Battlefield 4 – Recensione

Battlefield 4 sarebbe pure un capolavoro se non fosse per la deludente campagna e relativi bug riscontrati, tra cui l'odioso problema della perdita dei progressi. I vari difetti segnati vanno purtroppo a minare il quadro tecnico complessivo che resta comunque decisamente sopra alla media. Ciò che salva il titolo, nonché vero punto di forza di Battlefield, è l'ottima componente multigiocatore forte dell'esperienza maturata con il capitolo precedente. Da prendere nel caso in cui abbiate adorato l'online di Battlefield 3 e volete provare il famoso Levolution sulle nuove mappe. Agli altri consigliamo di valutare con parsimonia se far proprio il nuovo titolo DICE, magari aspettando direttamente la versione PlayStation 4, con l'augurio che sia stata ripulita dai difetti qui riscontrati.

Lo abbiamo aspettato per due anni giocando nel frattempo al predecessore e imparando a memoria le mappe e sbloccando ogni tipo di equipaggiamento. Cosa aspettarci dal nuovo FPS prodotto da DICE? Un more of the same con nuova storia e nuove mappe multiplayer oppure un’esperienza del tutto rivoluzionaria? Alla recensione l’ardua sentenza!

Un affare a tre!
Partiamo dalla parte che più ci ha deluso nel testare Battlefield 4, ossia la campagna a giocatore singolo. Nonostante le critiche mosse verso il titolo precedente il sottoscritto ammette senza problemi il suo apprezzamento verso la campagna affrontata in Battlefield 3 e non vi nego che erano molte le aspettative verso questo nuovo capitolo.
Siamo nel 2020, esattamente sei anni dopo gli eventi narrati nel predecessore. Noi controlleremo un Marine, tale Recker, impegnato inizialmente a fuggire dai russi e poi invischiato in un affare di stato che potrebbe dar vita ad una guerra senza precedenti. L’ammiraglio Chang sta infatti organizzando un colpo di stato militare, appoggiato in maniera non ufficiale dalla Russia. Sarà ovviamente nostro compito porre fine alla faccenda in una trama non particolarmente avvincente ma anzi si presenta scialba per la presenza di cliché abusati e per la mancanza di colpi di scena degni di nota. Non aiuta la presenza di tre finali, dipendenti da una scelta che ci verrà proposta negli ultimi secondi di gioco.
Siamo consci del fatto che l’anima di Battlefield sia il multiplayer ma ci si aspettava molto di più dal punto di vista della storia e anche dal punto di vista della longevità. La campagna è completabile in 6-7 ore in difficoltà normale o difficile, ma non è questo il vero problema riscontrato. Ci è capitato infatti un fastidiosissimo ed imperdonabile bug in grado di far perdere i progressi della campagna una volta spenta la console. Il tutto ci ha costretto a dover ricominciare la campagna per ben tre volte, lasciandoci almeno il piacere d’aver testato nel mentre tutti i livelli di difficoltà.

Oltre al fattore grafica, di cui parleremo nell’apposito paragrafo, vi illustriamo ora le aggiunte apportate in Battlefield 4 rispetto al capitolo precedente. L’ossatura del titolo è naturalmente la stessa anche se son state implementate alcune migliorie nella fisica e nella balistica oltre ad una maggior distruttibilità degli scenari nonostante la natura guidata e colma di script. Fa un po’ storcere il naso il sistema di punteggio in base alle uccisioni multiple, silenziose e con colpi alla testa. La cosa infatti funziona molto bene in un titolo arcade come Bulletstorm, stona invece in un gioco della serie Battlefield.
In base al punteggio ottenuto potremo infatti sbloccare nuove armi da equipaggiare dalle numerose casse presenti strada facendo, armi purtroppo non personalizzabili come nel multigiocatore. Sono inoltre presenti altre casse nelle quali recuperare gadget come esplosivi, lanciagranate e lanciamissili da usare contro i mezzi corazzati o per facilitare le uccisioni multiple di cui sopra. L’eccessiva presenza di questi punti di rifornimento, unita alla possibilità di raccogliere le armi dai nemici morti, rende impossibile rimanere senza munizioni anche al livello di difficoltà più elevato.
Sempre parlando di difficoltà anche la IA non brilla per intelligenza, passando da situazioni dove i nemici sparano solo a noi (ignorando gli alleati) ad altre dove possiamo posizionarci accanto a loro senza che si accorgano della nostra presenza. La scarsa qualità del bilanciamento è coadiuvata dalla presenza di un binocolo con cui marcare i nemici (in maniera simile a quanto visto in Crysis e Far Cry) ed un comando utile per segnalarli alla nostra squadra per far sì che ci aiutino a stanarli.
Insomma, se dovessimo valutare la sola campagna di Battlefield 4 saremmo di fronte ad un titolo sufficiente o poco più. Sappiamo però che la vera anima di questa serie è il multiplayer e resta da capire se è in grado di risollevare la valutazione globale del titolo.

Conflitto globale totale!
Delusi dalla componente a giocatore singolo sapevamo alla perfezione di poterci sentire a casa giocando online a Battlefield 4, forse anche troppo. Ad onor del vero dobbiamo ammettere che la beta non ci aveva entusiasmato ma lo stesso avvenne per BF3, poi rivelatosi un ottimo titolo. L’unico appunto in negativo del multigiocatore è proprio l’eccessiva somiglianza con il predecessore, tanto che per certi versi il gioco può esser definito un Battlefield 3.5 con l’aggiunta di nuove mappe. Per tutto il resto, se avete apprezzato e giocato a lungo Battlefield 3, qui non possiamo assolutamente lamentarci. Forte delle patch per bilanciare gameplay ed armi nell’ultimo capitolo, DICE ha sviluppato l’online di BF4 partendo dalle solide basi raggiunte in questi due anni apportando anche qualche novità.
Le mappe comprese nel pacchetto base del titolo sono dieci
, molto vaste ed ottimamente realizzate dal punto di vista del level design grazie anche al tanto decantato Levolution. La varietà è assicurata specialmente nelle versioni complete delle mappe ammirate in modalità Conquista, mentre il grado di distruttibilità renderà irriconoscibili gli ambienti dopo il conflitto avvenuto. Tra il crollo di enormi palazzi, allagamenti e via di questo passo, il lavoro di DICE è notevole considerando anche l’hardware sul quale il gioco è costretto a girare.
Le modalità di gioco sono sette
alcune delle quali sono le classiche della serie, mentre altre rappresentano delle varianti delle stesse. La modalità Conquista è imprescindibile per gli amanti della serie seppur limitata dal fatto di poter essere giocata da un massimo di 24 persone per partita, contro le 64 della versione PC (e speriamo nextgen). Trattasi di tenere sotto controllo tre punti chiave su mappe immense e colme di veicoli da utilizzare. Esiste anche una variante chiamata Dominio basata sulle stesse mappe in scala ridotta e senza mezzi da guidare, onde evitare un’eccessiva dispersione. Non manca il classico Deathmatch, nelle stesse mappe ridotte di cui abbiamo appena parlato e consistente nel raggiungimento di un certo numero di uccisioni per squadra. Tale modalità è presente al solito in due varianti, una delle quali vede affrontarsi due squadre da dodici persone mentre l’altra quattro team da cinque giocatori ciascuno. Le ultime tre modalità, ossia Annientamento, Corsa e Disarmo consistono nel distruggere degli obiettivi avversari, nel primo caso contendendosi una bomba e dovendo sia attaccare che difendere. Le altre due sono strutturate a turni di difesa e attacco, con Disarmo composta da sessioni rapide e senza possibilità di rigenerazione.

Le classi sono le classiche della serie, ossia Assalto, Geniere, Scout e Supporto, ognuno con le proprie armi, equipaggiamento ed abilità. Le armi vengono sbloccate facendo più uccisioni possibili con ogni categoria di bocche da fuoco, mentre equipaggiamento ed abilità sono legate alla singola classe. I gadget comprendono kit medici, lanciagranate, lanciamissili, mine, sensori di prossimità, mortai e rifornimenti, mentre le abilità riguardano il miglioramento della velocità di  cura o di scatto, il trasporto di un maggior numero di munizioni, riduzione dei danni e della soppressione e via di questo passo. Anche lo sblocco dell’equipaggiamento per i veicoli funziona in modo del tutto simile: accumulando punti con quel dato veicolo si accede alle relative modifiche come ottiche, flare, fumogeni, missili, mimetizzazione, estintore, disturbatori, radar, ecc.
In aggiunta al classico sistema di accesso alle modifiche delle armi (una parte ogni dieci uccisioni con quell’arma) è stata introdotta una novità. Incrementando i punti totali ottenuti in battaglia sarà possibile acquistare dei pacchetti contenenti tali accessori, in quantità di due o tre parti in base all’arma che preferiamo usare. Questi pacchetti contengono inoltre bonus di esperienza, oltre che coltelli e piastrine da sfoggiare quando uccisi in battaglia.
Concludiamo l’entusiastica valutazione sul multiplayer dicendo che l’esperienza online è priva di qualsivoglia lag o disconnessione, mentre il matchmaking è immediato e il bilanciamento delle armi non soffre dei problemi visti in Battlefield 3.

E la grafica dove la lasciamo?
Visti i limiti dell’hardware rispetto alla qualità visiva di questi tempi non ci aspettavamo particolari miglioramenti rispetto a Battlefield 3, almeno per quanto riguarda PlayStation 3. Nel complesso il gioco si lascia ammirare con vero piacere, visto da vicino non possiamo che far notare delle texture spesso slavate ed altri piccoli difetti come le poco definite ombre e qualche compenetrazione. Sia in single player che in multigiocatore si notano inoltre frequenti problemi di popup con oggetti che compaiono dal nulla appena ci si avvicina, in particolar modo per gli oggetti del terreno. Abbiamo anche un po’ di aliasing a sporcare il quadro complessivo che, nonostante i difetti appena elencati, è più che buono nell’insieme.
Per il resto non vi sono altre critiche da muovere in quanto gli effetti di luce e particellari e l’ambiente che si distrugge sotto ai nostri colpi sono da lodare. Nel complesso abbiamo solo da confermare che DICE ha dovuto sacrificare degli aspetti per far muovere il tutto in modo fluido, ma i più non vi faranno caso. Nella media il doppiaggio e le voci, assolutamente sublimi gli effetti sonori relativi ad armi ed ambiente in genere.

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Davide Begni
Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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