LittleBigPlanet Karting – Recensione

LittleBigPlanet Karting prende due mondi apparentemente incompatibili e li unisce, riuscendo bene in alcuni aspetti e meno in altri. United Front Games, forte dell'esperienza acquisita con il precedente lavoro, ha sicuramente migliorato la formula di gioco e la guidabilità dei kart, rendendo però questi ultimi meno personalizzabili rispetto a ModNation Racers. La modalità Storia, a parte qualche livello, manca di innovazione rispetto alla concorrenza ed è inoltre poco longeva e mirata ad essere soltanto un “addestramento” per il potente editor e relative creazioni degli utenti. La grafica è artisticamente buona ma soltanto discreta nel livello di dettaglio generale, minata inoltre da aliasing e mancante della fluidità data dai fatidici sessanta fotogrammi al secondo. Si conferma ottima invece la parte audio, grazie anche alle canzoni prese dai capitoli in salsa platform. Il titolo può essere apprezzato nella maniera che merita solamente nella creazione dei livelli e nel provare quelli creati dagli altri giocatori, cosa che però non è da tutti visto che per essere compreso a dovere necessita di parecchia pazienza e fantasia. Togliete pure un punto intero al voto finale nel caso in cui non siate interessati a questa funzione appena descritta, in grado di rendere il titolo potenzialmente infinito.

Eccoci finalmente pronti a recensire la nostra copia di LittleBigPlanet Karting, gioco realizzato da United Front Games in collaborazione con Media Molecule. Avrete sicuramente sentito nominare queste due software house, in quanto la prima ha ideato ModNation Racers mentre la seconda è la casa sviluppatrice dei due LittleBigPlanet per PlayStation 3. Viene facile pensare che LBP Karting sia un’unione dei due brand, resta però da capire se questa fusione sia stata fatta in modo perfetto o altresì in modo “innaturale”. Vediamolo assieme!

ModNation Racers + LBP = LBP Karting?
Dopo il download della piccola patch e l’installazione da 2GB abbondanti eccoci nel mondo di LittleBigPlanet, adattato come già detto per essere affrontato con i kart. Fin dal primo avvio del gioco i rimandi ai capolavori Media Molecule sono ben evidenti, a partire dal filmato introduttivo dove la voce narrante è la stessa già sentita nei due LBP. Prima di accedere alla tipica schermata del Pod, siamo tenuti ad affrontare un breve tutorial sulle funzioni base di guida e tramite il quale è possibile decidere se usare i tasti X o R2 per accelerare, ed in base a questa scelta cambierà leggermente la disposizione degli altri comandi.
La schermata del Pod (e relative opzioni) è praticamente identica a quella utilizzata in LittleBigPlanet 2: abbiamo a sinistra la modalità Storia, Comunità, Attività recente e il classico Negozio. Sulla destra vi è la funzione cardine di ogni LBP che si rispetti, ossia “Io”, contenente la personalizzazione del proprio profilo e pianeta, visibili da tutti, e “La mia Luna”, dove è possibile creare le proprie piste con l’apposito editor.

Pupazzi di pezza ad alta velocità!
Pur riconoscendo che anche LBP Karting è principalmente basato sul potente editor di tracciati appena citato, la modalità più giocata dagli utenti è e sarà indubbiamente la Storia. Essa è composta da 71 livelli, tra i quali corse classiche e a tempo, gare di eliminazione in apposite arene, tutorial sulle funzioni delle armi e gadget e alcune sfide atipiche ma degne di nota. I mondi contenenti queste piste sono in gran parte ispirati agli splendidi platform di Media Molecule, e giocarli sarà un po’ come tornare a casa. Ogni tracciato può essere affrontato da soli o in compagnia di altri tre amici in locale o online, aumentando così il tasso di divertimento sprigionato dal titolo.
Le corse classiche non sono quasi per nulla innovative, se paragonate ad altri titoli simili: vi sono otto partecipanti che si contendono la vittoria a suon di armi raccolte in pista, le quali spaziano da missili a ricerca automatica, casse esplosive e scariche elettriche (da usare negli scontri ravvicinati). Tutte le armi possono essere usate anche per difendersi dagli attacchi degli altri concorrenti, semplicemente premendo il relativo tasto e muovendo la levetta analogica sinistra verso il basso. L’unica novità nel genere è rappresentata dal rampino, attivabile con L1 su agganci in spugna per superare lunghi burroni e per raccogliere le ben note bolle premio. Queste sono essenzialmente degli oggetti utili per personalizzare il nostro avatar ed il nostro kart, oltre che materiali e forme utilizzabili nella modalità editor. Non manca il classico drift che, se eseguito a modo, permette di ottenere una piccola dose di turbo: padroneggiarlo a dovere rappresenta una delle chiavi principali per vincere le gare.
Continuando a descrivere le modalità disponibili, vi sono alcuni livelli chiusi denominati Arene, nelle quali bisogna, in base all’obiettivo, colpire più avversari degli altri oppure raccogliere più oggetti e portarli alla base, come il più classico “cattura la bandiera”.
Dove però il gioco si differenzia dalla concorrenza è nei livelli secondari, che offrono il vero motivo per giocare la modalità Storia. Vi sono delle piste inquadrate dall’alto in puro stile Micro Machines (chi se lo ricorda?), altre con visuale 2D che risultano degli ibridi tra il gioco stesso e degli sparatutto a scorrimento laterale dove la precisione è tutto. Sono presenti anche dei rimandi ad alcuni classici livelli e personaggi dei primi 2 LittleBigPlanet, ma direi che non è il caso di rovinarvi la sorpresa.
Il problema è quindi che, a parte questi ultimi livelli, il resto non innova quasi per nulla il genere e ciò, unito alla longevità della Storia che può essere portata a termine in circa cinque ore di gioco se non ci si sofferma a sbloccare tutto, non fa si che tale parte del titolo possa spodestare i capostipiti del karting arcade su console. Buona ma non ottima la IA degli avversari, che sapranno però darvi del filo da torcere specialmente nelle ultime piste, ossia le più tecniche del gioco. Il livello di difficoltà complessivo non è però elevatissimo e ciò quindi non contribuisce ad aumentare di molto longevità e livello di sfida. Se ci fossimo limitati a giudicare il titolo solo da questa modalità sarebbe stato soltanto poco più che sufficiente.

Personalizzazione e creatività alle stelle!
Dal Pod è anche possibile personalizzare sia il proprio Sackboy che il proprio kart utilizzando, come già detto, gli oggetti sbloccati nella modalità Storia. Parlando di queste personalizzazioni, se il gioco rileva i salvataggi dei primi 2 LBP verremo premiati con kart e personaggi esclusivi. In futuro dovrebbe essere anche possibile importare tutti i contenuti acquistati e creati precedentemente, oltre a poterne comprarne dei nuovi tramite PlayStation Network.
Fin qui vi abbiamo parlato soltanto dei contenuti su disco creati dagli sviluppatori. Dove però il titolo riesce meglio nel suo intento è nella modalità Crea, capace di intrattenere per ore i giocatori più pazienti e creativi. Dopo aver visualizzato i filmati (facoltativi ma consigliati) utili ad apprendere come usare questo potente editor, ci troviamo a sfidare la nostra fantasia per divertirci e far divertire i nostri amici. Mentre l’editor di livelli degli altri LittleBigPlanet era con visuale laterale e incentrato su tre piani di lavoro, qui ci troviamo di fronte ad un’area completamente tridimensionale abbastanza grande dove poter costruire la propria pista o arena. Il nostro strumento base rimane sempre il Popit, richiamabile con il tasto quadrato del DualShock 3 e nel quale sono presenti le funzioni utili a creare un tracciato secondo le nostre esigenze e con il solo limite della nostra fantasia. E’ possibile disegnare il percorso di gara guidando letteralmente il kart e decidendo l’inclinazione della stessa pista usando i tasti dorsali del pad, potendo poi modificarla a piacimento senza particolari difficoltà. Una volta definiti i confini della pista è buona norma definire il terreno circostante, l’eventuale livello dell’acqua e, perché no, abbellire il tutto con adesivi, oggetti e colori, nonché effetti sonori e musiche varie.
Se sfruttato a dovere, l’editor è in grado di dare davvero grandi soddisfazioni: lo dimostra il fatto che online sono già disponibili alcuni geniali livelli creati dagli utenti, tra i quali spiccano degli sparatutto (?) e una corsa sull’acqua con delle barche(!). E’ un vero peccato che la modalità Crea verrà sicuramente sfruttata da poche persone e scambiata soltanto per un “accessorio”, anche perché come già detto senza di essa il gioco è completabile veramente in poche ore.

All’avanguardia della tecnica?
Tecnicamente parlando, il gioco eccelle nello stile e nella resa dei materiali (questo, a mio vedere, grazie al tocco di Media Molecule) ma non nell’aspetto grafico complessivo. Da questo punto di vista sembra a tratti che il mondo di LittleBigPlanet sia stato “incollato” a forza nel sistema di gioco di ModNation Racers, quasi annullando la personalità data dai creatori di quest’ultimo. Certamente i nostalgici gioiranno nel correre sulle piste ispirate ai due LBP ma, a mente lucida, il design di molte di esse sembra quasi innaturale e cacciato dentro a forza dagli sviluppatori.
Pur non avendo un livello di dettaglio eccellente, il gioco viene mosso a 30 fotogrammi al secondo che, pur essendo stabili, fanno rimpiangere la presenza di una maggior fluidità e senso di velocità. Nonostante dettaglio e fluidità non perfetti, si nota anche dell’aliasing su oggetti vicini e lontani dalla visuale, sia che si parli di personaggi che di kart o ambientazione circostante.
Degni di nota gli effetti audio e la colonna sonora, in parte ispirati da quelli inclusi nei due titoli Media Molecule, altri inediti ma sempre adatti al contesto ed orecchiabili. Anche in questo caso la varietà audiovisiva è migliorabile grazie all’editor, dove è possibile creare musiche ed oggetti personalizzati.

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Davide Begni
Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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