Call of Duty: Black OPS – Recensione

Diamo a Cesare quel che è di Cesare: Call of Duty: Black OPS è spettacolo allo stato puro! Senza troppe incertezze possiamo dire di essere di fronte all'FPS dell'anno, un titolo che sicuramente incanterà milioni di giocatori. Il motivo? Single player dalla trama intricata, profonda, che tiene col fiato sospeso e multiplayer dal divertimento puro, che mescola i punti forti dei vecchi capitoli con ricche novità sia dal punto di vista delle personalizzazioni che delle modalità. A completare il quadro c'è un comparto tecnico ottimo, sia dal punto di vista grafico che del sonoro. Treyarch ha quindi confermato la sua qualità nello sviluppo dei videogame, sfornando sul mercato un titolo che è senza dubbio un Mush Have per qualsiasi videogiocatore.

Ormai si è perso il conto per la quantità di FPS disponibili sul mercato, ce ne sono una marea, forze troppi. E’ sicuramente il genere videoludico cult di questa next-gen, che attira migliaia di videogiocatori, anche grazie a modalità online competitive e soprattutto longeve. Ma in questa valanga di sparatutto è difficile emergere con un titolo che riesca a sorprendere per la sua struttura innovativa, rischiando invece di incappare facilmente in copie meglio o peggio riuscite di altri titoli già in vendita sugli scaffali.

Ovviamente ci sono saghe che da anni sono presenti nel mondo videoludico, e che dopo aver ottenuto un successo iniziale devono riuscire a mantenere il loro standard qualitativo ed il loro status di pietre miliari degli FPS (ed in alcuni casi dei videogames). Tra queste spicca Call of Duty, che soprattutto negli ultimi quattro anni (a partire da Modern Warfare) ha raggiunto il suo culmine ottenendo vendite da numeri straordinari (60 milioni di copie vendute nel mondo ed un incasso da 4 miliardi). Nel periodo invernale di ogni anno, come molti sanno, esce un nuovo capitolo di questa saga, e vengono sviluppati alternativamente da due team: Infinity Ward e Treyarch. Quest’anno è toccato al secondo in questione, che ci propone Call of Duty: Black OPS, pronto ad affrontare una sfida veramente notevole, ossia eguagliare o superare il successo del suo predecessore Modern Warfare 2, sviluppato da Infinity Ward.

Sia fatta la storia
Tutto ha inizio nel 1961, il nostro protagonista si chiama Mason e, ovviamente senza ancora sapere il perchè, ci troviamo a Cuba con una missione che non si può definire delle più semplici: dobbiamo uccidere Fidel Castro. Non vogliamo svelarvi particolari sulla trama, che si svolge in un periodo di circa 20 anni di storia e ci da la possibilità di visitare in prima persona alcuni luoghi dove sono avvenuti gli scontri più sanguinosi dell’era moderna.
La story-line di Call od Duty: Black OPS ruota attorno a dei numeri misteriori, che a quanto pare ci sono stati impiantati nel cervello da alcuni scienziati sovietici. Non sappiamo il motivo di tutto ciò, e non lo sa neanche un misterioso uomo che ci sta torturando su una sedia elettrica; vuole sapere chi ci ha messo quei numeri in testa, il perchè e a che servono. Noi non ricordiamo nulla, ma “grazie” a scosse ad alto voltaggio e a notizie che quest’identità ci rivela riusciamo a rivivere dei nostri ricordi. L’intera trama si svolge infatti attraverso questi flashback di Mason, che alla fine con un colpo di scena capirà il significato di quelle cifre.
Il tutto è scandito da un passo che tiene il videogiocatore con il cuore in gola, grazie anche al taglio registico emozionante e coinvolgente che dovrebbe dare lezioni a molti lungometraggi cinematografici.
Inoltre tutto ciò è arricchito da personaggi carismatici e caratterizzati da una personalità che sinora non avevamo mai visto nella serie Call of Duty. Il nostro protagonista Mason ad esempio sembra inizialmente essere solamente un povero soldato catturato e utilizzato come pedina, ma successivamente verrano celati aspetti del suo carattere che nessuno si aspetterebbe; il suo amico russo Reznov, dai suoi modi d’acciaio ma con un passato che nasconde molti segreti; infine il crudele nemico Dragovich, che si dimostra essere spietato fino all’inverosimile come ci si aspetterebbe da un antagonista in una storia bellica come quella di Black OPS.
Insomma questo nuovo capitolo offre al videogiocatore caratteristiche del tutto nuove, si nota sin da subito infatti che Treyarch ha voluto cambiare notevolmente i classici canoni della serie e distaccarsi molto da Modern Warfare 2.

Spara che ti passa
Parlando del gameplay invece le novità son relativamente poche, in quanto i sistemi utilizzati negli FPS sono ormai più che collaudati e la software house di sviluppo ha pensato bene di continuare sugli stessi binari. Tuttavia vi sono scene del tutto nuove, come ad esempio quella in cui dovremo guidare una squadra dal Blackbird SR – 71 ed indicargli le coordinate dei punti in cui dovrà muoversi; qui si alterneranno scene dall’aereo con altre della squadra che stiamo seguendo dall’alto, che ci faranno vivere in prima persona le azioni belliche a terra. Abbiamo avuto l’opportunità di provare questa sequenza in 3D durante l’evento stampa e dobbiamo dire che il risultato è più che sorprendente, un realismo e un’immedesimazione unica. Inoltre durante le missioni single player avremo modo in più frangenti di utilizzare diversi mezzi, militari e non, tra cui l’ormai nota sessione a bordo dell’elicottero Hind.
Potremo inoltre scegliere, come in tutti i Call of Duty, quattro livelli di difficoltà. Se decideremo di affrontare le nostre missioni a livello Recluta o Regolare andremo avanti senza troppe insidie; se invece la nostra scelta ricadrà su una difficoltà maggiore le missioni saranno davvero ostiche, da risultare una sfida molto ardua anche per i giocatori più esperti e skillati, questo grazie ad un’intelligenza artificiale degna di nota, che gestisce i nemici in modo praticamente eccelso. Inoltre se in alcuni frangenti troveremo troppa difficoltà nel superare determinate zone potremo cambiare il livello di difficoltà semplicemente mettendo il gioco in pausa.
Unica cosa che possiamo segnalare che “danneggia” lievemente l’esperienza di gioco è che i nostro protagonista sembra essere un target prelibato per la CPU; appena ci si addentra in una zona piena di nemici si assiste ad un puntamento generale verso di noi, anche se siamo attornati da una buona manciata di compagni. Ovviamente questa è solamente una lievissima sfumatura all’ottimo lavoro svolto da Treyarch.
Per quanto riguarda la longevità singleplayer il titolo non si discosta dagli altri videogames del suo genere, dando al videogiocatore circa 7 ore (a seconda della difficoltà scelta) di emozionante avventura.

Le azioni di squadra
Innovazione è la parola d’ordina che Treyarch ha voluto impartire anche nel multiplayer online di Call of Duty: Black OPS, modalità ormai più che fondamentale per questa serie videoludica. Come al solito si parte dal Livello 1, e si scalano via via i vari gradi sbloccando nuove armi e personalizzazioni; ma oltre a questo c’è la possibilità di portare a termine alcuni obiettivi che permettono di ottenere i CoD Points, una specie di denaro virtuale di Call of Duty grazie al quale possiamo “comprare” armi, accessori e tutto ciò che è disponibile per personalizzare il nostro personaggio ed il nostro arsenale.
Le modalità come Cattura la Bandiera, Dominio e tante altre non saranno disponibili sin da subito, ma al raggiungimento di un determinato livello. Questa scelta sicuramente è stata fatta per non mettere a pari livello giocatori novizi con altri più esperti, che magari cercano un’esperienza di gioco che gli permetta di giocare con più tatticità senza incappare in persone del team poco capaci. Anche i Killstreak (le ricompense per le serie uccisioni), che si potranno cambiare dal decimo livello in poi, avranno un costo in Cod Points, e naturalmente quelle che richiedono un numero maggiore di Kills (che vanno da un minimo di 3 ad un massimo di 11) necessitano di una spesa maggiore. Anche in questo caso chi ha appena iniziato a giocare a questo titolo non potrà sbloccare quelle più “sostanziose”, per una mancanza di punti necessari.

Altra novità inedita di Call of Duty: Black OPS sono i Contratti; una volta stipulati avremo un determinato periodo di tempo, che va dai 40 ai 60 minuti, per portare a termine degli obiettivi. Ognuno di questi ha un costo, che parte da un minimo di 25 punti, ma riuscendo a completarli con successo avremo un profitto molto più alto della spesa effettuata, ed alcuni prevedono anche un buon quantitativo di punti esperienza come ricompensa.
Parliamo ora invece delle quantità: Black OPS ha un ammontare di varianti a dir poco imbarazzante, positivamente parlando. Come in tutti i Call of Duty degli ultimi anni avremo cinque classi preimpostate con cui inizieremo la nostra avventura online, mentre successivamente ne saranno disponibili altre cinque (che arriveranno fino a dieci sbloccando i prestigi) che possiamo personalizzare a nostro piacimento. Qui potremo sbizzarrirci come vogliamo: decine e decine di armi primarie e secondarie, abilità, equipaggiamenti di tutti i tipi, dalle già viste bombe fumogene ed accecanti ad alcune nuove come ad esempio quelle che emanano un veleno che uccide chi si trova in quella zona per un determinato quantitativo di tempo. Ci sono inoltre nuove Killstreak, come ad esempio il bombardamento al Napalm, un attacco con i mortai e i Missili Valkirya, dei simpatici siluri che potremo guidare e far esplodere ai piedi degli avversari.
Ma le caratteristiche personalizzabili non finiscono qui. Sulle armi, oltre alle mimetiche a loro dedicate, sarà possibile applicare il nostro emblema, ed inoltre il mirino potrà essere cambiato scegliendo il tipo di puntatore ed il colore della lente. Si va poi oltre con decine di accessori che cambiano le statistiche del nostro arsenale una volta applicati, ed infine la chicca della mimetica facciale con molte varianti abbinabili alle divise delle varie fazioni.
In definitiva, la modalità multiplayer online risulta essere strutturata in modo più che ottimo, e grazie soprattutto ai molti elementi innovativi riesce a dare quel tocco di freschezza a questo genere che rischia ad ogni uscita sul mercato di diventare il solito polpettone videoludico riscaldato.

Non solo Deathmatch
Le classiche modalità che abbiamo visto nei Call of Duty sono state arricchite da un’aggiunta che in molti gradiranno. Si chiama Wager Games, e prevede un sistema di scommesse. All’inizio di ogni match infatti dovremo puntare una determinata somma, che aumenta man mano che andiamo avanti con i livelli. A questo punto entrano in gioco modalità del tutto inedite, e molto particolari. In Chamber tutti i partecipanti hanno a disposizione un solo proiettile della pistola e tre vite, e dovranno rimanere vivi più tempo possibile uccidendo gli altri giocatori; in Gun Game invece si parte con il Revolver e man mano che si va avanti con le uccisioni si sbloccano armi sempre più potenti. Inoltre se decidiamo di addentrarci in queste missioni non avremo la possibilità di utilizzare qualsiasi tipo di personalizzazione.
Per chi invece non riesce ad andare giù il multiplayer online c’è inoltre la possibilità di cimentarsi nel Combat Training, una modalità in cui si possono provare tutte le mappe in multiplayer locale con avversari gestiti dalla CPU.

Il “bello” della guerra
Finora avete sentito solamente complimenti per questo nuovo titolo Treyarch, e la storia non cambia se andiamo ad analizzare le caratteristiche tecniche. Il motore grafico utilizzato è l’Id Tech, che l’anno scorso è stato rinnovato completamente con un lavoro certosino da Infinity Ward per la realizzazione di Modern Warfare 2. Ovviamente sono stati fatti ulteriori miglioramenti con Black OPS, che “viaggia” a 60fps senza fare una grinza neanche nelle scene dove la quantità di personaggi a schermo diventa maggiore.
Le ambientazioni sono tutte curate nel più minimo dettaglio; detriti ammassati, sporcizia, veicoli distruitti e molto altro rendono l’idea di come può essere uno scenario bellico, dove morte e distruzione sono all’ordine del giorno. In poche parole tutto ciò che ci circonda è immedesimazione allo stato puro, grazie anche all’atmosfera che la software house è riuscita a riprodurre in versione digitale.
Per quanto riguarda il comparto audio la colonna sonora è di tutto rispetto, coronata da brani di artisti a livello internazionale che non vogliamo svelarvi, ma vi assicuriamo che quando giocherete questo titolo sarà per voi un piacere ascoltarle mentre state sparando all’impazzata contro i nemici.

GUIDE TROFEI

Little Big Workshop – Recensione

Da amante di strategici e simulativi, ho sempre apprezzato la complessità del proporre sfide organizzative ai giocatori. Passando tra moltissimi esponenti del genere, da...

Space Crew – Recensione

Siamo in un periodo decisamente impegnativo in qualità di videogiocatori. Il mese di ottobre è solito mettere sul piatto una miriade di videogiochi, le...
Antonio Loparco
Antonio Loparcohttps://www.playstationzone.it
Videogiocatore sin da piccolo, ho iniziato ad addentrarmi nel mondo videoludico con Amiga600. Pian piano ho provato varie piattaforme fino all'acquisto della prima PlayStation che è rimasta da sempre la mia console preferita.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci qui il tuo nome