JoJo’s Bizarre Adventure: All Star Battle – Recensione

JoJo's Bizarre Adventure: All Star Battle sarebbe potuto essere un ottimo titolo se non fosse per i problemi di bilanciamento che abbiamo segnalato. Questi problemi sono infatti imperdonabili per un picchiaduro, ma ci sentiamo di premiare comunque il lato contenutistico del titolo grazie alle modalità presenti. Come tanti giochi tratti da licenze simili, ci sentiamo di consigliare questa incarnazione videoludica di JoJo soltanto agli appassionati del manga originale. Agli altri appassionati di picchiaduro consigliamo invece di provarlo, anche se difficilmente troveranno pane per i propri denti.

Dopo l’uscita in Giappone, avvenuta qualche mese fa, è disponibile anche in Europa l’ultimo titolo sviluppato da CyberConnect2. Stiamo chiaramente parlando di JoJo’s Bizarre Adventure: All Star Battle, un titolo che farà probabilmente felici gli appassionati dell’omonimo manga. A seguire troverete il nostro parere sul titolo in questione, analizzato da noi nel modo più esaustivo possibile.

Un menu ricco e completo?
Come prevedibile vista la natura del manga ed i precedenti lavori di CyberConnect2, questo prodotto è essenzialmente un picchiaduro 3D di stampo classico. Prima di parlarvi del gameplay vorremmo però soffermarci sulle modalità che il titolo ha da offrire, mettendo in risalto ciò che lo distingue dagli altri picchiaduro in commercio.
Oltre alla possibilità di affrontare CPU ed avversari in carne ed ossa nella modalità Versus, abbiamo anche il classico Arcade, nel quale ci sarà richiesto di sconfiggere una serie di otto combattenti contro il computer. Niente di nuovo anche sotto il fronte Allenamento, grazie al quale è presente un’opzione per prendere confidenza con i comandi e testare le mosse speciali contro avversari inermi.
Le due modalità principali sono però rappresentate dalla Storia offline e dalla Campagna online, la prima delle quali offre una durata di circa cinque ore. La Storia è basata sulle otto serie di manga di JoJo, suddivise a loro volta in un numero variabile di episodi rappresentati ovviamente da incontri.
Ognuna di queste battaglie conta la presenza di modificatori e status alterati per mettere in difficoltà il giocatore, il tutto però controbilanciato dalla possibilità di acquistare degli oggetti di supporto per facilitarci leggermente nelle imprese. Ogni combattimento ha uno o più obiettivi segreti, come eseguire una certa mossa o attivare un certo evento, il tutto in nome della longevità. Certo, non a tutti piacerà ripetere le stesse missioni più volte ma i fan della serie apprezzeranno particolarmente questa caratteristica.
Non abbiamo potuto testare la modalità Campagna online
in quanto, al momento della stesura dell’articolo, i relativi server non erano ancora accessibili. Non ci è stato quindi dato modo di verificare sia la bontà del netcode che i bilanciamenti apportati rispetto alla versione giapponese. Quest’ultima fu infatti pesantemente criticata per il sistema a ticket e relative microtransazioni tanto di moda nel mercato mobile e free to play.

Completano il quadro delle modalità un menu per personalizzare in maniera estetica e marginale i nostri combattenti ed una galleria ricca di modelli, illustrazioni e musiche da sbloccare o acquistare usando i punti ottenuti in battaglia.

Bilanciamento non pervenuto…
Il sistema di combattimento conta l’utilizzo di cinque tasti, di cui tre per sferrare attacchi leggeri, medi e pesanti, uno per schivare ed un ultimo per gli attacchi Stile, differenti per ogni personaggio. Colpendo e venendo colpiti si riempie una barra che, una volta piena, permette di usare delle mosse potenti e molto coreografiche.
Ogni personaggio ha due attacchi speciali
in tal senso, purtroppo mal bilanciati, che rendono snervanti alcuni scontri, specialmente se affrontati in modalità Storia. Inoltre i trenta personaggi selezionabili sono poco differenziati, rendendo quasi nulla la varietà data dall’ottimo numero degli stessi.

Una particolarità del titolo è data dagli Stand, ossia proiezioni dei personaggi che combattono in simbiosi o al posto degli stessi. L’idea di fondo è decisamente buona e funzionale anche se gli Stand di alcuni personaggi sono troppo potenti e mal calibrati. Per completare il discorso sul bilanciamento, alcune battaglie della storia sono mal gestite a causa di status alterati molto fastidiosi, come nel caso di un nemico particolare in grado di rallentare il tempo.
Abbiamo inoltre da segnalare che l’intero sistema di combattimento risulta piuttosto lento e legnoso, specialmente nelle prime partite, per poi migliorare leggermente ma non del tutto una volta presa confidenza col titolo.
Spezziamo una lancia in favore degli eventi scriptati presenti negli scenari, in grado di aggiungere un po’ di varietà alle battaglie. È possibile disattivarli nelle opzioni di gioco, ma vi sconsigliamo vivamente di non farlo vista la spettacolarità di alcune di questi.

Manga in movimento!
A livello grafico, JoJo’s Bizarre Adventure: All Star Battle utilizza il sempreverde cel shading, in grado di rendere il titolo molto simile ad un anime. Nonostante la non complessità poligonale, lo stile intrapreso regala personaggi ed ambientazioni dettagliati e belli da vedere, in puro stile orientale. I combattimenti sono inoltre costellati da vignette ed ideogrammi che enfatizzano alcune scene ed attacchi.
Dobbiamo segnalare in negativo alcuni problemi nelle collisioni e una legnosità di fondo nelle animazioni, mentre non abbiamo riscontrato altri problemi di natura tecnica.
Ottima la parte audio
, sia nelle voci in giapponese che nelle musiche ed effetti sonori, piuttosto immersivi e godibili nel loro insieme.

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Davide Begni
Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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