che le spetta di diritto, tra la vegetazione che ha inglobato gran parte degli edifici e allagamenti più o meno estesi. L’acqua, gli effetti particellari e della pioggia non hanno bisogno di molti commenti: tra i riflessi sui liquidi e il modo in cui sono ad esempio resi il fumo e le precipitazioni non vi sono critiche da muovere in direzione Santa Monica. Per completare il quadro abbiamo da sottolineare una scelta dei colori azzeccatissima, con tonalità accese ma non troppo ed un nero profondo che negli ambienti bui rende fondamentale l’uso della torcia. In tutto questo il level design è favoloso e realizzato in modo da offrire al giocatore molteplici modi per proseguire, lasciando quindi allo stesso una buona libertà di approccio.
Dobbiamo segnalare, come già detto in fase di anteprima, che Naughty Dog è dovuta scendere a compromessi per poter garantire questo livello grafico senza rinunciare alla fluidità dell’engine. Oltre a varie compenetrazioni poligonali, dobbiamo segnalare infatti la presenza di aliasing, chiaramente non in grado di rovinare l’esperienza ma a volte abbastanza fastidioso. Abbiamo notato anche fenomeni di popup sugli elementi del fondale, cosa di cui non se ne accorgerà praticamente nessuno ma di cui è giusto parlare per dovere di cronaca.
I personaggi (primari e non) sono ben caratterizzati dal punto di vista visivo e risultano animati in maniera sopraffina, aspetti ancora più evidenti durante i filmati, chiaramente realizzati con il motore di gioco più l’aggiunta di effetti grafici ulteriori. A proposito, l’interazione con Ellie e gli altri personaggi che incontreremo durante l’avventura è resa in maniera impeccabile: li vedremo spesso vagare in cerca di indizi per proseguire, fare battute e commenti su quasi ogni situazione nella quale ci troveremo.
Oltre ai piccoli difetti grafici appena descritti, anche l’IA soffre di alcune imprecisioni. I nemici e i nostri compagni di viaggio sono regolati da una routine comportamentale che, come già accennato in precedenza, funziona quasi sempre alla perfezione e, tranne in alcune situazioni, stupisce per la cura riposta da Naughty Dog. Capita spesso che, nelle fasi stealth, i nostri alleati si espongano troppo o facciano commenti ad alta voce senza che i nemici nei dintorni si accorgano di loro, offrendoci alcuni momenti ai limiti della comicità.
Le musiche, gli effetti ambientali e delle armi possono solo meritare applausi in quanto contribuiscono a farci sentire ancora più coinvolti nella desolazione che affligge il mondo intero, mettendo spesso la giusta dose di tristezza mentre si ammira il panorama devastato. Il doppiaggio in italiano è in linea con le produzioni Sony, quindi molto valido, anche se la controparte in inglese rimane (a nostro parere) molto superiore. Ottima la possibilità di selezionare separatamente la lingua del doppiaggio, dei menu e dei sottotitoli dalle impostazioni di gioco.

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Davide Begni
Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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