Metal Gear Rising Revengeance – Recensione

Il titolo action di Platinum Games è nel complesso molto valido ma non esente da difetti. La trama è buona ma non in grado di donare le stesse emozioni che abbiamo provato nei capitoli diretti da Kojima. La giocabilità è senza dubbio soddisfacente, frenetica ed adrenalinica, complice l'estrema fluidità garantita dai 60 fotogrammi al secondo. Da lodare la Blade Mode ed il sistema di parata, capaci da soli di dare nuova linfa vitale ad un genere rimasto ancorato da anni a meccaniche ormai datate. Da segnalare la difficoltà non calibrata sempre a dovere: tendente verso il facile per l'abbondanza di fonti di energia e frustrante nel caso di alcuni boss mal bilanciati. Un po' carente la longevità della prima partita, anche se la stessa aumenta nel caso in cui si vogliano terminare le missioni VR e cercare i vari oggetti da collezione e potenziare al massimo Raiden. Anche l'aspetto grafico non è esente da difetti. Oltre alla già citata fluidità, è bene citare in positivo la bellezza dei modelli e delle animazioni dei personaggi e dei robot, mentre le ambientazioni sono spesso povere di dettagli. Nulla da dire a sfavore della colonna sonora e del doppiaggio, entrambi realizzati divinamente. In conclusione abbiamo un titolo che avrebbe potuto raggiungere tranquillamente l'eccellenza, se non fosse per alcuni elementi non bilanciati a dovere e per alcune piccolezze e noncuranze. Se state leggendo questa recensione e siete fan della saga di Kojima e dei titoli di Platinum Games, questo è il titolo che fa per voi!

Lo abbiamo aspettato per anni tra annuncio ufficiale, voci di corridoio riguardo l’annullamento del progetto ed il passaggio di consegna dello sviluppo da Kojima Productions a Platinum Games. Quella di Metal Gear Rising: Revengeance è una recensione difficile per il sottoscritto, grande fan della saga ed amante dei giochi d’azione realizzati dai ragazzi di Platinum Games. Difficile per il fatto che è dura trovare il giusto equilibrio tra critiche dovute alle grandi aspettative ed elogi su aspetti che potrebbero non essere digeriti da tutti. Che altro aggiungere se non di continuare a leggere per capire se il titolo merita o meno di essere acquistato. Buona lettura!

Di nuovo in azione!
La trama di Metal Gear Rising si svolge nel 2018, esattamente quattro anni dopo i fatti raccontati nel quarto capitolo ufficiale, rimasto ancora esclusiva PlayStation 3. Il sistema Sons of the Patriots è ormai acqua passata ma non lo è di certo l’economia bellica e le centinaia di compagnie militari private (PMC) presenti sul pianeta. Il protagonista Raiden, inspiegabilmente tornato un cyborg ninja, fa parte della Maverick Enterprises, una PMC dispiegata per proteggere il presidente di una non ben nota nazione africana. Durante un normale trasporto del VIP, il convoglio viene attaccato da Desperado Enterprises, i classici ed immancabili terroristi a cui non piace l’ordine ed il mantenimento della pace. Da questo prologo in poi hanno inizio le (dis)avventure di Raiden, ormai divenuto freddo e spietato e ben diverso da come lo avevamo conosciuto in Metal Gear Solid 2 su PlayStation 2.
La trama, e come la stessa è raccontata, presenta alti e bassi: indubbiamente lo stile di Kojima e di Platinum si sono fusi creando un qualcosa che ha pochi eguali, ma non tutto è come dovrebbe essere. Senza rovinarvi nulla, è da dire che spesso la storia è narrata infatti in modo confusionario, lasciando un po’ d’amaro in bocca, facendola sembrare in parte un pretesto per proseguire affettando nemici a iosa. Non mancano picchi di epicità degni della serie, anche se manca quel “finale col botto” che ci si aspetterebbe da un Metal Gear a caso. Il tutto è però rappresentato con scene d’intermezzo nelle quali trasuda stile da tutti i pori, condite da effetti speciali e un taglio cinematografico di prim’ordine.
I personaggi ed avversari sono caratterizzati in modo più che buono, anche se siamo lontani dalla perfezione dei capitoli canonici della saga. Infine sono sicuramente da lodare le emozioni messe in campo, ossia il conflitto interiore di Raiden con il proprio passato e la presenza di cyborg carichi di sentimenti ed in grado di mettere dubbi alla correttezza o meno dei massacri del protagonista.

Tagliare, oh-oh!
Dopo aver parlato della trama, componente fondamentale in un Metal Gear, andiamo ad analizzare il gioco vero e proprio. Come già saprete, trattasi di un action in terza persona sulla falsa riga di un Bayonetta o di un Devil May Cry, unito all’atmosfera tipica della serie. Mentre i due titoli appena citati basano il sistema di combattimento sulla tecnicità del sistema di combo, Metal Gear Rising punta più sul “button smashing” violento. Vi sono alcune fasi stealth ma non sono di certo il punto di forza nella produzione della software house giapponese, più improntata invece sull’azione pura.
I due tasti principali utilizzati sono quadrato per l’attacco leggero e triangolo per l’attacco speciale, entrambi con la fidata katana ad alta frequenza di Raiden. È anche possibile equipaggiare un’arma bianca secondaria, in questo caso il tasto triangolo sarà demandato all’utilizzo di essa. Un’altra funzione è quella di poter assegnare un’arma aggiuntiva come lanciamissili e granate di vario tipo, caratteristica che a nostro vedere stona un po’ con il tutto.
La non eccessiva tecnicità non fa però sì che il titolo sia del tutto semplice, visto che abbiamo un sistema di parata particolare in qualità di componente più complessa da apprendere. Tale sistema si basa sulla pressione al momento giusto del tasto dell’attacco leggero assieme alla direzione verso cui punta il nemico: padroneggiare tale parata è sicuramente la chiave per proseguire nel gioco. Inizialmente il sistema può risultare tendenzialmente macchinoso ed impreciso ma, dopo averlo appreso a dovere, sarà in grado di dare parecchie soddisfazioni.
Il vero punto di forza del combat system di Rising è però la Blade Mode: ricaricando un’apposita barra e premendo L1, l’azione passa alle spalle del protagonista e il tempo viene rallentato. Questo lasso di tempo permette di usare la levetta analogica destra per mollare fendenti con precisione quasi millimetrica. Tale modalità serve essenzialmente per tagliare i nemici in due appositi punti, ossia il petto e il braccio sinistro: il primo permette di recuperare l’energia vitale, mentre col secondo possiamo raccogliere dei chip utili per potenziare Raiden.

È bene parlare della gestione dell’energia del protagonista, visto che vi è uno slot apposito dove poter equipaggiare degli oggetti di recupero della vita, un po’ come le razioni negli altri capitoli della saga. Questo, unito al fatto che ogni nemico può essere una fonte di energia, fa sì che la difficoltà sia un po’ sbilanciata verso il basso, anche se in certi punti la stessa raggiunge vette da scomunica immediata, come in alcuni boss. A proposito, gli scontri contro i boss sono assolutamente fantastici sia come spettacolarità che come carica di adrenalina in grado di offrire al giocatore, anche se non si toccano le punte di epicità di un The End qualunque.
Tra un capitolo e l’altro è possibile usare i punti ottenuti in combattimento per potenziare Jack e la capienza delle barre della vita e della Blade Mode, oltre a modificare forza ed efficacia delle varie armi usate dal protagonista. Niente di nuovo da questo punto di vista, a parte la possibilità di usare costumi alternativi sbloccati ed in grado di donare, ad esempio, più spazio per le munizioni delle armi secondarie e via andare di questo passo.
La longevità non è delle migliori, è possibile infatti completare la storia in circa 6-7 ore in difficoltà normale, anche se la si può affrontare nuovamente per raccogliere i tipici oggetti da collezione e simili. In aggiunta a ciò, sono presenti una ventina di missioni VR, in grado di mettere alla prova anche il più esperto combattente. Le stesse prevedono obiettivi specifici, come uccidere un certo quantitativo di nemici nel tempo stabilito ed altre missioni più tecniche.
Da segnalare infine in negativo le telecamere: non basta il sistema di lock-on sui nemici, visto che la visuale a tratti “impazzisce”, facendoci perdere il punto di vista sui nemici e finendo inevitabilmente colpiti da questi ultimi. Il problema viene accentuato notevolmente negli scontri all’interno degli edifici, facendo perdere la pazienza anche al giocatore più pacato.

Perfezione audiovisiva?
L’aspetto su cui ha insistito Kojima nel passaggio dello sviluppo a Platinum Games è quello della fluidità di gioco. Da questo punto di vista, Metal Gear Rising è ineccepibile: il gioco si muove a sessanta fotogrammi al secondo stabili ed è senza alcun dubbio un bel vedere in movimento. Si segnalano solo sporadici rallentamenti quando si “affettano” più nemici contemporaneamente entrando in Blade Mode, nulla di particolarmente fastidioso ma ci sembrava giusto specificarlo.
Parlando dell’impatto grafico vero e proprio, siamo nella tipica situazione dove si alternano alti e bassi. L’aspetto e le animazioni dei personaggi principali, Raiden compreso, sono indubbiamente di ottima fattura, mentre i nemici comuni sono buoni ma non ai livelli dei protagonisti e dei boss. Le ambientazioni sono realizzate discretamente nel complesso ma soffrono di texture poco dettagliate se viste da distanza ravvicinata. Oltre a ciò, Platinum Games è dovuta scendere a compromessi per quanto riguarda la distruttibilità delle ambientazioni stesse. Tanto per capirci, è possibile tagliare tutti gli oggetti segnalati in blu quando si è in modalità Realtà Aumentata ed il tutto è reso in modo davvero da dieci e lode a livello di fisica. Il compromesso sta nel fatto che tali oggetti affettati, così come i corpi dei nemici, scompaiono non appena diamo loro le spalle. Facile che questa cosa non dia fastidio ai più, però è bene dire che genera situazioni a volte comiche, come quando gli stessi oggetti spariscono davanti ai nostri occhi.
A livello audio non vi sono critiche da muovere ai ragazzi di Platinum Games, sia che si parli del doppiaggio che della colonna sonora e degli effetti sonori in generale. Le voci dei personaggi sono tranquillamente paragonabili a quelle udite nei capitoli diretti dal maestro Kojima, Raiden in primis. Menzione d’onore per gli accompagnamenti musicali dei filmati d’intermezzo e dei vari boss: in entrambi i casi i pezzi “rockeggianti” sanno dare la giusta carica e sono sicuramente azzeccati ed adatti al contesto.

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Davide Begni
Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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