Sacred 3 – Recensione

Sacred 3 è un totale spreco, una saga che Deep Silver e Koch Media hanno deciso di bruciare inersorabilmente. La produzione non ha più nulla a che spartire con il capostipite della saga, ed ha completamente abbandonato le proprie radici, focalizzandosi solo sul combattimento e lo sterminio di ondate ed ondate di nemici, senza loot e senza particolari complicazioni. Purtroppo questa scelta ha generato un gameplay dello spessore di un foglio di carta velina, che si apprende in dieci secondi e che non riserva nessuna sorpresa o rivoluzione durante l'arco di gioco. Tutto ciò che farete all'inizio sarà ripetutto per tutta la durata delle vostre partite, andando a creare una sensazione di già visto e di noia purtroppo troppo persistente. Il Multiplayer, sia online che locale, sollevano leggermente la produzione e la rendono anche divertente da giocare, se accompagnati da amici abbastanza sgangherati. Un vero peccato per un titolo che aveva tutte le potenzialità per insediare il dominio assoluto di Blizzard nel genere.

In questa stramba estate si stanno concentrando le uscite di tutti quei titoli che, in un periodo molto più affollato, finirebbero ignorati completamente dal pubblico. Non stupisce quindi che anche Koch Media si prodighi nel far uscire il terzo capitolo della saga di Sacred in questi giorni, in modo da avere quanti più potenziali acquirenti possibili; il passaggio di testimone da Ascaron a Keen Games avra riportato la saga ai fasti del primo capitolo? Scorpiamolo.

Il cambiamento è sempre positivo…o forse no?
Iniziamo fin da subito a parlare del succo del titolo, parte focale di ogni prodotto che si rispetti e che, nel caso degli Hack & Slash, si rivela spesso di difficile analisi; in questa generazione appena trascorsa abbiamo assistito all’evoluzione del gameplay in favore delle semplificazioni, tanto da portare perfino Blizzard, autrice di quel Diablo a cui Ascaron si ispirò per creare il primo Sacred, ad elminare punti abilità, Skill Three e tutto ciò che avrebbe potuto complicare la vita al giocatore medio moderno. Al contrario dei competitor, e del capitolo precedente, qui si è andati forse un pò troppo in là con le semplificazioni, andando a creare una situazione che, per un Hack & Slash, risulta difficile analizzare.
Avremo la possibilità di impersonare uno tra i quattro eroi disponibili, ognuno appartenente ad una data razza e classe, che vanno dal classico ed intramontabile Barbaro all’Arciere, passando per una Lancera ed una Serafina (esseri semi celestiali che ricordano molto gli angeli e sono muniti di ali).
Il gameplay si riduce all’osso, una volta presa dimestichezza con il sistema, che ci permette di attaccare, effettuare un colpo potente ed utilizzare due abilità speciali, potenziabili mediante la progressione del gioco e lo sblocco delle stesse. Stessa sorte tocca all’equipaggiamento, che si sblocca e si potenzia solo avanzando ed investendo sonante denaro nel potenziamento dello stesso, lasciando al giocatore ben poca possibilità di personalizzazione.
Il Loot, cuore pulsante, nonchè fiore all’occhiello dei titoli “alla Diablo”, qui è stato completamente rimosso
, e le uniche cose che sarà possibile ottenere dai nemici sono il denaro e due tipi di sfere, una che ricarica i punti ferita, l’altra che ricarica l’utilizzo delle abilità speciali.
A semplificare ulteriormente il tutto interviene una differenziazione del gameplay ridotta ai minimi termini, a causa, sopratutto, del colpo potente, cuore del titolo, che è in grado di fermare, disorientare ed interrompere i nemici, rendere vulnerabili quelli più corrazzati ed, in alcuni casi, sterminare intere ondate di minion. Quest’attacco è utilizzabile all’infinito, senza alcun costo, creando uno sbilanciamento del gameplay che mai ci saremmo aspettati di trovare.
Non cambia molto neanche la classe selezionata, visto che oltre al raggio d’azione degli attacchi cambia relativamente poco, causa un sistema di incantesimi ed attacchi peciali che, bene o male, si assomigliano un po tutti tra loro.
A ribilanciare e variare l’altrimenti monotono gameplay, ci pensano i nemici, che ci attaccheranno sempre in quantità, con battaglioni spesso variegati e popolati da minion, nemici più forti, nemici corrazzati ed alle volte alcune unità speciali, nonchè la presenza di molteplici boss che si rivelano tutti ben realizzati e con patten d’attacco divertenti e stimolanti.

Sacred 3

Arte e video
L’aspetto estetico del titolo,
che purtroppo abbiamo avuto modo di testare solo su pc, ci ha messo davanti ad un’ottimo impatto scenico, con requisiti del tutto modesti. I personaggi ed i nemici sono ottimamente realizzati ed animati, gestiti da un’ottima fisica, mentre gli scenari ci regalano scorci veramente pregevoli, con effetti di luce, parti in movimento, fumo ed altre piccole chicche sparse in giro per i livelli. Ridotta all’osso l’interazione con lo scenario stesso, dove potremo interagire solo con le parti distruttibili, come carri, suppellettili e barili, con i nemici, con le trappole ed i forzieri. Nient’altro reagisce dinamicamente al nostro passaggio, rendendo il tutto inverosimile e piuttosto statico.
Buoni gli effetti di luce, che spesso vanno a cambiare completamente la percezione della scena ed ottima la varietà di texture e nemici che ci si parano davanti.
Insomma, l’aspetto tecnico è la parte che ci è piaciuta maggiormente del titolo, sopratutto sul versante artistico e scenico.

Sacred 3

Soli o ben accompagnati?
La campagna di gioco si suddivide in diverse missioni
, che si svolgono nelle zone più tormentate del regno di gioco. Le stesse si suddividono in missioni principali ed incarichi secondari, che non sono necessari al completamento della storia, ma si rivelano utili per potenziare i nostri personaggi e sbloccare nuovo equipaggiamento.
La difficoltà del titolo risulta invece abbastanza blanda e “facilotta”, andando a togliere quello stimolo competitivo che invece riecheggia in Diablo 3, sopratutto ai livelli di difficoltà maggiori. Troppo spesso capità, però, che ci si trovi a sterminare orde ed orde di nemici completamente inermi al nostro passaggio e schiantarsi contro un unità speciale o un boss completamente sbilanciato, che ci accoppa in quattro secondi, costringendoci a ripercorrere tutta la strada dall’ultimo checkpoint.
Altro punto focale degli Hack & Slash è sempre stata l’attitudine alla cooperazione, dove un manipolo di eroi si unisce per affrontare le sfide che l’universo di gioco ci para davanti. Anche Sacred 3 non fa eccezione, permettendo di giocare accompagnato da altri quattro utenti, sia in locale che online, con un sistema di drop-in / drop-out ottimamente realizzato. Peccato che l’aumentare dei giocatori non aumenti in modo sensibile la difficoltà, andando ad abbassare la già bassa difficoltà di base del titolo, se affrontato a normale.

Sacred 3

GUIDE TROFEI

The Suicide of Rachel Foster – Recensione

Da qualche anno a questa parte, il panorama indie ci ha abituati a nuove concezioni ludiche, scardinando quei canoni di gameplay destinati a soddisfare...

Marvel’s Avengers – Recensione

Solitamente, quando sentiamo Marvel, è impossibile non stare sull'attenti. Dai fumetti ad Hollywood, grazie a Stan Lee abbiamo imparato a conoscere ed amare tantissimi...

Spellbreak – Recensione

E' risaputo ormai quanto il genere battle royale sia stato uno dei maggiori trend degli ultimi anni. Col fenomeno Fortnite e a seguire PUBG,...
Loris
Loris "Asmodeus_Psycho" Mattiolo
Da sempre appassionato di Videogames ed affini, ha iniziato a giocare sull'ormai lontano Commodore 64 con mangiacassetta, passando poi per le varie console SEGA e Nintendo, approdando infine sulle console più recenti. Ama il buon gaming, i titoli single player, gli shooter e gli RPG, ma non disdegna nemmeno gli altri generi, purchè sempre strutturati attorno a delle trame coinvolgenti e che sviluppino principalmente il Single Player. Poco avvezzo al multiplayer per natura, con le dovute esclusioni, ed ancora estremo sostenitore dello Split Screen e delle partite tra amici.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci qui il tuo nome