Dead Island Riptide – Recensione

Dead Island Riptide si rivela un gioco piuttosto longevo, divertente ed in grado di fondere in modo abbastanza valido gli elementi tipici degli FPS, RPG e survival horror. Pur essendo una via di mezzo tra un seguito ed un'espansione, il titolo offre una nuova ambientazione e un gran numero di missioni da svolgere, anche se risultano ripetitive e troppo simili tra loro. Il primo vero problema è l'eccessiva somiglianza con il primo capitolo, non essendo presenti innovazioni che riescono a rendere diverso questo seguito. Sono inoltre presenti vari problemi tecnici in grado di minare pesantemente l'esperienza di gioco. Da lodare la scelta di proporre il titolo ad un prezzo inferiore agli standard, decisione per la quale ci sentiamo di alzare il voto finale di mezzo punto. Se vi è piaciuto il primo titolo, troverete pane per i vostri denti, agli altri consigliamo di provarlo prima dell'acquisto, in virtù dei difetti segnalati sopra.

Dopo averlo provato in anteprima a Milano pochi giorni fa, ecco che la nostra copia di Dead Island Riptide è nella nostra amata PlayStation 3, pronta per essere testata. Vediamo assieme se il nuovo titolo sviluppato dai polacchi di Techland merita almeno quanto il predecessore. Buona lettura e guardatevi le spalle dagli zombie, non si sa mai!

Seguito, spin-off o espansione?
Il primo Dead Island, nonostante i vari difetti, fu tutto sommato un buon titolo, un mix di elementi da tipico FPS, unito a componenti RPG e survival horror. Le vendite del suddetto gioco furono tutto sommato molto buone, dando il via allo sviluppo di questo secondo capitolo, una via di mezzo tra un vero e proprio seguito ed un’espansione dell’originale.
Riptide
inizia esattamente da dove era terminato il capostipite: il gruppo di persone immuni al contagio, fuggite dall’isola di Banoi contaminata dal virus, trovano riparo a bordo di una nave militare presente nell’arcipelago. Ovviamente le cose non vanno mai per il verso giusto, infatti dopo pochi minuti si scopre che il virus ha colpito pure l’equipaggio, trasformando tutti in non-morti. Dopo questo breve incipit, i sopravvissuti si trovano costretti a tornare sulla terraferma, precisamente sulla vicina isola di Palanai, molto simile all’odiata Banoi, ovviamente anch’essa colma di zombie assetati di sangue.

Da qui hanno inizio le disavventure dei protagonisti, in una storia che, pur essendo lineare e a tratti scontata, funziona abbastanza bene e completa discretamente quella del precedente titolo. Anche la longevità è in linea con il predecessore, è possibile completare le missioni principali in circa dieci ore, tempo che potrà anche raddoppiare se vi dedicherete all’esplorazione e al completamento dei molteplici incarichi secondari.

Isola che vai, zombie che trovi!
Come già accennato, Dead Island Riptide riprende la stessa formula collaudata nel primo capitolo, non osando quasi per nulla dal punto di vista delle innovazioni. Esattamente come il primo Dead Island, è possibile scegliere tra vari personaggi, ognuno dotato di caratteristiche peculiari, anche se a conti fatti queste differenze non sono poi così incisive ai fini del gameplay. Molto apprezzato il fatto che è possibile importare il salvataggio del primo titolo per avere un personaggio personalizzato e nemici di livello simile al nostro. In caso contrario sarà possibile impostare il nostro alter ego con delle caratteristiche predefinite, potendo scegliere tra dei settaggi improntati su sopravvivenza, forza bruta o un giusto equilibrio di queste ultime.
Una volta completata la fase iniziale di cui abbiamo parlato sopra, ci troveremo sull’isola di Palanai e dovremo far di tutto per fuggire dalla piaga biologica che ha infettato tutti gli abitanti. La struttura degli incarichi non è a dire il vero distante da quella vista nel primo Dead Island: ci ritroveremo spesso e volentieri a dover andare avanti e indietro come dei “fattorini” per trovare oggetti, personaggi o altro, missioni per le quali riceveremo ricompense come armi o denaro. Questo discorso vale sia per le missioni della storia che per quelle opzionali, tutte marcate con un livello di difficoltà in base alla distanza da percorrere e/o nemici da affrontare. Anche in questo caso, l’effetto “deja vu” è molto visibile, complice anche una ripetitività di fondo dei molteplici incarichi presenti nel titolo Techland. L’unica novità è rappresentata da missioni di difesa contro orde di zombie sempre più pericolosi, con tanto di recinzioni da piazzare attorno al perimetro per rallentarne l’ingresso. Queste parti mostrano in modo evidente la carenza della IA dei compagni di squadra in quanto capita spesso di doverle ripetere per errori non dovuti a noie e rendendo necessario impiegare molte risorse per divincolarli dagli zombie.
Anche i nemici stessi, a parte qualche piccola aggiunta, non sono differenti dal primo capitolo e sono segnalati con un livello di pericolosità e una barra d’energia, in puro stile RPG, elemento importante della struttura di gioco.

Questa componente ruolistica è ben presente anche nella gestione delle abilità: abbiamo tre “alberi”, ossia furia, combattimento e sopravvivenza, nei quali abbiamo la possibilità di consumare i punti abilità ottenuti salendo di livello nel gioco. Anche la gestione delle armi è in stile RPG in quanto ogni arma ha un proprio livello e forza, oltre che un grado di usura dipendente dalla rarità dell’arma stessa. Le stesse possono essere riparate, potenziate e modificate presso i molti tavoli da lavoro presenti sull’isola, sfruttando oggetti e progetti trovati esplorando l’ambientazione.
Differentemente dal primo gioco della serie, le armi da fuoco sono qui presenti prima ed in quantità maggiore, anche se la gran parte dell’armamentario è incentrato su strumenti di morte del genere corpo a corpo. È bene dire che il sistema di combattimento è molto legnoso e confusionario, complici anche i difetti tecnici di cui parleremo tra non molto. L’utilizzo delle armi bianche consumerà un’apposita barra di resistenza, rendendo quindi spesso necessaria la fuga quando accerchiati da parecchi zombie. A parte questo sprazzo dell’elemento “survival”, l’abbondanza di armi e munizioni rende quasi impossibili situazioni in cui ci si sente veramente in pericolo, anche se in Dead Island Riptide si muore spesso e volentieri. La morte del nostro personaggio non comporta un “game over” definitivo ma una rigenerazione nei pressi dell’ultima zona visitata (sottraendoci però del denaro), il tutto per facilitare la struttura drop-in della cooperativa online.
Un aspetto nel quale il gioco è molto riuscito è proprio nell’appena citata modalità cooperativa: è possibile affrontare l’intera campagna assieme ad altri giocatori online, l’importante è lasciare attiva l’apposita opzione nel menu, così da facilitare l’ingresso immediato di altri partner. È ancora meglio svolgere la storia con i propri amici, in modo da potersi organizzare e gestire meglio, rendendo divertente ed avvincente ogni partita.

Zombie belli da vedere?
Tecnicamente il gioco alterna alti e bassi, eccellendo nel colpo d’occhio a livello grafico ma peccando nei dettagli ed in altri difetti molto evidenti. L’isola nel quale è ambientato il titolo è realizzata ottimamente a livello di design, con colori azzeccati e buoni effetti di luce, il tutto gestito senza caricamenti di sorta, eccezion fatta per l’ingresso in alcuni ambienti interni. Molto valida anche la realizzazione dell’acqua, con riflessi e tutto il resto, un po’ meno le ombre, in effetti ben poco definite. Le textures passano da alcune ben fatte ad altre di qualità decisamente scadente, mentre le ambientazioni soffrono della staticità tipica della quinta versione del Chrome Engine. Quasi nulla può infatti essere distrutto o spostato, inoltre la fisica è praticamente inesistente.
I nemici sono presenti in molte varianti, anche se la loro realizzazione grafica lascia un po’ a desiderare, se ne andiamo ad analizzare i dettagli. Molto valida la gestione dei danni e delle mutilazioni inflitte agli avversari: in base al punto d’impatto delle nostre armi, vedremo partire arti ed ogni parte del corpo degli amati zombie, per la gioia degli amanti dei B-movie di stampo horror.
I veri problemi tecnici di Dead Island Riptide sono però da cercare nel frame rate, davvero poco stabile ed in grado di generare problemi anche nel gameplay. Non sono rare, infatti, situazioni in cui si passa da un’ottima fluidità a dei veri e propri blocchi dell’immagine, seppur di breve durata, ma capaci di farci perdere l’azione e subire inesorabilmente attacchi da parte dei non-morti. Come segnalato in fase di anteprima, l’aliasing è inoltre abbastanza marcato e l’immagine è spesso “spaccata” dall’odiato tearing, fenomeno sempre fastidioso.
Infine, le musiche sono poco incisive, mentre il doppiaggio (in inglese) non risulta memorabileed è indubbiamente sotto agli standard a cui siamo stati abituati da altre produzioni dell’attuale generazione.

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Davide Begni
Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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