WWE 2K18 – Recensione

Con WWE 2K18 è come sparare sulla Croce rossa. Amo i giochi della WWE, amo lo spettacolo di McMahon così come mi esaltavo con i giochi di Yuke’s su PlayStation 2. Ad ogni recente edizione cerco di dare speranza a 2K e i loro giochi, convinto che l’anno successivo imparino dai propri errori. Siamo arrivati al fondo del barile dove è ora di dare a Cesare ciò che è di Cesare. WWE 2K18 è un titolo che sembra amatoriale, vecchio di vent’anni. Non è ripulito con problemi su problemi, con una modalità carriera noiosa e le modalità online ingiocabili. Cosa vi rimane da giocare?

Da simulatore di PowerPoint a walking simulator. WWE 2K18 è l’ennesima annuale rappresentazione del wrestling di Vince McMahon e famiglia, con… qualche problema di troppo – ad essere gentili – e un valore produttivo a dir poco sotto la suola delle scarpe.

La recensione di WWE 2K18

Questo riassume bene o male il videogioco di 2K. Che, come anticipato nell’anteprima – senza bisogno di essere il Divino Otelma – non è questo il capitolo che riporta alla ribalta un brand ormai stantio e tutto fuorché ripulito e curato. Cerca di proporre qualcosa di nuovo, ma finisce con copia e incollare quanto fatto con i gloriosi capitoli su PlayStation 2. Risultando molto peggio.

Esco, vado a prendere la pasta e torno

Giusto per non saltare l’annuale tradizione, WWE 2K18 arriva al day one con una patch di 4 GB (è un ottimo miglioramento, l’anno scorso era di 11 GB), indice che prima o poi riusciranno a pubblicare un capitolo ripulito, senza una miriade di problemi e con patch sempre meno ingombranti. Non è questo il caso. Ho iniziato a giocare con la patch installata, chissà cosa sarebbe successo se non l’avessi fatto. WWE 2K17 aveva l’enorme peso di portarsi dietro per la terza volta di fila l’ennesima modalità carriera con le stesse cose da fare, progressione e scenette. Con WWE 2K18 lo sviluppatore aveva l’ottima idea di rimediare a ciò dando una spolverata alla modalità singleplayer per eccellenza e tornare ai vecchi fasti del free roaming. Diciamo che non ci è riuscito benissimo. Il “free roaming” è un corridoio e un parcheggio. L’ambientazione è di per sé molto piccola, navigabile in una manciata di secondi. Se non fosse per la velocità lumaca della superstar controllata che rende il tutto a dir poco noioso. wwe-2k-18Nel mentre andate da un capo all’altro potreste scrivere alla vostra ragazza, andare in bagno o incollare il tasto della corsa mentre vi andate a prendere la pasta al negozio sotto casa, tornare e finalmente, forse, sarete arrivati a destinazione. Il free roaming non è purtroppo qualcosa da trascurare, è la base della campagna. Quindi non è opzionale, purtroppo. Ogni volta dovremo andare dal tizio che ci dà i match, combattere (se ci va bene), tornare al parcheggio e parlare con un omino in giallo che ci porta la macchina per tornare a casa. Ripetere ciò allo sfinimento.

Guarda! Muto come un pesce!

Il poter muoverci a piacimento non porta nulla al gameplay, non porta profondità, non elimina i tempi morti come si dovrebbe suppore, anzi li crea. Nel backstage c’è poco da fare. Ogni volta ci sono un paio di superstar messe a caso come dei bambolotti, ci parliamo per dirci due frasi preimpostate inutili. Giusto per tornare indietro di vent’anni, non esiste alcun doppiaggio. Tutta la carriera è muta e non sentiremo alcuna voce, nessuna superstar o chicchessia è doppiata. Proprio come ai tempi di Here comes the pain su PlayStation 2, ma di anni ne sono passati e il tutto risulta a dir poco ridicolo.wwe-2k-18Alcune volte ci offrono la possibilità di accettare una missione secondaria, a volte no. Non c’è alcun modo per capire se una determinata superstar può darci un compito da portare a termine oppure no. Dovendo così, ogni volta, girare avanti e indietro per il backstage in velocità lumaca per parlare con ogni manichino muto presente.  Di più il free roaming non offre. Non è vero che ci dà la libertà di attaccare chiunque nel backstage, allearci a piacimento e via dicendo. Il tutto è guidato ed è il gioco stesso a dettare le nostre azioni a suo piacimento. La modalità carriera è quindi, riassumendo, un noioso disastro.

No carriera no party

Immancabile la possibilità di creare la nostra superstar, le personalizzazioni disponibili sono di per sé superiori ai precedenti capitoli, peccato la brillante idea di inserire anche qui le “loot boxes”, le scatole con premi casuali. Non sarebbero un male visto che si acquistano con i gettoni del gioco e non sganciando di tasca nostra. Il problema è che la gran parte delle personalizzazioni sono bloccate e dovremo avere la fortuna di trovarle nelle suddette scatole premio. Vada per vestiti e quant’altro, ma per le mosse ciò è a dir poco un problema. Di base avremo disponibili solo una decina di manovre da assegnare al nostro personaggio, rendendo il tutto limitante e ripetitivo. Non solo potremmo ritrovarci con manovre che non ci piacciono, ma anche rimanerci per parecchio tempo. Quindi, ci ritroviamo con una modalità carriera noiosa e antiquata, di quella WWE Universe neanche vale la pena parlarne visto le ragnatele che si porta addosso. Tocca all’online. Road to Glory è una scalata alla vetta dove match dopo match guadagneremo la possibilità di partecipare ai PPV fino ad arrivare a Wrestlemania combattendo contro altri giocatori.wwe-2k-18 Bella idea. Peccato sia ingiocabile. In due giorni di prova e riprova ho trovato solo un match dopo trenta minuti di matchmaking.  Lo stesso vale per le altre modalità online. Non c’è molto ancora che possa salvare WWE 2K18. Il gioco viene affossato da tutto ciò che è stato detto finora, anche se il gameplay fosse la perfezione, se non esistono modalità che possano intrattenerci e invitarci a giocare, c’è poco da fare. Il combat system è quello dei precedenti capitoli, ciò che maggiormente lo aiuta per renderlo più vario è il nuovo sistema “drag and carry”. Ciò ci permette di sollevare l’avversario e tenerlo in diverse posizioni. Da qui possiamo o concludere la manovra o spostare il malcapitato e interagire con lo scenario. Che sia un tavolo, gli angoli del ring o le barricate. Ottimo se non fosse che il titolo è intriso da ogni possibile bug. Dalle interazioni che quando dovrebbero attivarsi non si attivano, alla superstar che si incastra con lo scenario e via dicendo.

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Riccardo Rossihttps://www.playstationzone.it
Videogiocatore fin dall’infanzia, ancora innamorato di Final Fantasy X e dei Giochi di Ruolo a turni. Affascinato dagli emotional game in grado di trasmettere sensazioni al giocatore. Amante dei Free Roaming e del post apocalittico, lo si può ancora trovare disperso nella Zona Contaminata della Capitale intento a portare a termine l’ennesima partita a Fallout 3. Felice di chi porta innovazioni e nuove esperienze ludiche nel settore. La passione per i videogiochi ha incontrato quella della scrittura, da anni si diletta come redattore.

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