Watch Dogs 2 – Recensione

Alla fine bene o male Watch Dogs 2 riesce a divertire, ma lo fa più per i toni e la presenza di alcuni personaggi che per altro. Le migliorie sono visibili rispetto al passato, peccato però che non ne abbia beneficiato anche il comparto narrativo, che forse potrebbe essere il tallone d'Achille più grande dell'intero pacchetto. In compenso però troverete parecchie cosa da fare al suo interno, e tra main quest, missioni secondarie, collezionabili e compagnia cantante, riuscirete di certo ad occupare tranquillamente in sua compagnia almeno venti e passa ore. Apprezzabile la possibilità di un approccio multiplo alle situazioni, graficamente preparato, ma meno entusiasmante nel doppiaggio (anche se presente nella nostra lingua). In soldoni, se cercate un titolo che vi permetta approcci differenti, che sia divertente e che vi occupi un bel po' di tempo, vagliate tranquillamente l'acquisto di Watch Dogs 2, ma se con tutto questo desiderate avere anche una trama bella, appassionante e che vi immerga completamente, allora vi consigliamo di indirizzarvi verso il già citato Dishonored 2.

A tre anni di distanza dall’uscita del primo titolo della serie, arriva sulle nostre console Watch Dogs 2, titolo di Ubisoft incentrato sulle avventure di un protagonista un po’ particolare, meno muscoli e più cervello, o almeno tanto per poter avere le capacità di essere un hacker rispettabile nel sottobosco informatico.
Il destino di questo secondo episodio però parte già svantaggiato, un po’ come quanto occorso a Titanfall 2, messo in pericolo da un primo capitolo forse troppo deludente, che quindi ha fatto perdere le speranze di ripresa in un eventuale seguito.
Sta di fatto però che nonostante queste premesse, Watch Dogs 2 è arrivato tra noi, e l’unica cosa che rimane da fare è controllare se effettivamente i ragazzi di Ubisoft Montreal abbiano imparato dai loro errori e siano riusciti a migliorare il prodotto precedente.
Partire prevenuti però su di un seguito non è sempre la scelta corretta, come non lo è neppure dargli fiducia a prescindere, solo perché magari quello precedente ci ha particolarmente divertito. Proprio per questo, cercheremo di dare un giudizio quanto più imparziale possibile sul titolo odierno, cercando di non farci influenzare dal tedio che ci aveva attanagliato nel primo episodio.

Il DedSec è tornato, ed a quanto pare è sempre in cerca di nuovi adepti. Com’è piuttosto evidente infatti, nel nuovo capitolo il protagonista non è più Aiden Pearce, ma è Marcus Holloway, ed oltre alle ovvie differenze estetiche, i due differiscono anche per il ruolo assunto nella società, in cui il nostro nuovo “eroe” non è più una specie di giustiziere rivoluzionario che si fa capo del peso del mondo per liberare la città e difendere la propria famiglia, bensì un più scapestrato catalizzatore di guai. E questo lo mette perfettamente a suo agio tra le fila del DedSec, in cui ben presto comincerà a militare.
Marcus è in pratica un tipo che potremmo definire semplicemente meno maturo, andando oltre al fattore anagrafico ovviamente, e Watch Dogs 2 ne risente visibilmente nei pregi e nei difetti che ne derivano, tra cui non possiamo esimerci dal citare la perdita del fascino e dell’appeal che invece aveva Aiden.
Certo, i suoi intenti sono sicuramente “buoni”, se ci passate il termine, ed il suo ingresso nei DedSec nasconde il desiderio di fare giustizia in nome dei cittadini che sono costretti a stare al giogo della Blume Corporation e del suo CtOs. Un’azienda che grazie alle sue spire informatiche tiene sotto controllo qualsiasi azione degli abitanti della città, come una sorte di Grande Fratello che può controllarne, e volendo anche deciderne, le azioni successive.
Come si evince facilmente, il plot principale su cui si basa il titolo non è proprio il massimo dell’originalità, ma aveva del potenziale… Il problema però è che la svolta più importante tende a farsi aspettare per troppo tempo, tanto che forse qualcuno di noi, anche dopo aver finito il gioco, la sta ancora aspettando… Si fa un po’ di fatica ad immedesimarsi nel personaggio, o a prenderne confidenza tanto da affezionarsi alla storia, e così il tutto resta distaccato, al limite dell’emotivamente asettico, che tradotto di solito porta ad un calo della longevità per il prodotto, con scarse probabilità di re-play ed in casi limite anche di abbandono senza addirittura aver completato la prima run.

Uno degli aspetti positivi di Watch Dogs 2, si trova nel fulcro del gameplay, che similarmente al recente titolo di Arkhane Studios, il secondo capitolo di Dishonored, lascia spazio all’inventiva sugli approcci da poter usare in game. La priorità oerò resta ovviamente quella dell’usare l’hacking come risorsa principale, ed in effetti spesso ci dovremo fare molto affidamento, ma ciò non significa che non sia possibile evitare del tutto gli scontri, o preferire un approccio diretto ai nemici (a patto di vagliarne le dovute conseguenze, sia chiaro). A questo si va ad aggiungere la varietà delle missioni proposte, che fortunatamente non sono in un numero risicato come spesso succede in molti titoli. Queste avranno un iter piuttosto canonico, con un numero di step definito e mai eccessivamente alto, in modo da non far nemmeno scordare al giocatore troppo facilmente l’attività in corso nel caso di lunga inattività. Certo, non è che nella pratica si facciano effettivamente sempre cose differenti, la azioni base previste sono sempre un numero finito (trovare un server, aggirarne le difese, uploadare dati etc.), ma le diversifica in modo da non annoiare eccessivamente nel corso dell’avventura.
A fare da hub per tutte le attività a nostra disposizione, c’è il nostro fido cellulare, da cui potremo accedere a qualsiasi missione al momento attiva, o ad uno qualsiasi dei servizi che possiamo sfruttare quasi come nella realtà. Inoltre potremo installarci delle app o controllare la nostra progressione di gioco. Dal cellulare sarà possibile accedere anche alla sezione online del titolo, che tra l’altro è perfettamente integrata con il gioco “normale”, e quindi accessibile anche tranquillamente in giro per il gioco.

Questo piccolo accessorio tecnologico sarà quindi importantissimo in Watch Dogs 2, e non solo per le motivazioni appena descritte, ma anche perché attraverso di esso si potrà prendere il controllo delle apparecchiature che saranno nei dintorni, cosa che nella maggior parte dei casi si rivelerà particolarmente utile. Giusto per fare un esempio, grazie al suo ausilio potremo individuare alcuni punti in cui poter piazzare una trappola, oppure in cui far scattare qualche allarme per usarlo come diversivo, rendendolo a tutti gli effetti un abile congegno capace di toglierci da (quasi) tutti gli impicci.
Con la missioni, si guadagnano follower, che significa che guadagneremo in pratica esperienza e di conseguenza livelli, come nei classici gdr. Questi ci permetteranno di migliorare le nostre capacità di hacking, sbloccando all’occorrenza potenziamenti o aggiungendo nuove abilità. Tra queste, non possiamo non citare il drone, che potrà sicuramente risolvere un bel po’ di “piccoli” problemi in alcune particolari missioni.
Il sistema dei comandi è stato migliorato e reso più comodo ed intuitivo grazie ad alcune modifiche, e si può decisamente reagire in maniera adeguata sia nei momenti in cui si deve far prevalere la forza bruta (ricordate che Marcus è armato eh…), che in quelli in cui è necessario operare con l’astuzia di un hacker esperto (coff coff…).
Per il resto, il titolo non è altro che missioni, negozi, collezionabili e tante tante cose da fare prima che finisca la giornata.

Graficamente con Watch Dogs 2 non ci si può di certo lamentare. La realizzazione di San Francisco è apprezzabile, e andarci in giro non è poi così male. Non è tutto perfetto, sia chiaro, la qualità delle textures non è sempre quella dovuta, ed i problemi tecnici al riguardo non mancano mai…
Buono il doppiaggio, ovviamente in italiano, ma tutto abbastanza nella media, senza prestazioni da Oscar o senza eccedere nella qualità. Apprezzabili invece le citazioni contenute nel titolo, che aggiungono un po’ di effetto nostalgia al pacchetto, forse per compensare all’età media dei personaggi in prima linea.
Ma come dicevamo, i veri problemi del titolo non sono questi, anche se bisogna dire che non sono neanche tanto irrilevanti se dobbiamo dirla tutta. Tralasciando infatti l’IA un po’ “scarsa” e l’altalenante livello di difficoltà che si può incontrare durante le prime fasi, ci si troverà a fronteggiare alcune problematiche alquanto irritanti. I comportamenti degli astanti non usciranno mai dalle poche azioni e reazioni scriptate che gli sono state assegnate. Fattori non previsti non produrranno reazioni particolari, anzi verranno bellamente ignorati senza tante preoccupazioni. Tali “personaggi” tra l’altro non saranno mai un numero eccessivo, o per meglio dire adeguato alla densità di popolazione “normale” per una città come San Francisco. Ma questa alla fine potrebbe anche essere una problematica da considerare marginale. Quelle più serie sono invece quelle relative alla fisica, che ha ancora problemi visibili soprattutto nella guida, ed il framerate, che onestamente ci sembra essere leggermente ballerino.

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