Ace Combat Infinity – Recensione

Ace Combat Infinity sarebbe un buon titolo, se dovessimo valutarlo per la sua natura di titolo gratuito e per la scelta di affiancarlo e non sostituirlo ai giochi della serie principale venduti in negozio. La scarsa quantità di missioni e modalità, unita al sistema di crediti e ticket che avvantaggiano gli utenti paganti, abbassano purtroppo di molto la qualità globale del titolo. Nonostante tutto, noi vi consigliamo comunque di provarlo con le vostre mani, a meno ovviamente che siate allergici ai giochi di questo genere.

Dopo aver testato con mano la beta rilasciata qualche mese fa, è ora disponibile su PlayStation 3 il nuovo Ace Combat basato sul modello free-to-play. A seguire la nostra opinione in merito.

Il solito Ace Combat ma… gratis!
Dopo la serie di Tekken e Soul Calibur in salsa free-to-play, è ora il turno di Ace Combat Infinity. Nessuno dei titoli citati, fortunatamente, va a sostituire i titoli principali della serie, bensì li affianca, accontentando quindi praticamente tutti.
Il titolo può tranquillamente essere giocato sia dai neofiti che dai veterani della saga, grazie alle personalizzazioni dei comandi, inquadrature e aiuti nel pilotare i caccia. Non ci dilunghiamo più del dovuto sul gameplay, il quale è essenzialmente lo stesso degli ultimi capitoli. Trattasi di un titolo basato sul combattimento aereo che non vuole essere simulativo ma più tendente all’arcade. Da questo punto di vista non possiamo lamentarci, il gioco funziona ancora bene come ci si aspetterebbe, complice una buona IA degli avversari ed un buon feeling nel volo.
Un primo problema da segnalare è lo scarso numero di missioni a giocatore singolo, che sono tranquillamente completabili in una sera. Nessun problema vista la natura del titolo, il fatto è che le stesse ambientazioni fanno da sfondo anche alla (limitata) campagna online. Anch’essa è povera di contenuti e opzioni, difatti tutto ciò che possiamo fare ad ora è affrontare una modalità cooperativa in due squadre da quattro giocatori ciascuna. Mancano purtroppo delle modalità in grado di dare un po’ più di varietà al titolo, chissà mai che in futuro il titolo possa essere arricchito in tal senso.
Ci è piaciuta invece la gestione dell’aereo e relative personalizzazioni
, unita alla possibilità di acquistare nuovi velivoli tramite crediti virtuali ottenibili giocando. Ottimo anche il matchmaking e non abbiamo da segnalare alcun problema sul netcode, rimasto sempre stabile in tutte le partite affrontate.

Pay to win?
Veniamo ora al vero problema del titolo, ossia l’amato/odiato modello free-to-play, qui purtroppo tendente all’accezione negativa del termine. Pagando, infatti, abbiamo la possibilità di sbloccare tutte le missioni della campagna offline, oltre che avere l’accesso immediato all’equipaggiamento che si sbloccherebbe dopo molte impegnative ore di gioco. Al solito, chi paga ha davvero molti vantaggi rispetto a tutti gli altri, facilitando le missioni online, specialmente in un’ottica di eventuali future modalità competitive.
L’altro problema è da imputare al sistema di ticket carburante adottato da Namco Bandai. Esattamente come in Tekken Revolution, per poter giocare è necessario spendere dei ticket, che si ricaricano dopo un certo numero di ore. Il tempo utile alla ricarica di un singolo biglietto è purtroppo dannatamente elevato ma, in questo senso, vengono in soccorso i ticket di riserva ottenibili completando le sfide. Naturalmente, e rientriamo nel solito discorso, è possibile acquisire tali biglietti carburante pagando, sempre per inflazionare un sistema che è, appunto, più tendente al pay-to-win che al free-to-play per come è concepito.

Graficamente al passo coi tempi?
Anche tecnicamente il titolo non è esente da difetti, pur essendo sicuramente godibile. I modelli dei velivoli non sono affatto male anche se, nel complesso, l’aspetto grafico risulta indietro di qualche anno e non allineato alle ultime produzioni della serie Ace Combat.
Le aree nelle quali combattiamo sono piuttosto vaste, anche se poco dettagliate a livello di terreno ed acqua. Non pretendevamo nulla di più in tal senso e fa sicuramente piacere che, perlomeno, tutto ciò viene mosso senza cali di framerate e con discreti effetti di luce e particellari.
Buono il doppiaggio in inglese
e, come da tradizione Namco Bandai, ottimo l’adattamento in italiano.

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Davide Begni
Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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