Silent Hill: Book of Memories – Recensione

Come si evince da quanto abbiamo detto, Silent Hill: Book of Memories è totalmente differente da quello che un tempo era il gameplay standard del gioco che aveva fatto del problema grafico del popup il suo punto di forza. Un cambio di genere così netto chiaramente potrebbe generare dello scontento tra i fans storici della saga, ma si deve anche concedere che ogni tanto uno svecchiamento non ci sta poi tanto male, a patto che però sia realizzato con i sacri crismi. La grafica decisamente datata non depone sicuramente a favore del gioco, e neanche i tempi di caricamento abbastanza biblici, ma la struttura finale del titolo può comunque essere apprezzata nella sua semplicità.

Gli orrori targati Konami tornano ad infestare le nostre console, portando sull’ultima nata di casa Sony la saga della cittadina più spaventosa di sempre, e che fin dai tempi della prima Playstation ha terrorizzato milioni di giocatori. Parliamo chiaramente del nuovo capitolo di Silent Hill: Books of Memories, che per l’occasione sfoggia un nuovo e rinnovato gameplay.

C’è posta per te…
Al contrario del titolo storico di cui porta il nome, la nuova produzione Konami cambia totalmente rotta, lasciando a casa le strade ricolme di nebbia del survival horror che conosciamo, ed indirizzandosi verso un nuovo (si fa per dire) stile di gioco.
Tutto comincia quando il nostro protagonista, dopo aver perso una promozione sul lavoro in favore del suo collega Derek, si vede recapitare a casa un pacco, un regalo di compleanno un po’ particolare proveniente da Silent Hill.
Nonostante però il nostro eroe non conosca nessuno che abiti in questa ridente cittadina, accetta il pacco e scopre che al suo interno c’è uno strano libro. Il tomo sembra antico, e nelle sue pagine pare essere scritta l’intera storia della sua vita, compresi i momenti più recenti della ricezione del dono inaspettato.
Un pensiero balenò subito in testa al ragazzo (o ragazza, dipende da cosa avete scelto prima di cominciare la partita), ovvero cosa potrebbe succedere se si riscrivessero i fatti che sono riportati su quelle pagine? Potrebbe cambiare qualcosa? In ogni caso, detto fatto, la delusione della mancata promozione sarebbe stato il test migliore per scoprire la verità, ed una volta modificata la parte corrispondente sul libro, un sonno profondo calò imperterrito improvvisamente.
Al suo risveglio però, il nostro protagonista non si trovava più nella sua comoda stanza, ma in uno strano mondo popolato da spaventose creature, e che sarà costretto ad attraversare per tornare indietro.
Almeno, dopo alcuni incontri poco gradevoli, combattimenti, strane presenze e dopo aver re-incontrato il postino che gli aveva consegnato il pacco, il nostro amico torna alla realtà, rendendosi conto che la cosa in effetti aveva funzionato…

Ritorno a Silent Hill… Bhé no, parliamone…
Fin dai primi momenti di gioco, è evidente che il titolo ha ben poco a che fare con lo stile ed il gameplay dei suoi predecessori. Si passa infatti da un survival horror stile Alone in The Dark o Resident Evil (con le dovute modifiche s’intende), ad un genere molto più vicino a quello di alcuni dungeon rpg, nei quali, tramite una visuale isometrica, si dovranno affrontare orde di nemici passando di stanza in stanza e di livello in livello.
Il gioco comincia quindi con una classica scelta del personaggio, con una personalizzazione abbastanza limitata e che non va oltre al sesso, al vestiario ed agli accessori indossati dal protagonista. Il gioco vero e proprio si svolge in maniera abbastanza semplice, dovrete avventurarvi nelle varie stanze che il livello corrente vi offrirà, e facendovi strada tra nemici di vario genere, dovrete raggiungere il passaggio che vi condurrà nella zona successiva.
Le stanze che incontrerete saranno chiaramente diverse tra loro, ma si possono catalogare in poche tipologie principali. Di solito, quelle normali conterranno spesso dei nemici che vi attaccheranno fin da subito, in altre invece troverete una sfera blu, che farà partire il combattimento una volta frantumata. In quest’ultime, se riuscirete a completare il task richiesto, sarete omaggiati con un pezzo del puzzle che dovrete necessariamente risolvere per avanzare alla zona successiva. I corridoi invece sono la zona franca del livello, qui non sarete attaccati da nessuno e quindi nessuno potrà farvi del male.
Il postino che vi ha consegnato il pacco con dentro il libro, altri non è che il gestore del negozio che incontrerete nei livelli. Da lui potrete acquistare i potenziamenti e le armi necessarie a sopravvivere in questi orrendi luoghi.
Per il resto, il titolo rimane un “vai in giro per le stanze, uccidi i mostri, recupera i pezzi del puzzle e passa al dungeon successivo”, e le missioni bonus per ricevere speciali ricompense, non risollevano di certo il livello globale.
Indubbiamente, un plot simile può avere il suo stuolo di seguaci, e del resto in questo genere di giochi è facile rimanere intrappolati nel vortice del “faccio solo un altro livello e smetto”, ma sfortunatamente Silent Hill: Book of Memories non raggiunge completamente tale profondità.
Il sistema di caratterizzazione del personaggio infatti, è troppo striminzito e si limita a permettere la gestione solo delle armi da tenere in mano e degli artefatti da usare per ricevere dei bonus alle caratteristiche. Il gioco in pratica si rivela un “gdr wannabe”, ma implementare il sistema che permette di guadagnare punti esperienza e far salire di livello il proprio personaggio non significa proprio aver fatto tutto tutto…

Sconto comitiva
Una novità particolarmente interessante è invece la possibilità di affrontare il gioco in coop multiplayer fino ad un massimo di quattro giocatori. Qui il titolo si risolleva un po’ grazie all’atmosfera che si può avere solo giocando in gruppo in un mondo di nemici che ti vogliono fare la pelle.
Il comparto multigiocatore consente sia il gioco su internet che quello in connessione ad hoc, e concede comunque una buona dose di divertimento dovuta appunto alla presenza di altri giocatori in campo, con i quali sarà comunque possibile interloquire tramite la chat vocale interna.
Scarso invece lo sfruttamento delle peculiari caratteristiche dei controlli di Playstation Vita, che si limitano solo all’uso del touchscreen frontale durante le selezioni e nei menù.
Graficamente parlando invece, e cercando di essere abbastanza onesti, il gioco non regge il confronto con le attuali produzioni. L’aspetto grafico potrebbe addirittura essere paragonato ai livelli grafici della vecchia PSP, ed anche un Uncharted: L’Abisso d’Oro, titolo presente fin dal lancio della console di casa Sony, avrebbe da “dargli una pista”, come si suol dire in gergo.
Il sonoro infine fa il suo dovere, non è niente di eclatante, ma la musica di sottofondo del menù principale si deve ammettere che è molto gradevole. In game l’audio si limita ai versi dei nemici (o ai nostri) che urlano quando vengono colpiti, e la lugubre colonna sonora vola via praticamente inosservata. In compenso però, il titolo è localizzato totalmente in italiano, il che almeno evita quasi totalmente la comparsa di buchi nella trama a causa della barriera linguistica.

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