Wolfenstein: The New Order – Recensione

Wolfenstein: The New Order è il titolo che ci aspettavamo, ossia un FPS vecchio stampo, duro, ben bilanciato ed ignorante quanto basta. Il tutto condito da una trama magari poco d'impatto ma funzionale ed in grado di tenerci incollati allo schermo per tutto il tempo necessario al completamento. Alcuni difetti su IA, checkpoint e audio (non corretti nonostante la patch da ben 5 GB) impediscono al titolo di raggiungere l'eccellenza ma, per il resto, abbiamo uno dei migliori titoli disponibili ad ora su PlayStation 4.

Dopo Wolfenstein (uscito nel 2009), non particolarmente apprezzato da giocatori e critica, Bethesda e ID hanno affidato ai nuovi studios di MachineGames lo sviluppo dell’ultimo capitolo della serie. Tanti erano i dubbi riguardo a questo sparatutto in soggettiva e, lo diciamo subito, mai come ora ci pentiamo d’aver dubitato della neonata software house svedese. Scopriamo assieme i motivi di tutto questo entusiasmo, nella recensione della versione PlayStation 4 di Wolfenstein: The New Order.

Distopia, portami via!
Wolfenstein: The New Order racconta gli eventi successivi alla sconfitta di Deathshead nel capitolo precedente. Come ben saprete, Deathshead è sopravvissuto alla battaglia contro il protagonista Blazkowicz e, sfruttando tutte le tecnologie sviluppate dai nazisti, vince la Seconda Guerra Mondiale ed afferma il regime totalitario di Hitler in tutto il mondo.
Wolfenstein: The New Order
ci racconta, in effetti, come sarebbe il mondo negli anni ’60 se la Germania avesse vinto il conflitto mondiale. Il tutto mischia avvenimenti realmente accaduti e rivisti in chiave nazista con tecnologie che ancora oggi sono fantascientifiche.

Non vogliamo rovinarvi la trama ma vi anticipiamo che non possiamo affermare che la stessa sia imprevedibile o rivoluzionaria ma, lo diciamo con convinzione, ci ha tenuto incollati allo schermo per tutte le circa 15 ore necessarie al completamento in difficoltà normale. Non mancano colpi di scena, momenti memorabili o ambientazioni inaspettate (un paio in particolare meriterebbero di essere citate ma evitiamo spoiler), anche se il tutto è giocoforza un pretesto per massacrare centinaia di nemici, come ogni buon FPS vecchia scuola che si rispetti.
In base ad una scelta da prendere durante il prologo, la trama si dirama in due modi differenti, anche se le differenze, a dire il vero, sono ben poche e poco incisive. Molto coraggiosamente Wolfenstein: The New Order non prevede modalità multiplayer, ma la longevità è assicurata grazie ai numerosi segreti e collezionabili, oltre che ai talenti per migliorare le abilità di Blazkowicz.

Un gradito ritorno alle origini!
Colui che sta analizzando il titolo in questione è un amante degli FPS vecchia scuola, ossia difficili, ignoranti quanto basta e senza tutti gli aiuti che avrebbero poi invaso successivamente il genere. Wolfenstein: The New Order è anche questo, uno sparatutto concepito con la mentalità tipica dei titoli di fine anni ’90, senza rinunciare però ad alcune idee sicuramente più fresche e moderne.
Intendiamoci fin da subito, passerete la maggior parte del tempo facendovi strada a colpi di arma da fuoco ma la varietà è garantita grazie alla libertà di approccio ed alla non linearità delle mappe. In quasi tutte le aree sono presenti uno o due ufficiali che, se non eliminati per primi, causeranno l’allarme generale facendo piovere rinforzi nemici in men che non si dica. Possiamo procedere eliminando silenziosamente questi ufficiali per poi occuparci degli altri avversari, oppure puntare sulla potenza di fuoco. Alle due difficoltà più basse è possibile superare alcuni punti scappando dall’area ma, da quella normale in su, una soluzione del genere ci porterà a morte certa grazie anche alla presenza di nemici robotici e supersoldati, in puro stile Wolfenstein, avversari che saranno in grado di metterci spesso in difficoltà.
Chi ha giocato alcuni dei capostipiti degli FPS ricorderà infatti che l’ignoranza di base nel gameplay non è assolutamente sinonimo di approccio alla Rambo a cervello spento e senza un minimo di tattica. Come accennavamo prima, le ambientazioni offrono spunti per approcciare i nemici in modo differente, grazie anche ad uno strumento laser in grado di recidere le recinzioni ed alcuni pannelli leggeri di metallo creandoci quindi dei passaggi alternativi. Questo utile attrezzo può anche essere usato come arma e ricaricato presso degli appositi stand sparsi per le mappe e ci salverà più volte la vita, specialmente negli ultimi livelli. Non mancano alcune funzioni introdotte in altri moderni FPS, come il poter sparare sporgendoci dalle coperture o la scivolata, durante la quale potremo anche sparare.
Le armi possono essere richiamate tramite una non sempre pratica ruota apribile con il tasto R1, oppure impartendo comandi vocali tramite cuffie o PlayStation Camera. La varietà è garantita ed è inoltre possibile impugnare due armi dello stesso tipo alla volta, anche se continuiamo a non capire il senso di poter afferrare contemporaneamente due fucili da cecchino. Possiamo anche utilizzare dei coltelli da lancio per facilitare le uccisioni stealth, oppure montare un silenziatore sulla pistola base, con la stessa finalità di cui sopra.

L’energia è gestita in punti percentuali, ricaricabile di 20 in 20, in aggiunta alla possibilità di raccogliere pezzi di armatura per assorbire i danni. Ci spieghiamo meglio sul discorso salute con un esempio pratico: se l’energia del protagonista è, per dire, pari al 39%, riparandoci salirà a massimo 40%, mentre se la stessa è 41%, il recupero avverrà fino al 60%. È naturalmente possibile raccogliere dei bonus di energia per raggiungere o superare (momentaneamente) i 100 punti percentuali.
Nel menu di pausa possiamo potenziare le abilità del protagonista tramite Talenti, ottenibili rispettando alcune condizioni, come uccidere un numero di nemici in un certo modo e via di questo passo. Alcuni di questi obiettivi sono alla portata di tutti, mentre altri metteranno a dura prova anche i veterani degli sparatutto, il tutto in nome di una longevità, che, come già detto, si attesta su livelli medio-alti.
In pieno stile Wolfenstein, non mancano passaggi segreti raggiungibili in modo spesso geniale e segnalati sulla mappa soltanto dopo che abbiamo raccolto la relativa piantina. Questi contengono tesori, parti di codice per la macchina Enigma, Easter Egg ed altro ancora.
Per concludere il discorso riguardante il gameplay, il resto del gioco procede comunque in modo abbastanza scriptato tra interruttori ed oggetti da trovare per proseguire, cosa che potrebbe non piacere a tutti ma che quantomeno risulta coerente con il tipo di FPS che stiamo trattando. È invece considerabile un difetto, e impedisce a Wolfenstein di raggiungere la totale eccellenza, l’IA degli avversari. Costoro passano infatti dal vederci senza apparente motivo al non notarci anche se gli passiamo accanto, senza dimenticare i tanti momenti in cui, in piena fase stealth, sembrano vederci per poi darci le spalle come se nulla fosse. Un altro difetto, anche se non così grave, riguarda i checkpoint non sempre posizionati nel migliore dei modi. Entrambi i difetti risulterebbero limati leggendo il log della patch 1.01 da 5 GB abbondanti ma, a quanto pare, non sono stati risolti nel migliore dei modi.

Nazisti in alta definizione
Wolfenstein: The New Order è davvero meraviglioso da vedere, segno che l’Id Tech 5 ha ancora molte cartucce da sparare. Nel complesso il titolo è imponente e dettagliato grazie anche al fatto che i livelli risultano piuttosto chiusi e statici ma mai interrotti da caricamenti, ben mascherati dai filmati di intermezzo. Se andiamo ad analizzare il dettaglio, qualche texture è effettivamente poco definita e sgranata ma queste imperfezioni sono tranquillamente perdonabili. Le ambientazioni, i personaggi ed i robot sono ben modellati e caratterizzati, eccezion fatta per il volto di alcuni NPC.
Davvero di prim’ordine gli effetti di luce, oltre che quelli particellari ed esplosioni, tutto ciò senza rinunciare ad una fluidità che è assolutamente impeccabile. Il gioco è infatti uno splendore in movimento, grazie al framerate ancorato ai sessanta fotogrammi al secondo, mai calati nelle tante ore necessarie al sottoscritto per ottenere tutti i trofei disponibili.
Buona la parte audio, sia per quanto riguarda il doppiaggio in italiano che per la colonna sonora e i convincenti effetti ambientali. Dobbiamo solo segnalare delle sporadiche occasioni in cui tutto l’audio diventa ovattato per qualche istante, altro difetto segnalato (erroneamente) come corretto nel log della patch 1.01.

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Davide Begni
Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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