Vane – Recensione

Si sa, non sempre è sufficiente avere una buona idea alla base. Vane mette in forte contrasto la realizzazione del comparto tecnico, di scarsa fattura, e della direzione artistica, che invece rappresenta il punto di forza della prima produzione targata Friends & Foes Games. Un mondo di gioco mutabile ed un gameplay fortemente esplorativo riescono a rendere Vane un buon inizio per i titoli indipendenti di questo 2019, che ce ne farà vedere delle belle.

Disponibile dal 15 gennaio su PlayStation 4, Vane è l’avventura sviluppata dai ragazzi di Friend & Foe Games, un team che fa base in quel di Tokyo. Il titolo nasce con la convinzione che ogni giocatore deve trovare un proprio sentiero nel mondo e richiama fortemente alcuni caratteri artistici visti altre produzioni, come Journey o le produzioni di Fumito Ueda, proponendo un mondo che interagirà direttamente col giocatore. Abbiamo completato questo curiosissimo titolo e siamo desiderosi di parlarvene in questa nostra recensione.

Recensione di Vane: quando il mondo interagisce con il giocatore

Il mercato indie apre il 2019 con una prima produzione che sicuramente farà parlare molto di sé: Vane immerge i giocatori all’interno di un mondo in continua evoluzione che reagisce direttamente con il giocatore, mutando ad ogni suo passaggio. I volatili che spiccano il volo tra le lande di un deserto in rovina assumono la forma di un essere umano al solo contatto con una misteriosa polvere dorata; il mondo viene colpito da violenti tempeste e un misterioso culto esegue dei rituali per proteggersi da un’inevitabile tragedia. L’ambientazione è una continua narrazione del passato: i resti di una civiltà ormai estinta dominano il paesaggio desertico su cui si innalzano montagne e colline, nascondendo le rovine di ciò che vi era nel passato; al tempo stesso però, il paesaggio muta tra presente e passato a causa di una meccanica del gameplay, aprendo nuovi orizzonti per il proseguimento della storia.
Il titolo ci cala nei panni di una ragazzina intenta a consegnare un artefatto molto importante nel suo villaggio; la giovane viene trascinata via dalla tempesta e, al suo risveglio, la protagonista ha le sembianze di un corvo dalle piume iridescenti poggiato sul ramo di un albero e davanti ai suoi occhi un paesaggio che aspetta di essere esplorato.

L’urlo e un materiale dorato sono parti integranti del gameplay: il mutamento dalla forma volatile a quella umana permette ai giocatori di esplorare minuziosamente le rovine che troviamo girovagando per l’ambientazione, riuscendo ad entrare in contatto con un passato narrato davanti agli occhi del giocatore. Tutto ciò che appare su schermo non è mai come sembra: attraverso il materiale dorato, che ha per la maggior parte dei casi una forma sferica, sarà possibile mutare l’ambiente circostante per creare nuovi passaggi utili per il proseguimento. Ma il punto forte del gameplay è l’esplorazione: attraverso la forma volatile è possibile esplorare un paesaggio magnifico, condito dalle rovine di un’antica civiltà che si intervallano con paesaggi naturali costituiti per la maggiore da colline, montagne ed oasi di lusso.
All’interno del gioco sono presenti anche dei puzzle ambientali, molto semplici da risolvere, tanto da non far mai spremere le meningi al giocatore per riuscire a trovare la soluzione. Nonostante vi sia una forte componente esplorativa ed un utilizzo ottimo degli ambienti, il titolo si getta in una monotonia nell’ultimo atto semplificando il gameplay in un continuo utilizzo di un singolo comando per avanzare verso la fine.
Il titolo ospita una lista trofei piuttosto ghiotta per ogni cacciatore, infatti per l’ottenimento del platino saranno richieste più o meno 3 ore di gioco e l’ottenimento di entrambi i finali, dove basterà ricaricare solamente l’ultimo atto.

Friend & Foe Games non è nuova nel settore: il talentuoso team ha collaborato con il Team ICO, EA e Guerilla Games, ad oggi colossi dell’industria videoludica, ma nonostante ciò l’esperienza maturata con queste precedenti collaborazioni non è servita per realizzare un comparto tecnico sufficiente. Il gioco è infatti afflitto da una cattiva gestione della telecamera, assolutamente da rivedere, continui cali di frame sia su PlayStation 4 Pro che Standard ed un inserimento delle bande nere non necessario, che reca ancor più problemi all’inquadratura della telecamera.
Anche i comandi, nelle fasi di volo, si sono mostrati abbastanza difficili da utilizzare: per atterrare su una determinata sbarra ed azionare un puzzle ambientale è necessario a volte eseguire manovre complesse, rendendo alcune situazioni frustranti. Nell’ultimo atto soprattutto, vi sarà una sezione dove il modello del personaggio compenetrerà con gli elementi presenti in gioco, rendendo il tutto fastidioso.
Il comparto tecnico di Vane è in forte contrasto con la direzione artistica, che si mostra pregevole in ogni suo aspetto: la colonna sonora rende molto piacevole l’avvio del gioco, che si consuma in una fase esplorativa affascinante in grado di condurci alla scoperta di ambienti costruiti utilizzando uno stile minimale e che mette a nudo i poligoni, quest’ultimi rafforzati da un sapiente utilizzo degli shader. Il tutto è creato con l’utilizzo del motore Unity.

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Matteo Murri
Appassionato di videogiochi e anime sin da tenera età, il suo primo videogioco fu Super Mario 64 per Nintendo 64, col tempo si affezionò alle console di Sony partendo appunto dalla prima Playstation. Oggi è un cacciatore di trofei su Playstation 4, predilige gli sparatutto, i titoli di corse e i picchiaduro, ma gioca veramente di tutto!

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