Pac-Man Museum – Recensione

Concludendo, possiamo affermare che questa raccolta non raggiunge il livello qualitativo e quantitativo sperato. I problemi sono la mancanza di alcuni titoli, la scarsa cura riposta nella realizzazione dei menu e le poche opzioni per personalizzare l'esperienza di gioco. È sicuramente apprezzabile la presenza di obiettivi interni collegati ai trofei, nulla di rivoluzionario ma meglio di niente. Possiamo infine consigliare questa collezione soltanto ai nostalgici ed amanti di questa icona immortale del videogioco, a patto di accettare la cifra necessaria per l'acquisto.

Chi non conosce Pac-Man alzi la mano e si vergogni di esistere. Pac-Man è infatti una delle icone videoludiche più famose e rinomate anche all’infuori del settore e Namco Bandai lo sa bene. Vediamo assieme se l’ennesimo gioco della collana Museum (questa volta monotematico) risulta appetibile sia per i nostalgici che per i neofiti.

La raccolta definitiva?
Pac-Man
, almeno nella sua incarnazione originale, è uno di quei titoli perfetti, uno di quei giochi che metteremmo senza pensieri in un’ipotetica top-ten dei giochi più belli della storia. Negli anni ne sono stati prodotti seguiti e varianti più o meno divertenti rispetto alla formula originaria, con risultati non sempre all’altezza delle aspettative. Con questo Pac-Man Museum, Namco Bandai ha deciso di raccoglierne alcuni concentrandosi principalmente su quelli di stampo arcade.

Come prevedibile, il primo gioco che tratteremo è il primo, originale, Pac-Man (conosciuto inzialmente come Puck-Man), uscito nel 1980 nelle sale giochi giapponesi e americane e poi convertito su qualsiasi piattaforma esistente. Nel gioco (per chi non lo sapesse) dobbiamo districarci in un labirinto visto dall’alto, evitando fantasmi ed ingurgitando tutte le pillole gialle per passare al quadro successivo. Esiste una variante più grande di queste pillole, le quali ci permettono di divenire invulnerabili, in modo da poter attaccare i fantasmi di cui sopra. Come ogni arcade che si rispetti, l’obiettivo è completare più quadri possibili cercando di ottenere il punteggio più alto.
Super Pac-Man (1982)
stravolge le meccaniche del predecessore, sostituendo le pillole con delle chiavi utili a sbloccare delle porte contenenti frutta. Non solo, è stato aggiunto anche un secondo potenziamento per trasformare il protagonista in Super Pac-Man, così da poter sfondare le citate porte senza ricorrere alle chiavi. Questo titolo, così come gli altri citati successivamente, non hanno però avuto il successo del predecessore, relegandoli a titoli più di nicchia.
Pac & Pal (1983)
segue il filone inaugurato da Super Pac-Man, non discostandosi poi molto da questa discussa struttura. Vi sono sempre delle zone da liberare (questa volta con delle carte), mentre fa capolino Pal, un avversario controllato dalla CPU con cui contendiamo la frutta liberata dalle porte.

Pac-Land (1984) stravolge ancora di più tutto quello che è stato Pac-Man nelle precedenti incarnazioni, presentandosi come un platform bidimensionale a tutti gli effetti. Il nostro scopo è avventurarci in otto viaggi per salvare altrettante fate, ostacolato dagli immancabili fantasmi.
Pac-Mania (1987)
rappresenta un ritorno alle origini, seppur in una nuova veste grafica in 3D isometrico. A parte la possibilità di saltare, il gioco non si discosta molto dall’originale del 1980 e, a nostro vedere, la visuale molto ravvicinata va a limitare molto il divertimento offerto dal titolo.
Pac-Attack (1993)
, conosciuto anche come Pac-Panic, è uno dei titoli più particolari della saga. Uscito in origine su Mega Drive e Super Nintendo, segue più il filone di giochi come Tetris, Columns e Dr. Mario. I blocchi sono composti da terreno, fantasmi e Pac-Man e l’obiettivo è naturalmente quello di evitare che lo schermo venga riempito fino in cima. È difficile spiegare meglio il funzionamento del titolo, sappiate che nelle modalità puzzle e in multigiocatore può dare il massimo del divertimento.
Pac-Man Arrangement (1996)
è quello che sarebbe dovuto essere Pac-Mania, ossia un remake in tre dimensioni fatto con tutti i crismi del caso. Pur essendo semi-sconosciuto e non introducendo novità di rilievo rispetto all’originale, ci sentiamo di approvare la scelta d’averlo incluso in questa raccolta.
Pac-Man Championship Edition (2007)
rappresenta invece la naturale e moderna evoluzione del brand, il tutto realizzato dal creatore del primo e originale Pac-Man. Il gameplay non viene stravolto in modo totale ma viene altresì arricchito con delle fresche trovate che lo eleggono come uno dei migliori titoli della serie.
Pac-Man Battle Royale (2011)
appare per la prima volta su console casalinghe attraverso questa raccolta. È l’evoluzione del brand verso il vero e proprio multi giocatore e infatti quattro giocatori si contendono la vittoria mangiandosi tra di loro o lasciando che periscano divorati dagli storici fantasmi. Lo stile grafico è simile a quello ammirato in Pac-Man Championship Edition.

Non manca un gioco bonus, ossia Ms. Pac-Man (1981), scaricabile gratuitamente fino al 31 marzo su PlayStation Network e che non differisce per nulla rispetto a quello del primo Pac-Man, protagonista a parte.
L’unico appunto che vorremmo muovere verso i contenuti di questa collezione, è la grave mancanza di alcuni titoli come Pac-Man Championship Edition DX o altri usciti su precedenti generazioni di console. Il tutto risulta ancora più grave se consideriamo che la suddetta raccolta è venduta alla discutibile cifra di 19.99 €. Insomma, ci saremmo aspettati quel qualcosa in più, così da poter giustificare l’esborso necessario per questa collezione.

Una raccolta ben confezionata?
L’unico aspetto in grado di rendere appetibile questa raccolta è la presenza di obiettivi interni sottoforma di timbri, utili per ottenere trofei sul nostro profilo PlayStation Network. Questi timbri si ottengono soddisfacendo condizioni particolari nei singoli giochi, come il raggiungimento di un dato punteggio o fagocitando un certo numero di fantasmi.
Pur essendo identici alle controparti originali, spiace vedere che tanti di questi giochi non sfruttino le dimensioni dell’intera schermata. È chiaro che parte dei suddetti titoli abbiano un aspect ratio da cabinato arcade ma è anche vero anche che la maggior parte dello spazio a video è occupato da sfondi a tema davvero carini, seppur poco definiti. A tal proposito, non è possibile nemmeno personalizzare alcuni aspetti dell’emulazione, come l’attivazione di filtri grafici o cose del genere.
Dobbiamo purtroppo far notare come gli stessi menu siano davvero poco curati e non in grado di farci immergere totalmente in quell’atmosfera nostalgica che ci saremmo aspettati. Ci sarebbe piaciuto vedere infatti dei menu come quelli ammirati nella Sega Mega Drive Ultimate Collection,a nostro vedere molto ben realizzati ed in grado di ricreare quella magia tanto cara ai retrogamer.

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Davide Begni
Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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