Far Cry 3: Blood Dragon – Recensione

Far Cry 3 Blood Dragon riesce nello scopo per il quale è stato creato, ossia divertire sia nel gameplay che nei dialoghi ed omaggiare gli anni '80 in modo ironico ed efficace. Il titolo offre un minimo di quattro ore di gioco, valore abbastanza buono, considerando che si tratta di un titolo venduto a prezzo onesto in digital download e che non richiede il gioco completo Far Cry 3. Tante delle situazioni danno molto il senso di déjà vu, anche se questa sensazione passa in secondo piano grazie all'epicità di alcuni frangenti e musiche. Molto apprezzata la presenza dei draghi, molto importanti in quanto aventi il duplice ruolo di nemici ed alleati. Non sempre riuscita la scelta dei colori e sono presenti inoltre dei difetti grafici, oltre a qualche bug di varia natura. Nonostante questo, ci sentiamo di consigliare il titolo a chi ha amato Far Cry 3 e/o ai vecchi nostalgici dei film e videogiochi di quel periodo.

Presentato come classico “pesce d’aprile” il relativo giorno, Far Cry 3: Blood Dragon ha destato subito la curiosità di molti per le sue citazioni anni ’80 e l’ironia di fondo del titolo stesso. Ubisoft Montreal sarà riuscita a sviluppare un titolo omaggiando in modo degno quegli anni, riuscendo al contempo nel replicare la bellezza di quel Far Cry 3 uscito l’anno scorso? Vediamolo assieme!

Draghi e anni ottanta…
Fin dalle primissime battute e fino ai titoli di coda, Blood Dragon mostra i toni ironici e il voler abusare dei cliché di cui è permeata l’atmosfera del titolo. La trama del gioco Ubisoft si svolge nel 2007, in una realtà distopica e fantascientifica basata sulle paure e sulle speranze che hanno avuto in tanti negli anni ’80, il tutto condito da una serie di situazioni e citazioni prese da film e videogiochi di quel periodo. L’intero pianeta è stato devastato dalle guerre nucleari e il pessimismo dilaga ormai ovunque. Se ciò non bastasse, Sloan, l’immancabile terrorista di turno, vuole conquistare il mondo usando dei missili carichi di sangue di drago (?) e far tornare il pianeta stesso all’età della pietra. Come ogni trama che si possa definire tale, non manca nemmeno l’eroe senza peli sulla lingua che da solo dovrà mettere fine alla suddetta piaga, tale Rex.
La trama, i dialoghi e le indicazioni del tutorial sono assolutamente nonsense e fuori di testa, strappando spesso e volentieri un sano sorriso da ebete. La trama non è particolarmente piena di colpi di scena ma non mancano i momenti epici, come la battaglia finale con tanto di musica presa da un famoso film di cui non vogliamo dirvi nulla per non rovinarvi il tutto.
Introducendo il titolo vero e proprio, la campagna di Blood Dragon è composta da poche ma discretamente lunghe missioni principali che, unite ad un minimo di esplorazione e incarichi secondari, vi porteranno via circa quattro ore di gioco in difficoltà normale. Come ogni FPS free-roaming che si rispetti, potete tranquillamente proseguire nell’esplorazione anche dopo i titoli di coda, così da raccogliere gli immancabili oggetti da collezione, terminare le missioni lasciate indietro o cacciare animali e draghi di vario tipo.

Ti spiezzo in due!
Blood Dragon
prende alcuni aspetti apprezzati nel grande sparatutto in soggettiva Far Cry 3, unendoli a delle meccaniche semplificate rispetto all’originale ed alla presenza dei tanto decantati draghi. Il gioco è ambientato in un’isola piuttosto vasta e piena di segreti e posti da esplorare, naturali e non, mancando però dello spessore visto in Far Cry 3. Le missioni, pur essendo come già detto piuttosto lunghe, risultano piene di situazioni che sanno di già visto, salvate giusto dai momenti grotteschi e/o epici presenti nel gioco.

Avevamo all’epoca decantato la conquista degli avamposti e che qui risultano presenti nel ruolo di parte più divertente e varia del titolo. La liberazione di queste strutture può avvenire con un approccio a viso aperto e con armi pesanti fino a far piazza pulita, oppure in stile stealth, usando armi silenziate e l’arco, ovviamente dopo aver messo fuori uso gli allarmi. Nel caso in cui decidiate per un avvicinamento furtivo, è stata introdotta la possibilità di accoltellare in corpo a corpo più nemici in modo concatenato. Dopo aver freddato uno dei terroristi, è anche possibile lanciare un oggetto affilato verso un nemico a tiro così da evitare che possa attivare gli allarmi ed attirare inevitabilmente orde di nemici. Se decidete per la modalità “alla Rambo” potete sia sfruttare l’arsenale a disposizione che i draghi presenti presso praticamente ogni avamposto. La loro presenza è particolarmente riuscita, vuoi per il fatto d’essere parte dell’economia di gioco, vuoi per il loro duplice ruolo, capaci di trasformarsi da pericolosi nemici a preziosi alleati. Possiamo infatti depredare i cadaveri dei nostri avversari, impossessarci dei loro cuori ed usarli come esca per attirare i draghi e far ripulire loro le basi nemiche al posto nostro.

Oltre a fornire delle postazioni per il viaggio rapido tra uno e l’altro, ognuno degli avamposti conquistati permette di sbloccare una o due missioni secondarie, anch’esse spesso ripetitive ma che spingono il giocatore ad esplorare parti della mappa che altrimenti verrebbero trascurate. Il primo tipo di missione offerta dalle basi è la liberazione di scienziati presi in ostaggio dal nemico e se verremo scoperti il rischio di decesso del prigioniero sarà molto alto. L’altro tipo di missione consiste nel cacciare un’animale o un soldato nemico particolare, utilizzando un’arma predefinita fornita prima dell’incarico.
Gli avamposti forniscono anche dei negozi nei quali acquistare i potenziamenti per le armi sbloccate durante le appena citate missioni secondarie ed in grado di renderci delle inarrestabili macchine da guerra. I soldi da usare per fare i nostri acquisti da guerrafondaio si possono ottenere saccheggiando le apposite cassette presenti sulla mappa, oppure cercando gli oggetti da collezione, in questo caso VHS, note e televisori a tubo catodico. Lo sviluppo del personaggio è qui reso automatico rispetto a Far Cry 3, giusto per marcare l’alleggerimento delle meccaniche di gioco di cui abbiamo parlato precedentemente.

Un FPS… come se fosse antani!
Mentre infatti nel precedente lavoro di Ubisoft i colori erano vivi e naturali, in Blood Dragon gli stessi sono tendenti allo psichedelico, cambiamento che, unito alla scarsa illuminazione dovuta al fallout nucleare, alla lunga può stancare gli occhi. Meglio riusciti sono invece gli interni, nei quali le luci artificiali rendono l’esperienza visiva indubbiamente più piacevole alla vista. La grafica è nel complesso valida, anche se l’appena citata palette cromatica mette alla luce la povertà di alcune strutture poligonali e il fastidioso aliasing che le affligge.
Non mancano due difetti presenti in Far Cry 3, ossia l’odiato tearing (qui per fortuna presente in quantità inferiore) e vari glitch che ci hanno costretto a ricaricare il salvataggio. In un paio di occasioni siamo stati costretti a riavviare la console a seguito del freeze, segno che il titolo necessiti di una patch a breve, se possibile.
I filmati e le schermate di caricamento in stile VHS sono volutamente ironici e, assieme ai folli tutorial, rendono davvero piacevole l’esperienza di gioco, complici anche il riuscitissimo doppiaggio ed adattamento nella nostra lingua, tra cui la citazione presente nel titolo del paragrafo. Pur spaziando tra vari generi, tutte le musicheche accompagnano il gameplay sono riuscite, in particolar modo quelle che sottolineano i momenti epici ed esagerati, come la già nominata battaglia finale.

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Davide Begni
Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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